ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: Francesco Lorusso e la deriva della vita tra secchio e specchio dove la parola si riflette

 jonathan stroh

 

L’ultima raccolta di Lorusso, Il secchio e lo specchio, si configura in cinque sezioni: Il secchio e lo specchio, da cui prende il nome l’intera raccolta, Sette interpunzioni strette, Erosioni marine, Bottino dei naviganti, Se torna il temporale e, in qualche modo, costruisce la struttura plastica del suo percorso, offrendo oltre alla polisemia delle parole utilizzate anche una morfologia di suoni che, a più forti tinte, disegnano visioni attraverso le parole-specchio in cui si ri-flette quanto è corpo di un mondo fatto(si) scarto, tra un tempo antecedente e l’adesso, che ci fagocita nelle sue scorie o nel suo fango. Eppure, come nella creazione dell’origine,dovrebbe ancora la parola contrastare la deriva del senso, in cui il luogo tra il mondo visto e quello sentito s’incarnano in ogni adesso. C’è invece una specie di balbuzie in tutti noi a digiuno di bellezza e di sensibilità che inceppa la parola, la rinsecchisce in un fiorire continuo di narcisi, che si riflettono dovunque ci sia uno specchio anche se poi il loro secchio, non mostra che un vuoto di sostanza e la sola esibizione di una forma, perché questa è la conseguenza della perdita della memoria comune, e di un senso di appartenenza che ci fa figure vive di senso civico, cioè di partecipata presenza storica. Abituati ad una quotidianità in cui anche le persone sono solamente scena degli eventi, della finanza o della tecnologia,  la cultura si è falsificata asfissiando la coscienza, l’anima di quanto prima promuoveva la vita delle collettività, in tutte le espressioni aggregative in cui si esplicitavano le relazioni interpersonali. L’uomo non è più immagine divina, non è nemmeno scintilla di illuminazione, è semplicemente un meccanismo di una aggregazione di componenti, senza un volto, senza identità che lo rendano riconoscibile a se stesso e dunque agli altri.
Specchio e secchio sono dunque la matrice perduta di spes e di che un tempo abitavano quell’io che in qualche modo in tutto si guardava cercando un guado verso l’altro e l’oltre e ora è solo uno, tra tanti indistinti che abitano un paese di inutili balocchi.

Fernanda Ferraresso

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 jonathan stroh

 

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Da Il seccchio e lo specchio di Francesco Lorusso

 

Se questo verde pieno è con le carte
come negli sgoccioli delle stagioni
a noi non è possibile saperlo, ma cede
appena una parte sui sibili e ne resta coperto

con un rovinoso flesso fatale e finissimo
o come quando si va via solamente seduti
dentro gli specchi doppi oramai grigi di luce
che sono simili alle grinze che ci cuce la sorte.

 

*

Cantano di una notte morente le sirene
e sui fogli inzuppati dei tuoi richiami
boccheggiano frasi secche ormai negate
con i calcoli che si spezzano come onde.

Ad ogni annuncio di grandi numeri tondi
sbiadiscono in un urto netto lettere e nomi
e la scena si affatica in un suono accorato
attratto dalle tavole di un drammatico fondale.

 

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Francesco Lorusso è nato nel 1968 a Bari, dove vive. La prima pubblicazione di versi è del 2005 sulla rivista “Incroci”. Nel 2007 è uscita la raccolta Decodifiche, prefata da Flavio Ermini, e nel 2014 L’ufficio del personale, con introduzione di Daniele Maria Pegorari (La Vita Felice).

 

 

Francesco Lorusso,  Il secchio e lo specchio– Manni 2018

 

3 Comments

  1. Mi sento doppiamente onorato, per l’interesse posto da Fernanda Ferraresso al mio libro di poesie e per essere, attraverso la sua firma, presente su Cartesensibili.

    Grazie per la bella nota di lettura.
    Quanto precisa risulta la descrizione del filo conduttore umorale che ha animato la stesura di questo lavoro.

    Un saluto a tutta la Redazione che mi ospita e ai suoi lettori.
    Francesco Lorusso

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