ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: Ontologia della Maddalena

leonardo- l’ultima cena (ex-refettorio convento santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano)

giotto- l’ultima cena (cappella degli scrovegni, padova)

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Ontologia della Maddalena, ovvero discorsi sull’essere…Maddalena, in un dialogo a due voci tra due persone di sesso maschile…Oppure c’è dell’altro, mi sono chiesta?
Hanno sempre parlato gli uomini, relativamente alle cose dell’essere, e in questi loro discorsi entravano anche le donne. Eppure cosa ne sanno, gli uomini, dell’esseredonna? Lo scrivo tutto insieme per non lasciare fessure infiltrabili. La cultura che ancora pratichiamo è densamente costruita con mattoni maschili e, là dove a volte era rimasta qualche fessurazione si è incuneata la voce femminile. Ma. C’è un grosso ma perché raramente ha raggiunto quote così alte o diffusione così capillare quali quelle a cui è stato possibile accedere agli uomini.
Dunque mi domando: come è possibile che siano uomini a discutere sulla Maddalena? A meno che non vogliano depositare dubbi al contrario, ovvero che quella che si credeva una donna fosse stata di fatto un uomo. Andando indietro nel tempo è possibile trovare promiscuità nei sessi? Se è possibile oggi perché non avrebbe potuto sussistere anche ieri, tanti ieri fa?
Questo pensiero nasce quasi spontaneo leggendo la voce dialogante di Augusto Pivanti, in risposta alla prima proposta visione di Assiri. Il primo infatti propone chiaramente una visualizzazione di una Maddalena femmina, nel corpo e nelle azioni. Per Assiri lei possiede un passo leggero e le innate capacità di restare travolta dalla vertigine e dalla disperazione certamente legate all’amore. Pivanti, nel presentarla ricuce  lei all’abisso dell’essere dove il codominio in cui l’essere vive, richiama una visione non solo femminile ma un’altra partecipante l’intero dell’essere, quindi anche il maschile, e i due sono i due tu che si confrontano senza necessità di un altro/a. Per pane per fame si vende indistintamente il corpo, e la prostituzione non è solo quella sessuale, assumendo in sé la figura e la controfigura dell’essere che, poco più avanti assume addirittura, sempre in Pivanti, tanti sessi che sono altrettante manifestazioni dell’essere: ambiguo, enigmatico, misterioso, sempre assolutamente impenetrabile nel suo intimo segreto. Scrive Pivanti

sposta le mani dai miei tanti sessi, comunque
non hai modi sufficienti per i godimenti che mi sono
prefissata all’inizio del tempo degli altri. è che
nemmeno tu sai quali siano le ragioni del mio
stazionare intorno a te dall’inizio del tempo
degli altri, e io non so chi siano gli altri

Mentre Assiri indossa costantemente la mente e i pensieri maschili, Pivanti si getta nella mischia, nella vertigine e lavora , lavora a rovesciare il diritto, in un rovescio d’intenti che mostrano come sempre i comportamenti non hanno nulla a che fare con alcuna legge, sia essa religiosa o laica, ma con l’oscuro dimorante in ciascuno. E l’ironia con cui risponde , presa certo da una tasca maschile, mostra però una capacità tutta femminile di sfoderare il guanto con cui l’altro vorrebbe afferrarti e farti sua proprietà indiscussa. La Maddalena, non si deve scordare, era posseduta da sette demoni. Il sette era il numero della completezza e personalmente leggo questa completezza come la capacità di comprendere in sé ogni aspetto dell’essere, compresa appunto quella parte trattenuta in ombra, e che il demone, in una folle liberatoria esibizione mette in mostra, tenendo insieme bene e male in un solo seme. E’ Maddalena che unica vede Cristo risorto, nemmeno sua madre lo vede, è fuori dal sepolcro e lo piange.Maddalena lo cerca e lo trova, forse in forza di tutto quanto lei conosceva e aveva visto, un po’ come Dante che dall’inferno può risalire in paradiso fino al cospetto della divinità.
Scrive infatti Pivanti

come farò senza l’ardore della tua parola?
chi sottoscriverà il protocollo d’intenti nel quale
mi separo dalle fedi proclamate, dalle nudità
conclamate, dalle ferie progressivamente
conquistate? chi terrà a battesimo il figlio che
non nascerà perché ucciso nell’utero dal
mandatario delle mie sconfitte? salvarmi,
vorresti. invece sei parte della mia uccisione,
ancora non ho capito se parte connivente
oppure no

E’ poi interessante vedere che la scrittura urticante, che non risparmia niente al testo di volta in volta rimbalzato da Assiri, è localizzata nella parte destra, corsiva, mentre quella maschile dell’altro dialogante è a sinistra, diritta in piedi in un Times New Roman, che non lascia presagire che cose…molto più sinistre, di quella voce-eco di un ve(t)ro femminile tagliente e dolorosamente conficcato nella propria carne, perché l’essere, nato da una donna, ne conserva le cellule e geneticamente ne conserva anche le emozioni, la carica emotiva per partecipare ai mali del mondo, visto come casa comune.
C’è la divinità dolorosa e dolente ma anche gioiosa per la nota di una musica che è viola che suona canta l’amore, anche inginocchiata, sul marmo del temp(i)o abbattutosi tanto sull’uomo/donna quanto sul diviso divino loro essere in un unico tempo infinito.

Si legge inseguendo le battute dell’una e dell’altra voce, in un tempo che attimo di un atto unico, è la scena di questa vita così tanto dibattuta e così poco profondamente , da molti, non vissuta.

fernanda ferraresso

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craww

 

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Da Ontologia della Maddalena, Alessandro Assiri e Augusto Pivanti

 

XXXII

Il problema degli schermi è che prima o poi diventano specchi
e il tuo riflesso è tutto quel che ho, anche se adesso
va più piano e hai un’ombra nell’occhio. Maddalena,
ti siedi poi riparti, saltelli la larghezza dell’uomo che vorresti
e poi in primo piano ti appaiono i paesi, annunci
a mezza voce l’apertura della porta da cui esci. Maddalena
mia cara, leggo la formula un po’ spenta del tuo eroismo quotidiano
poi sento quel che dico e con l’indice lo scrivo
insieme al mio maico immaginato per errore
che a volte chiamo padre, ma è soltanto genitore

 

qui si fa la storia delle garze medicate a ricoprire
le ferite incise dalla storia stessa, in una replicazione
dei significati ultimi, emblemi prossimi alla diaspora
delle invocazioni, specchio che sa di speculare
ma anche di speculazione ai danni dei miei
possedimenti, dei territori dove il vassallaggio
è stata la forma di presa in carico dei bisogni
di ogni popolazione di voce assoggettata.
i troppi padri hanno tradito le ragioni
della tua figliolanza extrabiologica, mandando
in frantumi ogni specchio di verità riflessa

 

XXXIII

 

La tua parola senza l’intento di essere precisa, fraintendersi
deve durare giorni non esiste virgola che si risolva in un’ora.
Assorbivo la presenza quando varcavi la soglia e ti spogliavo
l’età apparente dei colori
la tua febbre che è fuoco nel posto sbagliato
come le lettere che ti scrivo senza carta

 

finisci dove finisco io. nessuna morte
ti solleverà dall’obbligo di morire nuovamente,
ogni volta che sarà evocato il tuo nome
nelle messe nere della poesia alla quale siamo
appartenenti. io ti so minimo eppure definitivo
in me. nessuna lancia percuoterà il costato
come la cassa armonica di una viola d’amore
suonata al ginocchio inginocchiato sul marmo,
nel tempio che abbiamo costruito in tre giorni.
nel temp(i)o che si è abbattuto su di noi

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Alessandro Assiri e Augusto Pivanti, Ontologia della Maddalena- LitoColle Editore 2017

 

Augusto Pivanti si occupa – silenziosamente – di poesia.
Come autore, ha scritto una dozzina di sillogi (l’ultima – Ex libris, le posizioni della lettura – uscita per LietoColle con le immagini di Lucy Franco) e, con l’amico Alberto Casiraghy, ha partecipato alla nascita di alcuni Pulcinielefanti.
Come editor, collabora da alcuni anni alle curatele delle edizioni LietoColle, ed è il direttore delle Collane Gialla e Gialla Oro pordenonelegge/LietoColle,  con Alessandro Assiri, Ontologia della Maddalena per la stessa casa editrice.

Alessandro Assiri nato nel 1962 a Bologna dove ritorna dopo aver risieduto per molti anni in Trentino. Prima di La stanza della poche righe (Manni, 2010) ha pubblicato Quaderni dell’impostura, uscito per Lieto Colle nel giugno del  2008. Corredato da fotografie di Massimo Saretta e note critiche di Chiara de Luca e Alberto Mori. Sempre per Lieto Colle la silloge Modulazione dell’empietà segnalato al premio Lorenzo  Montano  XXI Edizione. Con Aletti Editore pubblica nel 2004 Morgana e le nuvole e nel 2006 Il giardino dei pensieri recisi raccolta in prosa poetica con prefazione di Paolo Ruffilli, finalista al  Montano XXII Edizione. Con Chiara De Luca pubblica per Fara Editore sui passi per non rimanere novembre 2008. Co-curatore del progetto “Poeti a Nord-Est” che si occupa di creare sinergie tra artisti prevalentemente del territorio e di portare la parola poetica all’interno delle scuole, con seminari e dibattiti. Fa parte della redazione della neo-nata Kolibris Edizioni e del comitato editoriale di Opera prima, collabora con altre riviste sia cartacee che telematiche. 

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