La bellezza e l’intensità della parola di Ghassan Zaqtan- Nota e traduzione di Stefano Strazzabosco

Ghassan Zaqtan  Like a Straw Bird It Follows Me (cover)


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Ghassan Zaqtan è uno dei poeti palestinesi più noti e riconosciuti all’estero. Nato nel 1954 a Beit Jala, vicino a Betlemme, ha vissuto in Giordania, Siria, Libano, Tunisia e attualmente risiede a Ramallah, in Cisgiordania.

Ha pubblicato una decina di raccolte di poesia – tra cui un’importante antologia tradotta negli Stati Uniti per la Yale University Press -, quattro romanzi e un’opera teatrale. Sostenitore del movimento di resistenza palestinese, Zaqtan è stato editore della rivista letteraria dell’OLP, “Bayader”, del giornale di poesia “Al-Soua’ra” e della pagina letteraria del quotidiano di Ramallah “Al-Ayyam”. Fondatore e direttore della Casa della Poesia di Ramallah, Zaqtan è stato anche Direttore Generale del Dipartimento di Letteratura ed Editoria del Ministero della Cultura palestinese.

Le poesie che qui si presentano, tradotte dall’inglese e dallo spagnolo (ma scritte in arabo), danno conto della mescolanza di fatti personali e pubblici di cui si nutre la scrittura di Zaqtan, muovendosi in un’aria rarefatta da sogno o da incubo ma tenendo sempre ben presente la realtà della sua gente, costretta all’esilio, alla lotta e alla morte da decenni.

Zaqtan usa la memoria e la poesia come armi politiche: “visto che questi posti sono così incerti, che anche la nostra vita qui è così incerta, dobbiamo proteggere la nostra storia personale. Un intero popolo ha perso il suo futuro, ha perso la sua terra. E ovviamente la poesia è uno dei mezzi più potenti per arrivare alla gente. È per questo che i poeti sono stati i primi a ricordare al nostro popolo la sua identità”. Un’identità che in questi testi sembra fatta soprattutto di morti, perdite, assenze, mancanze, partenze, desolazione e macerie, ma in cui vibrano anche la resistenza, la dignità e la memoria, appunto.

Laicamente, pazientemente, con la forza dello scacco permanente, con la bellezza e l’intensità della parola, Zaqtan cerca e trova nella poesia quella giustizia che è negata a lui e al suo popolo, fedele all’esempio del maestro e amico Mahmoud Darwish, scomparso prematuramente nel 2008.

Oltre che in inglese e in spagnolo, Ghassan Zaqtan è stato tradotto anche in francese, in tedesco, in italiano e in norvegese.

1 Merkava: il principale carrarmato dell’Esercito israeliano.

Stefano Strazzabosco

 

 

“Né io né tu”
traduzione di Stefano Strazzabosco

Né tu né io
Il bianco ha lasciato il suo muro e il tappeto persiano è arrivato.
I fari delle corriere fanno vibrare il letto e le ombre
e c’è un sussurro che viene dal quadro invernale appeso al buio,
il sussurro che illumina il bosco degli incubi.
Le pattuglie della Guardia e i loro appelli irritano le erbe e gli uccelli inattivi
e fanno sentire il ragazzo nascosto in un fosso come un panno morto.
La donna violentata quasi tutte le notti da suo marito si è addormentata alla finestra, aspettandolo.
Il bambino che piange, figlio della nostra vicina cristiana, continua a urlare sotto la zanzariera, mentre sua madre indica il buio.
La vedova guarda le foto e ride di gusto.
La luce della strada ha colpito il pavimento, la parete e il ritratto della famiglia,
le poche voci si arrampicano sui muri come fantasmi inquieti e silenziosi.
Tutto adesso è ombra al di là della linea di luce,
tutti sembrano ombre seccatesi al buio.
L’uomo che quasi tutte le notti violenta sua moglie è tornato dal lavoro e ha chiuso la finestra.
La nostra vicina cristiana, la madre del bambino che piange, prega davanti alla zanzariera sotto cui si è addormentato suo figlio, piagnucolando.
Nel fosso, il ragazzo si è accucciato come un feto, e qualcuno gridava nell’ombra.
La vedova si è addormentata, senza coprirsi, come al solito; il suo seno respira affannato sotto la luce
e il suo ginocchio brilla.
Intanto, nella foto, un uomo obeso ride come un bambino guardandola.
Né tu né io
possiamo cantare in questo deserto.

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Una canzone

La gloria che è stata ripartita equamente
fra tutti
medaglie per i capi
preghiere per la truppa
e foto per i morti
ha finito il suo ciclo
e adesso si è appoggiata
sui sacchetti di sabbia – puoi rollare
e fumartela tutta
la tua razione di tabacco
prima che un’altra guerra inizi

.

Cuscino

Mi resta un po’ di tempo
per dirle
madre,
buonasera,
sono tornato
con una pallottola nel cuore
Là c’è il mio cuscino
voglio stendermi un po’
e riposare
Se la guerra
dovesse bussare
dille che sto
riposando.

.

Migrazione

Come se ne sono andati… tutti gli uomini,
senza lasciare un pagliericcio al nostro sonno,
senza lasciare un ragazzo “di guardia”,
una penna per scrivere
o del carbone per questo pauroso sopravvivere

E come se ne sono andati… tutti gli uomini,
senza lasciarci
un cesto per raccogliere i funghi,
un cappello per celare i nostri affanni grigi,
una mano da stringere
o una saggezza che ci aiuti
aldilà della loro saggezza di andarsene

E come se ne sono andati
berrettini in fila
processione di scarpe
fieno attaccato a una soffice lana.

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La canzone della bambina al posto di blocco

Lasciami passare,
disse il viandante alla ragazza al posto di blocco.
Lo sconosciuto le disse:
lascia che la terra vada dalla sua gente
e lega il tuo ciuffo di capelli
perché tu sia felice col tuo sposo.
Un uccello di passaggio le disse:
Figlia mia!
Non dormire qui,
accendi il fuoco, che il freddo piega il cammino
dietro le colline come un tappeto in aria.

Il soldato disse alla ragazza:
non mi riconoscerai se torno,
la guerra si mangia chi uccide e chi muore
e niente torna indietro, solo l’ululato.
Un vicino le disse:
mio padre mi vide morto in sogno e mi allontanò da te.
Il pozzo disse alla ragazza:
io possiedo i tuoi occhi.

Per abitudine

Il soldato che è stato dimenticato dalla pattuglia nel parco,
la pattuglia che è stata dimenticata dalla Guardia di Frontiera al posto di controllo,
il posto di controllo che è stato dimenticato sulla soglia,
l’occupazione che è stata dimenticata nella nostra vita dal politico,
il politico che è stato soldato d’occupazione.
Il Merkava1 che è stato dimenticato dall’esercito a scuola,
l’esercito che è stato dimenticato dalla guerra in città,
la guerra che è stata dimenticata dal Generale nella stanza,
il Generale che è stato dimenticato dalla pace nei nostri sogni,
la pace che guidava il Merkava
continua a sparare sulle nostre teste
senza ordini,
così,
per abitudine.

.

Quella vita

Vado a vedere come sono morti
vado lassù fino a quelle macerie
vado a vederli là
quieti sulla collina del combattimento

Caro narciso del mercoledì, che ora è
che morte è
che pianeta nella mano della vedova
cinque o tre?

La sua veste fioriva
eravamo
fiori dimenticati sul suo vestito

Care soglie delle donne, quant’è una vita
quale tempo è un fiume
quante spade ci sono nel sangue
del ciclone
tre o cinque?

Abbiamo lasciato che la città giocasse
e abbiamo arrotolato i nostri ampli sudari

Vado a vedere come sono morti
vado lassù fino a quelle macerie
vado a vederli morti
colline del nord
vento che s’alza a sud
vado a chiamarli ciascuno col suo nome

.

Abbiamo pubblicato su richiesta di diffusione di Stefano Strazzabosco, l’articolo completo lo trovate al link:
http://www.finnegans.it/la-bellezza-e-lintensita-della-parola-di-ghassan-zaqtan-poeta-palestinese/

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