PASSAGGI CON FIGURE – Elianda Cazzorla: Lo scivolo.1° episodio

Il buio disperdeva i suoi ultimi frammenti e il velluto della notte si sfilacciava nell’alba. Il giorno, fiero lanciere alla guida di un bianco destriero, si stagliava  dietro ogni tipo di affisso: scuri, avvolgibili e persiane. L’animale fremeva e attendeva, col suo signore, un qualche raggio luminoso per entrare, attraverso  le sottili fessure, nelle stanze della città.

elianda cazzorla – il gelo (2017)

Ma, quella mattina, il sole s’era accartocciato sotto la vaporosa coltre  di nebbia. Più volte il giorno scosse la sua lancia; più volte, senza che una luce baluginasse in cielo. Il sole, quella mattina, non aveva nessuna intenzione di prestare servizio. E il giorno, sconsolato  e afflitto,  abbandonato anche dal suo  bianco destriero, entrò grigio in tutte le stanze della città. Appiedato.
E Isolina si destò.
Aprì gli occhi e li richiuse, di fronte all’interrogativo:
Che giorno sarà oggi?
Li riaprì e il suo sguardo cercò l’infinito. Vide: una luce grigia che a fatica  dava forma agli oggetti. Ma non disperò. Bastava poco  per disegnare con gli occhi: il comò, il comodino e la poltrona nell’angolo. Accanto a lei nessuno, anche se le lenzuola erano scostate. Fiordaligi, suo marito, era già in ufficio, coerente col  suo teorema dei cinque minuti prima.
Isolina era figlia di Marcovaldo, il manovale che aveva un occhio poco adatto alla vita di città. Suo padre non guardava i cartelli, i semafori, le vetrine e i manifesti. Invece, una foglia ingiallita su un ramo, una piuma impigliata in una tegola, una buccia di fico spiaccicata sul marciapiede non sfuggivano al suo sguardo. Su quei segni Marcovaldo ragionava, scopriva i mutamenti della stagione, i desideri del suo animo, e le miserie della sua esistenza.

elianda cazzorla- la neve (2015)

Isolina, a differenza di suo padre, aveva l’occhio adatto alla vita di città. Occhio a fessura con qualche brillìo d’ostilità. E in quell’occhio era difficile che entrasse: una foglia, una piuma, una buccia di fico; invece, tutto l’arredo urbano attirava l’attenzione di Isolina e Isolina lo fissava, con la stessa intensità con cui  coglieva la lucentezza nel brillante esposto in una vetrina in via San Fermo. Il gioielliere era in centro e il brillante aveva trentadue faccette superiori.
I cartelli, i semafori, le insegne luminose, i manifesti trasportavano Isolina in un’altra dimensione e le davano la possibilità di superare le miserie della sua esistenza. O perlomeno così credeva. Le stagioni in città erano scomparse inghiottite dal tempo e Isolina, che tentava  di inseguire il tempo, non riusciva più a scorgere i segni che facevano felice suo padre. Ma la natura non si arrende e in più di una occasione si vendica.

  elianda cazzorla – la giungla (2014)

Isolina, dal canto suo, non poteva far altro che sognare. Ma non era facile. Doveva stringere i denti davanti ad un semaforo, in fila in un ingorgo,  schiacciata dagli insulti ad un incrocio; stringere i denti per continuare  a sognare e Fiorindo, il suo dentista, le aveva più volte ripetuto che gli incisivi avevano bisogno d’esser bloccati, giorno per giorno, impercettibilmente, si spostavano. L’apparecchio ortodontico era inevitabile ed era difficile continuare a sognare con quella cortina di metallo in bocca.
Ma Isolina, quando poteva, sognava ad occhi aperti, in genere di giorno, sognava ad occhi chiusi, per lo più la notte, e a volte non sognava, perché era insonne.

elianda cazzorla- il sogno (2015)

In quella mattina grigia, Isolina avrebbe spento volentieri la luce e volentieri sarebbe rifluita sotto le lenzuola. Ma non poteva. Era in ritardo e, per quanto convinta dal teorema di Fiordaligi, che ogni sera ripeteva paziente le stesse parole, era in ritardo.
Non serviva sapere a memoria che:
– Riuscire a partire cinque minuti prima, ogni mattina,  cambia la vita, cinque minuti prima ed è tutto diverso, le strade sono sgombre, la gente dorme ancora e tu puoi andare tranquilla a lavoro, i semafori sono clementi e pare che stiano lì ad aspettare per darti la benedizione con il verde..-
Fiordaligi era già a lavoro e lei aveva dieci minuti di ritardo. Non serviva spostare le lancette del suo orologio in avanti, lei era sempre indietro.
E si fermò davanti allo specchio per darsi una pettinata veloce, con le sole dita della mano. Non c’era tempo per cercare il pettine. Si fermò e in quello specchio le apparve uno scivolo. Un lungo scintillante scivolo rosso. In metallo. Lo toccò. Era freddo. Afferrò i bordi con le mani, come aveva visto fare ai bambini nel parco e si lasciò andare. Sentì il vento nei capelli,  una fresca brezza sul viso, il corpo si librava leggero nell’aria e lei non aveva nessuna paura di cadere perché era ancorata allo scivolo con il sedere. Sensazione di leggerezza e di potenza, mentre attraversava la città che sgombrava ogni ostacolo al  suo passaggio e nessun modello d’auto, ultimo o penultimo, Fiat, Renault o Citroen, nessun motorino le tagliava la strada. Tutti si fermavano, le sorridevano, le battevano le mani e lei, grazie a quel magico scivolo, veniva direttamente scodellata dal portone della sua casa, sulla sedia della sua  aula, senza nessun affanno o sbafo sulle labbra.

 elianda cazzorla – le intersezioni (2016)

Il rossetto, messo in macchina all’ottavo semaforo, non le aveva lasciato nessun segnaccio, come accadeva ogni mattina, nonostante quel semaforo avesse un tempo di fermata più lungo rispetto agli altri tredici che segnavano il suo percorso, il verde scattava sempre prima d’aver finito. E zacchete…
E invece nella toilette dell’aula docenti, Isolina s’accorse degli sbafi sugli occhi. Il sogno era finito da un po’. Sbatté più volte le palpebre; con entrambi i mignoli, allungò i segni neri, sotto le ciglia inferiori, verso gli angoli esterni degli occhi, eliminando ogni imperfezione. Il respiro cercava il suo ritmo normale dopo aver affrontato i venti scalini quotidiani. Anche quella mattina il dirigente l’aveva chiamata e bisognava andar da lui. Senza affanni.
Si incamminò nel corridoio non era allegra e nemmeno tranquilla. Lo sguardo a fessura per affrontare il nemico.

 elianda cazzorla – il   nemico (2016)

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