GROUNDoverTHIRTY-Veevera: penso che ci andrò! Voi ci venite?

lanzarote- jardin de cactus

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Giugno si avvicina, i mesi delle vacanze si approssimano e io sento già il profumo di una meraviglia a cui voglio avvicinarmi!

Ci andrò, come mi capita per altre proposte che la vita e l’arte mi offrono ogni giorno, per accogliere con ampiezza l’elargizione di bellezza, con un bagaglio di stupore e grazia che già si è mostrato attraverso queste immagini fotografiche. Si tratta di Lanzarote, un’isola delle Canarie, in cui in altro tempo mi sono recata. Questa volta si tratta del Jardín de Cactus e del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino XXVIII edizione, 2017. La cura di questa iniziativa è del Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche. Il Jardín de Cactus, di Lanzarote,  fa parte  di una speciale costellazione di cave e crateri coltivati dell’isola, che costituisce una testimonianza esemplare di un fertile equilibrio tra natura e cultura.

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Lanzarote, la prima isola dell’arcipelago delle Canarie  che si incontra viaggiando dall’Europa, si trova a poco più di un centinaio di chilometri dall’Africa. Ciò che lascia abbagliati e sorpresi sono i contrasti di colore e le grandi distese di lava che occupano praticamente un quarto della sua  superficie (846 chilometri quadrati) Il suolo dell’isola non ha molta pendenza e l’avanzata del manto di lava lentamente è riuscita, fino a tempi recenti, ad espandersi fino a lasciare il suo passaggio disegnato da un paesaggio privo di vita, in cui solo i vulcani riescono a farsi rilevare. Ben  venticinque sono infatti i nuovi vulcani che l’isola conta.

La più recente eruzione è durata all’incirca sei anni, la sua datazione si fa risalire al XVIII secolo ma questo non ha impedito  la ripresa e la rinascita di questa terra che, in condizioni di disagio e di vita estremamente povera, per la natura del suolo, per i venti che la battono incessantemente e non da ultimo per  l’assenza di acqua, ha radicati proprio in quegli elementi  i principali motivi di una sua riformulazione. Tra le coltivazioni più importanti dell’isola serve ricordare quella della vite, di cui il vino prodotto risulta  un’espressione assolutamente tipica e particolare, assolutamente indimenticabile per timbro di gusto e coloriture del sapore in cui il vento e il mare hanno scritto la loro presenza non meno dell’ospitalità degli uomini che abitano l’isola.

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César Manrique, un artista contemporaneo, ha scelto l’isola come sua abitazione, donando a quei luoghi, in aggiunta al loro intimo valore, quello dell’arte  e mettendo in atto strumenti e pratiche che hanno nel tempo sviluppato una coscienza collettiva riconoscibile sia a livello sociale che ambientale. Il suo contributo fin dagli anni sessanta,  non ha solo promosso azioni contro lo sfruttamento turistico dell’isola, ma ha anche proposto un modello di lavoro in cui il rapporto conservativo e quello di utilizzo  trasformativo di un luogo ha creato termini di confronto nel campo del paesaggio. Manrique ha aperto una via  e una pratica possibili, il suo  Jardín de Cactus, è uno speciale  manifesto vivente di un diverso modo di abitare un luogo, di riconoscere e sottolineare la bellezza anche dove sembrava impossibile trovarla. Ha insomma spalancato gli occhi degli increduli riempiendoli di luce nuova.

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César Manrique (1919 – 1992), è infatti un artista nato e cresciuto a Lanzarote (nelle Canarie). Noto come pittore, scultore e architetto, ha realizzato gli allestimenti dei luoghi e dei giardini dell’isola con uno sguardo di attenzione particolare al rispetto  del contesto naturale, Di César Manrique possiamo ricordare la “Queva de los Verdes” (una parte accessibile al pubblico di una lunga grotta naturale, in parte allo stesso livello del mare, creatasi attraverso un’eruzione vulcanica ed utilizzata dalla lava stessa come tunnel per giungere fino al mare); la sistemazione del “Mirador del Rio” (struttura situata in una parte dell’isola molto panoramica, con rocce a strapiombo sul mare); la creazione del “Jardin de Cactus”, (un parco completamente dedicato alle diverse varietà di cactus provenienti da tutto il mondo); la realizzazione del “Monumento al Campesino”, (una piazza con una grande scultura dedicata ai contadini di Lanzarote e alle loro antiche tradizioni rurali, con annesso museo etnografico dove sono documentate le varie tradizioni della semplice cultura lanzarotina); l’allestimento di alcuni spazi, all’interno di una spettacolare villa (LagOmar, situata a Nazaret, acquistata e posseduta per brevissimo tempo da Omar Sharif e poi persa al gioco); la creazione di un enorme parco marittimo a Tenerife e, non per ultima, l’incantevole Fondazione di César Manrique, posizionata sopra antiche colate laviche, interessante connubio tra natura ed arte.
All’interno del sito del Centro Turistico di Lanzarote potrete trovare tutte le informazioni sulle varie attrazioni dell’isola, realizzate e sistemate da César Manrique ed informazioni biografiche su vita ed opere dello stesso autore.
Tra le opere di Manrique possiamo citare numerosi dipinti astratti dove ripropone i caldi colori della roccia lavica e dà un’idea dell’ambiente primitivo e selvaggio delle Canarie; coloratissimi murales e sculture. Alcune sculture sono realizzate in ferro e rappresentano in maniera schematica, attraverso un logo, le principali attrazioni di Lanzarote. Molto interessanti sono le sculture cinetiche, quelle che César Manrique chiama “Wind Toys”; sfruttando il forte e perenne vento di Lanzarote, e per ricordare i vecchi mulini a vento che ormai stanno scomparendo, Manrique realizza numerose opere in ferro anche di grandi dimensioni, posizionate in punti strategici. Sono sculture pesanti costituite da forme geometriche che ruotano, girano e  oscillano spinte dal vento, contrapponendo movimenti di forme piene e forme vuote che si attraversano le une nelle altre, in un perenne movimento.

Inaugurato nel marzo degli anni ’90, nella località di Guatiza, lo si trova immerso nella tappezzatura a mosaico delle coltivazioni di ficodindia.
Il Jardín de Cactus si trova più precisamente  in una cava di lapilli vulcanici (picón,  utilizzata nell’isola per le coltivazioni agricole). La cava risultava abbandonata e addiritttura degradata perché usata come discarica.
Un insieme di terrazzamenti concentrici   ospitano oggi una meravigliosa collezione di piante grasse, facendo dell’isola, proprio attraverso questo impianto di succulente, il punto di contatto  con altri ambiti geografici e colturali. Questo programma di lavoro non è stato interrotto ma anzi  ha dato forma ad attualissime quanto fantasiose  configurazioni del territorio dell’isola, utilizzando il metodo dei terrazzamenti e di schermi protettivi naturali contro il vento.

Molta parte dell’abilità e sdella sensibilità artistica di Manrique è diventata qui espressione di lavoro di squadra, dando in questo modo ai collaboranti un sapere e una memoria di tecniche paratiche  capace di evolversi e trovare nuove soluzioni  per il tracciamento di paesaggi dell’anima non solo geografici, riversando il piacere del gioco che nasce da un uso creativo delle forme e da uno sguardo sempre pronto a stupirsi nel guardare il mondo. Il giardino dei cactus è diventato il simbolo di una terra di cui ha fatto propri i caratteri morfologici, la storia, ricavando e producendo una cultura del paesaggio di Lanzarote in cui il rinnovamento è la molla promotrice dello sviluppo che ancora persiste.

Veevera

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Riferimenti in rete

http://www.saranathan.it/2013/02/a-cesar-manrique-pastore-di-venti-e.html

http://www.ciaoisolecanarie.com/leredita-di-cesar-manrique/

http://www.lanzaroteinformation.com/content/jardin-de-cactus-0

http://www.ciaoisolecanarie.com/musei-e-luoghi-di-interesse-turistico/lanzarote/fondazione-cesar-manrique/

http://www.fbsr.it/paesaggio/premio-carlo-scarpa/i-luoghi-premiati/lanzarote-jardin-de-cactus/

 

 

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2 pensieri su “GROUNDoverTHIRTY-Veevera: penso che ci andrò! Voi ci venite?

  1. Il mare…, mi piacerebbe poterci andare di primo autunno.
    Di certo da offrire di più di quanto io sappia immaginare.
    E che ci siano persone che sviluppino la propria arte in territori così intensi non mi stupisce.
    Grazie per la segnalazione!

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