INTERSEZIONI- Cristiana Pagliarusco: Dì- spiegami il mondo perché non ho più carte (e corpo). Riflessioni sulla poesia “Cartographer” di DéLana R.A. Dameron

harlem- 125th street, elevated subway station for 1 train

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DéLana R.A. Dameron scrive, “sono ossessionata dalle carte geografiche, dal loro dare e negare informazioni. Come se uno debba essere un cartografo per essere in grado di dire che una strada è qui, che un quartiere è là, che questo treno passa qui sotto i tuoi piedi. Viaggi e registri. Viaggi di nuovo e confermi. Per me le mappe sono fondamentali. Me le fisso nella mente, immagini necessarie quando sono in una città e devo trovare la mia strada.”
Già da queste poche righe la poesia di DéLana Dameron conquista ed è una conquista.

La prima riflessione che nasce leggendo le parole di questa giovane poeta afro-americana è che in questi tempi proiettati verso la completa digitalizzazione di ogni nostro movimento e pensiero ci sono state tolte anche le mappe per leggere e capire il mondo in cui viviamo. Prima di partire non dispieghiamo più sul tavolo della nostra cucina o sul letto la sera prima del viaggio la variopinta cartina geografica del luogo da incontrare. Ci preoccupiamo soltanto che il telefono intelligente per noi sia sotto carica pronto a macinare comandi e informazioni l’indomani.

La poesia di DéLana, “Cartographer” (Weary Kingdom University of South Carolina Press, 2017) non parla solo di strade e percorsi: parla di corpi, relazioni, affetti, reti e intersezioni di linguaggi, crocevia di popoli, orientamento e disorientamento, perché—come ci ricorda la poeta—quando tessiamo “nuove relazioni cerchiamo di leggere l’Altro nello stesso modo in cui siamo stati preparati a leggere una cartina.” Il colore della pelle, il taglio degli occhi, la lingua di quella bocca sembrano bussole che ci indirizzano a est, a ovest, a nord, a sud. A volte ci fermiamo, sopraffatti dalla fatica di conoscere, come all’angolo di una strada, tra le mani una cartina, indecisi se prendere quella nuova direzione, o silenziosi riprendere la strada di casa in un viaggio conosciuto e sicuro che ci riporta nella nostra zona di conforto, o sconforto.

DéLana parla della sua esperienza—il suo lasciare la quieta vita del North Carolina per la frenetica vita di New York City e Harlem—e ci racconta, con la sua passione nell’intrecciare letteratura e storia, degli stanchi e sfiniti (l’aggettivo “weary” che accompagna “Kingdom” nel titolo della raccolta significa proprio sfiniti, esausti) viaggiatori verso l’ovest, dopo che ormai tutto è già stato conquistato e consumato, anche i sentimenti, quando il senso di perdita ti costringe ad avere come tua unica ragione di vita la ricerca di un nuovo posto, un nuovo sconosciuto da s-piegare.

Nei suoi discorsi, DéLana cita spesso il poeta palestinese Mahmoud Darwish (1942-2008) e i suoi “tentativi” (la parola fa rifermento al volume Attempt No. 7 del 1973 e alla citazione “Behind is not behind me/ the front is not in front of me / where do I go?”) di trovare sé stesso, se non come uomo almeno come poeta, nei luoghi-non luoghi della sua esistenza. Di Darwish sono i versi in cui il poeta si chiede dove si possa più andare una volta trovato anche l’ultimo cielo.

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andrew prokos- harlem street scene

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DèLana si interroga circa i sentimenti di chi oggi arriva in un nuovo luogo, e incontra l’Altro. Si chiede cosa si provi anche soltanto ad attraversare un posto (o un momento delle nostre vite) sconosciuto e magari disorientante.

Le sue e le nostre riflessioni si dì-spiegano una dopo l’altra, come una cartina geografica da aprire, stendere, lisciare, allontanare, avvicinare, alla ricerca di una via migliore, più veloce, più scorrevole, più facile, più economica.

Quando DéLana si ritrova tra i  grovigli della città del Rinascimento Afro-Americano (Harlem, appunto) è travolta dal timore e dall’amore. Entra ed esce, sale e scende dai treni che come arterie e capillari attraversano il corpo della prorompente città. Ha deciso però di non portare con sé alcuna mappa—quella è impressa nella mente—non vuole essere presa per una turista. Vuole abitare e appartenere. Non vuole essere l’Altra.

Ma come nascondi la pelle, il corpo che abiti?

Agli angoli delle strade, allegorie delle umane situazioni (ufficio, supermercato, treno, autobus, cinema, ristorante, scuola, marcatori dei nostri spostamenti quotidiani), incontriamo quelle stesse facce e corpi attorno ai quali costruiamo storie leggendarie che diventano, come la poeta ci dice, una sorta di griglia per leggere il luogo e le persone che viviamo.

Cosa succede quando all’angolo di queste strade qualcosa o qualcuno ha cambiato direzione? O quando le storie e i percorsi che la tua mappa mentale aveva disegnato subiscono un repentino deragliamento? DéLana ci ricorda che, proprio come nel viaggio, anche il più consueto, c’è sempre un imprevisto, un errore, fondamentale per ricordarci che si cercano risposte solo quando ci si pone una domanda, è così semplice!

Parafrasando le sue parole, nessuno vuole sentirsi perso o sentirsi “fuori luogo” nel paesaggio che vuole conquistare o abitare (per più o meno tempo), sia esso spazio o corpo, traducendo in pura poesia le parole di Judith Butler.

Tutti vogliamo conoscere o almeno farci indicare la strada giusta da percorrere.

Per farlo bisogna dì-spiegare le nostre mappe, i nostri corpi, e partire.
Oggi vado in città.

Cristiana Pagliarusco

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wiltshire rex-  street of harlem 1975

 

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Cartografo

 

Tu credi il mio corpo una mappa. È
un’isola dove ti riversi per perderti,

per trovare conforto o il giusto taglio che risponde
alla semplice domanda: come arrivi

da dove sei a qui—al cuore.
Cammini cieco per le strade e non sai

da quale mio fianco il sole
tramonterà, o se la strada che hai mappato

ti porterà in nessun dei luoghi dove intendevi
andare. Sei perso e mi chiami

tutte le ore del giorno per indicazioni. Ma
le strade che percorri ti deviano. I semafori

dicono, vai. Ecco la linea rossa che percorre la lunghezza
del mio corpo. Perché tu studi le mappe, credi

che questa sia la chiave. Non è altro
che il mio cuore che dice attraversa, passa

oltre. Amore, non c’è più terra,
non c’è più Ovest. Non c’è più posto per te.

traduzione di Cristiana Pagliarusco

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Cartographer

 

You believe my body a map. It is
an island to which you flock only to lose yourself,

to find solace or right angles to answer
the simple question: how do you get

from where you are, to here—the heart.
You walk the streets blind and don’t know

on which side of my waist the sun
will set, or that the route you charted

will take you nowhere you intended
to go. You’re lost and call me

all hours of the morning for direction. But
roads you travel lead up and out. Traffic lights

say, go. Here is the red line that runs the length
of my body. Because you study maps, you believe

this is the key. It is nothing more
than my heart saying pass through, pass

through. Lover, there is no more land,
no more West. There is no place for you to stay.

 

 

BIOGRAFIA

DéLana R. A. Dameron nasce a Columbia, in South Carolina. Laureata in Storia presso l’Università della North Carolina, a Chapel Hill, la sua ricerca si occupa di storia e letteratura. La sua poesia è pubblicata in numerose rivieste e antologie, tra le quali The Ringing Ear: Black Poets Lean South, PMS: PoemMemoirStory, 42opus, storySouth, Pembroke Magazine, and Borderlands: Texas Poetry Review. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti ed è tra le voci più autorevoli dell’associazione di scrittori afro-americani Cave Canem Foundation, dell’associazione Soul Mountain e della Carolina African American Writers Collective.

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Link utili

https://www.delanaradameron.com/

http://badilishapoetry.com/delana-dameron/

https://www.poetryfoundation.org/poets/mahmoud-darwish

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