ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: note di lettura su “La natura selvaggia” di Beloslava Dimitrova

cristina troufa 

.

L’oceano si spacca
diviene rifugio dei sensi
ci raggeliamo
io le altre persone
uccelli e animali
aspettiamo
che il Mondo ricominci
daccapo.

Beloslava Dimitrova si presenta con testi netti e precisi come questi nella sua raccolta “La Natura selvaggia” , traduzione  a cura di Emilia Mirazchiyska e Danilo Mandolini, per Arcipelago Itaca Edizioni. Una scrittura materica e senza orpelli che affascina da subito il lettore. La parola nuda, dal taglio affilato scritta sull’onda di un impeto di passione che fa sentire la partecipazione e coinvolge emotivamente chi legge. C’è nel ritmo e nella scansione dei versi qualcosa che riporta ad un tempo antecedente, all’origine delle cose dove ancora risiede, ma senza possibilità di riviverla, una felicità piena, nitida, una felicità che ci mostra cosa eravamo e a cosa andiamo incontro perché, come lei scrive,
.
Per gradi affondiamo nel vuoto
(…)
Il mio corpo è un formicaio

 vedo una sequenza di piccoli dispiaceri
 che ci sono di fronte
 noi vogliamo fare del male
 infilo la mano dentro, la tengo lì
continuo entro in profondità
distruggo tutto
poi me stessa
poi tu
non sparisco
.
Versi in cui si passa dall’io al noi, dalla prima persona singolare al collettivo, io plurale noi, disseminando gli stessi mali, le stessa atrocità di cui tutti siamo capaci e responsabili, perché la violenza è in ciascuno e basta un attimo per accenderla, violentando noi e gli altri,   distruggendo tutto fuorché se stessa. C’è un’energia che è sostanza della materia ed è quella che decide singolarità, diversità, continuità e discontinuità che formano il ciclo della sopravvivenza, in uno scontro titanico, senza sosta, dal più minuscolo essere al più grande di ogni specie. Ed è lì, in quello stesso impasto manomesso, la fine del mondo, il  caos a cui irriducibilmente ci stiamo incamminando per non aver guardato a quell’inizio in cui la vita era possibile per tutti, uomini e bestie,  in luoghi che ancora mantenevano lo stesso equilibrio di cui ciascun essere vivente necessita. Ed è a quel vetrino di osservazione a cui si dirige l’occhio e lo sguardo dell’autrice, alla ricerca di quel nucleo fondante la vita, del suo ciclo di continuità in cui è inclusa naturalmente anche la morte, anch’essa miracolo della creazione, che è innescato un terremoto continuo, che oggi aumentiamo con leggi e provvedimenti non certo salvifici ma che disegnano e programmano ancora più pesantemente la crisi del sistema, un tempo habitat comune. Inquietudine, perdita, come incisioni precise nel corpo, un senso di morte che fascicola lingua e orizzonte, un orizzonte scuro che ci scorre liquido dentro e intorno.

 

Fernanda Ferraresso

.

cristina troufa 

.

Sciocchi

<<Il mondo era pieno di padri – dunque pieno di miserie;
era pieno di madri – dunque anche pieno di perversioni
di ogni tipo, dal sadismo alla pudicizia; era pieno di
fratelli, sorelle, zii e zie – dunque pieno anche di follia e
di suicidi.>>
Aldous Huxley, Il mondo nuovo (Brave New World)

un’auto lungo la strada
l’autista è mio padre
incontriamo un disastro
un vero fallimento
dell’umano
abbiamo molta fretta
procediamo velocissimi
per evitarlo
entra comunque in auto
si siede sul sedile posteriore
ci trasporta su di un fiume
con mio padre siamo in una barca
il nostro compito è contare
i coccodrilli sulla costa
uno due tre quattro
cinque sette
c’è il pericolo reale
che ci mangino mentre contiamo
lui dice
fosse stato un rito antico
mi avrebbe insegnato qualcosa
mi dico va be’
non avere paura
l’hanno fatto
generazioni prima di noi
io faccio la mia parte
io sono solo una persona
questi sono i miei avi
non mi accorgo
che ci hanno circondati
che ormai spingono la barca
il quarto rosicchia il remo
il primo mi guarda sa
proprio dove e come
trovare il sangue
e non ci siamo aggrappati
l’uno all’altra e contiamo
alcuni minuti dopo
mi volto guardo
il sedile a sinistra
quando tutto è finito
quello seduto lì
non è più nemmeno
mio padre

.

Natura
realmente nessuno è stato ucciso
ognuno salta volontariamente
alcuni figli molto bravi
sono divenuti tossicodipendenti
i pazzi si arrampicano sulle pareti
avanzano con movimenti rotatori
questo non ha alcun senso
non ho svegliato nessuno
prendi questo veleno
avvicinalo alla tua bocca
mentre sei incinta
ti supplico

.

Natura #3
sotto l’albero un grido
fossili si rovesciano
sulla mia testa
due animali si amano
in particolare per questo li invidio
comprendo la situazione
in cui mi sono trovata
la brama inopportuna
per l’agire per la pace
né con dio né con te
potremmo discutere
gli altari sono lavati da tempo
fisso quel possibile attimo di felicità
e cerco di non muovermi

.

cristina troufa

.

Fetus
il corpo sussulta
simulazione crescita di muscoli
il rinvigorire delle ossa
il cuore accelera
i 165 battiti al minuto
appare un’immagine del frutto nascosto
quadridimensionale in tempo reale
dovresti poter inghiottire
e digerire dall’inizio
il senso si compie veloce
il cordone ombelicale due arterie una vena
a volte completamente tese
altre volte aggrovigliate
le acque si rompono
la vita comincia
il miracolo muore

.

Per gradi affoghiamo nel vuoto

Siccome non ho bisogni esigenze desideri
decido che la felicità è l’ozio
ne approfitto e mi sdraio
ci vuole un po’ di sporcizia per questo organismo
mi trovo su di un prato
sogno di riuscire a morire delle nostre malattie
ahimè è impossibile
il mio corpo è un formicaio
vedo una sequenza di piccoli dispiaceri
che ci sono di fronte
non vogliamo fare del male
infilo la mano dentro la tengo lì
continuo entro in profondità
distruggo tutto
poi me stessa
poi tu
non sparisco

.

La natura selvaggia
la dea madre gelata è potente
la penso come un’entità viva
tutte le piante sono rannicchiate
gli animali sono in attesa
guardano e non si muovono
questo rito è importante
più importante della vita
ci prepariamo all’immersione nelle acque
tutti sperano
che la ragione umana venga a galla
bagnata e pura
siamo verdi o moriamo

.

Mi addentro
Ho scritto della mia paura
ho scritto di quello che è
capitato alla mia famiglia
mio fratello malato la dipendenza
il mio squilibrio pericoloso
il dissolvimento del più grande e del più piccolo
Sono stata disperata per anni
sono stata creata per conforto alla fine degli anni 80
sono stata una tortura per me stessa
Ho avuto paura di morire
ho avuto paura di impazzire
ho avuto paura di uccidere qualcuno
A volte, ma sempre con forza, mi sono ricordata di mia nonna
per il suo armadio con saponi zucchero e farina
hanno bombardato la sua anima
e il primogenito della famiglia è nato morto in prigione
E collera e paura sono germogliate
non sapevo cosa ne avrei fatto
per questo le ho raccolte dentro
non potevo buttarle via
non mi hanno aiutata né le medicine
né la terapia più economica a Sofia
né la società pseudo democratica in cui sono cresciuta
Infatti una volta una volta sola
ho avuto sollievo dalla sofferenza ereditata dalla mia famiglia
quando per la prima volta ho visto gente che scappava in un
[campo
ero di fronte al televisore con la mano e la mente paralizzate
Allora li ho visti come correvano, come si salvavano
come gli istinti si sono svegliati
ho guardato nel profondo con insistenza
ho dimostrato coraggio mi sono presa per il collo
qualcosa ho cominciato a comprendere
Ho visto una barca in cui hanno messo un bambino
e la madre ha spinto la barca
Ero io quel bambino?
Eri tu quel bambino

 

 

 

 

 

Beloslava Dimitrova è nata il 2 aprile del 1986 a Sofia, Bulgaria. E’ laureata in Lettere, Filologia tedesca e Comunicazioni.
Per alcuni anni ha lavorato alla Radio Nazionale bulgara come conduttrice di un programma pomeridiano orientato ai giovani ascoltatori; dal dicembre del 2016 lavora come giornalista per il sito “Sofia Live”.
Alcune sue poesie sono state pubblicate in vari giornali e riviste on-line e cartacee (tra queste “Granta”, edizione bulgara della rivista internazionale) e lit-blog italiani come “Cartesensibili” e “Atelier” on-line. Alla fine del 2012 è stato pubblicato il suo primo libro di poesie, Начало и край (Inizio e fine) edito dalla Casa editrice dell’Università degli studi di Sofia. Nell’aprile del 2014 è poi uscita la seconda raccolta di versi Дивата природа (La natura selvaggia. ed. Deja Book) che, nello stesso anno è staro prima nominata e poi premiata nell’ambito del Premio nazionale di poesia per un libro edito “Ivan Nikolov”.

Annunci

4 pensieri su “ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: note di lettura su “La natura selvaggia” di Beloslava Dimitrova

  1. Le poesie della Dimitrova sono come appunti di sogni. La propria biografia è vista attraverso una lente onirica allucinata che ne rende accettabili le aberrazioni. Gli antenati invece di tutelare la discendenza sono rettili pericolosi che erodono l’esistenza e sferrano attacchi micidiali contro le generazioni presenti. La natura è leopardianamente un’entità sfingica. Se qualcosa ci può salvare sono gli impulsi vitali e primordiali come la fuga: fuggire dal l’Arca che è diventata una stanza di tortura. Buttarsi amare, come scriveva un mio amico, e sperare in una linea di galleggiamento.

  2. Pingback: La natura selvaggia | ARCIPELAGO ITACA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...