TERRE DI INCIPIT- Michele Anelli Monti: esercizi in forma di rosa per prosa e spina poetica.

roberto kusterle

.

Mezzogiorno di un giorno qualunque, sui tetti di New York dentro la canicola di luglio.
Sento api ronzare dentro il mio orecchio: sono cento o centomila tutte insieme, si annuvola il mio occhio interiore, mentre percepisco ma non guardo e, petalo per petalo le vedo, fugacemente dentro ogni ovario. Minuziose si adoperano a godere del corpo profondo delle piante.
Aprono la bellezza del colore, sepalo per sepalo, ogni pistillo è percosso dalla coreografia delle loro ali. Un’ebbrezza particolare ed intensa mi prende, prolifera nelle stanze del mio corpo, suoni come di danza, che da tempo, un tempo immemorabile ma vivissimo, conosco. Creazione gioiosa e antica mi percorre come una scossa elettrica dalle piante dei piedi alle palme delle mani, poi su, su fino al cranio.
Io giovane professionista, in questa città frattale di grigi e neon, gioco con la legge degli uomini, li conosco così bene, sempre fasulli sempre paurosi.
Mi sento così vuoto dentro queste regole, campate e dettate a duecento metri da terra, come me, ora. Nell’attico del mio appartamento, ho l’illusione di essere ovunque in questa città. Complice il mio sguardo, sono vento e non ho radici.
Questa scatola, questa arnia è tutta la vita che mi rimane. Questo giallo, il ronzio, il sapore, sono la sostanza e il battito delle mie vene.
Collegandomi alla terra, alla mia infanzia, come linfa raggiungo il gioco dei giochi, sono di nuovo bambino, ieri in quest’ora, in questo preciso adesso, un attimo senza altre regole di quel patto arcaico che solo nell’infanzia e nell’ingenuità di quel tempo si stipula l’uno con l’altro dentro una parola, vivissima e sacra. E quando sono con loro, tutto è semplice, tutto è un chiedere per essere non per avere.
Qui invece, tra queste mura di inquinata giustizia, dove lavoro tra uomini e donne adulti, le giurie, i capi di accusa, gli emendamenti, le sedute, i tribunali, tutto ciò che è giusto immancabilmente si fa ingiusto.
Eppure ancora so, ne sono certo, tutto è etico quando il tuo cuore è un fiore profumato e la tua mente un alveare che con la vita vuole solo fare l’amore.

.

christin mrozik

 

.

Sento il ronzio delle
api
sui tetti di New York

10.000 inseme

impegno e dedizione
nell’amare
fugacemente

ogni bellezza
ogni colore

ogni petalo
sento il sapore
dolce
dei raggi del sole
fatti materia dalla
danza
proliferante
della creazione

che gioia
che ebbrezza

sento nelle
mani
dell’uomo
ancora spazio
per essere
natura

per partecipare
al gioco
senza infrangere le regole
come i bambini che
dopo aver litigato
dopo aver pianto
fanno pace
nella semplicità
del tornare
d’accordo

il passato
sciolto
a ricordo.
.

MAM

.

christin mrozik

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13 pensieri su “TERRE DI INCIPIT- Michele Anelli Monti: esercizi in forma di rosa per prosa e spina poetica.

  1. caro Michele, bellissime le tue api sui tetti di New York e indovinato il contrasto.

  2. Sicuro che tutto è etico quando il tuo cuore è un fiore profumato? Per di più da un attico di New York? Basta la pelle del tuo corpo ed un po’ di piani per separarti e salvarti da tutta quella ingiustizia, corruzione ecc. che nomini? Certamente sei giovane. Vorrei solo chiedere un impegno alle tue belle parole per farle capaci di scendere a terra, tra la folla qualunque e la folla misera di quella città, farle diventare testimoni… magari d’accusa. Ti invito a leggere, qui accanto, l’intervento di Anna Maria Farabbi. Un sorriso di buon lavoro!

  3. allora non hai compreso, questa volta, Beatrice, perché sta sì sul grattacielo di NY,quanto tu stai nella celletta del tuo sguardo mirato ad altro, ma si guarda dentro e intorno, attraversa lo schifo e l’immondo del mondo e come solo i giovani sanno ancora sognare coltiva in sé un alveare dove il contrasto è il colore del mondo, in cui anche affondare, anche all’altezza di un attico di NY da cui si butta il corpo e il cuore, nella ridda di un vespaio che ti porta perfino a morire, anche solo con le parole che ti scrivono in un legendario da seguire.
    Quanto ad Anna Maria, che sai bene che amo, leggo e studio, ha il suo percorso, che non è l’unico percorso possibile. Anna (si) accusa, nell’accusare il mondo, lui il mondo lo vive e deve stare in piedi nel marcio costruito che nomina e di riflesso già discrimina:leggi di nuovo, non correre nella lettura.
    ferni

  4. Mi sembrava, dalla mia celletta (senza mura, comunque, e raso-terra), che fosse bello provare ad aprire un dialogo diverso dal ‘mi piace, non mi piace’. Ho letto con attenzione e per questo, da vecchia, mi sono sentita di dire quanto ho detto… Discuto spesso anche con i miei nipoti e i ragazzi del mio teatro. Non è brutto, anzi. In quanto all’invito alla lettura dell’intervento di Anna, non era un invito all’omologazione. Il confronto arricchisce, lo diciamo sempre. Anche questo tra me e te, Ferni.

  5. Leggere apre ma tu sai, meglio di me, che non è possibile aprire lo sguardo soltanto se esperisci indirettamente attraverso le parole degli altri. Anna, alla sua età, non a quella di Michele, ha fatto esperienza ed è caduta nella fossa di cui non aveva alcuna traccia viva, in sé. La lettura di Merini e di altri non l’ha certo avvicinata a quanto ha ORA vissuto per comunanza. Lei stessa lo dice e credo sia consapevole che il suo lungo viaggio attraverso i luoghi di questo mondo, coi piedi nudi della poesia, perché va scalza per Anna poesia, abbia necessitato di tutto il tempo e di tuttele fermate, le giostre e le girandole che lei ha vissuto fino ad oggi, tempo in cui l’accusa non è rivolta al mondo come qualcosa d’altro, ma anche a se stessa, come a noi tutti. Nessuno può scagliare nessuna pietra.

    Citazioni

    Io credo nella poesia.
    E credo che la poesia non ha vinti né vincitori né graduatorie.
    Io credo che la sua potenza sia disarmante (…) Disarmante, appunto, perché scintilla nella sua
    nudità. (…)

    Io credo che la poesia abbia un petto splendido in grado di cantare da solo, intensamente, intimamente,
    verso chi è disposto all’ascolto senza distrazioni, corpo a corpo.

    Anna Maria Farabbi, Abse, Il Ponte del Sale, Rovigo, 2013
    .

    Creo i passi, respirando dai talloni, leggendo le impronte nella neve. (…..) Un piede dopo l’altro,
    sono qui, all’inizio del paese, davanti alla porta:

    Abse, la porta senza porta (pag. 11).
    Ecco, Michele è sulla porta senza porta!

  6. Ovviamente quando sento odore di dibattito, io prendo slancio e mi getto. Mi pare che si sia puntato sulla diversità di MAM rispetto al resto dei collaboratori di Cartesensibili: la sua scheda biografica non è canonica, non riporta dati, ma è una dichiarazione di esistenza e di poetica. Bella forza, qualcuno dirà, è un ragazzo di 19 anni, come fa a scrivere una scheda con le sue esperienze biografiche e culturali? Ma la gioventù è di per sé diversità? Cosa c’è di male a scrivere: sono nato a…, vivo a…, sono studente di….? Perché questa volontà di crearsi soggetto portatore di differenza sin dalla sua notizia iniziale e non invece nella sua operatività su CS? Io non credo nelle differenziazioni generazionali, penso siano state studiate innanzitutto dalla società dei consumi per imporre meglio i propri prodotti a cominciare dalle fasce di età.” L’unica differenza che veramente importi è quella che divide i vivi dai già morti”. Quando siamo vivi, le cose simili sono maggiori delle differenze. Posso parlare di poesia o di un altro argomento con un bambino di 5 anni o con un ottuagenario, cercando un linguaggio ed emozioni comuni. Le poesie di Michele devono essere giudicate per quello che sono o come le prime prove di un giovane che diventerà poeta e sta iniziando il suo percorso? La poesia dovrebbe essere sintesi verbale di un’esperienza profonda. Denudarsi significa arrivare ad identificare le proprie ossessioni, i propri archetipi e da lì partire, se uno si sente artista, per un lungo e non facile periodo di ricerca. Ma tu Michele, cosa ne pensi di tutto quanto si sta dicendo intorno a te? Dai, non fare il giovane! Te l’ho detto: la storia delle generazioni è solo una bella scusa. Entra in campo, commenta, discuti, fai sapere come la pensi. Per te e per tutti c’è l’occasione di superare lo specchio e parlare con altri che si esprimono con la scrittura. A questo dovrebbe servire un blog letterario.

  7. Ad esempio, se a 19 anni mi avessero detto: beh, sì, questa tua poesia…carina, promettente, in fondo hai solo 19 anni, a me sarebbero girate fortemente le palle.

  8. Non solo Michele, a dire la verità, ha scritto una screda biografica saltando i dati anagrafici, addirittura non mettendo il nome. Domando a Paolo: se ti dicesse dove abita, cosa fa, sapresti qualcosa di più di quello che pensa oppure la sua scrittura già dice qualcosa di suo oltre lo schema dell’etichetta, persino quella anagrafica o biografica? Molto semplicemente ha affermato di non avere niente di speciale da raccontare, a 19 anni, cosa sulla quale non ha mentito, è, come tutti i ragazzi, e per fortuna aggiugno io, pieno di sogni e di iniziative, vi ha scritto del suo percepire il mondo come una danza, cosa che pratica, vi ha parlato di architettura, cosa che studia. Ma detto questo, perché l’ha detto ma non l’avevte visto, forse, vi ha parlato di come percepisce il mondo, che sta dentro i suoi occhi di ragazzo impachettato dai reduci di altre guerre, ora silenti o lenti di ingrandimento di un quaderno o taccuino che pesa per il numero delle pagine corrispondenti alle vite vissute, alle ore contate. E poi c’è il fatto che non solo Miche ha scritto in TERRE DI INCIPIT, ma anche Milana Mitrovic ha esposto il suo sentire, perché nessuno di voi ha letto tutto? Perché nessuno ha guardato dietro il vitreo di questo schermo del computer e ha messo, senza nome, senza età sé stesso davanti ad un altro sé, né minuscolo né maiuscolo, semplicemente occhi che guardano e stanno di guardia ad un mondo che ABBIAMO CONSEGNATO PIUTTOSTO DISASTRATO e ancora contribuiamo a renderlo peggio di quanto noi lo si abbia ricevuto. Che ne dite di abbassare le lance e offrire una lancia di salvataggio in questo mare agitato e burrascoso che avete prodotto?
    f.f.

  9. Ma no, Fernanda. Non c’è nessuna lancia sollevata. Io vorrei tanto che i giovani come Michele partecipassero al dibattito e ci dicessero cosa ne pensano del mondo. Io l’ho semplicemente invitato a fare questo. Mi piacerebbe molto dialogare con lui. Se poi ritiene che quello che ha scritto sia sufficiente per dire qualcosa di sè, posso accettare il suo punto di vista. Tu però ti proclami solitaria, ma entri in continua relazione con le persone che leggono i tuoi interventi: la solitudine non deve escludere la comunicazione col mondo. La torre nei tarocchi non è d’avorio, rappresenta un’apertura ed uno sprigionamento di energia.

  10. lo farà, lo farà, in questo periodo è davero subissato di cose da studiare, progetti da finire, tesina da preparare…e poi frequenta e pratica biodanza, è un sostenitore di earthship, che pratica attraverso campi di lavoro, è molto curioso…spugnoso dice lui, la vita della natura ha un grande richiamo per lui, e…ti dirà lui stesso.
    Quanto a me non abito nessuna torre, sono a terra, l’ascolto sempre la terra di cui sono fatta, la mia argilla che canta fin da quando ero piccolissima, nel ventre dei grandi vasi che mio padre torniva. Niente di quel tempo è andato perduto ed è quella la mia terra d’infinita, magnifica risonante SOLEtudine.

  11. Paolo, come figlio dell’era digitale, le mie sfaccettature si possono cogliere tra un social e l’altro. Se non vuoi limitarti a conoscermi mese per mese, commento dopo commento, negli articoli di CS, puoi visitare il mio profilo facebook, o scrivermi su whatsapp, strumenti che ritengo utilissimi per avere un dialogo continuo e interdisciplinare. Per quanto riguarda la mia visione del mondo…
    Lo vedo come un’opera d’arte aperta, un campo di possibilità in cui intervenire. Credo che sia una situazione comune a ogni gioventù, ma credo anche che ci sia una sostanziale differenza con il passato. Siamo in un tempo dove pressochè ogni istituzione, economia, politica o sistema di produzione non funziona, dove abbiamo ingabbiato e abusato la natura tanto da negarci completamente, dove è NECESSARIO intervenire per cambiare e in tempi brevi, se vogliamo sopravvivere, perchè siamo alla fine dei binari. Questo è il combustibile del mio motore, della mia irrequietezza, della mia ricerca.
    MAM

  12. Il fatto di percepire la crisi in maniera viscerale, profonda, tellurica, penso sia la missione attuale della poesia. Io cerco di capire le aberrazioni di questo tempo finale ricollegandomi agli archetipi del mito, ma ognuno è libero di scegliere la sua strada. Come ti ho già scritto mi pesano le divisioni generazionali: nella crisi c’è anche la presa di coscienza della fugacità della vita e di come occorra alla fine cogliere l’occasione della sua unicità nella sua interezza. O dentro o fuori. Così anch’io che ho, credo, una quarantina di anni più di te, non posso che essere irriducibilmente irrequieto ed aprirmi al campo sterminato di possibilità dell’arte. Non ho un profilo facebook, ma va bene per whatsapp 3398108817. Bon voyage!

  13. Niente mi fa più piacere oggi di sentirti direttamente, giovane Mam, e cominciare a darti una corporeità non troppo mediatica. Vedi, il senso chiave del mio intervento era questo disagio che provo di fronte alla de-materializzazione degli esseri e dei pensieri attuata dalla rete e dai media in genere: certo!, anche dal comunicare tra noi tramite questo sito. Tu inviti peraltro a conoscerti meglio tramite strumenti che, ad esempio, io non frequento o non amo troppo frequentare. L’invito a calare la parola tra la gente, a terra, non era altro che il mio -certo dinosaurico – grido contro la progressiva astrazione dai corpi, dalle voci, dai tocchi, dalle mani che il nostro tempo induce e non meno terribile, secondo me, del disastro ecologico. Mi pare che si vada incontro a quella solitudine isolazionista, terrorizzata della fisicità del contatto, di cui il buon vecchio Asimov faceva centro per molti suoi romanzi SF. Quindi, parliamone serenamente. Anche perchè, vedi, noi-io siamo davvero di UN ALTRO MONDO, alieni del passato, e forse incapaci semplicemente di adattamento. C’è poi una gran voglia tra alcuni poeti di riprendere una comunanza, uno scambio in carne e voce fisica, una rete di contatti autentici per tangibilità e apertura al dubbio, al confronto, ecc. Con un gran bene che ti auguro, a risentirci, Mam.

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