T9 – Le parole incomplete- Paolo Gera- edizione speciale

lo sguardo di ulisse- theo angelopoulos- confine con l’albania

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Per questo numero non c’è dialogo su un testo classico. Ho appena scritto una poesia sulla storia dell’Aquarius. Mi sembra urgente e necessario. Per me almeno, lo è.

La poesia deve in determinati momenti farsi canto di cronaca? Quali sono le forme specifiche che deve adoperare per provare a denunciare senza cadere nella retorica? Quale la prospettiva? Quale la lente attraverso cui guardare la vergogna indicibile degli avvenimenti?

Ieri sera sono anche stato spettatore di uno spettacolo sul massacro di Srebrenica, all’incirca ventitre  anni fa. Venivano citati i versi di Brecht dalla sua versione di “Antigone”:

“Tra quante cose esistono terribili, nessuna è più terribile dell’uomo”.
“L’umano tiene conto di nulla. Così, terribile diventa se stesso”.

Per questa volta T9 lascia che il dialogo sia aperto nello spazio dei commenti.

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Hai visto il cambiamento?
Hai visto il mare in congiunzione con il cielo?
Ma sì, la Luna nella Settima Casa e Giove allineato con Marte.
E la pace che guida i pianeti?
E l’amore che sterza le stelle?
Guarda in alto. Ti dico che è l’alba.
L’alba dell’Era dell’Acquario.

È solo un punto all’orizzonte, per ora.

La nave da crociera è un palazzo luccicante
affitto di passeggeri
libertà condizionata aria condizionata
unico stupefacente riflesso
condizionato
tutto quello che arriva sulla costa va rimandato indietro
anche i malati anche i bambini anche le donne incinte anche le partorienti
ma noi sulla Costa ci stiamo proprio bene
la cuccetta di lusso il casinò
gli investimenti sicuri le scommesse vincenti

La vedi quella macchia sulla cresta bianca dell’onda?
È sulla nostra rotta.
Ancora un po’ lontani, ma poi ci arriveremo.

ci arriveremo senza paura
pròtesi sulla prua
urlando al mare che siamo i re del mondo
e all’ora dell’aperitivo alzeremo lo spread
per convincerci che è giusto puntare su di loro
puntargli il rostro della nave contro
la Costa il palazzo enorme
lo sfasciacarrozze di chi guida la coscienza con economia

Hai visto?
I figli dei fiori sono diventati figli di puttana.
Com’era la canzone? Com’era l’inno pacifista?
Dissidio e incomprensione,
odio e ipocrisia,
sempre più falsità e derisione,
assoluta mancanza di fiducia.
Piombiamo i loro sogni e poi giù a fondo,
chiusura stagna del respiro
e corpi per sempre imprigionati nello scafo.
Questa è l’Era dell’Acquario.

Lo vedi il guscio di ferraglia a pelo d’acqua?

non ci possiamo fare nulla
rotta di collisione con le nostre tonnellate di metallo pregiato
innaffiato di champagne
ci passiamo sopra
è un investimento sicuro
ecco fatto
neppure una minima variazione in Borsa
nessun turbamento degli umori
avvertito nella sala ballo
dove si celebra l’Era dell’Acquario
un uomo in mare?
lanciagli un salvagente
che appena ripescato
tutto bello bagnato
gli diamo un bel colpetto con il taser
ma no, non c’è nessuno
nessuno
solo un pezzo un relitto una scheggia
con sopra scritto Aquarius
this is the Age of Aquarius

Aquarius

Aquarius

 

Paolo Gera

 

 

16 Comments

  1. forse perchè tutto è scritto sull’acqua
    anzi certamente è per questo
    che dimentichiamo
    scordiamo tutte le storie dell’unica grande
    incompleta raccolta in cui le nostre vite
    unite insieme da collanti invisibili
    restano
    in radici terrestri
    collocate in un angusto antro
    di memoria sterile e

    solo di
    carneficine massacri
    omicidi genocidi si misura la forza
    quante volte Caino ha ucciso
    suo fratello
    ?
    e nessuno
    un nessuno come lui
    ha mai osato toccare
    Caino
    l’impunito da dio
    mi domando ancora quale
    dio
    e se anche in quello un io
    che ne raccontò da suo pari le gesta
    non fosse il miserabile artefice
    di ogni nefandezza compiuta
    in nome di quel nome
    costruito di suo pugno
    apostrofando solo
    il suo silenzio

    f.f.

  2. Ma l’acqua non solo cancella: porta a riva testimonianze, uomini e donne abili, i loro racconti, il loro esserci e muoversi. L’acqua trasporta e unisce, la cultura dei popoli è stata trasmessa attraverso i mari e non parlo solo del Mediterraneo. Non so, mi sembra che il gesto di Caino abbia bisogno di un panorama terrestre, di campi sotto i piedi, di proprietà da difendere e conquistare. Mi sembra che in mare l’assassinio tremoli per instabilità e che il movimento delle onde possa strappare con la sua forza il coltello dalle mani.

  3. mi riferivo al fatto che nasciamo nell’acqua, il liquido amniotico ci nutre, ci accompagna nella traversata. mentre la terra naviga con le sue zolle nell’acqua degli oceani al cui fondo ancora c’è terra, sommersa quanto la nostra paura della profondità di cui tutti siamo fatti. La terra è una grande zattera e basterebbe una scrollatina per buttarci tutti a fondo. Sono secoli e secoli di ripetizione eppure ancora non abbiamo imparato la lezione fondamentale. Siamo un niente di polveri e batteri che credono di poter comandare, imperare, non tollerare chi gli è in tutto e per tutto uguale, persino nel ceppo d’origine, comune per tutti e quindi per questo tutti assolutamente e strettamente parenti!

  4. La responsabilità di esporsi. prendere distanza denunciare. disubbidire. Entrare nei luoghi del nostro quotidiano e rimettere in aria tra le orecchie dei colleghi una parola pensata, che agisca , che squarci, che imponga riflessione e memoria e onestà.
    La responsabilità di vivere la poesia concretamente, carnalmente, interamente. Ovunque e comunque. Sono allarmata e condivido il dolore feroce di Paolo e il suo impeto. Non dobbiamo desistere,
    anna maria farabbi

  5. Migranti

    Madre dei campi di grano e dei campi di battaglia

    delle battaglie perse
    e dei dispersi nelle battaglie vinte

    madre del fuoco che cauterizza
    devasta campagne ma ferma invasioni

    delle parole che uccidono e mai portano in salvo

    madre delle rovine
    delle fogne che fermentano i futuri
    che riemergono nei secoli
    tornando in cenere polvere concime

    a te pensano gli eserciti in rotta
    che tornano a nessuna casa
    chi fonde e confonde
    chi ha perduto il cuore le parole
    il proprio utile coltello

    madre del silenzio che cala tra vinti e vincitori
    delle urla torturate nel silenzio
    di chi implora morte

    madre che solo esisti nella rabbia traboccante
    o nel poco amore mai rimarginato

    dacci un perimetro sicuro dai sassi
    dacci strette di mano
    dacci sorsi d’acqua

    Mauro Ferrari

  6. Riprendo da Anna: “una parola pensata, che agisca, che squarci, che imponga riflessione e memoria e onestà”. Tutto quanto qui e -meno male- non solo qui viene detto, è giusto, già lavora, aziona, ma il mio -letteralmente- panico va oltre. Alle coscienze, Paolo, già narcotizzate (abituate, intendo e rese capaci di indifferenza dall’abitudine) dai tanti gridi d’avvertenza, denuncia, aiuto, che in questi ultimi tempi sono stati lanciati, non fa che poco, pochissimo replicare -e magari anche-ancora in poesia, in bellissima potente poesia – il grido di Munch: per loro un rumorio di fondo, un fastidio d’interferenza… NO!!! che non voglio dire inutile tutto questo! NO. Voglio solo aggiungere. Sono anni, quasi un secolo a ben guardare, che si demoliscono piano piano, con orrore o eleganza fascinosa, difficili baluardi raggiunti faticosamente da quella che CONTINUERO’ FINO ALLA MORTE a chiamare cammino di civilizzazione dell’uomo: soprattutto per me i capisaldi (incompletissimi, certo, criticabilissimi per contraddizioni e mancanze, ma nonostante tutto POTENTI e PORTATORI DI FUTURO UTOPICO -non è una parolaccia!- E POSSIBILE) dell’illuminismo e del primo pensiero socialista e anarchico. Uguaglianza (sì, corretta giustamente in parità di opportunità, per evitare totalitarismi di vario genere), ragione (corretta e completata sì dalle scoperte psichiche), libertà (corretta solo, come il buon vecchio Kant diceva, dal limite degli altri, del loro bene), etica universale (molto molto simile a quanto quel tale Cristo ci aveva indicato) irrinunciabile anche se terribilmente difficile da mettere in atto completamente ecc. ecc. Una guerra mondiale che ha PER SEMPRE tolto i paletti a limiti UMANI contro l’orrore che parevano inamovibili (e, dopo, il diluvio: dalla Shoah ai vari barconi Aquarius), le lente dissoluzioni politiche, sociali(dai partiti ottocenteschi alla riforma di Basaglia, dall”assemblea’ sessantottina alle lotte sindacali) di strumenti ‘democratici’ sempre più frusti e impotenti senza tentare più modificazioni, invenzioni, sostituzioni ecc. e lasciando che il grande da tanti additato pericolo globale – il sistema economico capitalistico – tutto surclassasse, ingoiasse: regimi autodetti socialisti (Cina!), ecoequilibrio del globo, valori individuali e collettivi e filosofici. Complici anche tante fascinose filosofie di nullificazione di realtà, valori, etica, ecc. NO! Non sono qui a RIMPIANGERE IL PASSATO. Se tali cedimenti ci sono stati, vuol dire che quei baluardi scricchiolavano. E allora? RIPRENDERE A PENSARE, RIPRENDERE A FARE TEORIA POSITIVA DEL MONDO E DELL’OGGI, DELL’ETICA e DELLA POLITICA, DELLA GENTE e DEL SUO STARE INSIEME (ah!, quanto mi mancano i critabilissimi Rousseau e Adorno e Marx e D’Alembert e…) PER AZIONI NUOVE, PER MODI DIFFERENTI DI VIVERE (E SOPRAVVIVERE), STARE INSIEME, FARE FUTURO. RIPRENDERE A STUDIARE (non a caso, tra le vittime, la scuola e l’istruzione e l’educazione) DURAMENTE SENZA SCONTI, RIFARE ‘SALOTTI’ DI LUCE- se ci tolgono le sale conferenza – per INCONTRI DI LUCE, POESIA e TEATRO NELLE CASE e NELLE STRADE, e poi DISCUTERE SEMPRE, dappertutto, SENZA SLOGAN,URLI, RABBIA, ma RAZIOCINANDO, FACENDO VEDERE che è bello dispiegare, intrecciare pensieri. Brava Anna che fai ai vecchi ultraottantenni (non solo, ma questo è fenomenale!) i seminari su Capitini! FACCIAMO TORNARE LE DONNE IN PRIMA FILA NELLA PROTESTA E NELLA PROPOSTA: BASTA CON L’ELEGANTE ASTENSIONE DAL ‘MONDO DEI MASCHI’ PATRIARCALE. LOTTARE DALL’INTERNO! Amiche, ricordate le suffragette!!! OPPURE. Oppure ormai è tardi e ci resta solo il lutto, il pianto?

  7. Nella poesia di Mauro Ferrari mi colpiscono i versi: ” Madri delle rovine/delle fogne che fermentano i futuri/che riemergono nei secoli”. Credo si voglia sottolineare un dato storico ormai diventato quasi proverbiale: l’umanità non impara mai dagli errori che ha commesso e le mostruosità tornano e torneranno a ripetersi. Anche “madre che solo esisti nella rabbia traboccante” ha un significato che mi tocca. Mauro usa il termine più forte da un punto di vista di identificazione affettiva e ne torce il significato come si usa fare oggi, quando si dice ad esempio ‘madre di tutte le guerre’. La poesia non è legata ad un dato efferato di cronaca, ma alle costanti metatemporali dell’abominio e da un punto di vista stilistico questa riflessione è legata all’uso dell’anafora. L’anafora si usa spesso quando si vuole sottolineare la costanza di un’esperienza intima, personale oppure rimarcare una denuncia sociale. Mi viene in mente la famosa poesia di Brecht: ” Mein Brüder war ein Flieger…Mein Brüder ist ein Eroberer…”.

  8. Sono pienamente d’accordo con quello che scrive Beatrice. Anche questo T9 nel suo piccolo è un tentativo di riflettere, discutere e intraprendere, anche se è molto difficile, strade nuove di antagonismo. Anche questo è dunque un ‘salotto di luce’, perché la fiaba è sempre più crudele e l’orco Trump rinchiude in gabbia i bambini profughi separandoli dai genitori. La Storia che assomiglia sempre più a una fiaba? Forse siamo vicini all’esplosione e al momento in cui la casa della strega verrà divorata con gusto dai bambini affamati.

  9. Era la fine degli anni Sessanta quando i The Fifth Dimension cantavano “Aquarius”. Quella canzone, simbolo di comunione laica tra uomo e uomo, l’avremmo cantata tutti, decennio dopo decennio, avremmo continuato a sentirla alla radio, nelle pubblicità in tv, nei negozi dei centri commerciali, sarebbe diventato un motivo noto quasi per innatismo, non avremmo saputo più nemmeno chi fosse stato il primo a cantarla, né quando, né perché. Per questo la sovrapposizione tra quel titolo e il nome della nave produce un forte cortocirucito semantico. Da una parte il testo della canzone tende al cielo, nel suo slancio verticale, mira alle stelle, ai pianeti, ai sogni; dall’altra parte il tuo testo, Paolo, riporta la parola alla sua fisicità terrestre, sviluppa l’argomento in senso orizzontale, lungo la superficie instabile del mare, sporcandolo di cose reali, materiali (lo spread, lo sfasciacarrozze, lo champagne). È come prendere per le orecchie decine di canzoni pacifiste gridando disperatamente “Dove sono finiti i sogni e gli ideali? È questo quello con cui dobbiamo fare i conti oggi”. Ma se la disperazione è – anche etimologicamente – la perdita di ogni speranza, un grido è una forma estrema di resistenza a quella stessa disperazione, il tentativo ultimo di riportare in vita un’umanità che rischia l’estinzione.

  10. Hai perfettamente compreso il senso della mia operazione, V.F.
    In effetti tutto è scattato dal ricordo di quella canzone. Fa parte della colonna sonora di “Hair”, un film di Milos Forman, tratto da un precedente musical e la canzone “The Age of Aquarius” la conosco bene perché ogni anno io faccio vedere “Hair” alle mie alunne delle professionali. Le canzoni e la storia raccontata – il ragazzo hippy che prende per sbaglio il posto del suo amico e incontra la morte in Vietnam – catturano spesso il loro interesse e a volte escono dalla sala video commosse e ‘pacifistizzate’. La poesia è un tentativo di esprimere in maniera dura e diretta la mia rabbia e la mia disillusione. Lo schema metaforico per cui un transatlantico grande e lussuoso schiaccia la nave dei reietti, mi pare facilmente leggibile. Il rischio è scrivere poesie retoriche e aumentare le montagne di parole che vengono spese inutilmente su queste cronache. Come ci ha insegnato Brecht, che ho citato prima, credo che una poesia civile, politica, oggi deve racchiudere lo spazio per una riflessione necessaria sul sistema in cui, volenti o nolenti, noi viviamo e non limitarsi all’illustrazione dell’episodio.

  11. Guy Verhofstadt , un politico belga, di orientamento liberale, attivo sia in Belgio sia nelle istituzioni dell’Unione europea, ha pronunciato il discorso di cui lascio il link al parlamento europeo.
    http://www.eunews.it/2018/06/12/consiglio-europeo-tribunale-sistema-europeo-asilo-verhofstadt/106108

    in sintesi ciò che sostiene: – Il Mediterraneo è diventato il più grande cimitero d’Europa. Non voglio puntare il dito verso i singoli paesi. Non a Malta, non all’Italia, ma a tutti i governi dell’Unione Europea. Questa è una responsabilità collettiva! Per già due anni i leader europei non hanno accettato di riformare il nostro sistema comune europeo di asilo. In ultima analisi, dobbiamo portare il consiglio in tribunale per “mancata azione”-

  12. “Tempi molto duri in arrivo per un pò o più anni, vedi anche le dichiarazioni del Premier Salvini sui ROM – e da non dimenticare quelle su Giulio Regeni, contenenti ben più di quanto pare
    …lui -come molti\ssimi altri- mai stato in una canzone di Aquarius nè in altra che ne fosse sorella o collega
    Quanto scritto nella poesia esprime molto.
    Inoltre, un particolare all’apparenza da poco ma che trovo simbolicamente importante: nel testo viene citato il nome Costa.
    “Costa”, non crociera di lusso vero ma quanto basta a tanti penultimi per sentirsi “in” per qualche giorno, mentre sta suonando la Grande Orchestra… quella del Titanic? No, del Titanic si profila la sorte, mentre la Grande Orchestra sta salendo di volume e gli iceberg vengono tenuti ben nascosti.”

  13. Un mio conoscente economista cerca di spiegarmi che le ONG speculano e si arricchiscono attraverso le “navi dei dannati” odierne. Mi fa i conti a tavolino. Quanto costa l’affitto del mezzo, quanto si guadagna per ogni passeggero: una fortuna. Come è possibile che dietro a tutto questo non ci siano interessi di tipo mafioso o simili? I NUMERI in realtà non mi hanno mai detto niente di veramente importante. Un singolo ESSERE UMANO salvato ha un valore enorme. Tu che lo salvi hai un valore enorme. Scontato fare confusione tra i buoni e i cattivi, si mescolano da sempre,è troppo difficile per noi profani essere capaci di distinguere. E’ facile convincerci che c’è del marcio, che si tratta di una faccenda sporca…Sporca è sicuramente la nostra coscienza quando cambiamo canale di fronte alla nostra incapacità di contribuire a trovare una soluzione UMANA. Ti ringrazio volontario che non lasci morire in mare la gente! Vorrei essere come te. Vorrei che la mia tensione verso ciò che di buono e bello possiamo fare in quanto umani esplodesse in un gesto significativo, come quello che sai fare tu. Nel frattempo , chi sa scrivere scriva. Di cosa? Brecht ancora una volta ci dà la direzione: “Di cosa scrivere se i tempi sono bui? Racconta il buio di questo tempo”.

  14. “Homo sum et humani nihil a me alienum puto” . Queste parole, scolpite da Terenzio nell’ Heautontimorùmenos (Il punitore di sé stesso) e diventante il motto, il simbolo di tutti coloro che pongono l’uomo come fine delle azioni dell’agire e non come mezzo, paiono oggi dimenticate, seppellite, affondate nel naufragio che coinvolge, insieme ai migranti, la nostra stessa umanità.
    Credo che però la mancanza di umanità, di empatia, di solidarietà abbia segnato tutta la storia dell’occidente, se leggiamo come Tacito descrive l’imperialismo romano nell'”Agricola” : “Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione andate a frugare anche il mare. Avidi se il nemico è ricco e arroganti se è povero. Gente che né l’oriente né l’occidente possono saziare. Solo voi bramate possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano impero. Rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano nuovo ordine.”
    Credo però che a differenza dell’età antica, oggi noi, appartenenti all’Occidente, figli del pensiero illuminista che è arrivato ad elaborare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino in cui si proclama l’uguaglianza di tutti gli esseri umani e che con Beccaria scolpisce a chiare lettere che “Non vi è libertà ogni qualvolta le leggi permettono che, in alcuni eventi, l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa” non possiamo dichiararci “civili” o “innocenti” o “inconsapevoli”: siamo figli di una storia che ha osto alla base della nostra civiltà chiari principi etici. Se qualcosa di buono ha prodotto l’Occiednte, credo sia proprio la consapevolezza che non vi può essere libertà e felicità fintanto che anche un solo individuo soffre per colpa di ingiustizie. Il trattamento disumano dei migranti per meri interessi economici tradisce proprio il lascito della storia culturale occidentale. Salvare i migranti significa recuperare la nostra umanità e non tradire il nostro percorso, cercare di attuare e rendere possibile l’utopia illuminista.

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