TESTI E PRETESTI- Paolo Gera -CHARLOTTE SALOMON. Liberare se stessa e rendere un servizio al mondo

charlotte salomon- autoritratto, 1940

.

Si sta concludendo al Palazzo Reale di Milano la mostra su Charlotte Salomon. A molte persone  non suggerirà niente. Eppure nel nome e nel cognome ci sono già i semi di un destino: Charlotte, come Charlottenburg, il quartiere elegante e colto di Berlino dove viveva la sua famiglia; Salomon, come il cognome di altri innumerevoli ebrei, dall’originario Salomone, il re della saggezza sovrumana, contraltare di luce in una storia che parla invece di follia, devastazione e morte. Charlotte Salomon è stata assassinata a 26 anni, incinta di cinque mesi ad Auschwitz, in una camera a gas. La sua parabola esistenziale racchiude la tragedia di un popolo e illustra atrocemente come la storia avesse potuto entrare tra le mura domestiche, con la forza di un nemico o con l’ipocrisia   di un ospite ben accetto, agendo a livello inconscio nel determinare sofferenze psichiche e decisioni estreme, ancora prima che la sua manifestazione più  brutale impedisse la possibilità di qualsiasi scelta.
Charlotte Salomon era una pittrice, allieva dell’Accademia di Belle Arti di Berlino, ma anche la musica aveva un ruolo preponderante nella sua vita, dato che il padre Albert aveva sposato in seconde nozze la famosa cantante Paula Lindberg, amante del maestro di canto Alfred Wolfsohn,  indicato con lo pseudonimo Daberlohn, di cui anche Charlotte era innamorata e che influenzerà in modo notevole le sue scelte artistiche. In tempo di crisi estrema tutto vibra di passione e le convenzioni sono sfidate nel tentativo di raggiungere quella pienezza presto annichilita, che Nietzsche chiamava “trasvalutazione di tutti i lavori”. Nel 1940 Charlotte raggiunge i nonni a Villefranche Sur Mer in Francia, dove si erano rifugiati per sfuggire alla deportazione. Charlotte, dopo il suicidio della nonna e dopo aver saputo che anche la zia materna e la madre stessa si erano uccise –  terribile segno matrilineare – è posta davanti a un aut aut : seguire il destino delle donne della propria famiglia, raggiungerle nel gruppo consegnato all’ombra oppure gettarsi anima e corpo in una creazione artistica totale che potesse gettare luce sulle vicende personali della sua vita, trovare la necessità di una ragione, la possibilità di un riscatto. Uno dei suoi ultimi disegni ritrae profili di volti appena abbozzati, forse maschili forse femminili, di colori diversi e sopra le teste senza capelli  aleggiano queste parole: “…usa questa stessa forza e descrivi la tua propria vita. Di sicuro ne emergerà qualcosa  di interessante che ti opprime, e nell’esprimerlo liberi te stessa e forse rendi ancora un servizio al mondo. Non ci sono tanti buoni libri validi per le verità universali e il tuo libro apparterrebbe a queste ultime. Di ciò sono assolutamente convinta. Puoi cominciare proprio ora. Ecco qui carta e matita. Ora devo lasciarti sola, poiché anche oggi vorrai mangiare qualcosa”( Catalogo Marsilio, p.62). E’ il piano che Charlotte suggerisce alla nonna dopo un tentativo di suicidio: l’anziana lo rifiuterà, sino alle estreme conseguenze, ma il messaggio racchiuso in queste parole diventerà la missione salvifica della ragazza. Liberare se stessa e rendere un servizio al mondo.Tra il 1940 e il 1942 Charlotte creerà oltre milletrecento fra tempere, veline, annotazioni musicali, commenti scritti, utilizzando fronte e retro di fogli perché la carta sembrava non bastasse mai all’onda d’urto della sua ispirazione e alla fissazione delle sue immagini. Ci troviamo di fronte ad un’arca di Noè famigliare e personale, dove ricordi, immagini, storie cercano di resistere alla furia delle onde della discriminazione e della persecuzione.  C’è la passione, la gioia ed ovviamente anche la sofferenza, ma la memoria del dolore può germogliare come un fiore, se l’alternativa è il manto di polvere del Nulla. C’è la profezia di una progressiva disumanizzazione degli individui, prima ritratti nel loro ambiente, in abiti ricchi di dettagli, in fisionomie riconoscibili e poi descritti, con una premonizione terribile, come vittime della Shoah, teste rasate, flussi di energia, forme svuotate. Charlotte Salomon al completamento del suo progetto ha voluto dare il titolo di “Leben? Oder Theater?” , “Vita? O Teatro?”, come se l’alienazione della realtà proiettasse l’esistenza e i suoi personaggi in una recita tragica, assurda, inarrestabile, sino alla chiusura di ogni sipario. E nell’ultima tempera queste parole sono incise sulla schiena dell’autrice, in costume da bagno davanti al mare : nell’estremo attimo di serenità si legge il presagio di uomini e donne nude e degradate, quando le lettere usate un tempo per imbrattare vetrine e infamare indumenti, avrebbero lasciato spazio soltanto all’indicazione fatale di un numero tatuato.

La mostra a Palazzo Reale mi ha scosso profondamente: non sapevo se esultare per la riscoperta di un’artista espressivamente superiore o commuovermi per gli argomenti che le tempere esponevano in maniera così semplice e spietata, da quelle elaborate con più piani pittorici e sincronici alle ultime vive per pochi segni. Il progetto di Charlotte Salomon era quello di presentare il lavoro finale come un Singspiel, un dramma con musica, in modo che la bidimensionalità delle opere acquisisse una ricchezza cromatica anche sonora: le immagini della vita con la musica che si ascoltava, le canzoni che si cantavano. L’allestimento della mostra non ha rispettato questa volontà e le annotazioni musicali si possono solo leggere, ma non si alzano nelle sale e non costituiscono alcuna colonna sonora. Per dare un’idea di quale impatto avesse in mente Charlotte, offriamo nella minuscola sede di questo articolo qualche esempio appropriato. L’immagine di una tempera, le parole da lei scritte , il brano musicale da lei indicato ad accompagnare immagini e parole… auf Wiedersehen , Charlotte!
.

charlotte salomon

.

Franziska: “ In cielo tutto è molto più bello che su questa terra – e quando la tua mammina sarà diventata un piccolo angelo, scenderà e porterà alla sua leprottina, le porterà una lettere per dirle com’è in cielo, com’è lassù in cielo”.
Franziska aveva un’indole alquanto sentimentale.
Spesso prendeva la bambina con sé e le raccontava di una vita che doveva essere semplicemente stupenda e della quale lei sembrava avere un ardente desiderio – e spesso chiedeva a Charlotte se non sarebbe stato magnifico che sua madre si trasformasse in un angelo con le ali.
Anche Charlotte trovava che ciò era molto bello, soltanto pregava la madre di non dimenticare di dirle in una lettera – che in veste di angelo doveva consegnarle personalmente, posandola sul davanzale della finestra della sua cameretta – com’era lassù in cielo. Sulle note della stessa melodia.

.

  Carl Maria Von Weber -Der Freischütz /act3-wir winden dir den jungfernkranz.” – “ Il franco cacciatore”

charlotte salomon

.

E Paulinka canta “ Bist du bei mir, geh ich mit Freuden, zum Sterben und zu meiner Ruh” ( Se tu sei con me con gioia/ andrò alla morte e al mio riposo).

.

J.S. Bach-  “ Bist du bei mir”- Elisabeth Schwartzkopf

charlotte salomon collection jewish historical museum, amsterdam

.

“Es schaun  aufs Hakenkreuz voll Hofffnung schon. Der Tag fȕr Freiheit und fȕr Brot bricht an”.

(Sulla croce uncinata  già appare pienamente la speranza. Sorge il giorno della libertà e del pane)..

Proprio allora, molti ebrei, che forse per la loro abilità spesso incontestabile sono una razza pressante e invadente, occupavano posti statali, o altre cariche più alte, e dopo la presa del potere da parte dei nazionalsocialisti furono licenziati tutti senza preavviso. Ora si vede come questo abbia colpito molte anime sia umane sia ebree.

.

 inno del partito nazionalsocialista tedesco

charlotte salomon studentessa all’accademia di belle arti- collection jewish historical museum, amsterdam

le teorie artistiche di alfred wolfsohn/ daberlohn- collection jewish historical museum, amsterdam

 

l’abbraccio alla nonna sulle note dell’Ode alla Gioia, musicata da Beethoven.

Charlotte: “ Gioia, bella scintilla divina. Noi entriamo ebbri di sole, Celeste, nel tuo tempio”.

l.v. beethoven- inno alla gioia

.

charlotte salomon- vita o teatro?- collection jewish historical museum, amsterdam

Paolo Gera

 

Riferimenti in rete:

http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale/mostre/inCorso/CHARLOTTE_SALOMON

http://www.arte.it/calendario-arte/milano/mostra-charlotte-salomon-vita-o-teatro-35163

http://www.panorama.it/cultura/arte-idee/charlotte-salomon-mostra-palazzo-reale-milano/#gallery-0=slide-4

http://www.raiscuola.rai.it/articoli/charlotte-salomon-talento-perduto-nella-shoah-morta-incinta-ad-auschwitz-che-ha-sedotto-il-mondo/37079/Rai%20Scuola

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...