LE ISTRUZIONI AL DISCEPOLO di BATTISTA DA VARANO- Presentazione di Angela Chermaddi

camilla battista da varano

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Propongo la scoperta della biografia spirituale di una clarissa e scrittrice mistica, ma soprattutto di una donna che osa, alle soglie del 1500, porgere i suoi insegnamenti, ricordi e consigli, a un discepolo sacerdote. E forse per questa “lesa maestà” di genere ( o per diffondere un insegnamento contro la volontà dell’autrice), l’opera fu ben presto modificata al maschile e presentata come opera del suo confessore.
Ora Camilla Battista Da Varano, come cometa dalla lunga scia luminosa, torna sul nostro cielo grazie a Massimo Reschiglian, che ha curato con analisi appassionata un’edizione critica dell’opera Le istruzioni al discepolo in cui, donandoci un caldo commento teologico e antropologico, spirituale esperienziale e didattico, condivide frutti di ricerche che ricostruiscono la tradizione testuale e restituiscono tutta la sua forza a un testo tra i più originali della mistica femminile.
Dalle sue fatiche e intuizioni risulta nitida, nella particolare e propria tenerezza e tenacia, la figura di Battista Varano figlia del signore di Camerino, nata nel 1458, suora dell’ordine di Santa Chiara.
Dotata di buona formazione letteraria, di intelligenza viva indipendente, piglio volitivo e spiritualità accesa, irrompe nella letteratura mistica con una carica di novità. E’ il sorgere di un nuovo umanesimo cristiano senza più la durezza esigente del medioevo, ma vicino alla spiritualità cinquecentesca. Suor Battista ci porge un Dio che si fa carne nella nostra umanità. Si rivolge in modo confidenziale e in forma epistolare a un ignoto discepolo devoto e religioso, chiamato spesso figliolo dilectissimo o dolcissimo, benedetto, amico mio caro,… come condiscendendo a sue affettuose richieste.
La parola, oggi sempre più svalutata dal chiacchiericcio pseudo culturale vuoto, è in suor Battista appassionata, calda, a volte fremente; vuole stabilire un contatto umano, attrarre, fecondare, guidare nella crescita faticosa, rendere il discepolo coraggioso e forte nella lotta spirituale verso la conformità a Cristo. Emerge così una donna tenera e tenace, sapiente e semplice
Le sue pagine sono pervase da grande calore ( giacché la durezza e l’aridità non sono espressione di autentica ascesi). Sono lezioni spirituali trasparenti e immediate, dal contenuto limpido, genuino, mai banale, che emerge dal percorso vissuto.
E lo scopo formativo si fonde e spesso confonde con quello biografico.
Con la semplicità e concretezza francescana, la suora testimonia e trasmette un mondo denso di forza morale e coerenza spirituale, la fermezza della teologia, il rigore dell’impegno.
L’istruzione procede per esempi quotidiani tratti dalla sua vita, presentata come vissuto spirituale di una innominata reverenda madre, come se fosse altra e diversa da lei. Scrittura in terza persona. Finzione letteraria abbondantemente e minuziosamente svelata da Massimo Reschiglian nel saggio critico che introduce e correda i dieci ricordi della Varano, contro diverse tesi di studiosi che ritengono l’opera scritta dal confessore della santa o da altri.
Il fatto è che, quando si rivelano con slancio d’affetto lotte così intime nel proprio percorso vocazionale, e si conduce per vie tanto segrete, come solo una donna sa fare, nella cella del proprio cuore il lettore, è un impulso, un’impellenza, quasi una carità tutta femminile, velare con l’uso di una maschera lo squarcio aperto sulla propria nudità.
Del resto la stessa aveva usato l’accorgimento di un’identità fittizia (confessando subito dopo tale finzione) nel redigere la sua opera teorica più importante: I dolori mentali di Cristo (1488).
Ancora una volta è stato il tentativo di non riconoscere una donna, non solo dotata di virtù morali e spirituali, ma anche di capacità riflessive, argomentative e comunicative. Cioè il valore di una donna, di una scrittrice, di una suora proclamata santa nel 2010. Tanto più alto considerato il tempo in cui visse e operò. Le istruzioni al discepolo sono datate tra il 1499 e il 1501.
Attraverso un’accurata analisi delle fonti, il Reschiglian è riuscito a riportare alla luce la versione originale delle Istruzioni e a dimostrare in modo definitivo la paternità dell’autrice.
Credo abbia ostacolato il riconoscimento della giusta paternità (meglio maternità?) dell’opera un certo orgoglio maschile riottoso a considerare una donna, una suora ( che normalmente ha bisogno del servizio di un sacerdote) in una inversione di ruoli, maestra autorevole di vita spirituale a un discepolo sacerdote.
Ma, a parte i ritorni lessicali e tematici che emergono nella puntuale analisi del Reschiglian dal confronto con le altre opere della Varano, i verbi, spesso riflessivi, passivi, o qualche espressione che sfugge balenando, confessioni di intimi segreti e particolari stati privatissimi della coscienza mostrano l’emozione e il coinvolgimento in prima persona totale del cuore della mente e della identità di genere nel soggetto scrivente.
Mai astratta o generica, la scrittrice si serve di brevi e pratici insegnamenti (Se al foco non si haggiugne le legne si smorza. …Alla pignatta che bolle non si appressano la mosche….Nell’animo tiepido si annegano le mosche delle varie e inutili cogitazioni…Prima bisogna che sia concha che canale…) da cui emerge con immagini insolite, corpose, tratte dal vissuto quotidiano, il mondo femminile di fuochi da tenere accesi e pentole da difendere dalle mosche, di catini in cui raccogliere acque…

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Le personali esperienze del divino sono così espresse con chiarezza didattica come esempio e consolazione.
Con dolcezza e tenerezza materna suor Battista viene incontro al discepolo. E tutti siamo discepoli nella via verso la nostra purificazione e illuminazione, tesa alla conformità all’immagine divina.
Si tratta di una particolare relazione pedagogica, in cui la madre spirituale apre il suo cuore al desiderio del richiedente, cui mostra stima e rispetto, comunicando le grazie ricevute malgrado la sua povertà nichiltà e stultitia.
A differenza della letteratura di edificazione, sempre generica, Suor Battista è sempre alla ricerca di un contatto personale, fonda il suo metodo sul dialogo e sul continuo riferimento al proprio vissuto, confida i propri limiti, le lotte e la meraviglia per l’opera della grazia.
L’intensità della relazione umana e spirituale che traspare da questa lunga lettera di consiglio spirituale, il registro di tenera confidenza, di fiducia, che esprime “nella libertà e trasparenza dell’agape lo specialissimo amore , deve essere sembrato eccessivo ai redattori scrupolosi, benpensanti del ne quid nimis, incapaci di comprendere un amore che trascende se stesso.
Il cristianesimo della Varano non è incolore, senza vigore, reso inoffensivo da tante mediazioni, ma calato nel groviglio della vita, pieno di calore e passione, cristianesimo che trova verifica nella quotidiana prova. E l’insegnamento risulta prezioso per l’intensa sincerità e pregnanza di espressione.
I suoi dieci ricordi o ammonizioni non sono testimonianza esangue o generica, ma piena di sapore e senso che riscalda, frutto non di una teologia razionale ma di un vissuto spirituale. Infatti il testo è prezioso non tanto per la dottrina che intende comunicare, che appartiene alla spiritualità francescana, quanto per il modo con cui comunica una sapienza acquisita attraverso le prove. E’ teologia dell’esperienza, di una personale intelligenza del mistero. E’ testimonianza di memorie e ammonizioni da cui emerge una figura di donna non comune che prende per mano e affascina nel suo italiano di inizio cinquecento.
E’ come assistere al risveglio di parole addormentate, ritrovate parole nel silenzio, preservate dall’inflazione e dal vaniloquio. Sono parole parlanti, come ben distingue il filosofo francese Merleau Ponty, differenziandole da quelle parlate.
Il discorso procede con la forza della parola detta, col colore e la concretezza delle espressioni di saggezza popolare, con l’energia del seme che si lancia verso una terra feconda, e non con la piana elaborazione di parole disposte graziosamente in vasetti ornamentali. La scrittrice è dotata di pittoresca concretezza, finezza di spunti e passione di suggerimenti.
Donna sì, ma forte sicura decisa, ha a volte fremiti incandescenti che sono, oltre la fiamma dell’amore, lo sdegno di quella fiamma che potrebbe incenerire. Il fascino e la forza carismatica della guida di cui tutti avremmo bisogno.
E’ imperativa e esigente: Voglio, amico mio caro, che sia amico della sancta oratione….. Fa’ che non ti addormenti nella religione…..Tu voglio sia perfetto nella santa religione e specchio di virtù e santità alli tuoi fratelli.
Ricordo Geremia: ”La mia parola non è forse come il fuoco e come un martello che spacca la roccia?”.
Bisogna dire che, nelle varie trascrizioni, gli imperativi con cui martella il discepolo sono stati trasformati in esortazioni impersonali o plurali per rendere il testo universale, sbiadendo così l’imperatività veramente singolare dell’autrice.
Altre volte la scrittura è percorsa da brividi musicali, e rende inconsciamente la musica silenziosa che può essere colta solo nello sguardo di fede.
Ascoltiamola in questo passo tratto dalla III ammonizione dove il ritmo del respiro sembra procedere per endecasillabi e settenari:
Lassa, lassa, figliuol mio dolcissimo, questo fallace mondo, non per paura d’inferno come servo, non per speranza di premio come meretrice, ma come figliuolo et sposa amabile, per amore del tuo crocifixo Jesù, lo quale con le braccia della tua affectuosa dilectione nel tuo cuore stringi amorosamente. Così faceva la devota madre, che si dolse di quello che non haveva e di quello che non hera, per potere tanto più lasciare, per amore del suo crocifixo Jesù, lo quale hamava com puro cuore e intentione perfetta.
Snocciola le ammonizioni come grani di un rosario, consigli evangelici semplici e evidenti nella loro immediata verità, ma frutto di una ricchezza sapienziale profonda e sperimentata.
Ai tre voti, che presuppone perfettamente osservati dal discepolo, vuole adgiunere questi altri dieci ricordi, o vero amonitione, acciò in brieve tempo siei perfecto.
Ecco l’invito alla continua santa orazione; a cavare bene da ogni cosa: Piglia la rosa e lascia stare le spine. Et se cento ragione ci fusse, e mille alturitade della Sacra Scriptura, che si potessi tirare al male e una sola che si potessi tirare a bene, piglia quella sola e lascia stare quelle cento e quelle mille…… Senza dubbio tieni che se non haverai lo core maligniante ma con retta intentione opererai….Fuggi questo vitio, fuggi, et iterum dico fuggi, perché altri sono li giuditii di Dio e quelli delli huomini…; a tenere verso Dio un atteggiamento non come servo per paura di pene o di supplitii, e non come meretrice per premio o pagamento, ma come vero figliolo e legittima sposa.
Suor Battista Varano, cogli occhi fissi a Dio, riflette l’intima incarnazione della Parola, è il modello ideale del cristianesimo, propone l’esempio della sua vita come impegno alla bellezza e armonia nella tensione verso la santità.
Così ammonisce a fare bene a chi fa male, ad amare i nemici: Fa’ che quello che puoi fare in uno anno non lo facci in duoi: cammina, corri, vola nella via di Dio. Li virtuosi camminano, li sapienti corrono, li innamorati volano ….; se puoi correre non camminare, se puoi volare non correre, perché lo tempo è brieve e, nella via di Dio, non andare avanti è un tornare adrieto.
Limpida e tesa al bene del discepolo, ha spesso toni di accorata richiesta materna, e umilmente propone, attraverso l’esempio della reverenda madre, ricordi della propria esperienza interiore, il suo esempio di sofferta vittoria.
Tu voglio che sia savio e che non mormori e che non ascolti….Taci, taci li fatti d’altri…
Dietro il tono basso svelto quotidiano casuale comune, appare quella profonda sapienza che apre e svela il mondo, con l’essenzialità genuina che va dritta alla sostanza delle cose.
Fa’ che non ti adormenti nella religione del somno che fanno molti che, entrati che sono nella religione, si dimenticano lo primo fervore et tutto lo bene che fanno è fatto senza mentale consideratione. Seguitano l’ordine et cerimonie e istituti della sancta religione come le capre che, come vedano una che salta, tutte seguitano e non sanno perché. Così lo adormentato religioso seguita le usanze che ha prese e non considera perché, et fa come l’asino, con riverentia, che porta lo vino e beve l’acqua.
Ecco l’invito alla prudenza, alla tenacia, alla perseveranza… a chiedere a Dio la rivelazione: che ti riveli te stesso, che ti faccia conoscere chi tu sei, quanto puoi, quanto sai, quanto meriti. Senza questa revelatione niuno mai diventa perfecto…. Questo secreto, è certo, non credo si possa intendere in questa ombratica vita, ma nel’altra intenderemo a pieno la nichileza, la fragilità e stultitia nostra. Di qui nasce la vera e cordiale humiltà.
Ci colpisce la grande lezione di umiltà di questa nobile suora, di origine aristocratica, purificata nel crogiolo della preghiera, quando esorta il discepolo che non furi lo amore et honore a Dio e lo invita a pregare come lei prega: Se mai dirò parola con intentione che a me torni in honore, Tu che ogni cosa puoi, famela tornare in vergognia e confusione. Se mai dirò parola per acquistare amore o benivolentia, famela tornare in odio e malivolentia…Se vedi che io sia ladra et fura non mi fidare lo texauro delle tue gratie e doni.
Solo avendo la mente fissa in Dio si può assomigliare a lui.
In tutti e tuoi pensieri e intentione quando puoi havere Dio per obietto, non havere la creatura. Quanto puoi e quando puoi havere un ducato, non piglierai uno picciolo: piglia Dio, pensa a Dio…
Completa ed esplicita come per un trascinamento fascinoso: Molti cercano la monditia del cuore per via di molta longha e laboriosa faticha; digiunando, vigilando, disciplinandosi, dormendo in terra, in freddo et caldo, affliggendo il corpo loro… Stolto saria che, chi potessi andare a Roma in un dì, per una via piana e facilissima, ne volesse mettere quatro e fare una via asperrima e difficile. Piglia questa via breve, dolcie et suave… Abraciati con Christo…
Voglio che tu, reverendo padre e figliol mio, facci l’opposto che fanno li seculari, cioè che se per la tua persona ti bisogna quatro, sia avarissimo, non te ne dare una. Voglio che siei liberalissimo alli poveri e proximi, e che per ogni cosa che ti sia richiesta gliene dia quatro.
E’ difficile aggiungere parole a questo respiro sereno e intenso senza sentirsi banali e superflui.
Solo la considerazione a margine che, ai nostri giorni distratti superficiali frenetici e indifferenti, riportarci presente e sottoporre all’attenzione l’insegnamento di Battista Da Varano è per Massimo Reschiglian un gesto di comunione. Proporre all’uomo contemporaneo la meditazione sulle sue ammonizioni è come voler innalzare una diga che possa far risalire l’acqua nel bacino secco della coscienza. Solo così l’anemia interiore può accumulare le necessarie nuove energie.
Operazione di disintossicazione contro l’onda, cartacea e virtuale, di banalità.
Camilla Battista Da Varano è una presenza delicata e forte nella nostra letteratura mistica, scrittrice poco riconosciuta e non valorizzata come merita, anche se questo suo trattato ha avuto una vita importante nel corso dei secoli.
Scrive Giovanni Pozzi: “ Nel libro, deposito della memoria, antidoto al caos dell’oblio, la parola giace, ma insonne, pronta a farsi incontro con passo silenzioso a chi la sollecita. Amico discretissimo, il libro non è petulante, risponde solo se richiesto. Colmo di parole, tace.”
Stava lì l’opera, Le istruzioni al discepolo, tacita, in stand-by.
Riscoprirla e difenderne la giusta attribuzione, far luce sull’autrice, risponde a un dovere etico, quasi a una passione civile di riscatto dal vuoto e dall’indifferenza per avvicinarci a ciò che può illuminare la vita.

Angela Chermaddi

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S. Battista da Varano, Istruzioni al discepolo- Edizioni del Galluzzo Firenze 2017
a cura di Massimo Raeschiglian, con prefazione di Marco Bartoli

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