“SOSPESI”- DA LESBO A LONDRA – Adriana Ferrarini

arabella dorman- suspended , installazione in st james’s church, piccadilly

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Lungo la spiaggia

una scena di resti si prepara

resti d’alghe e scritture essenziali
provengono dal relitto
appena visibile una sagoma
nuota sbracciandosi a fatica
per raggiungere la riva
resto lei fra resti di legno
brucia la memoria
per tenersi in vita
e l’ultima onda la grazia
da quella gabbia d’acqua e sulla sabbia asciuga

(…)

 Fernanda Ferraresso-  MAREMARMO, Lietocolle, 2014

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Nei mesi di dicembre e gennaio, chi a Londra, dalle parti di Soho, metteva piede nella Chiesa episcopale di Saint James Piccadilly, restava catturato da uno strano lampadario. Una palla sospesa di stracci colorati, fili bianchi a legare cenci che, avvicinandosi, si rivelavano indumenti: magliette, pigiamini, camicie, completi da uomo, vestiti da donna. A quadretti, a fiori, a righe, colori slavati, azzurrini e rosa spenti, giallini salmastri, blu appannati, bianchi grigiastri. Vestiti con le maniche tese come in croce, pantaloni con una gamba in avanti l’altra indietro tesa in un passo frenato, pagliaccetti da neonati sospesi come cherubini in volo con le gambette protese indietro, la schiena curva, le braccia simili ad ali. Fantasmi multicolor, spettri di voli interrotti in un’istantanea a cui un globo luminoso all’interno regalava sprazzi di luce.

Appesi come un lampadario, quei settecento indumenti, in atto di cadere sul fedele in preghiera o sul semplice visitatore, venivano da lontano, venivano dalle acque “nere come il vino” dell’Egeo (per dirla con Omero). Venivano da un lungo viaggio di morte e raccontavano storie di fame e di guerra.
Li aveva raccolti lungo le spiagge di Lesbo un’artista inglese Arabella Dorman, aiutata da volontari della Asterias-Starfish Foundation, associazione greca non profit nata per aiutare i migranti. Lesbo, l’isola resa famosa da Saffo, che un tempo evocava immagini di bellezza e poesia, e invece ora rimanda a folle di profughi e di migranti e ai campi di detenzione in cui migliaia di disperati attendono attendono…
Quando nel 2014 Arabella Dorman andò sull’isola, le sue spiagge erano disseminate degli indumenti di non ce l’aveva fatta, quelli che il mare aveva ingoiato, ributtandone a riva i vestiti. “Ne raccolsi alcuni e rimasi straziata dalla presenza nascosta di chi li aveva indossati. Così ho riflettuto sul potere dei vestiti di raccontare una storia e rivelare ciò che facilmente si tende a dimenticare” ha detto l’artista alla Thomson Reuters Foundation. “Per questo ho deciso di convertirli in un’opera d’arte che sensibilizzasse sulla condizione dei migranti”.
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arabella dorman- installazione e dettaglio

arabella dorman – allestimento dell’installazione

 


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Suspended” si chiama l’opera, perché “sospesa” è la condizione di rifugiati e richiedenti asilo, in attesa di conoscere il loro destino: se la loro domanda verrà accolta o respinta, se dovranno nascondersi, fuggire per evitare l’arresto, o se al contrario sarà loro concesso sognare una vita “normale”: una casa, un lavoro, piccole felicità quotidiane.
Gli indumenti di chi si è perso in mare sono appesi in forma di sfera, per rappresentare la terra, e la luce che brilla attraverso loro rappresenta la speranza, “che è dentro di noi come esseri umani” ha spiegato l’artista. Quando la luce è spenta, il buio e la tragedia umana prendono il sopravvento.
Il lampadario è stato appeso in Saint James Piccadilly fino all’8 febbraio, grazie al coraggio e alla determinazione del reverendo Lucy Winkett, che ha voluto l’istallazione proprio nel periodo natalizio. “Natale è la storia di un bambino nato nella minaccia, è la storia di un viaggio pericoloso, in fuga da persecuzioni e violenza. Così quando vedi i vestiti da neonato appesi, il rimando al Vangelo è immediato”(le parole del reverendo sono riprese da un articolo del Guardian).L’artista spera che la sua opera possa essere poi istallata nella cattedrale di Canterbury. E noi con lei. “Chi fa arte si pone di nuovo il problema della sua responsabilità rispetto agli eventi che cambiano il mondo”, ha affermato Massimiliano Gioni, in occasione della mostra La Terra Inquieta da lui allestita alla Triennale di Milano (28 aprile- 20 agosto 2017). E allora le chiese, – ancora più delle gallerie e dei musei –  potrebbero tornare a essere il luogo privilegiato in cui gli artisti d’oggi, svelandoci con le loro opere e/o istallazioni i fili che legano la contemporaneità al passato, la storia sacra alle nostre piccole storie quotidiane, ci inducono a interrogarci e a prendere posizione sui problemi più brucianti del presente, alla luce della nostra umanità più profonda.

Adriana Ferrarini

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Riferimenti in rete:

https://www.theguardian.com/world/2017/dec/13/artist-arabella-dorman-refugees-clothing-london-church-highlight-crisis

https://www.youtube.com/watch?v=GX8E16U7U_Y

http://cdn.prod.londonlive.co.uk/news/2017-12-18/refugees-clothes-suspended-in-st-james-s-church

 

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