ISOLINA- Elianda Cazzorla: Amore che vai, amore che vieni. 7° episodio

elianda cazzorla – sorelle cherso 2016

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– Prof. Prof. Non l’ha sentita? –
Una voce si alza dal fondo dell’aula superando tutti i corpi che sono già in piedi, mentre Isolina, presa dalla sua magnifica fiaba, sorride come la Gioconda, che non vuol darla troppo a vedere la sua soddisfazione. E intanto le mani le sorreggono il viso. Immobile. Non sa proprio come le nascono certe immagini. È persa e sospesa nell’eco delle sue stesse parole. Lì sulla cattedra, con i polsi appoggiati e gli occhi fissi, mentre tutto l’intorno è in movimento: banchi, sedie, finestre, alunne e alunni.
– Prof. è suonata la campana! Dobbiamo andare.
E a quelle parole, Isolina esce dall’incanto.
– Oh! Mamma mia. I genitori. Sono in ritardo. Ho i colloqui. Sono le dieci.
Recupera i libri, li infila alla rinfusa in cartella, la penna nell’astuccio. Prende la borsa e vede il cellulare illuminarsi. Un altro messaggio. Rodolfo. E come faccio! Non posso leggere, né tanto meno risponderti. Rodolfo. Aspetta. Sai che voglia ho di sapere quel che ti passa nel cuore. Adesso devo far mente locale. I genitori. Ognuno ha un cruccio diverso dall’altro, ognuno ha lo stesso unico desiderio: che il figlio sia promosso. E speriamo che non ci siano solo quelli con problemi. I più difficili. Ti prego, Altissimo, almeno uno tra i bravi.
Sulla panca, davanti alla sala colloqui, l’attendono in quattro. Una mamma ha tra le dita una foglia. L’ha strappata alla pianta in corridoio, nell’attesa nervosa o l’ha raccolta da terra? Quella povera benjamina l’hanno messa in corrente e lei non fa che perdere foglie. Bisognerebbe spostarla e darle un fertilizzante. È così rachitica. Chi si dovrebbe prendere cura delle piante in un edificio scolastico? Che domande fuori luogo. Isolina saluta i genitori e pensa: tutti miei. E mormora: coraggio! Dolcezza e Fermezza, come con i loro figli.

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elianda cazzorla – sorelle cherso 2016

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– Prego a chi tocca?
E in quell’attimo sa di essere medico e confessore e poliziotto. Che altro è un insegnante. Certo anche donna innamorata. Adesso non è il momento per languidi pensieri nocivi. Rodolfo è nella sua aula che fa lezione. E dopo saprà.
– Buongiorno, professoressa. Siamo i genitori di Barbara.
E si sistemano sulle sedie davanti al tavolo: una donna, occhi grandi e vivi e un uomo, un po’ pelato. Sui quarant’anni. Abiti curati. Entrambi: visi sorridenti.
– Sono molto contenta. Ho appena letto in classe l’elaborato di sua figlia: Il Desiderio. È una ragazza che studia, interessata e scrive bene! Nonostante il trauma subito da piccola. È proprio brava.
– Sì ce l’ha detto? Siamo molto felici.
– E come fate a saperlo? È avvenuto dieci minuti fa.
– Con un messaggio: Ho preso otto. La prof. me lo pubblica! Lo legga pure. – E le mostra le parole sullo smart-phone.
– Ah! Questo ha fatto Barbara.
E in quell’attimo Isolina vorrebbe abbaiare, come un cane lupo, perché il cellulare in classe non lo si deve usare e le regole vanno osservate, anche dai bravi. Non digrigna i denti, sospira e riprende fiato, lasciando cadere la rabbia, lì per terra davanti ai suoi occhi, come un tappeto di pelo di animale scuoiato e steso ad asciugare. Tira un
sospiro e afferma:
– La crescita serena di Barbara nonostante la prematura morte del papà, è tutto merito della mamma. Complimenti signora! Non sarà stato facile.
– Sì, noi siamo contenti. Lei è la nostra gioia. – Interviene l’uomo pelato.
Sarà il padre. Si dice Isolina perplessa. E come può essere?

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– Allora quello che ha scritto Barbara nel racconto è tutto inventato… E io che ci ho creduto e mi sono anche commossa: Tra i tanti desideri che ho, c’è n’è uno che coltivo dall’infanzia e costantemente accompagna le mie giornate: quello di poter conoscere mio padre, un papà che non ho mai incontrato. Invece il papà è qui, vivo e vegeto. Il desiderio, Barbara l’ha inventato per il compito?
– Ma no, cosa ha capito? Suo papà è morto davvero, mentre tentava di salvare un amico.
– E sono morti entrambi?
– No. È morto solo mio marito, l’altro si è salvato.
Interviene il signore pelato con uno sguardo sereno e dice:
– Uno salvo e l’altro risucchiato dal fiume.
Dentro di sé, Isolina inizia a costruire intrecci. Vuoi vedere che questo signore pelato è l’amico salvato! E non può trattenere la domanda:
– Mi scusi signore, ma lei lo conosceva?
– Noi, ci conoscevamo da prima.
Isolina continua a non capire. La realtà è sempre più ingarbugliata di qualsiasi altro testo letterario e lei ha perso dei fili. Forse il tempo. Ecco le manca quell’informazione. Quanto prima? Intanto, la madre di Barbara, che legge sul viso della prof. tanta perplessità, interviene per sciogliere i dubbi.
– Vede, prof. lui si chiama Aldo ed è il papà della sorella di Barbara.
Strabuzza gli occhi Isolina e mentalmente ripete: il papà della sorella di Barbara. Non riesce a risolvere l’enigma. Certo è solo la terza ora, ma certi intrighi famigliari che tra l’altro danno frutti così perfetti, come Barbara, sono fuori da ogni logica cartesiana. Chi è quell’uomo che accompagna la madre di Barbara, la ragazza che non ha mai visto suo padre, morto prima che lei nascesse? E perché la madre usa il noi, con tanta facilità: noi siamo contenti, noi l’abbiamo cresciuta?
– No. Scusatemi ma continuo a non capire.
– Ci siamo noi. Le spieghiamo. Quando aveva cinque anni, Barbara andava spesso con sua sorella a casa del papà. C’erano tra di loro sei anni di differenza, ma la piccola aveva un sorriso che illuminava tutto e dava a tutti la serenità.
– E lei che vi ha fatto sposare? Ditemi se sbaglio: voi siete marito e moglie e vi siete sposati dopo la disgrazia. Il signore Aldo aveva già una figlia, perché dite che è sua sorella.
– Sì. Perché è sua sorella. La mamma è la stessa e sono io. Due papà diversi con la stessa mamma, per due figlie diverse che tra loro sono sorelle. – E nuovamente sorride la signora davanti allo sguardo interrogativo di Isolina.
– Quindi voi due eravate assieme prima della morte del padre e dopo il primo divorzio, c’è stato un secondo matrimonio, dopo il funerale, vi siete risposati.
– Sì non è stato così veloce, dopo tanti ripensamenti, cinque anni ci sono voluti, mi sono rimessa con il mio ex marito, perché Barbara andando con la sorella dal papà si è affezionata al papà della sorella, che era mio marito prima.
– Sì, sì. Ora ho capito signora. Barbara e giulia sono sorellastre. Certo non è una situazione immediatamente decifrabile. E non posso che farvi ancora i complimenti: la ragazzina è proprio brava! E serena. E mentre i due genitori si alzano e se ne vanno ancora sorridenti, Isolina resta in silenzio. È senza parole, perché ci sono casi in cui l’amore riesce a girare in circolo, crea mulinelli, li disfa e li ricompone e tutti vissero felici e contenti e lei? Sarebbe riuscita con Rodolfo ad avere un vento amico. Lui è sposato e ha due figlie, non ama più sua moglie e… Non c’è tempo da perdere. Si alza, s’affaccia alla soglia della sala colloqui e rivolta ai genitori della panchina dice:
– Prego a chi tocca?
Proprio in quell’attimo, passa Rodolfo, ha gli occhi che brillano o almeno così li vede Isolina. Eccolo il suo amore proibito che le fa battere il cuore con un bicchiere di plastica in mano, pronto a sorseggiare il caffè, mentre la guarda. E cammina, ha il passo leggero sulle Nike verde fosforescente. La oltrepassa, poi si gira, le sorride e con il capo le dice:
– A dopo.
E Isolina che segue il guizzo del cuore, arrossisce e acconsente.

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elianda cazzorla – sorelle cherso 2016

 

2 Comments

  1. Mi piace, mi piace, soprattutto nella prima parte dove Isolina rumina e sogna e corre, tutto in una. Bello. E le due bambine di Cherso sono un contrappunto perfetto.

  2. Grazie Adriana. Nei colloqui c’é sempre una realtà che capovolge i pensieri che ognuno di noi crede che sisno veritá assoluta. E poi tutto si capovole.

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