L’impermanenza del passero, Linda Messina- Note di lettura di Loredana Magazzeni

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Impermanenza, fugacità, leggerezza: le poesie della siciliana Linda Messina sembrano spiccare voli leggeri nell’aria, per il loro parlare la lingua ortesiana dei “popoli muti” o quella di Francesco della predica agli uccelli.
Intima e inattuale è la condizione della poeta che parla alle colombe, ai passeri, usando i loro stessi versi onomatopeici, “tu,/piccolina,/ robbora, debbora, roborre’ debborra’!/ frugolina, piccolina”, come una fresca brezza marina spira su queste composizioni sorgive, pure, tenere che mozzano il fiato. “Invento, dipingo nomi” scrive Linda e osserva, nei momenti di gioia purissima l’azzurro della volta celeste, in cui “Vorrei raggiungere l’orefice,/l’orefice delle stelle,/per farmi donare un irreale manto, /un manto candido”. Natura e metamorfosi, immersione, la sua, nella ricerca tutta umana della felicità possibile e del ricordo doloroso. Una poesia composta, sussurrata, come una musica di sottofondo davanti a una finestra aperta sul verde, sul giallo della campagna siciliana e delle sue case, sull’azzurro del mare Mediterraneo.

Loredana Magazzeni

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A Robora
Robora robora, piccolina, faccia d’angioletto,
le alette grigie e blue,
contrastano sul bianco balcone,
lo rendi bianco e le zampine rosse , rosate quasi,   cantano ,
cantano ogni giorno,
la testina ondeggia,
ondeggia sulla cesta,
la cesta sopra altre ceste ,
accatastata,
dove mangi danzando le  bricioline.

Il balcone, lo stenditoio.
Delle vecchie pezze a coprire, lenzuola colorate di bambina felice
coprono e  proteggono dal buio, dal vuoto,
dal vuoto pieno , pieno di frastuono dei clacson di macchine, macchine,
macchine, macchine, e ancora rumori, inquinamento, buio,
rumori assordanti.
Catrame, sporco, sporco di vita,
solo il cielo,
il cielo azzurro, grigio,
tramontante, col sole di eterna primavera in autunno,
le stagioni, l’andirivieni  e tu,
piccolina, robbora, debbora, roborre’ debborra’
frugolina, piccolina.

Ci uniamo, ci accucciamo, mentre stanca e serena,
triste e allegra di dolorosa gioia  ti accarezzo il piccolo piumaggio .
Tu aspetti, aspetti ballando, ruotando la testina, guardando dentro la finestra
la finestra d’attesa, d’attesa del pino, del pino vuoto, del pino di aletta che arrivano,
tralllalla, trallallero deborre’ debborra’, piccolina mia
aspetti spighetta,
l’altro piccioncino,
l’ho chiamato cosi’,
vi ha chiamati cosi’.
Cosi’ questo mi da’ gioia, gioia dolorosa, commovente.
mi ottura l’udito da  quel frastuono immenso,
dalla monotonia delle strade piene di perdizione.
Dalle lacrime che  inondano tutto , tu, roborre’ , deborra’ roborina, tu e tu ,
pennelli tutto il balcone, con le pezze che danzano sopra, tu le fai ondeggiare come schiuma del mare
sugli scogli marroni
ci separano dai rumori, rumori di vuoto sempre.
ti avvolgo e vado via.
e tu? voli , voli e poi chissà ?
Attendo, torni e voli, danzi , robore’ debora’ , piccolina. Debby, debby rast.
Invento, dipingo nomi.

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All’amicizia
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Uno sguardo,
un sorriso.
Dove ti trovo?
Tra le ombre,
le ombre ,
ombre del passato,
Dimmi amica,
dimmi, sei tu?
Nel buio,
il buio del sonno,
accarezzi,
mentre io, piangendo
ti cerco,
cerco, cerco, cerco.
Cerco la pace,
la quiete,
ed il perduto del mio cuore,
cerco.

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Destino
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Amaro destino, mi facesti umana ed io,
trovai un cucciolo,
dato alla luce,
abbandonato però,
Ti importa se il  suo cuore sanguina, geme,
piange? Mi ritrovo sola. Al buio.

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joanna concejo

joanna concejo

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Attendere
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Attendere,
ancora.
Guardo il tuo cuscino,
immagino il volto,
il tuo.
Giaccio sola,
aspetto,
guardo il tuo volto,
volto bianco,
capelli biondi,
apro le mani,
La notte è glaciale.
Vedo stelle,
senza di te, sola.
.
Vago tra i ricordi, ricordi,
la tua dolcezza, dolcezza di donna,
l’amore dei tuoi occhi,
la vita che passa, attraversa, brucia,
mi avvolgi nei ricordi,
malinconie, freddo, freddo,
non farmi piangere.
Lo so, lo so che è impossibile,
vieni, sono sola,
lo sai,
vorrei  inseguire i  volatili,
nelle notti d’estate,
le notti di luna piena,
piena, gonfia,
sembra che scoppi,
è stanca.

Vorrei raggiungere l’orefice,
l’orefice delle stelle,
per farmi donare un irreale manto,
un manto candido.

lasciami stare seduta su quello scoglio,
lo scoglio cui guardo la vita,
guardo l’isola,
l’isola di bambina,
timida,
pensosa,
come spacco,
spacco, spacco il passero,
spacco che pensa, guardo,
dopo , dopo gli occhi su,
su dalla ciotola.
Lasciami vivere,
morte,
a vederti sei triste,
triste anche tu,
per forza,
non appartieni alla vita.

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Cercami
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Cercami,
e’ impossibile non pensarti,
Rimango estasiata
Estasiata dalla luce,
luce forte,
sono i tuoi occhi,
non posso  farci nulla,
risplendono di luce,
luce di una mattina di gennaio,
che mese,
pieno di vuoto, ma denso profumo di gioia. Anche se sono respinta.

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Brividi
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Dove sgorga nettare, nettare
Dove sgorga acqua, dove sorge il sole,
salgono brividi,
come i brividi di quel gattino,
un gattino sperduto ,
sotto le macchine delle periferie ,
le periferie dell’isola, nei lontani anni 70, negli  splendenti anni 80,
li’, era li’
ed io avevo i brividi.
Freddo per lui,
adesso, adulta ti vedo,
sei dentro di me,
ma non possiamo essere viste, vederci,
ma i brividi,
i brividi come in giardino,
un giardino d’estate, eccoli,
ci sono,
sono coriandoli,
ogni sera nella vuota stanza marrone.

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A mia madre
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A mia madre
Un sorriso, uno sguardo
un volto amico
dove potro’ rivederti?
Vorrei venire ,
venire su, talvolta
mi fa tristezza la vita,

la vita cosi’ bella,
al contempo buia,
ma tu ci sei,
forse ombra del passato,
e’ bene che sei andata via,
bene da questo mondo in fiamme,
bene  che io vada ? Dimmi, mamma, sei tu
che la fronte stanca e aggrottata
nel sonno accarezzi,
mentre io piango e cerco, cerco, cerco, e cerco ancora.
cerco il perso,
la perdita
la perdita ed il perduto del mio cuore che sanguina ancora.

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joanna concejo

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Attimi
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attimi in cui anche sperare ti sembra inutile e,
le lacrime, cadono come la pioggia stizzosa.

Tristezza, che dolore,
dolore nelle gioie;
inconsapevolezza della tua fragilita’, dolore.
Ti dico! sono solo momenti?
Ma la vita è fatta di attimi, piccoli attimi,
momenti brevi,
quanto la briciolina alla piccioncina Pierotta,
l’ho presa in braccio oggi, ero felice,
ecco, attimi,
piccoli, quelle piumine ancora grezza, è appena nata .
Poi vola,
vola di sera, al buio,
ecco l’attimo, è finito,
col volo.
Buio, paura
di nuovo buio.
Torna pierottina,
torna per l’attimo.
ingoio lacrime e,
aspetto il momento,
Aspetto l’alba colorata che ritorna e mentre ti guardo becchettare
rinasco.
anche se siamo soli pierottina.

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A Piero
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Pierottina, becchetti ogni mattina,
il corpicino rosa e il collicino piccolo e bianco,
dolce,
Sembra una fettina di torta panna e fragoline.
se sola, mi guardi, orientando la testina, gioia,
Cosi’ ti chiamo, cosi’,
per poco mi sento felice.
chissa’ perche’? Sono  bricioline che mangi.
Tanti uomini satolli non si accontentano mai di nulla ,
fanno solo male,
le guerre, la morte, la solitudine ,la disoccupazione
mentre voi, con poco andate avanti, magari per morire per colpa dell’uomo,
l’uomo che avvelena,
l’uomo che sporca, che uccide, con le parole
con le mani
Altro.
quando e’ morta rossiccia lo scorso anno
sul balcone, in una pozza di sole pallido di fine estate ,
l’ho seppellita, in un panno bianco e rosa .
La morte porta via tutti,
voi almeno morite silenti,
silenti, senza uccidere,
e nell’indifferenza.

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Piccioni parlanti.
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Un piccione disegnato come un ramoscello, tanta fretta di correre,
di volare danzando,
un abbraccio, un bacio, il tuo primo volo,
Senti un battito d’ali,
una sensazione che sale e scende,
fino a sentire i vostri beccucci parlare,
gioire,
soffrire,
ad ogni carezza iniziate a tremare,
ma parlate, parlate al vento,
alla pioggia buia,
fino al sole,
attendendo
il sole,
nei vostri  luccicanti occhietti,
parlando,
cantando,
danzando
scavalcando il tempo,
come una staccionata di fiori.

che gioia triste provo.
solo tu riesci a farmi volare,
volare, volare. in un mondo di infinita dolcezza.
ciao grazia.

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Spellacciata
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Spellacciata,
anima fragile
quanto amore ti è mancato,
io lo vedo ogni giorno nei tuoi occhietti,
dento il tuo magrore,
cerco nei tuoi occhi giochi di colore
nei tuoi sguardi smunti e sgomenti,
spellacciata,
dietro colori marroncini,
incroci di mondi,
mi perdo nei tuoi sguardi di miele
il tuo corpicino di seta sta notte non avro’
non lo avro’ vicino
rincorrero’ i tuoi sogni
sentiro’ la tua lontananza,
ti inviero’ una copertina,
una copertina di morbidi ramoscelli di  bacchette gialle.
Spellacciata, colombina triste
vai libera sulle strade, le strade del mondo
mondo che presto ci regalerà,
ti regalerà armonie.

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joanna concejo

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Strade
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strade piovose,
brulle,
mute,
grigie,
ansimanti,
da una finestra,
un bambino ,
guarda,
su un ramo un passerotto,
guarda, ancora
non più strade, un monte
alto, alto
sopra un frutto, la mano,  è difficile, difficile prenderlo
fatica, fatica! una discesa impervia
finalmente un pesco sulle sue mani.
la strada, lunga,
stancante, una galleria buia. è finita.
strade ancora strade.

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Bambole
.
Una bambola guarda, è spenta,
si accende di luci. Allo sguardo di uomo,
guarda, ride,
piange, si ferma,
si sente viva
trova una ghirlanda
cammina,
lascia quella sedia
la immobilizzava da anni.
Piange di gioia. è guarita, chissà.

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Se fossi
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se fossi un angelo  girerei felice,
volerei da un continente a un altro
solo per sentire i battiti
i battiti di un cuore solo,
Ascolterei le più’ dolci melodie
canterei l’amore .
Se fossi un leone ruggirei di passione
guiderei la foresta cantando il canto dell’amore,
se fossi un colombo,
bistrattato da tutti, becchetterei il mondo di piume di calore.
se fossi serpente inietterei il veleno  d’amore  al mondo,
al mondo cinico e cattivo, ma bellissimo.
Se fossi arcobaleno   colorerei i giorni ,
i tuoi giorni, spighetta,
colorerei portandomi al centro dei tuoi pensieri più belli .
Se fossi.
Ma non sono,
sono una meteora,
una piccola  meteora.

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Casa
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casa, misteriosamente vuota,
piena di sofferenza, di mobili impolverati ,
d’un tratto, in quel giorno,
una polvere di luce,
casa lucente,
triste,
di mattina,
di sera,
nei pomeriggi
diventi un castello fatato,
piena d’ovatta.
Il sole è dentro ogni giorno, dentro la casa,
la casa,
il balcone lungo e vuoto, si trasforma
si trasforma in una ghirlanda di colombi iridati dai mille colori.
aspettano ogni mattina che la casa s’illumini.

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joanna concejo

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Linda Messina, nata a Catania nel 1970, laureata in Giurisprudenza a Bologna con una tesi in diritto processuale,  ha lavorato nella scuola come insegnante e si è avvicinata al pensiero della differenza, frequentando i seminari filosofici di Diotima e del Centro Orlando di Bologna. Scrive e ama la poesia, che utilizza per esprimere il proprio mondo interiore in rapporto con gli elementi naturali e animali del reale.

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