IL GREMBIULE DI SCUOLA- Adriana Ferrarini

steven meyers- garden secrets

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Shall I compare thee to a summer’s day? 
….
And summer’s lease hath all too short a date. 
… 
But thy eternal summer shall not fade, 

 W. Shakespeare, Sonnet 18     [1]

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Il segnale erano i fiori di magnolia. Dopo che il fior di pesco aveva messo fuori i suoi petali rossi, e le acacie avevano seminato di grappoli bianchi i cortili, e i tulipani e i narcisi e le viole e infine le rose, le altere rose, avevano lasciato che uno dopo l’altro tutti i petali si aprissero fino a svelare il loro cuore segreto; quando, già da molte sere, le rondini ubriache di sole e caldo giravano in tondo lanciandosi i loro gridi, allora toccava  ai grandi e bianchi fiori della magnolia diffondere nell’aria calda il loro denso profumo, così amaro e seducente.
Quello era il momento. Quando mancava ormai una manciata di giorni alla fine della scuola e nelle nostre pianure il caldo cresceva cresceva di ora in ora, di giorno in giorno.
Allora il grembiule nero con il fiocco delle elementari si trasformava. Di colpo diventava un vestito.
Le finestre spalancate perché entrasse l’aria ancora fresca del mattino, le stanze invase di luce, i profumi della campagna e il verso dei merli e dei cardellini che entravano come folate e mia madre finalmente  sentenziava:
– E’ troppo caldo oggi per mettersi un vestito. Oggi vai a scuola in sottoveste.
Oh, quanto aspettavo quel momento, quelle parole! Per spingere mia mamma a pronunciarle, da giorni m’inventavo un caldo inesistente. No, io il caldo non lo pativo, nessun bambino lo patisce, ma imitavo il modo degli adulti, in particolare della Bertulli, un’amica di mia madre, grassa e imbustata dentro certi corsetti che gemevano sotto la pressione della ciccia straripante. Con il cerone che le si raggrumava a chiazze sulle guance, le gocce di sudore sulla fronte e sopra al labbro leggermente baffuto, agitava furiosa la mano grassoccia e inanellata per farsi aria, sbuffando come una ciminiera. Così facevo io, per muovere mia madre a compassione. Ma lei era inflessibile. Doveva avere un suo campanello interiore che le diceva: ecco, è ora. O forse, come ho detto, erano i fiori di magnolia.
Andare a scuola in sottoveste voleva dire indossare il grembiule di scuola sopra alle mutandine, nient’altro sotto. E’ chiaro perché mi deliziasse tanto questo. Certo, significava la fine della scuola, l’inizio dell’estate. Ma c’era un’altra ragione, più intima, misteriosa, inconfessabile ed era il piacere di sentire il tessuto nero acetato che si strusciava contro la pelle nuda, l’aria che entrava da sotto la gonna e girava attorno alla vita, saliva fino alle ascelle e scendeva, gonfiando la gonna, giocherellando con folate più fresche e più roventi.
E la rivelazione, ogni anno riconfermata, che il grembiule, ogni grembiule, ogni divisa, ogni imposizione, e così tutte le restrizioni – dell’inverno e del dovere – erano solo qualcosa di provvisorio, un mascheramento sotto al quale palpitava il corpo, caldo, pronto a gettarsi nella mischia, a sporcarsi di terra e di sudore. E godere. Godere.
Perché ogni anno tornava la stagione immensa e immemore del gioco e dell’aria aperta.

Adriana Ferrarini

 da “LA STORIA DI EMILIA. Diario immaginario di mia madre

 

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susannah blaxill- magnolia, disegno a carboncino

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Note al testo


[1]

Sonnet 18
Shall I compare thee to a summer’s day? Thou art more lovely and more temperate: Rough winds do shake the darling buds of May, And summer’s lease hath all too short a date:Sometime too hot the eye of heaven shines,And often is his gold complexion dimm’d; And every fair from fair sometime declines, By chance or nature’s changing course untrimm’d; But thy eternal summer shall not fade Nor lose possession of that fair thou owest; Nor shall Death brag thou wander’st in his shade,When in eternal lines to time thou growest: So long as men can breathe or eyes can see,So long lives this and this gives life to thee.

 Sonetto 18  traduzione
Devo paragonarti a una giornata estiva? Tu sei più incantevole e mite. Impetuosi venti scuotono le tenere gemme di maggio, e il corso dell’estate e’ fin troppo breve.Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo e spesso il suo aureo volto e’ offuscato,e ogni bellezza col tempo perde il suo fulgore, sciupata dal caso o dal corso mutevole della natura. Ma la tua eterna estate non sfiorira’, né perderai possesso della tua bellezza; né morte si vanterà di coprirti con la sua ombra, poiche’ tu cresci nel tempo in versi eterni. Finche’ uomini respirano e occhi vedono,vivranno questi miei versi, e daranno vita a te.

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3 pensieri su “IL GREMBIULE DI SCUOLA- Adriana Ferrarini

  1. Che erotismo sprigiona questo tuo racconto di ebrezza da vivere!
    Un corpo giovane, di giunco che vibra mentre l’altro è stretto nel corsetto che geme di ciccia.
    Bello! Grazie Adriana!

  2. grazie del tuo commento, Elianda, che mi fa piacere proprio perché il mio intento era proprio trasmettere questo piacere del corpo a contatto con i tessuti. Ho ripetuto 2 volte la parola “piacere” (3 con questa): quante forme di piacere diverso esistono!

  3. ” Ma la tua eterna estate non sfiorira’, né perderai possesso della tua bellezza; né morte si vanterà di coprirti con la sua ombra, poiche’ tu cresci nel tempo in versi…”
    si riversa continua la memoria, non temendo alcuna moira, eterna è la tessitura, parola per parola tragitta in noi la terra e la suola dei passi di altri e viva riaccende una luce, dove torvare il corpo nostro, e lì fare casa.
    Bellissimo racconto che ha riattizzato in me percorsi e relazioni che, se pur silenziosi, non si sono dileguati, abitano quest’intorno che si allaccia anche al tuo scorcio, al tuo attimo luminoso.

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