FRA PARENTESI – Costanza Lindi: “La camiceria brillante dei miei anni” di Simona De Salvo

natalia drepina

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Life is something big and vibrating: lo disse un senzatetto di Carnaby Street, un pomeriggio di dicembre. Ricordo che ci pensai tutto il giorno. Anche la sera al pub, in mezzo a quel casino, birre sidro, Ginger Ale, camerieri, lampadine, non riuscivo a non pensare La vita è qualcosa di vibrante. Come quei versi di una poesia di Anne Sexton: Una sola volta compresi lo scopo della vita, accadde a Boston, inaspettatamente. Accumulò costanti fino all’alba per scoprire poi che se n’erano andate.

“Avere vent’anni, come averne trenta, o quaranta, è avere il tempo da attraversare. E se a questo va aggiunto l’incombere del dire poetico, ecco che gli anni non esistono, o resistono, e la poesia diventa il solo spazio del tempo” così scrive Antonio Bux nella quarta di copertina. Dalla raccolta poetica “La camiceria brillante dei miei anni” (Marco Saya, 2016) Simona De Salvo, giovanissima autrice sospira, sussurra, comunica e grida linee sottili ma incise di una personalità sensibile. Una poesia dai toni giornalieri giunge come un tonfo all’occhio del lettore che sosta in apnea tra i sussulti inquieti di una donna.

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Lo sai? Gli uomini che vanno a messa
mi ricordano i soldati di plastica
che si mettevano in fila sul davanzale se c’era
bel tempo. A noi, però
i cartelli indicano giorni di pioggia
e non abbiamo nemmeno rubato un’auto
con tergicristalli contro la noia.
Cosa stiamo aspettando, amico mio?
Ora, non ti dirò che presto troveremo capelli chiari
allo specchio né ti mostrerò come, in fondo
stia scrivendo di te per la prima volta;
preferirei raccontarti della bellezza
che vive nascosta tra le immondizie, di quella
bellezza
per cui io ti dissi: è vita, e d’altro non mi interessa.
Ma ti ascolterei ancora mille anni respirare nella notte
– gli occhi sbarrati, le due e trenta precise –
Finché, forse, mi dirai
girandoti nel buio: nessuno verrà mai a salvarmi.


Nostalgiche parole passeggiato in silenzio direzionate verso un tu, un loro, e l’io che si fa altro, visto dall’esterno con la lente malinconica di una consapevolezza attenta. La voce si fa statica osservatrice, rispettosa del tutto e di sé, nel tutto.
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natalia drepina

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Quando andrai là ti domanderanno
se hai scritto qualcosa di nuovo
che non ci siamo visti da mesi, non sei venuta più
un sorso di birra, giù nella tasca
e non si saranno sicuramente fatti la barba, e ti daranno un
bacio sulle guance
dall’alto, dal basso
col microfono
ma non hai scritto proprio niente?
Oh, che peccato… Benvenuti a tutti…
E ridendo nel rumore ti diranno
di togliere il vestito,
che è il vestito più bello che hai, ma cristo
se non scrive, che faccia almeno qualcosa.

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Dice che vent’anni sono comunque troppo pochi
e che le cose si fanno in due. Si pulisce
la bocca nel tovagliolo
piegato a cono
del ristorante.
Appartiene al passato. Adesso le foglie
rotolano
nel porticato, e viene sera velocemente.
Ho una casa immensa, un vecchio pianoforte a coda
e un uomo
in blue jeans e maglietta
che dorme coricato al mio fianco.
Mi sembra tutto immobile.
Il pomeriggio non esiste.
Il peso degli oggetti è diminuito
drasticamente.

 

“Un grande armadio di immagini” scrive ancora Antonio Bux, direttore della collana. Tinte pastello come nella copertina tra le immagini che ne nascono e generano, se mai fosse possibile, nostalgiche note di qualcosa che ci sarà poi.

Costanza Lindi

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Simona De Salvo, La camiceria brillante dei miei anni– Marco Saya Edizioni 2016

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