FRA PARENTESI- Costanza Lindi: lettura di Thalassa di Francesca Tuscano

levon baghramyan

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Un’atmosfera del sentire di consistenza notevole quella della raccolta Thalassa di Francesca Tuscano, (Mimesis, 2015). Centrale il mare come simbolo di una vita vissuta, in un’esistenza che vive un passaggio di consistenze continuo dall’interno all’esterno. Un’evocazione spaziale di un’ambientazione singolare.
Leggo le pagine della raccolta di Francesca, riconosco e conosco movimenti nuovi tra dentro e fuori, fino a raggiungere un nucleo, talvolta rabbioso, nella parte più intima di noi.
Dal liquido al solido, per poi raggiungere l’estrema durezza di ciò che è invisibile ad occhio nudo.
Il poeta vive al centro del suo dolore, nella disperazione più quieta dell’essere umano con la consapevolezza del sentire poetico. Immancabile resta comunque l’amore nei confronti dell’esterno, del tutto e del nulla, di ciò che siamo noi, calati nello spazio e nel tempo, terreni, reali e fonte di poesia.
La natura si fa esempio, insegnante e guida dell’uomo, spinto ad essere osservatore e a tacere, restare immobile al servizio di ciò che accade a prescindere dalle sue azioni. Nulla che abbia a che fare con cliché panici o lirismo eccessivo, ma rabbia, a tratti, inviti e spinte pronunciate con determinazione dalla voce reale di chi contempla con sensibilità e coscienza.

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Banale è la legge che governa gli amori. Perde solo chi ama di meno.
Banale è la legge che governa anche l’ombra più infame.
Sempre esiste il coltello che taglia lo spigolo infetto.
E che importa chi taglia e chi ammette lo spigolo.

Di molteplici tagli, netti, incerti o invisibili all’occhio,
è fatto il respiro che ora segna lo spazio tra il melo e la quercia.

Ieri ogni luce faceva del pulviscolo d’erba uno spazio concluso.
Ieri i corpi hanno detto che soltanto colui che non vuole

La memoria della pelle affamata annulla il peso alla foglia caduta.

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Se nel mio mare è il dolore
(ormai lo so, non si guarisce, e questo è un bene),
in queste colline è il logos
(che deve essere, e anche questo ho imparato).
 
Ma è nello spazio, che non separa e non unisce,
è nel nulla del movimento tra le colline e il mare,
la giusta disperazione della vita.

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Sono felice, mi hai detto. Già. La parola speranza ha dunque un suono e molte molte luci indifferenti alla lampada, e veloci, come le lucciole.

Di non molti cerchi è fatta la concentricità che ci condanna.
Basterebbe contarli, e mai chiedere altro che perdono.

Per l’omissione, la puerile caduta, la compromissione passiva,
l’inutile ricerca dell’azione e della rivolta – ammettere la colpa.

Non si è felici a caso. E non a caso la giustizia si sposta al domani.
Con le mie mani vorrei, insieme, impastare pane e soffocare assassini.

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Sento l’inaudito peso delle cose, del buco nella terra
che ci costringe a cadere, nel buio del niente.

Eppure ancora i Poeti scrivono con bava di lumache,
si innalzano sulle loro poltroncine come maestri,

scavando nelle metafore come fanno i maiali
col tartufo – avidi del valore che danno a loro stessi.

Non li sfiora, con il suo odore di bosco, il Nulla.
Ignorano il loro corpo, che sarà inutile e marcio

come il pensiero che credono di avere, per sentirsi vivi.
Non più lèggere. Imparare dalla foglia caduta.

 .
Costanza Lindi

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Francesca Tuscano è nata il 7 settembre 1964. Ha lavorato come burattinaia, insegnante (di russo e di italiano), archivista e traduttrice. Ha scritto di storia della musica russa e italiana, di teatro russo del Novecento, di traduzione dal russo (in Italia), di rapporti tra cultura italiana e cultura russa, e di letteratura italiana contemporanea (in particolare, di Alvaro e Pasolini). Ha scritto i libretti delle opere – Incontro (tratta da Occhi sulla Graticola di Tiziano Scarpa, musica di Fausto Tuscano), La canzone del re (musica di Fausto Tuscano) e Parole-morte (ispirata all’opera di Lovecraft, musica di Juan García Rodríguez). Ha pubblicato la raccolta di poesie M.Y.T.O., scritta con Damiano Frascarelli (Edizioni EraNuova, 2003), il pezzo per teatro Come si usano gli articoli ne “I diritti dei bambini”, scritto con Daniela Margheriti (Rubbettino, 2005) e La notte di Margot (Hebenon-Mimesis, 2007). Sue poesie sono state pubblicate in Terra e scrittura. Voci dalla cultura calabrese (Paideia, 2003) e Oro in tavola. Conversazioni e ricette sull’olio, di Grazia Furferi (Paideia, 2003). Ha tradotto e curato La fine del cinema? di Roman Jakobson (Book Time, 2009) e pubblicato La Russia nella poesia di Pier Paolo Pasolini (Book Time, 2010), Gli stagni di Mosca (lavitafelice, 2011).
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Francesca Tuscano, Thalassa- Mimesis-Hebenon, Milano 2015

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