TRA PARENTESI- Costanza Lindi : Silvia Bre, Sempre perdendosi.

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Parole costruite con stabile eleganza.
Una costruzione lirica senza nulla in più.
Vissuta “tra la freccia e il sangue”. Una ricerca di profumi persi, non con nostalgico tono di malinconia, ma con voce ferma nella constatazione di un’assenza del sé.Perdendosi “per un’arte che raduna / e rallenta ogni gesto in una forma / e in ogni forma il gesto che saluta.” Una melodia che incalza sull’immagine di un campo immenso ricco di suoni.
Uno scavo efficace e raffinato nelle viscere dei moti interiori di un’anima in subbuglio.

Una lettura che lascia noi lettori in silenzio e inermi. Vane si fanno le parole che uso in questo mio invito alla lettura. Queste parole con cui cerco di interpretare gesti e movimenti caldi, smaniosi e raffinati nella ricerca di una perdita che non appartiene più al nostro io di prima. Chiedo perdono dunque per la banalità con cui ne parlo, da lettrice colpita e disarmata, ad oggi.
“Oh, tu che vieni / e io non sono più / quel che ti manca / e questa cosa /simile a un addio / non sono più io!”

 

Altro sangue

 

C’è della grazia in voi che mi guardate
di cui so fare a meno.
Tra voi nessuno mi potrà salvare.
E non importa quello che vi dico,
ciò che dico davvero non si sente.
Lo sentite questo funebre annuncio
Che mi tiene presente?
Lo capite chi sono?
Io mi castigo in me con queste frecce.
Sono la direzione.
La voce mi reclama al mio tormento
e io rispondo, continuamente sveglio
mi lascio disperare e sogno il sonno
e grido per chi si va perdendo
un grido acuto
che subito si piega per un verso.

Dormire almeno,
dormite voi per me,
voi che potete.

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perugino- san sebastiano

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Freccia

 

Che debole io nel mezzo
a vibrare tra la freccia e il sangue,
disarmato, sfranto, non fosse
per il fiato che mi passa,
per il disegno che lascia da ascoltare,
che trascina, non fosse per il pianto uguale
che ci tiene e vi riguarda
e chiede, e fa che io rimanga.

Ma non capisco. Ho sonno.
Non capisco.
Quello che accade non ha le sue parole.
Non mi serve una tragedia,
basta il coro,
il costante lamento del destino.
Basto io stesso che imploro.

Preso da un grido
senza un argomento da toccare
è per voi che comincio?

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antonello da messina- san sebastiano

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Colpo

 

Qui io magistralmente scongiuro di morire –
finché mi tocca sfondo la mia scena,
la svesto, la depongo
con dentro tutto il sonno da dormire.

Faccio di meno intanto
faccio a meno
abbasso la pretesa, mi riduco –
La vastità immisurabile del luogo
forzata nella vastità della mente,
nella tenuta stagna delle parole.
Ma non è vero –
è così che si muore
ve lo dico: sempre perdendosi
per sempre.

Beati voi che dormite.
Un cuore invece batte –
è me che batte a sangue,
sa il mio nome.
Nessuna freccia smette di infierire,
va in cerca pure lei della sua fine
oltre la pelle
in me che sono vuoto,
nell’anima del corpo
tra i muscoli, tra i nervi
che si fanno da parte,
nel buio ostinato della vita
che rinchiude la morte.

È a me che lo fa dire,
a un disgraziato, al servo –
mi tortura il respiro
lo sorprende, lo scuote,
che io rimanga sveglio! che io gridi…

Così un altro rinvio
eppure addio, addio
addio sempre.

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Costanza Lindi

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Silvia Bre, Sempre perdendosi- nottetempo edizioni 2006

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