TRASMISSIONI DAL FARO- Anna Maria Farabbi: Rossana Roberti e “Anna Bolena”

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Secondo me avrebbe dovuto uscire nella collanina bianca di Einaudi, là dove ancora ci si aspetta, nell’inconscio collettivo italiano, il massimo segno poetico, la nostra frontiera d’eccellenza. Quella frontiera in grado di esporci alle radiazioni della traduzione internazionale. La piccola e media editoria compensa mancanze e offre eroicamente, qua e là,  intensità e eccellenze, quando lavora con rigore e coraggio, proponendo opere dentro cui sostare e imparare.

Rossopietra per esempio, qui con Anna Bolena. Malgrado questa piccola casa editrice di Modena soffra di una non adeguata distribuzione e visibilità, consegna la responsabilità di tanta qualità dell’opera che pubblica a chi ha occhi per leggere e orecchie per intendere, passa il testimone, accende il falò, lampade da viaggio, per allertare i cercatori di pane (più prezioso dell’oro) con quest’opera.

Lo ha fatto anche Milena Nicolini dentro il suo canocchiale, qui tra le carte.  

Conobbi Rossana Roberti molti anni fa, quando ancora si sentiva l’esigenza di piantare una biblioteca di Pari Oppurtunità  dentro la comunità: piantare semi per primavere irruenti che scardinassero gelatine di poteri maschilisti, fondare telai per fili di maestre, accendere ricerche, documentazioni, riflessioni su un sistema socio culturale autodistruttivo a cui disubbidire e rigenerare. Quel femminismo che ora ustiona e fa ritrarre soltanto pronunciandolo, solo sfiorando con la sua nominazione le labbra.

Da allora sono passati si o no più di venti anni. La scrittura narrativa e poetica italiana di noi donne qui in Italia, raramente sgorga sangue indelebile. Si è fatta bravissima ma assimilata, raffinata al punto da creare trame e respiri in filigrane invisibili di eleganza intellettuale evanescente.

Rossana Roberti spacca con l’ascia il sonno, agendo con una lama sottilissima, lucente, pulita, senza sbavature volgari, recuperando l’ironia, l’autoironia, il quotidiano domestico dentro cui improvvisamente sforbicia il lampo. Chiama Wislawa Szymborska.  Chiama la leggerezza calviniana. Chiama le maestre, le sapienze femminili eretiche, le spezie  e il caldaio al fuoco. Attraversa in diagonale filosofia, storia delle donne, politica, matematica nelle sue quattro operazioni elementali e vitali. Abbassa il baricentro della quota stilistica, ponendolo raso terra, da lì schizza con precisione e levità, con fioretto mortale affonda nella pancia grassa e maschia della cultura occidentale. Originale, severa, essenziale, carica delle sue età.

Il canto tiene sempre quota,  con una freschezza godibile e nutriente.             

Si annuncia dal titolo. Sceglie una donna di cinquecento anni fa, regina, tradita, arrestata, rinchiusa nella torre di Londra, decapitata con l’accusa di adulterio e  incesto. Assassinata dall’ignoranza, dall’arroganza, dalla lussuria ottusa del potere.

Anna Bolena ancora oggi è viva e reclama difesa, diritti, giustizia, cultura.

Anna Maria Farabbi

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Risultati immagini per la torre di londra e anna bolena

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Divinità   

E buttami  sull’ara,
aprimi in croce con un coltellaccio,
condiscimi con olio sale e peperoncino:
si farà
una bella cena
la divinità.

  da Anna Bolena, di Rossana Roberti

 

 

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Rossana Roberti, Anna Bolena – Rossopietra 2017

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