GEA DÀ VOCE A CATHERINE: BOLOGNA, 2 AGOSTO – di Vittoria Ravagli 

stazione di bologna- 2 agosto 1980

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Bologna il 2 agosto u.s. è come se le 85 vittime della strage del 1980 alla stazione centrale si fossero alzate, avessero chiesto con forza la giustizia negata;  ci hanno detto di loro, delle loro vite, dei sogni spazzati via quel mattino. 

 L’hanno fatto una volta all’ora per cinque minuti, durante 12 ore con le voci di 85 narratori, e la città è stata attraversata da un’onda emozionale che l’ha riportata indietro con dolore e compassione, con rabbia a volte, con una corale, nuova condivisioneIntorno a questa grande iniziativa ne sono nate tante altre da singole associazioni, gruppi, poeti, musicisti. Tanti/e  hanno voluto dare la propria voce, le parole, i canti. Una partecipazione  che aprirà, spero, un nuovo modo di commemorareCosì nelle città delle stragi impunite, si dovrebbero richiamare le istituzioni  alla responsabilità,  alla giustizia,  inchiodarle al dimenticato, al rimosso;  un invito ad  evitare  riti, discorsi,  promesse. Ed anche i giovani, gli assenti di allora, così sapranno delle vite interrotte, capiranno lo sdegno, la domanda diventerà anche  loro:  il resto nessuno lo vuole più sentire.

Gea, nell’intervista di aprile scorso, ci aveva preannunciata la sua partecipazione a questo grande palcoscenico.

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percorso 1- binario 1- catherine helen mitchell narrata da gea rigato – al minuto 32 di ogni ora dalle 11 alle 23

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– Dimmi Gea, come è nata questa idea e come è stata realizzata.

Che bello ritrovarci, carissima, grazie! Tutto è nato una mattina di settembre 2016, quando l’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna e l’Associazione tra i familiari delle vittime del 2 agosto 1980 hanno proposto all’attore-regista (e mio maestro) Matteo Belli di organizzare una commemorazione diversa per le vittime. Lui ha risposto subito di voler portare il teatro fuori dai teatri, ma ancora non si sapeva. Arriviamo a dicembre 2016, poco prima di Natale… Apro facebook e leggo di questo “Cantiere due agosto” sulla bacheca di Matteo, ancora prima che venga creata una pagina web apposita. Invio la mia candidatura per narrare la vita di una vittima e vengo ammessa per prima! Scorro le mini biografie a cura di Cinzia Venturoli distribuite alla commemorazione precedente, leggo di Catherine, e… la scelgo subito. Chi era, davvero?  Si era laureata all’Arts Court di Birmingham, in Inghilterra. Assieme al suo fidanzato John aveva intrapreso un viaggio per l’Europa, senza fissarsi particolari mete. Erano partiti zaino in spalla, blu il suo, arancione quello di John, con il sacco a pelo, arnesi da campeggio, abiti e una macchina fotografica. Erano in stazione a Bologna per aspettare un treno. L’esplosione li uccise entrambi”. La descrizione di quello zaino mi cattura, sembrava una persona molto avventurosa Catherine, e la sua vita una favola finita male: aveva una laurea, un ragazzo, un lavoro… Anche io sto per laurearmi, penso, non posso che raccontare lei. Qualche tempo dopo, a Capodanno in vacanza a Pompei  mi capita di ascoltare per caso una canzone che inserisco subito tra i materiali ispiratori del monologo: poche battute… è perfetta!

La stessa cosa succede ad altre 84 persone volontarie, di diversissima estrazione, che rispondono alla chiamata, adottano la storia di una vittima e la scrivono, per scelta o perché loro assegnata. Alcuni narratori hanno esperienze teatrali amatoriali come me, molti non sono mai andati in scena, solo tre o quattro sono attori professionisti. Ultimate le 85 candidature, ci incontriamo tutti a febbraio 2017 in Assemblea Regionale, e poi a maggio, per verificare l’avanzamento del progetto. I mesi passano, ognuno di noi si documenta, viaggia, parla con familiari o amici delle vittime nei casi più fortunati, smuove una memoria sopita, fa ricordare chi non vorrebbe. Miracoli umani che fa accadere solo il teatro vero.

Anche io faccio quel che posso, nonostante non riesca a parlare di Catherine con nessuno, con mio rammarico:  mi documento, telefono a molti per farmi raccontare dov’erano 37 anni fa, assorbo i loro racconti, scrivo (non senza sofferenza) due bozze del monologo prima della versione definitiva, la provo con Matteo che ringrazio ancora per il grande aiuto. Ha allontanato i troppi dubbi sul futuro che serpeggiavano nel testo, mi ha suggerito come preparare la scena e calmata nella prova generale. Ogni volta che mi è sembrato di incontrare Catherine in questo viaggio ho tenuto un diario virtuale (su facebook con i post intitolati “Alla ricerca di” ), perché in effetti è vero che se le nostre vite sono andate in parallelo per un po’, ora la porterò dentro per sempre. E’ quasi come se ci conoscessimo, io ho fatto cose che aveva fatto lei all’epoca, e lei vivrebbe ciò che vivo io adesso se solo non fosse morta. Non so se esista una “reincarnazione” ma in qualche modo, ancora oggi, mi sento di stare vivendo per due. Magie del teatro…

Mentre noi narratori lavoravamo alla ricerca di queste persone, Matteo, Cinzia e l’Assemblea legislativa hanno scelto e mappato i luoghi di Bologna che sono stati i nostri palcoscenici naturali, fatto sopralluoghi, reclutato guide per il pubblico e aiutanti per noi… Fino a mercoledì 2 agosto 2017. Che è stato bellissimo.

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2017- i narratori della strage alla stazione di bologna del 1980


 matteo belli (regista de il ‘cantiere 2 agosto’ –progetto di narrazione popolare per ricordare le vittime della strage di bologna)
e un gruppo di attrici tra cui gea rigato

 

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– Riguardando tutto il  lavoro fatto, la complessità dell’iniziativa  curata nei particolari,   diffusa e documentata  nel migliore dei modi,  provo ammirazione per  l’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna che ha  compreso profondamente il senso dell’iniziativa  proposta da Matteo Belli  e ne ha  assecondato la realizzazione, sposando il  progetto  così originale e innovativo,  nonostante le non poche difficoltà.  Certo anche l’Associazione tra i familiari delle vittime della strage avranno condiviso pienamente questo vostro speciale impegno, vissuto con responsabilità  sotto la guida di Matteo Belli e di Cinzia Venturoli,  documentata e attenta, storica della nostra terra. 

Tra le tante cose che mi demoralizzano, questa mi ha fatto sentire orgogliosa, certa che tante persone hanno solo bisogno di opportunità per dare il meglio di sé, per essere utili, per rendere migliore questo mondo allo sbando.

Cosa ti ha emozionato di più di questa esperienza?

Il viaggio in sé. Dalla ricerca, alla scrittura, all’improvvisazione di quel giorno. Dalla collaborazione con altre narratrici, e non solo, al sostegno di voi spettatori. Ero entusiasta, famelica!!! Certo, ci sono stati malintesi, interruzioni, troppo caldo, paura di non essere ascoltata… Mi ha emozionato dare l’avvio alle candidature, andare nell’archivio labirintico del Comune di Bologna a spulciare documenti inediti, scegliere gli abiti di scena, fermarmi un minuto di più in stazione per “assaporarla” ogni volta che ci passavo, cantare, rivelarvi tutto solo all’ultimo, cambiare sempre in quelle 12 repliche. Essere semplicemente la tramite di una persona vera, questa volta. Oggi chi vorrebbe ricordare una straniera in Italia? Mi avete emozionata voi, i vostri grazie, gli sguardi, i pianti, perché senza pubblico non esisterebbe narrazione possibile!!!  Mi hanno emozionato la consegna del cartello che stava ad ogni postazione, il “Discorso ai narratori” del regista alla vigilia, e naturalmente i video delle narrazioni che non sono riuscita ad ascoltare dal vivo ma che l’Assemblea Regionale ha caricato online (http://www.assemblea.emr.it/cantiere-due-agosto/le-vittime … usciranno un libro e un dvd riassuntivo).
Mi ha emozionato sapere che le narrazioni si sovrapponevano in tutta la città, come in un grandissimo coro.

– Ci racconti, alla luce delle cose già  avvenute, dei racconti ascoltati e visti, quali storie ti hanno maggiormente coinvolto? Non tanto come qualità della narrazione, ma nella sostanza del ricordo trasmesso.

Le ho guardate tutte dal sito della Regione, sono particolari e sentite ognuna a suo modo, ma quelle che mi hanno più coinvolta sono le 14 che ho condiviso su Facebook nella serie di post “Le vite degli altri”. Se proprio dovessi citarne alcune tra quelle, direi le storie delle vittime Mirella Fornasari, Salvatore Lauro, sua moglie Velia Carli, Verdiana Bivona. Mi mettono i brividi tutte le volte che le ascolto, regolarmente. La narratrice di Velia con quell’accento napoletano meraviglioso mi fa perfino ridere! C’è chi descrive l’esplosione nei minimi dettagli e si commuove, chi la rivive in una sola parola interrotta, chi respira ogni sillaba e la sente dentro, chi non parla solo dei propri sogni spezzati ma si rivolge anche al pubblico in una sorta di passaggio del testimone. Mi ha molto colpito come quasi tutti i narratori (con una fortuna immensa) siano riusciti ad incontrare i familiari delle vittime, il che rende i ricordi ancora più reali, condivisi, dolorosi ma anche alleggeriti. Dev’essere stata un’esperienza fortissima per loro.

– Tu hai impersonato Catherine MitchellIo ti ho osservata, ascoltata, ho sentito questo tuo identificarsi  in lei che mi ha turbato, il tuo canto leggero mi è sembrato il suo saluto, le parole belle, commoventi e del tutto prive di retorica. Sei stata perfetta.

Parola grossa!!! Grazie!!! In realtà mi è piaciuta proprio l’imperfezione, l’imprevisto, incrociare lo sguardo di qualcuno o semplicemente aspettare. Alla primissima narrazione delle 11:32 ero agitatissima e mi tremava tutta la gamba, c’era un rumore di fondo assurdo ma anche una folla di persone stupende, tra cui Matteo che mi ha fatto sorridere continuamente solo guardandomi. Non sono mancate repliche in cui mi è tremata la voce, soprattutto sul finale…Grazie ad ogni singola persona, da chi mi ha accordato pazienza e ascolto e dialogo dall’inizio, a chi passava solo quel giorno e si è fermata.

 

http://www.assemblea.emr.it/cantiere-due-agosto/le-vittime/catherine-helen-mitchell-narrata-da-gea-rigato

 

 

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Gea era seduta sui due zaini azzurro e arancio come quello di Catherine e del suo ragazzo. Era davanti allo squarcio di vetro dove è scoppiata la bomba nella sala di attesa che dà sul binario 1. Così ha detto:

(canto)

See the line where the sky meets the sea,
it calls me.
And no one knows
how far it goes.
If the wind in my sail on the sea stays behind me,
one day I’ll know.
If I go, there’s just no telling how far I’ll go.

Finalmente sono in vacanza! È già qualche giorno che sono all’estero ma di studiare non se ne parla più e ancora non ci credo… Mi chiamo Cathy Mitchell e sono la prima laureata della mia famiglia, non è fantastico?! Chissà se anche Les e Sue si rendono conto che ora hanno una sorella geografa. E quando torno, a settembre inizio il primo lavoro della vita, sono davvero fortunata.
Mi sembra ieri quando ho iniziato l’università e conosciuto John, ma quanto ci stressavano gli esami, ora ce la meritiamo proprio una vacanza. Partiamo per vivere, senza più libri tra noi e le cose. La nostra prima vacanza insieme!!! Abbiamo scelto insieme anche gli zaini: arancione e blu, chissà perché proprio questi colori, magari perché ricordano il sole e il mare? Mi va di fare robe da pazzi, tipo dormire sotto le stelle in tenda… A meno che non cominci a diluviare come a casa, in Inghilterra.
Dove andiamo non lo sappiamo, chi può mai dirlo? che poi alla fine non importa nemmeno. Finora siamo stati a Parigi, non basta il tempo per visitarla tutta, è veramente stupenda… Siamo arrivati in Italia a fine luglio, adesso siamo a Bologna e abbiamo già finito i rullini!! Per essere le dieci e venti fa un caldo tremendo, devo farci l’abitudine. Ripartiamo col primo treno, qui alla stazione c’è un casino… È tutto diverso, la luce, l’aria, anche la gente, non capisco molto quando parlano, ma mi piace un sacco l’italiano.
Non vedo l’ora di arrivare al mare, mi piace da quando ero bambina e non ho mai capito perché, spero non sia freddo come l’Atlantico. Ogni strada che faccio pare spingermi verso l’orizzonte, quella linea tra il cielo e il mare mi chiama… Cosa c’è oltre? Mi chiedo la stessa cosa per questa linea del binario, non riesco a smettere di fissarla. C’è solo lei tra me e il mio futuro in questo momento.
Ora devo andare che arriva il treno. Lo sento sulle rotaie, come i gabbiani sul mare, ma molto più forte. Mi sento molto strana, non so cos’è… Non lo so, è che adesso non sono più tanto sicura di arrivare. Non oggi.

(canto)

See the line where the sky meets the sea,
it calls me.
And no one knows
how far it goes.
If the wind in my sail on the sea stays behind me,
one day I’ll know
how far I’ll go…

 

–  Ho seguito anche di recente la terribile storia di Ilaria Alpi, la lotta della madre, il dolore, il non volersi rassegnare al fatto che il tribunale abbia assecondato la farsa del finto colpevole e che poi tutto si sia fermato incredibilmente… Ci vorrebbe una Ilaria  Alpi che girasse per l’Italia a raccontare. Sarebbe molto difficile allora dimenticare, staccare, parlare e scrivere d’altro… Cosa ne pensiGea?

Penso che, come mi hai detto tu, il teatro è vivo e cambia sempre, come la vita di chi lo fa e di chi lo ascolta. Sì, sarebbe bello se questo progetto inaugurasse un nuovo modo di ricordare, senza diventare una routine. A molti commentatori online l’idea del Cantiere non è piaciuta, l’hanno definita stucchevole e lacrimosa, o perché l’unico modo di rendere giustizia alle vittime sarebbe trovare i mandanti, o perché molti narratori non erano ancora nati nel 1980: avrebbe dovuto partecipare solo chi c’era, e quindi raccontare è stata una perdita di tempo. Ma noi ci siamo ben documentati, soprattutto chi non era nato, e abbiamo voluto ricordare le vittime come persone presenti e vive, che si intrecciano con la Storia e vanno oltre.  Senza la minima retorica o nostalgia. E’ stata una maratona per la resistenza della memoria, che torna ad essere vita presente ogni singola volta che raccontiamo, come nell’etimologia di “ricordare”, tornare al centro di noi stessi per rianimare quel pezzo di vita. Spero che il Cantiere prosegua, magari con una tournée o nelle scuole… Non voglio che muoia appena nato.

Credo che il cantiere proseguirà: a me pare un’idea di quelle davvero speciali  anche perché coinvolge i giovani  e li porta ad entrare nei ricordi di cose passate ma non risolte, per cui battersi.

Io credo nella giustizia, penso  che la nostra si possa dire essere una  democrazia se la giustizia non si piega agli opportunismi: tra le persone che stimo di più ci sono due giudici, una donna e un uomo. Immagino che la gran parte della magistratura sia così, come loro, onesta, pulita sino allo scrupolo. Allora non stanchiamoci di ricordare, di chiedere, di pretendere giustizia. Facciamolo  in modo creativo, vivo, vitale, forte, con ragazze e ragazzi che portino avanti un’esigenza insopprimibile: non debbono esserci segreti di Stato. Lo Stato siamo noi. 

Vittoria Ravagli

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RIFERIMENTI IN RETE

Intervista di aprile 2017https://cartesensibili.wordpress.com/2017/04/28/e-il-tempo-delle-donne-vittoria-ravagli-e-il-tempo-di-gea-rigato/

Pagina facebook del Cantiere: https://it-it.facebook.com/cantiere2agosto/

Sito web: http://www.assemblea.emr.it/cantiere-due-agosto

Discorso ai narratori (minuto 35:50, merita https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1789175281112130&id=286287998067540&hc_location=ufi

Canzone completa: https://www.youtube.com/watch?v=TbON2uJyS5Y

3 Comments

  1. Cara cara Gea , leggo con grande ritardo l’articolo , per causa
    della mia malferma salute .
    La tua partecipazione alle manifestazioni del 2 agosto è stata
    talmente coinvolgente , toccante , unica da farmi rivivere quel
    giorno con intensità , paura , angoscia ,disperazione (ero a pochi
    a pochi passi dall’ accaduto ) . Il tuo immedesimarti nella giovane
    Catherine e il trasmettere con tanta veridicità i suoi sentimenti –
    felicità , speranza , attesa – , quel diventare anche tu una giovane
    laureata piena di sogni , mi hanno commossa fino alle lacrime .
    Oltre al tuo grande talento di attrice , ancora una volta è evidente
    la tua particolare sensibilità , che riesci a comunicare a chi ti
    vede , ti ascolta .
    Questo encomiabile spettacolo andrebbe diffuso anche per altri
    contesti , soprattutto là dove molti colpevoli restano impuniti !
    Grazie , Gea , per questo regalo che mi hai fatto !
    Un grande abbraccio
    Anna

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