ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: “Accogliere i tempi ascoltando” di Naike Agata La Biunda. Note di lettura.

sherry lee short

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Accogliere e ascoltare, i due verbi su cui si articola  il sentire e la scrittura dell’autrice, un segno che manifesta la presenza e la distanza dalle cose e dalle persone che ci sono vicine. Distanza e presenza, nei confronti di coloro di cui partecipiamo il tempo conclusivo della vita, la lenta consumazione del corpo fisico e di quello della memoria. Assenza che però si fa presenza negli oggetti e nelle stanze dell’incontro con chi ora è distante, o è scomparso. Si mostra l’assurdo gioco delle ombre e di un rimpiattino in cui vita e morte giocano con noi tutti e chi guarda, come in questo caso l’autrice, sente che le stanze sono l’abito dismesso ma intriso di memoria anche se tutto si è disgregato dissolvendosi in un tempo senza tempo ma non senza segno. Il visibile consumarsi dei corpi e dei giorni, mette a nudo anche una certezza, quella di un eden incorrotto, che non verrà dissacrato dagli addii  e le separazioni, a cui tutti siamo soggetti, noi tutti la medesima sostanza fragile e corpo che la vita usa per ri-generarsi, siamo eguagliabili alla parola, la parola che l’autrice scrive per resistere e definire la presenza. C’è, si sente all’interno dei versi come fossero ambiti di stanze familiari, una rete di affetti e di tensioni che ci organizza o si organizza in noi come uno spazio,una geografia carsica che si fa luogo dei riferimenti contrapposti alla frenesia e all’imbecillità di una società caduca e cieca, priva di un linguaggio in cui porre in salvo memoria, senso e sentimento, per metterci in relazione tra noi, per dirci chi siamo e dove è davvero casa, cosa sia davvero nostra comunione.

Fernanda Ferraresso

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sherry lee short

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Da Accogliere i tempi ascoltando di Naike Agata La Biunda .

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La nascita

Giunta alla torre di avvistamento
non vidi che il cadavere di me.
Avevo perso nel tunnel tutto
il corpo, tutte
le mani, le gambe, il petto
il sesso.                   Dopo si diventa carne
alfabetica e indolore. Una casa svuotata
nessun bene innato, nessun
male. Si è pronti ad accogliere
i tempi ascoltando
le forme universali, per scriverne
a testimonianza della vita, oltre la vita.

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Dicono che la convalescenza dura un mese
trenta giorni col busto rigido

e sarai fragile come vetro
e non lo sei mai stato.

L’automobile sarà la tua eredità!…

come se mi importasse delle cose che possiedi
se tu non ci fossi

…e la triste liquidazione
divisa per quattro.

Mio padre, mio Orlando innamorato
saprai adesso che la giovinezza
non è corporea ma spirituale
che non c’è male fisico che possa
piegarti al buio della solitudine
perché insieme
sulle rive degli anni
abbiamo intrecciato le vite
sempre più marine
e celesti.

Non reciterai preghiere neppure stamattina.

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sherry lee short

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Racchiusa nel bocciolo della vecchia vestaglia
scompari fra le pieghe del divano
e nessuno ti vede, nessuno si accorge
del tuo peso assente.

Riappari, epifania, solo prima della doccia
quando nuda fino all’ultima vergogna
mostri l’esile stelo che sei.

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manca qualcosa in tutto questo pieno
qualcosa che sappia
di miele di castagno

non bastano più le ore
dedicate ai talenti
e ai progetti per far bene la vita

non sono bastate mai

neppure ai presunti fortunati
che tanto s’affannano per mostrarsi
in soddisfazione mondana

manca qualcosa che faccia l’orlo
alle nostre tele pallide

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sherry lee short

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Quando si ripiega su se stesso
il sangue, e sale
nelle vene come una cascata
inversa, e infuoca tutte le cellule
– i nuclei, gli infinitesimi noi –
abbi cura degli occhi:

Sugnu iu, nun mi viri?
Chidda ca mancia l’ossa co sali
ppi m’pocu di to vrazza
ca m’abbrazzunu. Sugnu iu!
Chidda ca nun lassa finiri i junnati
– No, nun è chissa l’ura ppi moriri! –
su prima tu nun si felici.

Quando si ripiega su se stesso
il sangue, non servono specchi
ma trasparenze.

[Sono io, non mi vedi? / Quella che mangia le ossa col sale / per un poco di tue braccia /che mi abbracciano. Sono io! / Quella che non lascia finire le giornate/ – No, non è questa l’ora di morire! -/se prima tu non sei felice.]

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La galassia sulla coscia
è un grumo di sangue passato
se solo tu vedessi, potessi vedere
quante stelle si sono riversate dentro…

Al planetario – ricordi?
si diceva che il tempo è quella distanza
e se siamo troppo vicini adesso
non è perché ti vedo né il tocco quasi raro
ma perché qualcosa sempre
attraversa
sempre e quando può si poggia
su questa coscia universale
che puoi baciare, ti dico
non mi appartiene.
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sherry lee short

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Che tu sia mansueto, mio eterno palpitare
più di adesso, domani.
Lo ammetto al cospetto dell’asterismo estivo:
in me ancora tanto da sfamare.
Ma tu, palpitare stanco
continua il canone inverso
del più intimo inizio
quando due volte la palla superò
la soglia
della porta e io le cosce stremate di mia madre.

Ammettilo
nessuno ci viene a chiudere gli occhi la notte
eppure, nella silenziosità degli insonni
si ostina a rimbombare il muscolo
e da quella finestra sul tetto
su cui ogni tanto camminano i gatti
non manca di entrare la luce:

Macari oggi po dormiri, pupa.
Lu jornu ti voli frisca e senza piccatu!
Biniritti li to peni, biniritta gioia antica.
Dormi dormi, cacciatura!
 
[Anche oggi puoi dormire, piccina./ Il mattino ti vuole fresca e senza peccato!/Benedette le tue pene, benedetta gioia antica./ Dormi dormi, cacciatrice!]

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Sembra non terminare mai il gesto meditato
con cui ruoti il tappo ancora chiuso
della bottiglia dell’olio.

Sembra che questo abbia deciso
di imprimersi così
nel tempo, con gli anni luce
dei corpi celesti.

E allora tu gira, con tutta la forza sincrona
del polso, e dell’avambraccio, e della spalla
fino alla trama muscolare del cuore.

Capovolgi le aspettative
alle chiusure ermetiche.

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NOTE SULL’AUTRICE

Naike Agata La Biunda è nata a Catania nel 1990 e vive a Milano. Si laurea in lingue all’Università di Catania nel 2014 e nello stesso anno fonda il Centro di Poesia Contemporanea di Catania, di cui è direttrice fino al gennaio del 2016.

Alcune sue poesie sono state pubblicate in riviste online, fra cui L’EstroVerso e Atelier. Vincitrice del Premio Onor D’Agobbio nel 2014, del Premio 13 nel 2015 e finalista al Premio Lerici Pea 2015. Ha partecipato a numerose letture, eventi e festival, fra cui ParcoPoesia (Rimini, 2014, 2016), il Festival della Bellezza (Noto, 2015), VersoLibero (Fondi, 2015), le Feste Archimedee (Siracusa, 2016).

Ha tradotto e curato l’antologia di poesie della poetessa spagnola Raquel Lanseros, Fino a che saremo Itaca (CartaCanta, 2016). Accogliere i tempi ascoltando è la sua prima raccolta poetica (LietoColle-Pordenonelegge, 2017).

 

Naike Agata La Biunda, Accogliere i tempi ascoltando- LietoColle-Pordenonelegge 2017

 

 

1 Comment

  1. C’è in questa poesia una qualità antica, epica direi, una coralità che si sente montare di verso in verso, di parola in parola. Così gesti, quotidiani, come l’apertura del tappo chiuso “della bottiglia dell’olio”, il ruotare del polso diventano forze potenti attraverso cui si può intercettare il dramma, il senso, la domanda profonda che percorre le nostre vite. Bello!

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