STORIE DI PIETRA E DI SETA- Adriana Ferrarini

astar -agenzia per la scienza, lo sviluppo e la ricerca- singapore-bozzoli ottenuti da bachi da seta colorati

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L’estremo della leggerezza e l’estremo della pesantezza: che strane coincidenze ha la storia!Così, mentre in Egitto il faraone Snefru, padre di Cheope, veniva avvolto in un bozzolo di fasce di lino, in Cina Lei-Tsu, la moglie bambina dell’Imperatore Giallo, delicatamente svolgeva il bozzolo di un bombice. Intorno a lei tutto uno sfarfallare di ali azzurre e rosse e venate di bianco e turchesi.
Per giorni Lei-Tsu ha osservato quel bruco piccolo come una lenticchia d’acqua, sottile come un capello, crescere crescere fino a diventare lungo come la sua mano, grosso come il pollice di un soldato.
La affascina vedere come una cosa si trasforma in un’altra. Come tutte le foglie del gelso siano scomparse nella molle e disgustosa e vorace carne del bruco. Come a sua volta il bruco molliccio sia scomparso all’interno di questa pallina bianca, compatta e leggera che da sé si è fabbricato avvolgendosi nel filo che gli usciva dalla bocca.
E se le parole che gli umani fanno uscire dalle loro labbra fossero un filo invisibile entro cui le loro vite si avvolgono? Quante parole dovrà pronunciare, o anche solo pensare, prima di potersi liberare e diventare farfalla? Lei-Tsu si lascia cullare dall’immagine del bozzolo di parole, mentre sopra di lei l’albero dei fazzoletti lascia pendere mollemente le bianche brattee. Ad un soffio di vento alcune lasciano il ramo e in una lenta danza arrivano a terra. Presto cadranno tutte quelle foglie simili a fiori e il prato ai suoi piedi diventerà bianco come sotto la neve. Il mondo sarà capovolto. Il bianco di sotto il verde di sopra.
Sul tavolino, nella tazza di porcellana bianca dipinta di blu, il tè fuma in volute aeree. Una dama con un ombrellino lo protegge affinché nessuna foglia o insetto vi cada dentro.
La prende improvviso un pensiero sorpreso: e se, tuffato nell’acqua bollente, come un fiore di tè, così anche il bozzolo si aprisse mostrando, anziché un fiore, una farfalla?
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getty im.- falena del baco da seta

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Come il Cinabro Interiore nella donna, così anche quel bozzolo racchiude una nuova creatura. La farfalla è figlia e madre di se stessa. E come prima del parto si rompono le acque del Campo di Cinabro, così anche la faticosa fuoriuscita della farfalla dal suo bozzolo è accompagnata dall’espulsione di minuscole gocce d’acqua.
Oh, quanto vorrebbe essere come una farfalla! Per questo Lei-Tsu vuole vestiti dai tessuti più fini, dai colori più vivi. Adora che il vento li sollevi, che si infili tra la stoffa e la sua pelle bianca e delicata. Sogna una stoffa così leggera da essere senza peso. Avesse una veste così, riuscirebbe a volare sui tetti, sulla cima di un cipresso, a posarsi sulla vetta del monte Tai. Saprebbe sfuggire alla morte. E’ giovane Lei-Tsu, poco più di una bambina, ma nella sua breve vita ha visto già troppe persone andarsene per non essere terrorizzata dall’odiosa morte di cui parlano invano i poeti. E’ troppo bella e imperiosa per accettare di sottomettersi alla legge impietosa che falcia gli umani.
Ma nessuno dei tessuti, nessuno dei filati sottili che i suoi tessitori lavorano giorno e notte per lei riesce a soddisfarla. Tutti ricadono o troppo pesanti oppure flosci, le pesano sulle spalle sottili o le impacciano i movimenti.
Oh, quanti inutili tessitori sventolano appesi fuori dalle mura della città! Ciarlatani, imbroglioni, visionari mercanti di paesi lontani, ma anche abili e disgraziati artigiani.
Sul tavolino nella tazza di porcellana bianca dipinta di blu il tè fuma in volute aeree. E intorno farfalle dalle ali nere di velluto, verde smeraldo, giallo violento, Macaoni zebrati, incredibili mimetiche Kallima e Vanesse ocellate.
Lei-Tsu lascia cadere il bozzolo dorato nell’acqua della tazza. Il liquido caldo lo accoglie e si richiude e… e… niente accade. Niente. La potente bambina guarda delusa la superficie bruna e trasparente tornare immobile.
E tuttavia c’è qualcosa… sì, qualcosa si stacca dal bozzolo…
Con l’aiuto delle bacchette di giada lo estrae, lo afferra con le piccole dita, lo solleva più in alto degli occhi e lo osserva con attenzione.
Il cielo è di un azzurro di smalto, la luce un pulviscolo d’oro, i contorni delle montagne, il profilo delle foglie del gelso netto come fossero tracciati con un temperino finissimo.
In controluce vede il filo che si solleva dal bozzolo. Lo prende tra due dita e inizia a svolgerlo. E’ un filo lucente come il diamante, forte come i suoi capelli e lungo lungo lunghissimo … Lei-Tsu si alza in piedi e seguita dallo sciame di farfalle e da quello delle sue dame, percorre tutto il perimetro del suo giardino, sempre svolgendo il bozzolo: un quadrato che misura poco meno di mezzo li per lato, 230 metri noi diremmo, mezzo ettaro di paradiso, qualcosa come cinque campi da calcio tutti popolati di alberi dai fiori bianchi: gelsomini, alberi dei fazzoletti e gelsi. Soprattutto gelsi.
(Un uguale identico quadrato, guarda caso – 440 cubiti reali, circa 230 metri per lato – tracciava allora nel deserto di un paese lontano – oh, quanto lontano! – un uomo potente come l’Imperatore Giallo, il Faraone Cheope, figlio di Snefru. Anche lui, come Lei-Tsu, ossessionato dalla morte).
Ritornata al centro del suo giardino, Lei-Tsu ha ora davanti a sé tutti i tessitori dell’Impero, i pochi ancora in vita.
Con il filo che racchiude il giardino vuole che le tessano un mantello dello stesso colore della farfalla sulla sua mano.
Quando – dopo molti giorni – i tessitori tornano al suo cospetto, hanno un pacchetto così piccolo che non può contenere più di un minuscolo fazzoletto da naso.
Lei-Tsu, indignata, al centro del giardino fa un cenno alle guardie. Oh, quel cenno, così grazioso e spietato!
L’artigiano tremando lascia cadere a terra il pacchetto. Intorno tutto uno sfarfallare di ali azzurre e rosse, e venate di bianco e turchesi.
Il pacchetto cadendo si apre. Ne viene fuori un tessuto leggero come l’aria, lucente come l’argento, fluido come il respiro.
– Quanti bozzoli avete usato per tessere questa stoffa? – chiede l’Imperatrice bambina ai tessitori.
– 13.000 bozzoli, sua Celeste Maestà – rispondono quelli chinando il capo tanto che la loro fronte tocca la punta delle babbucce.
– E le farfalle?
Un tessitore le indica la veste con le mani eloquenti.
Il viso color della luna di Lei-Tsu si illumina in un sorriso. Oh quel sorriso così grazioso e spietato!
E’ forse lo stesso sorriso che ha illuminato Cheope vedendo luccicare sotto il sole la sua piramide, settemila tonnellate di pietra, un quadrato di 440 cubiti per lato, il sangue e il sudore di migliaia di schiavi a suggellare i blocchi di marmo?
Aprendo le braccia e lasciando che il vento sollevi quel tessuto impalpabile, Lei-Tsu chiude gli occhi. Chissà se in sogno intuisce la Via che quel filo sta tracciando tra paesi lontani e lingue diverse e i traffici e i mercanti e i fiumi d’argento e di sangue che attraverseranno i continenti per afferrare un lembo di quel tessuto. Di certo vede dietro di lei 13000 farfalle volare. Col battito delle loro ali vincerà la morte. Anche quando nel suo corpo lo yin e lo yang si saranno separati per sempre, avvolta in un telo di seta, riuscirà a sfuggirle.
(Il corpo avvolto in un bozzolo di lino, chiuso dentro tre sarcofaghi, sepolto sotto sette milioni di tonnellate di calcare e granito, anche Cheope il Grande pensa di essere riuscito a sfuggirle).

Adriana Ferrarini

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dame di corte che avvolgono un tessuto di seta appena tessuto, da un dipinto attribuito all’imperatore huizong, XI-XII s. D. C

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