ISOLINA- Elianda Cazzorla: Il rosso, il nero e il bianco.

 elianda cazzorla –  ross blecker, untiled, 2016, arte fiera bologna

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Supera la soglia dell’aula otto bis.

Rallenty. Sul primo passo di Isolina che apre un varco nel corpaccio nero dei pensieri, nato e cresciuto dalle parole sfuggite al caos. Prima che squillasse la campana, le ha scodellate, nel suo apparato uditivo, una voce anonima. È strano come nella babilonia di suoni e d’idiomi, nel frastuono del corridoio, le paroline si siano disposte, di primo mattino, correttamente nella costruzione di un periodo ipotetico:

– Se m’interroga quella stronza, sono fritta!

E il sangue rosso le ribolle. E neri i pensieri. Sthendal è servito. E anche un po’ di Van Gog. Un mezzo sorriso. Isolina tira un sospiro e allunga l’altro passo. Quattro per arrivare alla cattedra e poggiare la cartella per terra. Oggi si interroga.
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elianda cazzorla –  ross blecker, untiled, 2016, arte fiera bologna


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Nota il silenzio delle otto e zero cinque, in classe, quando una sessantina di gambe si sono disposte sotto ai banchi e ancora un pari numero di braccia non ha accompagnato le mani a tirar fuori i libri dagli zaini. Quello delle otto e zero cinque non è un silenzio d’oro. C’è sonno in giro e ci scappa pure uno sbadiglio di una rilevante importanza. A bocca aperta. È forse un silenzio di piombo al servizio di Svogliatezza? E in quell’attimo Isolina scopre una grande verità. Non c’è Sincronia. No! no! Tra il suo modo di agire e i suoi amati studenti di seconda, non c’è Sincronia. Come può essere arrivata a una simile deleteria conclusione? Basta guardarla. Ma ci riesci lettore? A scoprire i segni di disappunto sul suo viso: il sopracciglio destro sollevato più del dovuto e la ruga profonda a centro fronte? E come puoi, in quell’aula, vicina alle bocche che bisbigliano, dove regna il buio. Buio?

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elianda cazzorla –  ross blecker, untiled, 2016, arte fiera bologna

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– Buio! Che dite, solleviamo le serrande o ci mettiamo tutti, capo chino, a dormire sui banchi?

E nessuno si muove. Il primo rappresentante di classe è assente, il secondo è troppo lontano dalla finestra. E poi perché dar luce all’aula? Meglio la notte, per prolungare i sogni. E nessuno si muove.
–  Allora chi si prodiga? – Insiste Isolina. La voce è stizzita.
– Vado io. – Risponde Elena dotata di sovraumana umanità, una di quelle ragazze che ancora non è stata masticata da Indifferenza e ridotta in pappa di studentessa menefreghista.
– Bene, adesso che la luce è entrata, possiamo iniziare. – E la voce di Isolina ha ripreso la sua naturale cordialità. Lei è capace di passaggi repentini.
– Prof. prof. Scusi se la interrompo, ma devo giustificare.
– Sul libretto, le firme dei tuoi genitori attestano che il sei aprile eri assente, il sette, rientrata, l’otto di nuovo assente. Come mai quest’alternanza, Lucia?
– Prof. un terribile mal di denti. Lo vede ho ancora il gonfiore. – E avvicina il viso agli occhi di Isolina. E lei lo guarda, ma nessun segno è visibile su quella pelle di pesca, con lo sfumato verde attorno agli occhi. Tutto è perfetto nessun gonfiore, nessun cedimento di gioventù.
– Ah! Sì lo vedo. – Dice solidale, convinta che non sia il caso di aprire un nuovo fronte di scontro. – E il dentista cosa ha detto?
– 
Nulla, perché non ci sono andata.
– 
E come ti è passato?- Dal tono della voce, diverso dal precedente, pare che Isolina non voglia soprassedere. Ora. In aula aleggia un brusio, loro sanno che Isolina può cambiare idea, da un momento all’altro.
– 
No. No. Non mi è passato, ma oggi sapevo che doveva interrogare e sono venuta. Ma…
– 
Ma?
– 
Ma non sono preparata.
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 elianda cazzorla –  ross blecker, untiled, 2016, arte fiera bologna

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Isolina trattiene la risposta nelle fauci ardenti. Non può lanciare la fiamma che potrebbe bruciare l’alunna. È o non è l’educatrice che li sa comprendere? Ma quante volte ha trasformato il drago che è in lei, invocando San Giorgio, in un fiero destriero che cambia tragitto? E ora è il momento. Cambia direzione Isolina, altrimenti non ne vieni fuori e non riesci a interrogare nessuno. Manda a posto l’alunna, pelle di pesca. Apre il registro:
– 
Luca è da tanto che non sento la tua voce. Vieni alla lavagna?
– 
Non è vero prof. mi ha già sentito!
– 
E quando?
– Mi ha messo pure due meno, quindici giorni fa.
– Due segni meno. Intendi. E perché?
– Perché non ho aperto bocca.
– Allora vieni!
– Oggi un altro meno- meno prof. sono senza voce.
– … (Isolina è ammutolita).
– Prof. se colleziono più meno, fino ad arrivare a sei meno. Sono quasi sufficiente?

– Non c’è il tempo per una fragorosa risata della classe e per una richiesta di un bicchier d’acqua per spegnere ogni fragore di vulcano che sta per esplodere in Isolina. No. Non c’è tempo, perché dal fondo dell’aula Fabio invoca un pronto intervento:
– Prof. venga! C’è Marco che si sente male, è bianco come il fazzoletto di mio nonno appena lavato.

E Isolina:
– Cosa, succede? Bianco!

Si alza, si avvicina al banco di Marco. Tutti i compagni e le compagne si alzano. Si dispongono a corona attorno alla prof., Marco ha la testa sul ripiano, chiusa tra le braccia.  È immobile.
– Fabio, come puoi dire che è bianco? Io vedo solo i suoi capelli fitti e neri.
– Prof. prima che la chiamassi, stava seduto regolarmente, guardava fuori dalla finestra, poi mi ha detto: Fabio chiama la prof. mi sento male. Allora ho visto che era pallidissimo ed è caduto con la testa sul banco. Come lo vede ora. Bianco.

(fine III episodio – continua)

Elianda Cazzorla
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 elianda cazzorla –  ross blecker, untiled, 2016, arte fiera bologna

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5 pensieri su “ISOLINA- Elianda Cazzorla: Il rosso, il nero e il bianco.

  1. Sarà perché lo conosco di persona quel drago dentro di me, sarà perché hai trovato le parole giuste per incenerirlo – anche se sappiamo che è araba fenice – sarà perché… Insomma, mi piace un sacco!

  2. Cara Adriana, se non riusciamo ad incontrarci, e non è cosa bella, esami, esami esami, almeno riusciamo a dirci, tra le righe, tutta la straordinaria affinità che scorre nel nostro vivere scolastico. Un abbraccio.

  3. Si vede e si sente che chi ha scritto il romanzo è una di scuola, si percepisce l’atmosfera dei corridori,delle aule, del caos mattutino-brava.
    È la continua lotta tra la prof e i suoi alunni( non c’è sincronia)
    Il corpaccio nero dei pensieri…( good)
    Il viso di pesca senza alcun gonfiore[…] very good.

  4. Che piacere Leonardo scoprire questa affinitá e sendibilità. In vero dono nella mia vita. Grazie. :-)

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