TRA LA PAROLA POETICA E LA MUSICA- Sergio Pasquandrea: Morte per acqua. Alfonsina e il mare

maxres- alfonsina storni

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Alfonsina Storni Martignoni nacque nel 1892 nel Canton Ticino e a quattro anni emigrò in Argentina con i genitori. Fin da piccola svolse i lavori più umili per aiutare la famiglia a tirare avanti. Nel 1907 si aggregò a una compagnia di attori, poi riuscì a diplomarsi e cominciò a lavorare come maestra in una scuola rurale. Sono di quegli anni le prime poesie, pubblicate su riviste argentine.
Nel 1911 si trasferì a Buenos Aires e l’anno dopo, senza essere sposata, ebbe un figlio che crebbe da sola, senza mai rivelare il nome del padre. Negli anni Venti le sue poesie ricevettero numerosi riconoscimenti: Alfonsina conobbe i maggiori letterati argentini, lavorò come giornalista, si avvicinò al socialismo, organizzò biblioteche popolari. Ma il successo la portò a un crescente disagio che sfociò in una nevrosi. Iniziò a viaggiare, visitò l’Europa dove conobbe Pirandello, Marinetti, Garcìa Lorca. Insomma, fu una gran donna, molto avanti per i suoi tempi.
Nel 1935 fu operata per un tumore, ma quando seppe che l’operazione non aveva avuto successo scelse il suicidio. Andò in un piccolo albergo della località balneare di Mar del Plata, scrisse la sua ultima poesia e la inviò a un giornale:

 

Voy a dormir

Dientes de flores, cofia de rocío,
manos de hierbas, tú, nodriza fina,
tenme prestas las sábanas terrosas
y el edredón de musgos escardados.

 

Voy a dormir, nodriza mía, acuéstame.
Ponme una lámpara a la cabecera;
una constelación; la que te guste;
todas son buenas: bájala un poquito.

 

Déjame sola: oyes romper los brotes…
te acuna un pie celeste desde arriba
y un pájaro te traza unos compases

 

para que olvides… Gracias. Ah, un encargo:
si él llama nuevamente por teléfono
le dices que no insista, que he salido…

 


Vado a dormire

Denti di fiori, cuffia di rugiada,
mani di erba, tu, mia dolce balia,
tienmi pronte le lenzuola terrose
con il piumino di muschi strappati.

Vado a dormire, balia mia, preparami.
Metti una lampada sopra il mio letto;
una costellazione; quella che vuoi;
van bene tutte: abbassala un pochino.

Lasciami sola: senti i bocci che erompono…
ti culla dall’alto un piede celeste
e un uccello ti accenna qualche nota

perché dimentichi… Grazie. Ah, un incarico:
se lui chiama di nuovo per telefono
digli che non insista, sono uscita…

(traduzione di Daniele Barbieri: da qui http://www.guardareleggere.net/2010/10/06/del-rapporto-tra-poesia-e-vita)

 

Il giorno dopo, il 25 ottobre 1938, andò sulla spiaggia ed entrò in mare, lasciandosi trascinare al largo dalle onde.

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alfonsina storni

Immagine correlata

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Nel 1969, il poeta Félix Luna rielaborò quella poesia e ne trasse il testo di una canzone, nella quale si immaginavano gli ultimi istanti di vita di Alfonsina. La musica è del compositore Ariel Ramirez, il quale ne trasse una zamba, che si pronuncia come il brasiliano “samba”, ma che con esso non ha  alcun rapporto: la zamba è un ballo lento, in tempo ternario, eseguito in coppia, tipico della tradizione folklorica argentina.

La canzone, intitolata Alfonsina y el mar, è famosissima e ve ne sono miriadi di versioni: ma la più famosa è senz’altro quella della grandissima Mercedes Sosa, che ne fu la prima interprete. Ve la propongo qui, insieme alla traduzione del testo.

Buon ascolto.

Sergio Pasquandrea

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Per la sabbia soffice che il mare lambisce
la sua piccola orma non torna più indietro
e un sentiero solitario di pena e silenzio è arrivato
fino all’acqua profonda
e un sentiero solitario di pura pena è arrivato
fino alla spuma.

Lo sa Dio che angoscia ti ha accompagnato,
che dolori antichi hanno spento la tua voce
per addormentarti cullata nel canto
delle conchiglie marine,
la canzone che canta sul fondo oscuro del mare
la conchiglia.

Te ne vai Alfonsina con la tua solitudine:
quali nuove poesie sei andata a cercare?
E una voce antica di vento e di mare
ti lacera l’anima
e la sta chiamando
e tu vai fin là come in sogno,
Alfonsina addormentata, vestita di mare.

Cinque piccole sirene ti condurranno
per strade di alga e di corallo
e cavalli marini fosforescenti faranno
un cerchio al tuo fianco
e gli abitanti dell’acqua nuoteranno
subito al tuo fianco.

Abbassami un po’ più la luce
lascia che dorma in pace, balia,
e se lui chiama non dirgli che ci sono
digli che Alfonsina non torna
e se lui chiama non dirgli mai che ci sono
digli che me ne sono andata.

Te ne vai Alfonsina con la tua solitudine,
quali nuove poesie sei andata a cercare?
E una voce antica di vento e di mare
ti lacera l’anima
e la sta chiamando
e tu vai fin là come in sogno
Alfonsina addormentata, vestita di mare.

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