COME IL VELLUTO. Le trame di GIORGIONE – Adriana Ferrarini

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E’ una trama a doppio ordito quella che la mostra “Le trame di GIORGIONE” svolge a partire dalla famosa pala nel Duomo con la Vergine e il Bambino in trono. A doppio ordito, come il velluto. Come il sontuoso e prezioso velluto amaranto che fa da fondale ai due santi in primo piano, San Francesco e San Nicasio.

Un ordito, quello sottostante, che attraverso la dolce malinconia della pala di Giorgione, lascia trasparire un mondo di guerre feroci e di strepitoso lusso, di accanite lotte per il potere e di raffinata cultura. Nel quadro ai drappi preziosi di seta e broccato fanno da contrappunto un povero saio e un corpo piagato dalle stigmate, alla lucente armatura un quieto e luminoso paesaggio sullo sfondo. Siamo nell’Italia della fine del Quattrocento, all’epoca delle guerre che dilanieranno il territorio della penisola per decenni. In una di queste guerre, “dificile et maledeta” (secondo le parole di Marin Sanudo nei suoi “Diarii”), nell’inverno del 1498, nel territorio aspro e impervio del Casentino 1, perde la vita un giovane di Castelfranco, Matteo Costanzo. Ha combattuto per la Serenissima contro Firenze, forse a fianco del padre, è morto, forse per aver contratto la peste, in quell’inverno terribile. “Formoso di volto, et di singolar persona, condottier nel fior di 23 anni”: così lo descrive F. Sansovino 2. Suo padre, Tuzio, un nobile siciliano che, al seguito di Caterina Cornaro, si è trasferito a Castelfranco, nel Veneziano, da Cipro, non si dà pace e in ricordo del figlio morto commissiona una pala d’altare per la cappella di famiglia 3. Il pittore a cui si affida è cresciuto a ridosso della colta corte rinascimentale della regina di Cipro, ad Asolo, frequentata da intelletti come Bembo e l’editore Aldo Manuzio. Si è poi formato a Venezia, lavorando nella bottega di Giovanni Bellini. E’ un artista giovane dal talento sorprendente e la pala che dipinge, come tutte le opere della sua breve vita, ha il dono della misteriosa semplicità propria della cose nel loro momento di grazia. E’ enigmatica come la vita dell’artista stesso. Enigmatico è infatti l’impianto verticale del trono, “inaccessibile”, su cui siede la Vergine. Enigmatico è l’accostamento dei due santi, uno così noto, con il suo lacero saio e le stigmate, da non aver bisogno di presentazioni e l’altro, un giovane guerriero con la lancia e sul vessillo rosso la croce bianca dei cavalieri di Malta, così anomalo da aver indotto gli studiosi a diverse interpretazioni. Sembra ora accertato si tratti di San Nicasio, santo venerato in Sicilia, terra della famiglia Costanzo.

Su di lui mi voglio soffermare perché ci sono elementi nella sua agiografia che possono gettare qualche luce sull’accostamento dei due santi. Innanzitutto era proprio degli appartenenti all’ordine dei cavalieri di Malta, oltre al voto di “restare in armi” per dedicarsi al conforto degli afflitti, all’assistenza dei pellegrini e degli ammalati e alla difesa dei territori cristiani della Terra Santa, anche il pronunciamento dei tre voti di Povertà, Castità e Obbedienza. Come per il Santo poverello. Di San Nicasio martire la leggenda racconta inoltre che alla notizia della sua morte il re di Sicilia, Guglielmo II, “si stracciò i lussuosi vestiti di seta, indossò un saio e andò in ritiro penitenziale per quattro giorni”. Di nuovo il contrasto tra l’armatura lucente e i tessuti preziosi, da una parte, e la povertà e l’ascesi mistica dall’altra. E’ solo un caso o forse il genitore, che chiese al pittore di raffigurarlo, vedeva nel santo la prefigurazione del figlio, come lui morto giovane e in armi?

Non so, però è suggestivo pensare che nel volto del santo, “il soldato più bello e più triste che la pittura abbia inventato” (A. Paolucci) 4 si possa intravvedere, in filigrana, quello del giovane Matteo Costanzo, conterraneo, e forse – perché no? – coetaneo di Giorgione.

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giorgione – pala di castelfranco

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Se questo, collocato nei primi del 1500, è il primo ordito della mostra, l’altro prende avvio dai tessuti preziosi del dipinto – testimoni sia della ricchezza del committente che del prestigio delle manifatture veneziane dell’epoca – per portarci nel presente. Il sontuoso drappo ricamato, ai piedi e alle spalle della Vergine, e il prezioso velluto amaranto, dietro ai due santi, diventano motivo per esporre nel Museo titolato al Giorgione antichi tessuti e pizzi e ricami che affiancano ritratti dal 1500 al 1700, da cui si coglie l’evoluzione della moda e del gusto. La mostra poi si snoda in un percorso attraverso altri luoghi della piccola città – la Casa del committente, la Torre civica, lo Studiolo, la Casa Barbarella, il Teatro Accademico – dove “raffinate aziende tessili di oggi offrono al visitatore l’opportunità di ammirare l’eredità contemporanea della celebre tradizione di tessitoria del Veneto” (cito dalla brochure di presentazione della mostra).

Una deliziosa scoperta, per chi non è un esperto del settore, è la tessitura Bonotto, nota come la “Fabbrica Lenta”, il cui ideatore, proprio nel momento in cui molte aziende del settore stavano fallendo, inizia ad acquistare le macchine accantonate, perché lente, e avvia così una produzione artigianale di grande successo. Un ribaltamento dei moderni concetti di produzione, “nella quale a ogni telaio corrisponde un solo operaio, che definisco un ‘maestro artigiano'” afferma Giovanni Bonotto. 5

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bonotto- la fabbrica lenta (homepage)

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Un’altra delizia è, all’interno della Casa Costanzo, sfiorare con i polpastrelli il velluto svolto su un tavolo  fratino: un velluto di seta, di cui si possono tessere al massimo 30 cm al giorno, uscito dalla famosa Tessitura Bevilacqua di Venezia che affonda le sue radici nel 1499. Da qui, dagli antichi telai, dove ancora oggi si tesse a mano, sono usciti i velluti, i lampassi, i broccatelli, i damaschi che rivestono pareti e mobilio dei palazzi del potere in tante parti del mondo: dal Quirinale alla Sala Ovale della Casa Bianca, dal Palazzo Reale di Stoccolma al Cremlino alla Casa Reale Saudita, come pure le poltrone e i palchetti dei più grandi teatri. Qui si studiano i motivi decorativi dei tessuti veneziani più antichi, a griccia, a zecchino, bizarre, ecc., e si creano nuovi disegni, combinando tecniche e disegni storici con un tocco di modernità.

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sito web azienda tessitura luigi bevilacqua

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E, concludendo questo excursus veloce della mostra, non posso non citare gli splendidi arazzi tessuti a mano di Renata Bonfanti nel salone di Palazzo Barbarella, al cui casato apparteneva Giorgione – casa signorile che con il suo brolo, la corte, il giardino vale da sola una visita – e i manufatti della Tessoria asolana che nei locali del Teatro esibisce sciarpe e cravatte disegnate dal grande architetto Carlo Scarpa.
Si muove quindi su un doppio binario questa mostra che, se non ha molte opere del grande pittore castellano da esporre – a parte la pala d’altare – ha però il pregio di trattenere lo sguardo su un’opera, costringendo il visitatore frettoloso a leggervi dentro non solo la vicenda umana di una famiglia di potenti espatriati, ma anche quella di un territorio, e la bellezza di un paesaggio di cui la grande mano di un pittore ha saputo fermare nel tempo la struggente malinconia.

Come in un giorno di sagra si aprono tendoni e bancarelle e si allestiscono giochi e parate, così la pala di Giorgione si apre in questi mesi sciorinando storie e tragedie e tessuti e drappeggi e intrighi e simbologie e invitando il turista a sedersi a tavola in una delle sue trattorie gustando piatti antichi della tradizione culinaria di questa terra. (La curatrice della mostra, Danila Dal Pos ha pensato anche a questo aspetto, siglando un accordo con le trattorie della cittadine che offrono stuzzicanti menù a prezzo fisso). Fino al 4 marzo. Poi tornerà a chiudersi nel suo silenzio enigmatico e luminoso nella cappella del Duomo che la ospita. E il volto tondo e infantile del cavaliere a interrogarci muto sul rapporto misterioso che unisce l’arte, la vita e il sacro.

 

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giorgione – particolare san nicasio , pala del giorgione

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Oltre ovviamente al sito della mostra, consiglio di visitare i siti web delle aziende citate, ricche di informazioni su tessuti pregiati, sulla loro storia e sull’intreccio di capacità artigianale, collaborazioni artistiche e sinergie che queste aziende hanno saputo creare. Aggiungo due indirizzi web dal sito della ditta, la Light Group che ha curato l’illuminotecnica della mostra in cui si possono vedere belle immagini della mostra e una presentazione della mostra stessa ad opera della sua curatrice, l’architetto Danila Dal Pos.

 

Adriana Ferrarini

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Note al testo

1 Su questo punto consiglio la lettura del  saggio di F. Cortesi Bosco, Matteo Costanzo nella guerra del casentino, in Giorgione, Castelfranco, 12 dicembre 2009- 11 aprile aprile 2010, es. Skira, 2009
2 Sansovino, Della origine e de’ fatti delle Famiglie illustri d’Italia, Venezia 1582
3 Sulla datazione precisa della committenza illuminante è il saggio di S. Settis, Artisti e committenti fra Quattro e Cinquecento , Einaudi, Torino 2010
4 Paolucci, Giorgione: la pala di Castelfranco e un temporale d’estate, all’interno del catalogo della mostra, Giorgione, Castelfranco, 12 dicembre 2009- 11 aprile 2010, ed. Skira, 2009
5 Vedi l’intervista su http://www.repubblica.it/economia/2013/10/05/news/bonotto_premio_masi_fabbrica_lenta-67930616/

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RIFERIMENTI IN RETE

https://www.letramedigiorgione.it/

https://www.linealight.com/it-it/blog/le-trame-di-giorgione/23922

https://www.linealight.com/it-it/progetti/casa-di-giorgione/192

https://www.luigi-bevilacqua.com/

http://www.bonotto.biz/

 

 

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