ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: quattro poesie di Alessandro Oliviero

sergio garval

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Una poesia che fa accapponare la pelle, dura  a tratti irrispettosa di quelle che comunemente consideriamo le regole per relazionarci con gli altri e il mondo, che non va assolutamente più per il sottile, ma ti viene addosso con emendamenti, con cancellazioni di diritti dove la giustizia è solo un tratto di scrittura in un libro di una legge senza scrupoli. Così anche le parole si caricano di elettricità e scaricano il loro voltaggio a chi non è attento, a chi ancora vuole non ascoltare, a chi crede che tutto non lo raggiunga. La poesia usa scenari in cui le nostre discariche fertilizzano marasmi e malattie e soprattutto disumanità, che sembra ormai congenita.
Brucia, infiamma, scheggia, perfora, segue un tracciato fino al verme che ormai ha sostituito quella spina vertebrale che un tempo ci reggeva dritti in piedi davanti all’infinito in ogni attimo.

fernanda ferraresso

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Mio padre è una doccia
una camera criostatica
una lavatrice che partorisce alieni
Il sangue bianco e lattiginoso che esce di sera dal grano
Mio padre è valium
Mefedrone
Un composto eterociclico di benzene
Senza effetti empatogeni
6- pa con un gruppo pa attaccato per forza dalla genetica
Distaccato e freddo quando se ne va sbattendo la porta di casa
Stile esecuzione nella sala da pranzo con le tende aperte
Dove tutti possono vedere
L’ultimo pensiero va a mia mamma
Che quella sera
spaccò tutti i piatti
E una scheggia
mi entrò nella tempia
Nella stanza
tutti gli oggetti erano posizionati
in modo da rimanere il più a lungo possibile nella memoria
il piatto
d’argento
il centrotavola di pizzo
la teiera
di rame
Una bomba atomica
contaminò la mia adolescenza

Il valium
non è la pillola
delle casalinghe depresse
è l’Opel Astra di mio padre
Dove da bambino mi addormentavo
ascoltando le canzoni di Enya
Dove da bambino mi addormentavo.

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sergio garval

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Sei ancora quello con la bandiera francese
nell’immagine del profilo
Stronzo del mio tempo
eri nella pagina contro le unioni civili
con i commenti maligni
i like di morte
le frasi di Einstein in bacheca
t’ho visto, eri tu, alle spiagge di fuoco
con i tuoi selfie esatti
persuasi al narcisismo
Senza amore, senza cristo
hai condiviso ancora
la catena di S. Antonio
per la privacy dei dati personali
come nel giorno
in cui ti versasti
un catino d’acqua gelida in testa
Fingendo divertimento

E nominasti i tuoi fratelli
Per fare lo stesso
e quell’eco fredda,
tenace
E’ giunta fino a te,
dentro la tua bacheca

Dimenticate, o figli,
le classifiche dei dieci libri più belli
E che i cani sono meglio delle persone
Perché David Bowie è morto
per voi
Steve Jobs è morto
per voi
i maiali e le galline muoiono
per voi
i broccoli e le rape muoiono
per voi
Eco è morto
Leggendo i suoi libri

‘Non mangiare la carne,
fa venire il tumore’
io sono hard core
e mi mangio le unghie.

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sergio garval

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Se le grandi labbra fossero per me un ostacolo insormontabile se il
corridoio fosse troppo lungo o troppo bianco se non ci fosse una
mano a tendersi quando mi perdo se la mappa fosse chiusa o
praticamente insondabile se le pareti fossero troppo strette se la
porta fosse chiusa a chiave e se dopo quella porta ce ne fosse
un’altra e poi un’altra e un’altra ancora se io non fossi in grado di
abbassare la maniglia se oltrepassare la soglia fosse per me fosse un
ostacolo insormontabile
se queste mani non fossero fatte per stringere ma per raccogliere i
pezzi
se la tempesta non fosse in me
SE IO FOSSI LA TEMPESTA

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sergio garval

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BONUS TRACK

IL PROBLEMA DELLA FAME NEL MONDO NON È
PROPRIO FAME MA VOGLIA DI QUALCOSA DI BUONO

HO visto bimbi africani pascere come vacche milka brucando
immondizia nelle valli del niger,
la pancia gonfia di coca cola bollente al sole della savana con i leoni
a farsi foto di routine per i documentari di piero angela,
OH come addentavano dolci gazzelle di thomson coi ventri piatti
e tredicenni innaffiate ogni mattina da enzo bomba coi cicchetti
palermo milano solo andata
amministrati da moderni sciamani corrotti dall’alcol fottuti da
cassiere diventate madri credendo che la vita fosse tutta un gioco
per poi scoprire che la vita
è davvero tutto un gioco

HO visto vecchi affamati lavorare nelle cave di massa carrara e i
loro figli morire sotto lastre di marmo come ali di arcangeli
carboniferi
le loro pensioni versate nelle banche di padri del deserto che nel
tentativo di cambiare il mondo
hanno smarrito la via ritrovandola anni dopo nelle fonti battesimali
dorate colme di GHB
e nei cristalli rettangolari di Mefedrone che adornano le fiancate
delle chiese di lusso come Rolls Royce,
hai capito andrea?
COME ROLLS ROYCE
Nei composti eterociclici di orge e lubrificanti a base acquosa,
uomini nudi come wurstel senza peli
col cazzo in fiamme arrampicarsi gli uni sugli altri nei cunicoli
dark room snodate come gironi infernali
Senza spiragli di speranza con la musica attutita da vetri afoni e
guardiani tremendi a ristabilire il caos
lì dove per caso si creasse l’ordine
Hashtag rovina famiglie
matrimoni omo-etero-bi-trans-she
SCIMMIE
siamo solo un branco di scimmie a base clitoridale
Che hanno scambiato l’intelligenza simbolica
per il peccato originale
E il ciclo del carbonio
per il ciclo delle anime
E l’irrimediabile ritardo che ci tara il cervello
Con l’infinità del maestoso universo
La paura e il delirio non sono mai stati a Las Vegas
A loro non piace viaggiare
Come a tua mamma
E Alla tua vicina di casa
L’incubo non è mai stato a Elm street
Tutti
Ma proprio tutti
Squattano il tuo cervello da babbuino
Come una pasqua senza week end
È un ricordo tra tanti altri.
Nel sogno mi perseguita

 

Alessandro Oliviero, SENZA TITOLO 5- Microbook di poesia-poesia 2.0 editrice

tratto da La Sintesi Della Tempesta

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RIFERIMENTO IN RETE
http://www.poesia2punto0.com/2017/01/15/senza-titolo-n-5-alessandro-oliviero/

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Un pensiero su “ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: quattro poesie di Alessandro Oliviero

  1. Finalmente un poeta no selfie, un poeta che si guarda intorno e che non ha paura di additare la babele di merda in cui ci stiamo perdendo. Duro a cominciare da se stesso e da chi lo ha generato sino all’ultima poesia che non può non ricordare “Urlo” di Ginsberg, in versione aggiornata. Abbiamo un disperato bisogno di poeti contrari. Alessandro Oliviero mi piacerebbe conoscerti!

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