INTERSEZIONI- Cristiana Pagliarusco: LUCCIOLE E BICICLETTE

catrin welz stein

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Capita, al solstizio d’estate, che vivaci si abbracci il manubrio della bicicletta e, la sera, si percorrano le strade semideserte del paese verso le radure più fresche. Per i più fortunati si aprono scenari notturni dove i confini del tempo e dello spazio finiscono.
Mentre si sentono girare vorticosi i piedi leggeri sui pedali, riaffiorano ricordi di anni passati, dove all’impetuoso roteare delle agili gambe si accompagnavano fragorose risate e zig zag al buio tra le lucciole dei sentieri di campagna. L’odore e la freschezza della tarda sera si mescolano ai sorrisi e alle braccia nude concentrate e fisse sul manubrio mentre pelle e cuore ritrovano un vigore quasi adolescenziale.

Capita ogni estate.

Non cambia con il passare del tempo: saltare sulla bici in una notte d’estate come quelle di giugno che arrivano tardi e finiscono presto, ti illude a pensare che in fondo ogni anno non passa, ma riparte. Se poi si ripercorrono le stesse strade, l’anello del tempo continua a girare senza fine. A proposito ti vesti leggera per eguagliare il vento mentre senza nostalgia ti senti una stella che sfreccia tra le stelle. E ti ritorna in mente una poesia letta da bambina o poco più, quando ancora la magia aveva la meglio sulla realtà, quando al rumore dei compagni di scuola, si preferiva la compagnia della sola amica del cuore e per incanto la filastrocca della maestra aveva finalmente un senso:

Girotondo delle lucciole (Dina McArthur Rebucci)

Gira in tondo, gira in tondo,
è più chiaro tutto il campo,
risplendente tutto il mondo.
Bimbi, lesti come il lampo:
son le lucciole arrivate
tra le spighe e i fiordalisi,
e vi annuncian che l’estate
porterà frutti e sorrisi.
Oh, danzate, lucciolette!
Ogni spiga in allegria
il buon pane ci promette:
e per tutti ce ne sia!

(A. Rebucci)

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catrin welz stein

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Mentre pedali senza sosta e qualche fatica, complici forse quelle letture scolastiche tra giovani Holden e meravigliose Phoebe Caulfield, impegnati nel difficile tratto di vita pieno di bivi e saliscendi che la giovinezza sa essere, ti trovi all’improvviso a fare i conti con le strade percorse. Tra i pensieri si intromettono anche le stelle sopra e le lucciole sotto che riappaiono magiche mentre al buio segui la strada appena segnata e questa volta è un’altra poesia che ti attraversa la memoria.

 

Fireflies in the Garden (R. Frost)

Here come real stars to fill the upper skies,
And here on earth come emulating flies,
That though they never equal stars in size,
(And they were never really stars at heart)
Achieve at times a very star-like start.
Only, of course, they can’t sustain the part.

 

Lucciole in Giardino

Ecco arrivano vere stelle a compilare i cieli più alti
E qui sulla terra arrivano farfalle eguali,
Che seppur mai eguagliano per grandezza le stelle
(e mai furono davvero vere stelle nel cuore)
Raggiungono a volte un reale impulso stellare.
Solo che, ahimè, non sanno reggere la parte.

 

Robert Frost, “Fireflies in the Garden” da The Poetry of Robert Frost, a cura di Edward Connery Lathem. Copyright 1928.

The Random House Book of Poetry for Children (1983)

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catrin welz stein

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Ti chiedi se anche Frost abbia mai provato le tue stesse sensazioni in una notte di giugno del 1928 a contare le stelle come anni e i sogni come lucciole. Perché “Fireflies in the Garden” non è solo un poetico quadro notturno di lucciole, stelle e natura cosmica, ma un’istantanea del tuo divenire, di quell’inafferrabile magia che marca il passaggio tra l’infanzia e la maturità, quando alla baldanza giovanile si sostituisce l’altalenante apprensione, all’intellettuale superbia l’essenziale austerità e alla sconfinata immaginazione e ambizione l’accettazione della realtà. Eppure, se la lettura senza sconti di Frost della nostra illusoria corsa verso la grandezza ci riesce forse a scalfire un po’, mentre pedaliamo stregati dalla notte, puntiamo dritti lo sguardo alla luna e ci sentiamo come “La lucciola” di Trilussa che con ironia non perse tempo a sbeffeggiare quella tonda faccia di formaggio.

 

La Lucciola (Trilussa)

La Luna piena minchionò la Lucciola:
– Sarà l’effetto dell’economia,
ma quel lume che porti è debboluccio…
– Sì, – disse quella – ma la luce è mia!

 

da Acqua e Vino, Mondadori, 1945.
 

Cristiana Pagliarusco

 

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