DELLA PROPRIA VOCE – Riflessioni di Roberta Parenti Castelli

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E’ con molto piacere che provo a parlare di quest’ultimo lavoro del “Gruppo 98 poesia”, lavoro coordinato da Leila Falà e intitolato “ Della propria voce”.
Provo a unire al loro lavoro anche la mia voce poiché le tematiche che le autrici approfondiscono sono state per me dolorosi punti di riflessione per molto tempo.
Innanzitutto la sensazione tutta femminile, per lo meno di un femminile che mi riguarda, di non esserci, di non esistere anche quando si è lì – presenti agli altri -inesistenti a volte anche alle persone che sai  ti vogliono bene. Un disvalore che spesso nasce  -nelle donne della mia età- in famiglie pur affettuose, dove però il ruolo fondamentale è quello dei fratelli anche se più giovani.
Questo disvalore spesso lo si porta anche nel rapporto amoroso con un compagno o un marito.
E ancora , lo si può avvertire penosamente anche nelle relazioni sociali che ci legano ad un gruppo con cui condividiamo interessi.
Inizio perciò a dire di questo libro parlando della poesia di Loredana Magazzeni.

Loredana, poetessa raffinata, critico profondo e di grande disponibilità nei confronti di poeti e poetesse, avverte come un affronto, e nello stesso tempo come una cocente delusione, il fatto che ancora oggi, dopo decenni di profondo e proficuo lavoro, sia individuale sia insieme alle colleghe del gruppo 98, le venga riconosciuto il suo valore, dal complesso-difficile mondo dei poeti, soltanto in privato. Mentre poi –in pubblico-le vengono presentati ( dico io) “ i veri poeti”: poeti maschi che, loro sì ”hanno il polso della situazione della poesia” poiché sono proprio loro che “ si confrontano con altre cerchie poetiche”.
Questa maggiore possibilità di relazioni esiste certamente perché , anche oggi, il maschile ha tempi a disposizione di sé: del proprio lavoro o piacere, ben diversi dal femminile.
E comunque, prosegue Loredana, al di là di tutto il lavoro individuale e di gruppo , ricco di scambi anche affettivi, lo sguardo maschile sul lavoro delle donne dice ancora: “ Non tentare di esistere senza di me”.
La difficoltà delle donne che scrivono ad impossessarsi della scena e a viverla in primo piano nasce anche da quello che Loredana sa molto bene e dice con grande chiarezza in “ Noi, le sposate”.
Loredana ci ricorda che “ noi abbiamo mariti postini o impiegati”; uomini che si sentono abbandonati se la moglie non è lì presente. La presenza di lei li rassicura, li rende certi del loro valore. E le donne, le poetesse che vorrebbero per un po’ volare lontano per poi tornare, scelgono di inchinarsi a Vesta – signora del focolare –  “Noi, le sposate, proteggiamo le case” afferma senza mezzi termini la poetessa con questo bellissimo incipit a pag.66.
Loredana sa che un uomo, che si sente emotivamente abbandonato o solo, finisce con l’abbandonare in breve tempo la compagna. La poesia a pag. 66 così si chiude “ Tre amiche ricercatrici, di ritorno dal Marco Polo, sono state lasciate./ Il terzo giorno, al volo.”
C’è in Loredana grande consapevolezza del proprio valore, ma anche una vena di amarezza. Ne “L’avvelenata” che ha il tono dell’invettiva, Magazzeni ribadisce il proprio esistere in un mondo della poesia che pare non vederla.
Lei che ormai si è fatta vecchia “ senza che mi vedeste” sottolinea; si è macchiata anche( per i circoli poetici che contano?) della “colpa femminista”, non viene nemmeno più invitata agli incontri non essendo una giovane promessa della poesia femminile. Ora dunque si sente usata poiché è stata ed è sempre disponibile a scrivere e a parlare dei tanti poeti che a lei si rivolgono per una critica dei loro lavori: “ Sono l’amica dei poeti,/ quella che li presenta…/ Ma conclude amara…E di quello che (lei) scrive/ a nessuno importa nulla.
Ma il discorso della Magazzeni non si ferma qui, a questa parte che definirei “ destruens” “ destrutturante”. Esiste nel suo scritto una parte” Construens” una parte forte e profonda di grande costruttività.
Certamente la poetessa si chiede se serve scrivere poesia, se serve scrivere insieme ad altre donne, ad altre poetesse, se ha un senso quella che lei definisce con un azzeccatissimo termine “ questa carboneria senza meriti” “ questo alfabeto tra poveri”… Ma sa benissimo Magazzeni che ”dei poveri è il Regno”: quel territorio profondo dove amore e dolore si toccano e ci toccano, il luogo dei bambini e degli esclusi. Quel territorio dove sempre ci immergiamo per scandagliare a fondo noi stesse e per ritrovare sempre e comunque la forza per vivere.

La poesia serve, soprattutto quando – come nel caso della poesia femminile-( e non femminista come forse i poeti maschi la definirebbero) dice ancora e ancora, senza usare schermi, quanto bisogno d’amore hanno le donne, hanno gli esseri umani in genere, ha la realtà del mondo.
La poesia, aggiunge Magazzeni, apre   a orizzonti nuovi, diversi… ma qui parliamo di una donna che scrive poesia, e dunque la storia e la vita di una donna è innanzitutto perfettamente e faticosamente ancorata al concreto, alla vita di tutti i giorni con gli inevitabili doveri. Si parla quindi della spesa (pag. 69)” I diamanti dell’aria”), ma nel carrello della spesa insieme alle tante cose  ci sono anche gli incontri, le parole scambiate…” I diamanti dell’aria si sommano ai tuoi pensieri”…parti di vita altrui che vengono ad arricchire la nostra. La capacità femminile di immedesimarsi nei problemi e nelle gioie altrui.
Anche così si spalancano mondi e prospettive; ”L’oro delle loro parole” arricchisce la poetessa che dilata il proprio spazio interiore dove risuonano “ altre vite possibili”.
E, al di là delle tante vite possibili, che non sono la nostra, c’è il grande spazio nel quale immaginare – per sé, per il mondo – una realtà diversa fatta di “ serenità “ che non è un gioco raggiungere, ma un faticoso lavoro sia individuale che collettivo: “ La serenità è un lavoro secolare/ che impegna la mente e l’economia.”
La serenità è un valore che nasce da un profondo lavoro di confronto con se stessi e con l’altro da noi per comprenderlo e arrivare ad un equo scambio reciproco.
La poetessa si interroga:” Dove e quando si interruppero i fili del discorso col mondo altro? Con l’altrove? Quando si è interrotto il discorso di reciproca comprensione tra maschile e femminile, tra oriente e occidente?
La poetessa osserva con dolore acuto, quasi disperato, questo nostro tempo di guerre diffuse: “ Tempo questo che strazia e ammutolisce, non ospita/ non ha cura.”  Ma, ribadisce Magazzeni, bisogna trovare una strada, una casa comune. Questo però può accadere se avremo ancora tempo, se ci daremo il tempo – oggi – in un mondo come il nostro frenetico e per tanti versi superficiale per riflettere e dire veramente “ casa e strada”, ma soprattutto per riscoprire il profondo valore di parole come “ fratello” “ sorella”.
E, concludo io, si dovrebbe vedere e riconoscere ( senza fare paragoni e assegnare posizioni di alto e basso)il diverso valore della poesia femminile rispetto a quella maschile. Si tratta infatti, che si voglia ammettere o meno, di due diversi modi di leggere se stessi e il mondo e di un diverso uso del linguaggio.
Magazzeni non si ripiega su di se’ piangendo, ma affronta a viso aperto con un linguaggio chiaro, incisivo, vero quello che io, estremamente appartata, penso possa essere un reale problema di riconoscimento di valore per chi, come Loredana, vive all’interno del complesso mondo dei poeti e della poesia.
La poesia femminile, dicevo, non pone schermi tra sé e sé , tra sé e il mondo.

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Trovo molto belle, intense, semplici ma profonde in questo senso le poesie di Paola Tosi che si dichiara subito nella sua profonda indifesa femminilità: non esistono per lei linee di divisione “ Nessuna linea a dividere cielo e terra/azione e pensiero/nessuna differenza tra te e me.”
Una capacità del femminile profondo di accogliere, di integrare anche il “ limite”, di farne una forza nuova attraverso la consapevolezza. Anche la vecchiaia – ci dice Paola- se accolta “ con i piedi saldi per  terra” ci regala “un senso nuovo di interezza”; non solo, la vecchiaia ci offre strumenti nuovi per conoscerci, per trasformarci ancora e ancora, per andare verso una libertà nuova che sappiamo per le donne – oggi – è tutta da inventare e raccontare; viviamo infatti ancora all’interno di una società che ci vorrebbe sempre e solo giovani.
La poesia di Paola Tosi è lieve come una carezza e insieme profondissima. Anche se come dice lei “ Ho preso tra le mani la fatica di mentire/ di mostrarmi sempre all’altezza”, questa “altezza” è fatta di “ grazia del vivere”  di profondità. Sentiamo lei “ Essere portatrice di sane differenze”  “Una strada fluida senza competizione”  “ Perdonare tollerare dire grazie” e – “all’occasione giusta un urlo ribelle verso il cielo”.
Intanto noto quanto è femminile la scelta dell’occasione che deve essere” giusta” . L’urlo poi sono certa si convertiva in nuova toccante raffinata positività. In lei c’è una strenua affascinante resistenza al brutto della vita… sentiamo lei : “ Riconoscere il proprio limite” “ l’animo privo di astio”  “immaginare con forza l’essenza di lavanda/ ogniqualvolta si rasenti/ i cassonetti d’immondizia.”( pag78)
Se poi c’è nella vita delle donne tanto lavoro, lavoro che rapisce parole e ispirazione: “ Ma i versi, quei versi/ li ho persi per sempre”(pag.77)c’è anche, in lei, la consapevolezza di “ abitare parole uscite da nebbie vaporose”, queste “ nebbie vaporose” mi fanno pensare al tulle e all’organza che immagino di un delizioso grigio tortora  come sono spesso le nebbie che tanto amo.
E ancora femminilissimo il suo senso di un tempo quieto dove trovano posto, importanti nella loro semplicità, le piccole cose di ogni giorno: “ Il caffè che borbotta in cucina” “ una tazzina profumata tra le mani” e io immagino davanti a lei la persona amata alla quale chiedere sorridendo ”solo una punta di zucchero grazie!”. Un tempo fuori dall’affanno del “ dovete correre fare dire ( pag.82); tempo per pensarsi, per pensare, per amare. Tempo per i visi amati: “Voi, il mio libro di poesia”(pag.83)
La poesia di Paola Tosi nella sua profonda delicatezza, nei suoi accenti lievi e personalissimi mi commuove. L’ho incontrata solo due volte, ma la sua Grazia è assolutamente indimenticabile

Mi sembra in un primo momento di potere accostare la poesia di Alessandra Vignoli a quella di Paola Tosi per la grazia, il garbo, la delicatezza ; ma la Vignoli mi appare comunque come un animo più tormentato.
Nella Vignoli sembra esserci una nota di maggiore solitudine: quel “parlo sottovoce”( pag. 88) quel “ ritrovare le forze/ sollevare i giorni/ sulle mie spalle” (pag.88) mi fanno pensare a una donna che, anche se –forse- circondata da affetti, ha però un grande senso del suo essere – alla  fine – sola.
Da un lato c’è una solitudine che schiaccia e questo lo sento in quel “ Mie spalle”; ma dall’altra parte esiste anche una solitudine cercata, voluta e amata . La poetessa parla di un tempo solo suo dove potrà essere veramente se stessa e come dice “ di risplendere come desidero” (pag.90)
Questo tempo solo suo è anche un tempo dell’anima e non più legato alla fatica. E’ un tempo  come lo definisce a pag. 89 del dolce far niente …sentiamo lei: “ Com’è dolce il dolce far niente”. In questo “ dolce far niente, in questo silenzio , l’anima cerca, scava dentro di se’ per trovare “ l’acqua della serenità”( pag.88)in cui – dice la poetessa- immergermi / e berne lunghi prolungati sorsi/. E ancora a pag.92 : Scendo nell’acqua/ bevo assetata di serenità/.
Serenità che si può trovare a contatto diretto-fisico con la natura: la poetessa aderisce con tutto il corpo ad uno scoglio “ come una veste bagnata”  immagine molto bella e molto giusta. E, in questa completa aderenza alla natura, dimentica qualsiasi pensiero ( pag.92)
Bellissima anche l’immagine della primavera che fiorisce da un semplice filo d’erba tenuto tra i denti: la comunione con la natura fa sì che ci siano nuove splendide fioriture anche nella nostra anima.
Un altro modo che ha la poetessa per evadere è il sogno e, nel sogno, sono stelle e fuoco i due elementi che avvolgono e corteggiano la poetessa : “ Le stelle candide/ sembrano corteggiarmi/ con lingue di fuoco/”(pag.93) “ Sento le stelle/ come sorelle lontane/ ricche di ali di fuoco appassionante/”.
Bisogno di pace e insieme desiderio di passione in questa poetessa?
Ed è forse pace e insieme passione che ora – finalmente- il bancomat dell’inconscio le sta restituendo?
Sono pace e insieme passione le monete d’oro?( pag. 87)

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Serenella Gatti Linares è donna e poetessa che esprime un concentrato di energia.
Anche se era un destino di “ dovere, sacrificio, severità “ ( pag. 57) quello che le veniva assegnato dalle tradizioni familiari al momento della nascita, a questi imperativi la poetessa non si è piegata.
Energia ripeto è la cifra di questa donna e poetessa, sentiamo lei : “ Canterò contro ogni difficoltà/ lascerò tracce e saranno parole/.
Ha imparato, dice lei, (io direi ha voluto), Eros e Bellezza e così ha incontrato la poesia : “ La poesia è strano incidente/ dentro il desiderio di Bellezza”( pag. 59) .
La poesia è perfetta per esprimere tutto quello che altrimenti sarebbe rimasto sospeso, non detto, non capito forse.
Non ha paura Serenella ; neppure la morte la spaventa  e neppure la vecchiaia che, per molte donne, è forse più difficile da affrontare della morte stessa “ Conservo uno scampolo di giovinezza/…/per spenderlo via via con tirchieria / impedire che il gioco ( della vita- dell’amore) si fermi /( pag. 60)
Desidero ora dire qualcosa in particolare sulla poesia a pag. 58 che si apre con un incipit speciale” una donna ciondola un piede” e non lo fa in casa propria seduta su una sedia o un divano, ma “da uno sgabello d’osteria “. Il luogo infatti è piuttosto insolito per la gran parte delle donne, ma qui siamo di fronte a una donna che “ Vive disobbediente”.
Questa donna, la poetessa, insegue i suoi pensieri senza un filo logico, senza  fretta, senza quell’ansia di non dovere sciupare il tempo che sospinge le donne a “ fare fare  fare”. Questa donna  si perde senza problemi in labirinti solo suoi: sua compagna è “ la piacevole noia” … pensa …  “ osserva la muffa sul muro per ore”. Questa è per me una delle composizioni più interessanti di tutta la raccolta. Dice in un modo per nulla semplice e scontato, ma nuovo e fresco, il valore del Vuoto, del Silenzio, di una presenza del tutto rilassata di sé a se stessi. Molto bella.

Secondo me al centro della poesia di Paola Cimatti c’è il problema, importantissimo per un poeta, della “Parola”.
Bellissima apertura sull’argomento con “ questa prima parola”.
L’urgenza del poeta di dire qualcosa che ancora non è chiaro neppure a lui, ma preme.
Inizia così la ricerca della parola, quella giusta, illuminante; quella parola che ti restituisca più senso di quello che tu , con fatica, hai cercato di dire (pag. 20)
La parola poetica come piccola fiammella dice Paola Cimatti, “ illuminazioni che durano poco” /…/” ma quel poco è luce-è calore”
Perché affrontare  e riaffrontare la fatica del lavoro poetico? Perché la poesia , per il poeta innanzitutto , è come dice  Paola Cimatti Davvero inesauribile / questa risorsa del dire e ridire/ così rinnovabile fonte/ di energia rinnovante/.
Il poeta , in un certo senso e secondo me è verissimo, attraverso la poesia aiuta innanzitutto se stesso: opera una immersione nel profondo per portare alla luce attraverso la parola qualcosa che certamente lo aiuterà a fare maggiore chiarezza nella propria realtà. La parola poetica poi circola, vola,( pag.26 semi) senza che ne siamo sempre consapevoli  la portiamo con noi, aggiungo io, come un prezioso talismano

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Molto particolare e secondo me molto interessante la voce poetica di Leila Falà.
Il suo registro poetico è apparentemente lieve ed ironico, sotto questo lieve involucro si nasconde, per quello che io sento, una profonda  complessa infelicità; una lotta ostinata contro un disvalore sempre in agguato.
La poetessa dispiega tutte le sue energie per arginare disordini fuori e dentro di sé, disordini di qualsiasi tipo; sentiamo lei: “ Tu, cara, essere perfettissimo/ pulitore del cielo e della terra/ di tutte le cose visibili e invisibili/ per mezzo di te tutte le case/ sono state sistemate./ E le questioni più delicate?/ Parzialmente scremate.
Logicamente in tutto questo fare non resta più neppure uno scampolo di energia per sé, la poetessa dice “Sospiro, mi sottraggo, cerco di desiderare.”  Quel “ cerco di desiderare” è terribile: probabilmente la poetessa è così esausta che non ha neppure più energia per qualcosa di “ bello” di “ consolante” per sé. La terribile “vocina” che la spinge a osservare tutti i suoi così detti “ doveri” prima di un piccolo “ piacere” solo per sé ha avuto la meglio anche questa volta ( pag. 30)
Le poesie denunciano la vera reale fatica di vivere delle donne. Molto bella, molto lucida l’analisi di tante situazioni di donne che vorrebbero dedicarsi anche ad un lavoro creativo, nella poesia intitolata “ Esperimento pericoloso”. Qui  l’autrice afferma con disperazione ( penso io) anche se il tono di tutta la composizione, estremamente incalzante come il tempo che corre e non basta mai, sembra giocoso , che per ciò che veramente interessa alle donne resta solo la notte; sentiamo la poetessa: “E poi scrivo, è poi che io scrivo/ stanotte. Ritorno su questo incalzare del verso, che dicevo può apparire giocoso, invece  è carico d’ansia.
Le poesie di Leila Falà  sono secondo me particolarmente interessanti anche perché mi hanno fatto pensare ad un coro di voci recitanti. In particolare cito” Una crema tutta per se’”  “ Esperimento pericoloso”  “ Il nemico dentro”. Non so se è soltanto una mia impressione o se la poetessa che, leggo, si occupa anche di teatro ha pensato e voluto

Per Zara Finzi è importante per chi scrive poesia  “ dire solo quello che c’è/ da dire, non una parola di più non/ una di meno.” ( pag.45).
Riflessione, concentrazione, precisione, sono  importanti per la poetessa e il risultato del suo lavoro è estremamente positivo: si avverte una perfezione formale che ci regala insieme profondità e complessità di pensiero.
Il tempo di cui parla Zara Finzi e secondo me un tempo misterioso , un tempo dell’anima. A questo proposito mi ha colpito “questo tempo che scivola fra” (pag.47), composizione molto bella che comunica , a me, qualcosa di particolarmente doloroso; una irreparabile perdita? O semplicemente le infinite perdite che il tempo ci infligge?     La poesia è costruita su immagini molto particolari , cito la poetessa: “una luce vagamente stracciata, uniforme, raschia/ nel buio delle tasche pensieri infecondi /… e prosegue “ parole che non dicono nulla ma dove l’anima si acquieta”
Ecco, forse questo è il grande valore della poesia ; quelle parole sono magiche, sembrano dire altro, forse nulla, rispetto a quello che ci tormenta, ma hanno la misteriosa capacità di curare l’anima, di lenire le sue ansie e i suoi dolori.
Sempre riguardo al “tempo” trovo perfetta sia dal punto di vista della scrittura sia delle immagini la poesia “tempo di grazia, la vecchiaia, con”(pag.48).  Il senso profondo di  questo periodo della vita emerge dalle parole della poetessa  come carico di positività “ …il ”sì” contiene e supera il/” no” che pure la pervade/.
Ringrazio di cuore la poetessa per questo chiaro confortante messaggio.
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Le poesie di Anna Zoli esprimono grande chiarezza di pensiero, forza e insieme complessità.
Mi piace molto anche il modo in cui la poetessa dispone le parole sulla pagina( vedere pag.109,110,113,114) , non so dire perché ma ho pensato ad uno spartito musicale o a poesia visiva.
Vi è nelle composizioni di Anna Zoli un tono molto originale anche per gli agganci personalissimi a “ personalissimi malesseri”( muco che la fa sentire lumaca).
Mantiene, secondo me, il tono di estrema chiarezza anche quando dice verità pesanti : “ non voluta non valgo” ma, contro il disvalore indotto, la poetessa si aggrappa alle parole e, anche se dice di sentirsi “ lumaca dentro” impastata di muco, in realtà mostra una grande perizia nell’uso della lingua, grande capacità di spiegare i suoi stati d’animo.
Anna Zoli trasmette, a mio avviso, attraverso le sue poesie un’immagine di estrema lucidità intellettuale di fronte ai fatti della vita
Emerge anche l’immagine di una donna che non si arrende mai. Sentiamo la poetessa: “ è tutta la vita che lavoro/ a riprendermi  il mio/”  E, certamente anche attraverso queste poesie Anna Zoli si riprende il suo ; dimostrando quanto vale.

Le poesie di Vania Virgili sono un incalzare di immagini. L’autrice agisce per accumulo.
Il lettore sembra smarrirsi dentro un intrico di echi e richiami: una sorta di musica dentro la quale ci si può abbandonare.
Cito da “ Sydera da Marta” : Attraverso il fiume di un’eterna estate:/fiammelle notturne,  cancelli socchiusi/braci di sigaretta e rossi capelli/ infuocato languore/ Scintille crepitanti di un tempo/senza ali accendono con grazia/ la lucerna di Venere/.
Questo è un tempo magico, sia per la situazione che le parole sembrano narrare, sia per il modo in cui la poetessa lo dice. Si formano onde di senso: uno scintillio affascinante.

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Giovanna Zunica parla del tempo con un timbro personalissimo.
Il ricordo- secondo me- di una persona amata che non c’è più, viene reso vivo presente e acutamente sentito in relazione al rinnovarsi della vita nel passaggio affascinante delle stagioni.
Ne “ Il fischio della merla” le immagini mi appaiono quelle di una calda estate, sentiamo lei: “ il fischio della merla/ s’impone sul frinire dei grilli/… la poetessa è in giardino e anche il tavolo su cui apparecchia diventa quasi umano: “ tenerezza del legno/ solcato/ da lunga cicatrice/ ; cicatrice che richiama la stessa di cui si parla nella poesia a pag. 120 che porta proprio questo titolo.
Nella poesia “ Senso” (pag.126) la poetessa sembra parlare direttamente con una persona amata che a me sembra di percepire, dal tono della poesia, perduta in un’incolmabile lontananza che solo la parola poetica forse può colmare.
Attraverso le parole della poesia chi scrive condivide con questa persona le gioie lievi e quotidiane di una primavera avanzata : “ t’è arrivato / il profumo della rosa canina,/i petali quasi bianchi/ imperlati di gocce minute,/…?
La forma di queste composizioni( mi riferisco in particolare a “Il fischio della merla” e ”Senso”) è di una precisa elegante semplicità, dove le parole creano echi e rimandi carichi di leggerezza; cito sempre da “Senso” : Hai sentito/ il fruscio impercettibile/ quando le ali della farfalla-/ la trama esile come ragnatela-/ hanno sfiorato la tela batista/ricamata a gigliuccio,/ credo a mano?/.
Farfalla-ragnatela-batista-gigliuccio :  queste quattro parole creano una trama estremamente femminile che dicono – richiamandosi – una squisita dolce grazia: l’apparizione della Bellezza che ci salva dalla perdita.
Desidero dire qualcosa anche sulla poesia intitolata” E dalla bocca” di tono completamente diverso dalle altre che ho citato. Il timbro qui mi sembra più drammatico ; le immagini chiare, apparentemente semplici, ma terribilmente efficaci raccontano secondo me un dolore indicibile  che può essere quello di una donna  bloccata in una situazione formale che la costringe entro  margini ben segnati : “ i piccoli pensieri decorativi” che fanno apparire tutto a posto, lì dove tutto è senza vita “ parole di buon senso/ come uccellini morti” ; tutto questo prima dell’urlo che frantuma  il quadro e si spera porti aria e vita vera complessa , contraddittoria, libera. Questa composizione è tra quelle che più mi hanno colpito.

Questa è senza dubbio una raccolta molto interessante completata da bellissimi lavori di poesia visiva dell’artista Donatella Franchi.

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donatella franchi

 

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Mi fa piacere aggiungere tre mie poesie sull’argomento trattato dalle poetesse del gruppo 98
La prima che ho scelto e trascrivo è pubblicata nella raccolta “ IMMORTALE – TRA NOI – LA DEA”( Pendragon ed. BO.2011)
In questa composizione intitolata : A SERGIO CORAZZINI “POETA”( pag. 39) poesia scritta nel 1979, la scrivente pensa che Sergio Corazzini, che  sappiamo ha una sensibilità quasi femminea, ha potuto tranquillamente esprimersi e essere anche valorizzato proprio perché maschio quindi appartenente “ all’olimpo degli uomini” . Per le donne poeta è tutto molto più complicato: da un lato le donne stesse ,obbligate al silenzio di sé per millenni, faticano a “ dirsi”; dall’altro il mondo maschile della cultura anche oggi  sembra preferirle ai margini.( vedi Loredana Magazzeni)

“A SERGIO CORAZZINI”POETA”

Nell’olimpo degli uomini/ potesti/ piangere di non essere poeta/ sciogliendo le tue lacrime/ di mare/ in processioni ordinate/ di parole.// Non posso – io –/  ripetere la strada,/ il lamento non sa / le vie dell’aria,/ per cupi labirinti/ si ripiega,/ sol la luna/ indovina le sue cabale:/ non si scrive poesia/ col sangue/ mestruale.

Sempre da “ IMMORTALE- TRA NOI- LA DEA”  La poesia a pag. 33 intitolata “ Esse hanno suoni arcani”( scritta nel 1979)  chi scrive sente la perdita del tempo che deve essere dedicato alle cose pratiche come drammatico; la poetessa qui infatti conclude dicendo” le cose mi circondano/ sono pesanti immobili;/vicine mi si fanno/ prepotenti mi prendono,/ in loro sono chiusa – murata-// la brezza di parole/ ormai/ lontano spira.

Dalla raccolta “ CATTEDRALI DI VERDE”( Pendragon ed. BO . 2014) la poesia intitolata “SPAZIO”(pag.39)

Spazio/ alle parole occorre/ -spazio- / appoggiano i loro piedi di luce / qui –là / in ogni dove / -ne è piena la stanza-/ Straripano e… / come farfalle inquiete / si posano: / cercano spazio     nell’aria / -nell’anima-  // Apro finestre…porte/ getto lontano le mille cose –inutili- / danzano lievi      sciabordando / “acqua   luce   aria” / mie luminose parole.

Questa poesia è stata scritta nel 2007 e il tono è molto più sereno. La poetessa molto più vecchia sa che il segreto, soprattutto per le donne, sta nel semplificare il più possibile e aggrapparsi all’essenziale e, l’essenziale per una poetessa, sono  quelle che qui vengono definite come “ acqua, luce, aria” / mie luminose parole./

Per un poeta sono quelle il tesoro, le parole, oso dire, sono la sua vita.

Roberta Parenti Castelli

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donatella franchi

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Poesie delle autrici del  Gruppo 98 poesia,dalla raccolta Della propria voce. Antologia poesia

 

PAOLA ELIA CIMATTI

Questa prima parola
Questa prima parola
che non so dire
– insetto molesto –
questo fastidio
di un pensiero indigesto
non ancora formato
mia scommessa – mio pungolo
che preme e trattiene
unghia rotta – bastone e carota.
Questo mazzo di chiavi – mio spazio abitabile.
Questa prima parola che non so
dire – ma che per nulla al mondo
potrei tacere.

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LEILA FALÀ

Una e trina
Una e trina, una e dozzina
madre studiosa casalinga
impiegata artista madonnina.
Onnipresente, onnipossente.
Senza limite al farsi carico.
Resto però fuori contesto
gli occhi ben confitti
nel concreto delle cose
stropicciata e malintesa.
In cerca sempre d’altro, di qualcosa
mi attesto nel non so
e lo sono pienamente.
Polimorfica, ecco. Tutta e niente.
Sono eccezionale. Come tante.
E forse sono un po’ tutte.
Ecumenica, direi possente.
Allora una e trina
più un’altra quindicina.
Le impersono tutte e quindici
poi sedici, poi diciotto
e mentre il tempo scorre
mi faccio ventitré.

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ZARA FINZI

potrei – dico potrei – drizzare
la schiena contro l’effetto del
tempo che passa, rimpicciolisce i corpi
e allunga e affina le ombre.
potrei rendere più dubbiosa l’inquietudine
con una mossa del cavallo
in una vertiginosa alternanza di prospettive
e mutamento di passo.
essere torero e dominare la paura.
potrei seguire il doppio vortice delle impronte
che solo gli arabi posseggono talvolta,
stordirmi nel loro labirinto
e scoprire il tempo casuale della vita
nel tempo preciso di un destino.
ma per questo c’è tempo, c’è tempo

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SERENELLA GATTI LINARES

un mondo fuori e uno dentro
il tempo supplementare del sogno fa
compagnia alla fine della vita
non solo qui ed ora
ma qui ed è stato
unire al tempo dell’orologio
quello del ricordo del sogno del mistero
nel giardino interiore del passato
chi non c’è più esiste vivo e sorridente
gli si può fare visita in ogni momento
gratuitamente perfetto nella felicità
nei colori suoni profumi sapori
avanti e indietro nel tempo irregolare
perfetti incastri fanno del tempo
l’eternità

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LOREDANA MAGAZZENI

Sei donna di valore
Sei donna di valore, ma te lo dico in privato
in pubblico mi presentano uomini
poeti, essi hanno il polso della
situazione poetica, si confrontano con altre
cerchie poetiche. Noi, ci troviamo in privato
parliamo piccolo. L’affetto che sentiamo
l’una per l’altra è cosa di poco conto
per chi guarda da fuori. Noi non vediamo
noi stesse, se ci affacciamo allo specchio
poetico: decenni di lavoro costante
annullati da migliaia di sguardi
che dicono no, non esisti, non esisti
non tentare di esistere, senza di me.

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donatella franchi

 

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PAOLA TOSI

Nella fatica di esserci accendemmo il nostro buio
perdendo il conto contando stelle e ricordi
stivati nel tempo
La notte come un mantello ci girò intorno
ci camminammo dentro vedendo senza vedere
nessuna linea a dividere cielo e terra
azione e pensiero
Nessuna differenza tra te e me

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ALESSANDRA VIGNOLI

Nel bancomat dell’inconscio
ho inserito schede errate
per anni e anni.
Solo ora
mi sta restituendo
monete d’oro.

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VANNIA VIRGILI

La cerimonia del tè
Sui rami di onice
una felicità silente
la parete di carta che
scivola leggera mutando
paesaggio di casa e prospettiva.
Solo passi lievi nessuna scarpa
attorno al quadrato basso
apparecchiato: le tazze
translucenti i dolci di riso
il verde erboso tè lo
zenzero piccante sono pronti
per te. Accenderò per grata accettazione
mille lanterne rosse
per il passo di ognuna.

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ANNA ZOLI

La fune sul vuoto
Questo ‘tiro alla fune’ che facciamo
non è più un gioco – dico –
non mi sono allenata
a tirar sempre dalla parte mia
non l’ho mai fatto neanche da bambina
‘gioco da maschi’ – dicevamo
Ora – dopo più di vent’anni ognuno tira per
riempire il vuoto dentro sé
‘tu non fai – tu non ci sei – tu non mi dai…’
il vuoto – come buco nero –
ingoia anche la fune

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GIOVANNA ZUNICA

Disabitata
La madre disabitata
cura la stanza vuota,
le mani attorno al ventre
rotondo.
La madre, spoglia,
s’incurva su se stessa,
la gola ostruita
da cento pipistrelli.
La casa deserta
spaventa le sorelle.
Il seno della madre
è gonfio di follia.
La madre inabitabile
è respinta
come conchiglia
accusata del vuoto.
Madreperla che sussurra
le parole del vento,
la madre madre
si prende cura di sé
si sgrava delle notturne creature
le accompagna nel volo.

.

Gruppo 98 poesia, Della propria voce. Antologia poesia – Qudulibri edizioni
a cura di Leila Falà
con le immagini di Donatella Franchi.

 

*

 

   Donatella Franchi ha iniziato a creare libri d’artista con una ricerca nelle opere giovanili delle sorelle Brontë, Da Andria a Gondal. Il suo ciclo di lavori sull’amicizia come pratica creativa, Cartografia dei sentimenti, ispirato alla Carta del Paese di Tendre, di Madeleine de Scudéry, è stata esposta in varie città italiane e all’estero (Istituto Italiano di Cultura di Washington, 2001, Università di Barcellona, 2004). Ha partecipato a diverse rassegne di libri d’artista in Italia e al National Museum of Women in the Arts di Whashington. Alcune sue opere fanno parte della collazione dello stesso museo. Ha curato Matrice. Pensiero delle donne e pratiche artistiche, Quaderni di via Dogana, Milano, 2004. È docente nel Master online del Centro di Ricerca Duoda dell’Università di Barcellona, con il quale collabora da alcuni anni. Vive e lavora a Bologna.

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