PASSAGGI CON FIGURE – Elianda Cazzorla: La trottola del tempo

claudia pescatori- dettaglio cover

.

Cara Claudia,

all’inizio, strappando il tempo al fare, ho dedicato i momenti liberi alla lettura del tuo romanzo: Eravamo tutti vivi. Lo ammetto, morsi di pagine, mentre bolliva l’acqua o la torta si colorava nel forno, oppure nei dieci minuti di scongelamento del pollo, nel microonde. O in attesa di una risposta telefonica dall’Invalsi, per sapere come inserire i DSA nell’elenco ufficiale. Sia benedetta la viva voce che permette di essere altrove, senza sentirti in balia del tempo altrui. E non potevo nemmeno sperare, nella magica sera, quando nel silenzio meritato, avrei potuto dedicarmi a un capitolo intero… Ed è subito crollo. Sul cuscino. Inutile negarlo. È il tempo delle pere mature. Quello delle mele acerbe ormai passato. Così, da una settimana a questa parte, le parole e i pensieri, del tuo romanzo, sono entrate nei miei gesti e nelle mie riflessioni, ogni giorno. E si è intrecciata una corda tra il tempo passato, quando la storia si andava costruendo nella tua testa e si esplicitava nella Bottega di Narrazione, con il tempo dell’oggetto finito, del libro che dagli imballi passa sugli scaffali in libreria, e dagli scaffali alla cassa, nelle mani delle lettrici e dei lettori. In altri termini, io la storia dei sette protagonisti la conoscevo sin nei dettagli, l’avevo scoperta nelle prime stesure, ma leggendola in questa settimana, mi sembrava di essere in uno spazio che non mi era mai appartenuto. E in quello spazio mi ero mossa. Un senso di estraneità disorientante. Come se fossi entrata in un luogo del ricordo che qualcuno aveva mutato, senza che ne fossi stata avvisata. Poi piano piano ho incominciato a riposizionare i dettagli a rivederli in nuova luce. A capire il lavoro di riscrittura che avevi realizzato. E oggi, sabato, ho deciso di dedicare tre ore di seguito alla lettura.
.

elianda cazzorla – Llanes Asturie – 22 luglio 2016

.

In giardino, con la luce tersa di una gioiosa primavera, piacere estetico puro.
Che maestria nel mescolare le carte senza che nessuno se ne accorga. Andare avanti e indietro nel tempo, giocandoci come se fosse una trottola che ogni tanto si ferma e ti sfida con la sorpresa che ha preparato per te. Guarda qui questa scena, tu vorresti collegarla alla precedente, ma sono io che so come sono andate realmente le cose e ti porto in un’altra situazione. Quello che Agnese voleva o cercava nello stare con tutti i ragazzi, quello da cui Elia scappava, nel tradire Isabella che amava sopra ogni cosa, quello che Max soffriva nel dovere essere mezzo uomo e mezzo litio. L’amore impossibile tra Anita e Alberto, come Romeo e Giulietta, e i matrimoni di comodo, per accettare il divieto delle famiglie. L’amore assoluto che richiama il mito degli uomini palla di Platone. Tagliati un giorno, in corsa perenne, per ritrovare la metà dimidiata. E Chiara. Che dire? Bellissima nella sua ingenuità contadina, che sa perdonare Max e amare Giovanni, in una rinascita salvifica. In una Padova indifferente agli studenti, che sono sempre di corsa al mattino per trovare i posti nelle aule, vivi nei centri sociali, nei giri in bicicletta, con i materassi di recupero, in subaffitto per i costi esagerati, con il cous-cous per la cena di laurea e i fiumi di birre, per lasciar andare le tristezze.
.

elianda cazzorla – Llanes Asturie – 22 luglio 2016

 

Un esempio di questa sorprendente maestria. Il capitolo della morte della nonna di Anita e Alberto, i due cugini. É brevissimo, cinque pagine, più o meno, novemila battute. Si passa dal presente al passato. Da questo momento, a stamattina, a una settimana fa, a una vita intera. La nonna ha odiato la negra e ora è una bambina indifesa, senza denti e senza futuro, nel letto di morte. E dopo averla ricomposta nel suo vestito di lana bouclè blu, cotonati i capelli e segnate le labbra con il pennellino colorato di rossetto consunto, quel corpo morto, immobile, esercita uno strano effetto su Anita, lo stesso che muoveva gli amanti, nelle stanze da letto, sotto le bombe. La paura e la lotta per non lasciarsi trascinare dalla disperazione. Il sentirsi vivi nel desiderio di amare ed essere amati. Di continuare a baciare Alberto, camminando con la testa girata all’indietro nell’altra stanza, lontano dalla morte.
Che dire? Nelle tue mani, Claudia, la variabile tempo, nella sua relatività assoluta, diventa plastilina da modellare con estrema facilità. Anche se possiamo solo immaginare il gran lavoro che tutto questo ha comportato.
Quel che so adesso e che vorrei ricominciare a leggere: Eravamo tutti vivi. E di seguito.

Elianda Cazzorla

.

 

Claudia Grendene, Eravamo tutti vivi– Marsilio editore

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.