BREVE ANTOLOGIA DEL PRIMO SALONE DEI RESILIENTI- GENOVA 9-10 GIUGNO 2018- Paolo Gera

genova palazzo ducale- festival internazionale di poesia “parole spalancate”- 2018

 

Durante le due giornate dedicate al salone dei resilienti si sono succedute senza soluzione di continuità le presentazioni delle case editrici e delle riviste, cartacee o on line che fossero, e dei poeti portavoce di questa realtà. In questa breve antologia abbiamo incluso vari testi letti per questa occasione, ma anche quelli che sono stati scambiati durante la kermesse, negli incontri informali sotto il colonnato di palazzo Ducale.Inoltre aleggiano sulla raccolta – per nulla deificati, ma considerati nella loro attiva odierna influenza – i nomi di Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini e Edoardo Sanguineti, per cui alcuni gruppi presenti a Genova hanno organizzato vivaci tributi, riportando accanto a noi il loro impegno e la loro ricerca.

L’antologia rispetta generalmente la successione cronologica delle presentazioni. Cartesensibili, con due sue poete, apre la rassegna e con un altro la chiude.

 

Poesia è un’infezione continua
un’azione di frontiera
sulla soglia di te stesso
e
non c’è luogo dove nasconderti
non c’è attimo in cui restare
devi andare
in un tempo lunghissimo
al limite dello sguardo

Fernanda Ferraresso, inedito 2018

.

la mia poesia è piccola
perché la domanda
sempre troppo grande
annienta
 
e la ferita

Milena Nicolini, inedito 2017

.

NOMI DEL ROSARIO, Stella matutina

Nel duro silenzio
rustici uccelli
pungono l’aria
e il casto corpo

Che calma morte!
Su ridestiamoci,
che il nostro corpo
vuole peccare.

.

La mia camera ha incanti di palmizio.
Il candido letto disordinato,
i quaderni innocenti: la presenza
in me di questa fisica allegrezza
che è la vita che si vive sola.

Poi passeri si sparpagliano come
confuse farfalle; la terra, al sole,
appassionata e indifferente…

E tra le vigne roventi di sole
e gli intonachi accesi delle case,
un invasato suono di campagna.

Pier Paolo Pasolini, da “Quarta generazione”, Nuova Editrice Magenta, Varese 2015

.

.

Delta

Isole discrete
A segnare confini
Città d’acqua
Sepolte nel gioco
Di correnti

L’Adriatico comincia
Sulle sabbie ondulate
L’isola più a oriente

L’ora senza tempo
Precede il sole
La luce discende le pietre
Corrose del faro

E per vita
Una riva di canne palustri

Gabriele Sprocati, da “L’acqua del tempo”, Nuova Editrice Magenta, Varese 2018

.

treno merci –
un topo nell’angolo
l’unico sopravvissuto

 

una bambola di pezza
con una stella di Davide –
era un’orfana

 

l’anello di uno zingaro
si libra nel cielo
ancora col suo dito

Toni Piccini, Auschwitz e simili, haiku&notes, Red Moon Press, Winchester Usa, 2018

.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede .
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Eugenio Montale, da “Xenia II, 1967

.

 

 

.

L’ultimo mattino (era domenica)
io ti guardavo
e tu vedevi che io ti guardavo
e io capivo che tu te ne rendevi conto
e io vedevo che tu capivi che io ti guardavo
e io volevo oltrepassare lo sguardo,
finché tu vedesti il ricapitolarsi
del tuo vivere nel suo perdersi
e poi nessuno dei due vide più nulla,
con gli occhi della vita,
più nessun riflesso dei riflessi.
Per me chiusura sull’infinito
ed esclusione dal vero
dell’orizzonte del tuo mistero,
nello svanire di tutti i segreti.
In un attimo, anche se tutto
sembrava sempre uguale nella stanza
(i mobili e i quadri erano al loro posto,
il sole entrava dalla finestra,
il mare azzurro brillava sullo sfondo
e una grande nave bianca lo solcava)
invece tutto era cambiato
e non mi restava
che il vivere nell’assenza.

Rosa Elisa Giangoia, da “Sequenza di dolore”, Fara Editore, Rimini 2010

.

foco o lingua
questo artificio ardente
questo fonico fendente
ha gambe per passare mari
ha ponti per salvare sogni
miraggi che fragili non sono
sono dense durevoli parole
parole enigma e maschera
parole dono carezza
parole eros invisibile tonda
parola indistruttibile
C’era una volta…
e la volta ritorna presente
ritorna a battere selvaggio
il cuore in pancia alla terra
madre corpo madre sguardo
madre braccia culla e canto
un movimento circolare
rinasce il tempo a narrare creare
mondi alchimia di parola che
senza fine cura e sana

Antonella Doria, da “Millantanni”, Edizioni del Verri, Milano 2015

.

Si balla al Kremlino
alla Casa Bianca
e nel Medioriente
e nelle nostre case.
La musica è la stessa: sa di petrolio
di forza brutale di scarica elettrica
e di nessuna fantasia
inceppate
Le menti mandano schiere di angeli
della distruzione.
Le nuove case di preghiera
sono affrescate di bombe machete
e kalashnikov.
La gente si segna
si piega
tocca il pavimento con la fronte
e pensa alla sorte
già scritta nel DNA.

Stefan Damian, da “La provocazione dell’aria”, Nemapress edizioni, Roma-Alghero, 2017

.

 

.

Premessa

in principio è il silenzio:
(poi si è fatto saliva, muco, sangue, sudore, orina):
(si è fatto sperma, merda): (e gesto): e un gesto è la parola: è voce che,
tangibile, ti tasta: (si è fatto borborigmo, fischio, gemito):
ma a me,
la poesia già non mi piace (quasi quasi) più: e veramente, poi, da sempre.
Io ho cercato di affondarmi e affogarmi, zavorrandomi, morbido e muto,
qui, dentro la prosa pratica del mondo:
adesso, per finire, torno,
annaspando stanco, verso il mio primo principio: (gesticolando): (in silenzio):

Edoardo Sanguineti, da “Poesie fuggitive”,1999

.

Alcesti

Comparve lei, la misteriosa poi,
un glicine attorto al suo stesso vivere
che senza fine ripeteva la sua storia;
a ancora disse No.

Sguardi del messo incredulo,
le dita ossute della donna, il naso
un filo di rasoio, l’occhio acceso.

No, disse negando ferma
un tempo di preda docile e vittima
volenterosa: non avrebbe il suo corpo
oltrepassato i cancelli.

(Fu lì che spezzate le catene
e sotto la mitraglia i prigionieri
uscirono trionfanti
e increduli, nell’aria di neve.)

Mauro Ferrari, da “Vedere al buio”, puntoacapo Editrice, Pasturana 2017.

.

Nascere è uscire, morire è rientrare

(Lao-Tze, Tao Te Ching)

Se il respiro di tutti rimane nell’aria
allora viviamo col respiro dei morti
milioni di anni milioni di bocche
a formare la nostra atmosfera
scambiandoci il fiato quando il corpo si spegne
siamo solo dei sostituti salvati in extremis
da chi è appena scomparso
ricorda che il tuo respiro è di un altro
puoi sognare correre amare
morendo passi il respiro a chi nasce
le nuvole lo trattengono e vanno lontano
dove si muore più di quanto si respiri
lì c’è bisogno di ricambi continui
e non è mai abbastanza
la croce dell’aria soccorre i feriti
e col respiro li strappa alla morte

Da dove vengono i respiri del mondo?

-Un popolano che ha visto Gesù
trascinarsi nel sangue.
-Un maestro cinese della dinastia Sun Lun.
-Un maghrebino assetato in fondo al deserto.
-Una lavandaia dello Yorkshire.
-Un appestato del ‘300 che implora il Signore
e lattai, assassini, medici, muratori, soldati, alcolisti…

Chiunque nel tempo

Ed è un unico soffio che ci lega alla terra

Mai nessuno è morto

Mauro Macario, da “Lee trame del disincanto”, puntoacapo Editrice, Pasturana 2017

.

.

Il Festival

Il palco del Festival Internazionale di Poesia. Io al microfono e un vasto pubblico seduto su seggiole di plastica blu e di metallo. Io sono astigmatico o presbite o tutti e due, ma non voglio inforcare gli occhiali per leggere le mie poesie. Non voglio sembrare vecchio e menomato. Così un nigeriano si piega e fa il gobbo di fronte a me e io posso leggere la mia poesia fissata sulla sua schiena.

Questa è la mia poesia.

Vivevo in un villaggio della Nigeria
Ma Boko Haram ha bruciato le case
Ucciso i miei genitori
Stuprato le mie sorelle
E mia moglie è diventata la loro schiava
Io sono fuggito e ho attraversato il deserto
Disidratato sono arrivato in Libia
Dove mi hanno messo in prigione
E lì non vi dico le botte e le torture
I trafficanti di uomini hanno trovato
Gli ultimi soldi che avevo nascosto
Nelle scarpe sfondate
E mi hanno messo su un gommone
Senza cibo e senza acqua
Senza forze sono arrivato in Sicilia
E lì mi hanno riciclato in un campo profughi
Non tanto diverso dalla prigione libica
Ma senza botte e torture per fortuna
E lì non vi dico la sporcizia e il dolore
Nel ripensare alla mia famiglia distrutta
E a mia moglie diventata puttana dei jihadisti
Sono scappato dal campo e sono arrivato a Genova
Dopo un giorno e una notte nascosto nei bagni dei treni
Nei vicoli cercavo qualcosa da mangiare nella spazzatura
E mi ha visto questo poeta
Che mi ha chiesto di fargli da gobbo
E di reggere una sua poesia
Una sua grande poesia
Io reggo e lui legge
In cambio mi darà 50 euro
O perlomeno così mi ha detto
Non ero ben sicuro
Ma alla fine gli ho detto di sì
E dunque eccoci qua, io e il poeta che ci vede poco

 

Ho finito di leggere e il pubblico applaude tiepidamente. Io mi inchino e vado ad abbracciare il mio gobbo nigeriano, facendolo rialzare. Sto per scendere dal palco per lasciare spazio ad altri poeti del Festival, ma lui mi tira per la giacca e mi ricorda i 50 euro.

 

Paolo Gera, inedito 2018

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.