ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: Lei oceano

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Dalle prime fino alla ultime battute di questo libro, Lei oceano di Nazim Comunale, si sentono note, come di canzoni e di voci, si formano ologrammi attraverso echi da luoghi differenti eppure tutti appartenenti all’attesa, alla luce, anche quando l’atmosfera più sommessa o triste sembrerebbe chiudere quel piano-forte che è il passo di questo andante, musicale sempre.Luoghi, persone, sguardi, memorie, sogni, desideri, promesse, perdite, assenze e presenze, uomini, cose, viste per strade o al cinematografo, si fanno vicine, intime, sono la profondità del nostro occhio e del ricordo, sono il tessuto del nostro mondo sommerso o riemerso, sono la vita mentre ci attraversa.

E sempre, in tutte le pagine, una consapevolezza che però non chiude né divora,  ti porta al cammino, lungo una via che, pur all’apparenza diversa e difficile, diversa non lo è mai, perché sempre quella via è ognuno di noi, anche quando c’è un altro o un luogo, come specchio in cui guardarsi.

Le immagini fotografiche, di Alessandra Calò, con viraggi di colore  sembrano voler innescare in chi passa, come tra strade di cui si vedono scorci, la sospensione emotiva rilasciata dai testi, come da porte o finestre aperte lungo un percorso che tutti prima o poi faremo e accompagnano il lettore tra le pagine-rive di questo oceano di parole, pensieri, emozioni, voci senza approdo.

Fernanda Ferraresso

*

 

Da Lei oceano di Nazim Comunale

 

Mi stai nelle vene
senza passaporto,
pensarti è un respiro largo,
un campo di grano corto
e a volte mi chiedo se è normale.

Vedo una coda di cometa così lunga,
la meta è lontana,
la metà di me, la mia anima gitana.

Pensavo potesse
essere per la vita.

e invece, come questa poesia,
adesso è finita.

.

Venezia non esiste

La bellezza intatta del mondo
sta nelle vene limpide
e nelle mani forti del giovane contadino di Nyaungshwe,
nel suo carretto stracolmo di agli e pomodori,
nel suo sguardo rotondo, capiente, esatto.

La bellezza intatta del mondo
sta nella sponda sinistra del lago,
nel cane zoppo che gioca con la merda di un bufalo,
nell’odore acre del pesce essiccato,
nella lenta serieta’ del vecchio all’angolo di Main Road
nell’allestire il suo stand di palloncini colorati.

La bellezza intatta del mondo
sta negli occhi di chi esce di casa a fumare
e vedere la città svegliarsi
tra benzina, coriandolo e frittelle,
nelle pose assorte della piccola dea del mercato,
nei mondi semplici e paralleli
del guidatore di risciò immerso nel suo
libro prezioso e sgualcito.

La bellezza intatta del mondo sta
nelle venditrici di fiori
accovacciate sul marciapiede,
perfettamente all’altezza
del tubo di scappamento dei motorini,
nel fumo dolce dei sigari verdi,
nel sipario perfetto della foschia
e delle quinte dei monti.

La bellezza intatta del mondo sta
nella devozione del monaco
che medita nella grotta,
nell’estasi della sua sofferenza,
nella polpa stopposa del tamarindo,
nel frastuono celeste
della barca a motore,
nel silenzio della pagoda.

Con le dita del mio sguardo imperfetto
ti sfioro, mondo,
e per la tregua di un più largo respiro
sono semplice e puro
come ieri.

Mondo, vienimi addosso lento,
sottrai il tempo alle smanie dei fessi,
alle ansie del calendario.
Mostrami la foto, la fine, la fauna.

Perché la tua bellezza intatta sta
nella scrittura arcana,
in questa intraducibile pace,
nell’indicibile voce,
nelle bugie della luce,
nella fortuna dell’esploratore
e nell’oro segreto dell’Amazzonia,
che è il luogo della metafora.

Porgimi gli spigoli con mano lieve,
arancia boreale,
dimmi di Orwell, di Verne, di Kipling,
mostrami la foce a gambe aperte dell’Irawaddy,
raccontami tutte le ipotesi di cui
non sarò mai capace.

Poiché Venezia non esiste
ed è impossibile non essere circolari qui in Oriente.

E allora da levante a ponente
levami di dosso la malinconia,
ponimi in ascolto,
che la bellezza intatta del mondo sta
nelle vene limpide e nelle mani forti
del giovane contadino di Nyaungshwe,
nel dorso della sua mano
d’argilla cotta al sole,
nella gloria del bambù,
nella bava azzurra del loto.

La bellezza intatta del mondo
sta in quella voce che sai
alla radio,
nell’arte paziente delle tessitrici,
nella foga dolce dei fabbri,
nei fatui furti della retorica umana.

Un cielo ch’è sputo stupefatto di stelle
forse saprà salvarti dalla tua furia animale
intrappolato nella disciplina di
un’impossibile foresta.

Perché la bellezza intatta del mondo sta
nella scienza esatta dei metalli,
nel polpaccio del barcaiolo,
nel fango sul fondo del lago.

La bellezza intatta del mondo sta
nella visita,
nel viaggio,
nel dono.

Fammi dono di un’altra visita,
mondo,
vienimi addosso lento,
portami in viaggio,
mi slaccerò l’anima
e proverò a dirti.

Perché la tua bellezza intatta del mondo sta
in ciò che ci aspetta dopo la pagina,
nel latrato randagio dei cani,
nel cibo di strada,
nelle bucce di oggi,
nei semi di domani.

Perché gli uccelli ignorano
le costellazioni di Galileo
e le illusioni della Buddità
ma sanno dove finisce
la collera del mare.

E la bellezza intatta del mondo sta
nelle vene limpide…
(ad libitum)

.

.

Le mattine dormono sul tavolo
insieme all’incenso,
agli spartiti.

Torni a casa.
le quattro di mattina: non hai sonno,
senti l’alito dei sogni svaniti.

Impiccato alla gioia
e all’oro medioevale dei ricordi,
cresci con un urlo
come un fiore opaco in terrazzo:
gli uomini della tua città sono sordi, il re pazzo.

Il cuore inciampa, scappa.
Piove a dirotto,
scolorano i segni
tracciati sulla mappa.

Le luci della ferrovia,
le gocce, il respiro della moviola,
la terapia.

.

Gli anni persi,
le cose sommerse,
l’apnea.
la marea.

I miei vestiti imperfetti,
la poesia.

Silvia,
via.

.

Questo bilico d’inverno
è un pomeriggio ripido
e il giorno cade al suolo
dopo nemmeno cinque righe del primo capitolo.

io ora sto a terra, non volo.

La mia è la storia di un affanno.
le vecchie dei balconi muti spiano la vita in basso,
mettono sale sulla coda del giorno
e non lo sanno.

La luce si nasconde
nei baveri degli uomini soli,
nei vicoli,
nei sorrisi spenti dove brilla
tra le labbra il lampo del danno.

Ci sono giorni a febbraio che il cielo non comincia mai
e il tempo è una cupola ignota.
Passa un uomo curvo sulla bicicletta,
quasi piange la ruota.
Rientra a casa, cigola la porta,
la porta della sua vita vuota.

Io sto a terra, non volo.
(…)

.

 


Nazim Comunale, LEI OCEANO – Terra d’ulivi Edizioni 2017
foto di Alessandra Calò

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Nazim Comunale è nato e vive a Reggio Emilia. Laureato in Storia Contemporanea, fa il maestro elementare dal 1999. In passato è stato giornalista musicale e speaker radiofonico. Suona la propria musica da molti anni ed organizza eventi musicali e letterari.

Alessandra Calò crea opere fra l’arte contemporanea e la fotografia. Nei suoi lavori, riporta alla luce antiche tecniche di stampa e reinterpreta materiali preesistenti quali ritratti di famiglia e documenti d’archivio. Sito web http://alessandracalo.it/

2 Comments

  1. Che bella poesia dall’ampio respiro epico! e le opere di Alssandra Calò sono una meraviglia! Grazie Fernanda di questi doni.

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