Elianda Cazzorla: Isolina – 4° episodio- Oltre ogni previsione.

elianda cazzorla – biennale di venezia 2015

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Si alza, s’avvicina al banco di Marco. I compagni e le compagne di classe si mandano sguardi interrogativi. Alcuni sono in piedi. Altri si dispongono a corona attorno a Isolina. Marco ha la testa sul ripiano di formica verde, chiusa tra le braccia.  È immobile.

-Fabio, come puoi dire che è bianco? Io vedo solo i suoi capelli neri.

Impareggiabile prof. che si ferma sui dettagli inutili. Sull’apparenza. Lei che ha sempre sostenuto la necessità della profondità, dello scandaglio usato dai marinai, ma anche dai letterati. Manzoni, per esempio, esplora il non detto. Ricordate. Quante volte l’ha spiegato. E ora? Che fa la prof.? Davanti a quel corpo inerte, si contraddice. Tergiversa, con un’indagine superflua. Non può che essere paura, la sua, ben mimetizzata. Fabio che possiede una pazienza bambina, che sa ricominciare da capo, quando tutto sembra perso, come davanti ad un’equazione di secondo grado, franata sotto mille cancellature, che dio è proprio difficile, Fabio in quei momenti, schiocca la lingua sotto al palato e dice: Allora, ricominciamo da capo?  E così fa, in questo momento.

– Allora, Prof. prima che la chiamassi, stava seduto regolarmente, guardava fuori dalla finestra, poi mi ha detto: Chiama la prof. mi sento male. Allora ho visto che era bianchissimo e si è lasciato cadere sul banco. Come lo vede ora.

Isolina, con un Va bene! Va bene! Ho capito, taglia corto, come sanno fare egregiamente i prof., senza scandaglio, in certe situazioni:

Prende il polso di Marco tra il pollice e l’indice. Il battito. Dov’è il battito?

 – Scccc. Volete far silenzio per favore! Non riesco a sentire nulla.

Eccolo. Lontano. Lontano come se ci fossero miglia e miglia di distanza. Quel cuore perso in una terra sconosciuta. Cactus che pungono, terra rossa, caldo. Troppo caldo. Il Gran Canyon, nell’Arizona. Dove sei cuore di Marco? Risucchiato nella Gola profonda.

       – Spostatevi, per favore! Andate a cercare dell’acqua. Lo vedete come sta sudando.

E inizia a chiamarlo con una dolcezza infinita che nemmeno lei stessa credeva di possedere.

– Vado io prof. alle macchinette. Chi ha quaranta centesimi? – chiede Lucia

– Marco. Marco. Rispondi. Cosa hai?

E Marco non risponde. Non da segni di nessun tipo. La fronte continua ad imperlarsi di sudore.

Lo scuote Isolina, dalle spalle, decisa. Forse, pensa è meglio la durezza:

– Marco! Dai! Tirati su! Rispondimi. Che cosa ti senti?

Nulla. Nessun gesto. Corpo molle come asciugamano brombo appena tirato fuori dalla bocca della lavatrice. Gocciola soltanto. Nessun suono, seppur flebile, esce dalla labbra, che perdono colore. Ed è pallidume diffuso.

Tutti la guardano. Aspettano da lei un gesto deciso. Non si può rimanere così sospesi. Maddalena starnutisce. Fragore insospettato. Chiede scusa. In altri momenti, non l’avrebbe fatto.

 – Conviene metterlo giù. Questa posizione non va bene. Il diaframma deve essere libero. Stendiamolo per terra. Luca, Alberto, Paolo aiutate Fabio. Prendete Marco uno per braccia e l’altro per gamba. Mettetelo sul pavimento. Lucia per favore recupera il suo giubbotto e sistemalo sotto al capo. Luca e Alberto, tenetegli le gambe sollevate e poi sotto metteteci lo zaino. Forza! Gli altri ritornino ai loro banchi. Aprite l’altra finestra.

Foto 2 a tua scelta

 

È maggio. Le foglie vanno e vengono sui rami di acero. Una brezza leggera sfiora anche le piccole ciliegie, che dondolano, in alto, lì dove nessuno è riuscito ad arrivare, allungandosi, sulle punte dei piedi.   Isolina, che in altri momenti si sarebbe persa in pensieri d’infanzia, perché lei ha un conto aperto con le ciliegie, da quando aveva cinque anni, Isolina pensa solo agli occhi di Marco su quei frutti, prima di crollare sul banco. E lei non sa che fare.

Marco è per terra. Disteso. Fabio gli ha bagnato le labbra con un po’ d’acqua della bottiglietta. Non ha bevuto come la prof. avrebbe voluto. Non riesce a deglutire. Lo tocca. Ora non è più molle.  È rigido, come Pinocchio. Gli tasta le gambe. E poi il tronco. Ritorna a cercare il battito del cuore.. Ecco si muove. Un tremito e poi un altro e un altro ancora. Si avvicina una compagna. Si china su di lui. Gli prende una mano, gli sussurra parole di conforto.

– Dai Marco. Dai vedrai che ce la fai! Un po’ di coraggio Marco. Poi stasera c’è la festa a casa mia. Ti ricordi. Ci divertiamo. Dai Marco. Che paure hai? La prof. non ti interroga più. Non può. Ritorna tra noi. Ti prego. Marco

Come? Isolina sgrana gli occhi. È questo il motivo del malessere? Non c’è da perdere tempo.

– Fabio per favore va a dire al bidello di chiamare l’auto ambulanza. Va’ subito.

Fabio spalanca la porta e la lascia aperta. Nessuno si muove per chiuderla. La classe è spaventata. Zittita. Arrivano suoni dal corridoio, un vociare quasi fastidioso, di gente tranquilla. Lì nessuno sa. Isolina ritorna sul corpo di Marco. Ora sa cosa fare.

– Prendiamo una busta. Qualcuno di voi ce l’ha?

La domanda è più che stupida. Loro sanno essere comprensivi. E restano in silenzio.

– Allora Lucia va in segreteria e fattela dare. Veloce. Proviamo con il sistema del respiro controllato.

– Forse prof. è meglio andare al bar. Ci vuole un sacchetto per il pane. –  Controbatte Lucia.

– Ah! Tu ne sai qualcosa? –

– Sì! Il sacchetto non deve essere troppo grande, ma nemmeno troppo piccolo. Le buste della segreteria sono troppo strette. Marco deve ispirare e espirare nel sacchetto per dieci volte e poi respirare regolarmente, fuori dal sacchetto, per evitare che ci sia troppa anidride carbonica. Poi rifare l’esercizio, con altri dieci respiri controllati. Tutto questo serve perché Marco si concentri sul respiro e possa ritornare al pensiero razionale, attraverso il giusto rilassamento del corpo.

–  Ah!

Isolina, nel suo supremo stupore, non dice altro, anche perché non si capisce come avrebbe potuto visto che la bocca le è rimasta aperta per almeno 10 secondi. Intanto sulla soglia dell’aula si allunga una testa bianca. Già qui. Pensa Isolina. È un infermiere. E gli altri dove sono? Guarda meglio. No. È la testa di una collega.

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– C’è qualche problema? Un ragazzo per terra? Che succede? – Chiede quella con la voce appuntita, mentre procede verso Marco con passi lenti e misurati.

– Nulla di grave. – Dice Isolina, rassicurando più se stessa che l’altra.

– Per favore Lucia – che nel frattempo è arrivata trafelata dal bar con il sacchetto di carta della giusta dimensione- fa respirare Marco con il ritmo che sai. Qualcuno l’aiuti per sollevarlo a mezzo busto. Alberto, va tu! Aprite bene il sacchetto.

– Scommetto che si è sentito male durante l’interrogazione. Tu l’hai chiamato e lui non ha risposto alle domande. È andato a posto ed è svenuto. – Riprende l’altra che forse non ha capito per nulla quale sia la situazione nell’aula otto bis.

No. Non è andata così! Per nulla. Io il suo nome non l’ho nemmeno pronunciato.

– Forse stavi per farlo.

– Ma come puoi dirlo, se non c’eri?-

E allora convieni con me che questi ragazzi sono fragili. Fragili e pasticcioni con le loro emozioni. Ai nostri tempi non era così.  Noi eravamo più capaci di rispondere alle difficoltà e la disciplina ci salvava sempre. Loro crollano per un nonnulla. Anche nella mia classe…

E Isolina, maschera che sorride, la interrompe:

– Loro! Loro, a volte sanno più cose di noi. Sono competenti. E noi nemmeno lo immaginiamo.

– Che dici? Che c’entra la competenza. Sai che odio quella parola. È diventata il nostro tormento.

– Scusami, ma vorrei chiedere ai bidelli: che fine ha fatto l’auto ambulanza?

Nemmeno ha finito di dirlo che appaiono sulla soglia: due donne e tre uomini vestiti di bianco.

– Scusate. Volete uscire tutti. – Dice uno che ha il fare più deciso. E depone per terra una bombola d’ossigeno. Altri tre, ammassano alcuni banchi in un angolo. Le sedie stridono sul pavimento. Il quinto si china su Marco per auscultarlo.

– È  un infermiere o un dottore? –Chiede Fabio a Lucia.

E quella non risponde, è troppo presa dall’osservare.

– Forza ragazzi! In corridoio.- Ordina Isolina.

Poi si rivolge a quello che per il sorriso sembra il  più disponibile dei volontari.

–     Che fate, ora?

– Lo portiamo in ospedale. Nulla di grave. Ma è meglio che si riprenda. Il suo corpo ha subito uno shock. Polso a venti, bassissimo.

– Vado dal dirigente e avviso i genitori.-  

E ancor prima che l’infermiere dica: Perfetto. Isolina è già in corridoio, piè veloce.

Intanto sollevano Marco e lo sistemano sulla barella

E la compagna, continua a tenergli la mano tra le sue, poi se ne stacca.

– Ciao Marco. Ciao. A stasera. Vedrai che tutto passa. Ora ti riprendi.

 Marco accenna con il capo un sì e schiaccia con l’indice una lacrima scappata dall’angolo dell’occhio.

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2 pensieri su “Elianda Cazzorla: Isolina – 4° episodio- Oltre ogni previsione.

  1. Mi piacciono un sacco “la pazienza bambina” e il cuore lontano lontano, “perso in una terra sconosciuta. Cactus che pungono. “

  2. E già cara Adriana. Ci sono studenti che hanno quella Pazienza e a volte mi è successo che con la loro tenacia mi mettano k.o. E non si può dire altro che Touchè.

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