ISTANTANEA- Anna Maria Farabbi: Gabriella Maleti

gabriella maleti

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L’area di Broca, semestrale di letteratura e conoscenza, diretto da Mariella Bettarini, dedica l’intero numero 102/103 a Gabriella Maleti, offrendo un’antologia tra poesia, prosa, fotografia, critica letteraria. Questo omaggio necessario invita all’opera di questa artista rigorosa, la cui sensibilità intelligente e curiosa, si è irradiata nei vari registri espressivi con originale libertà.

Per la sua autenticità e per essere stata volutamente fuori da qualunque opportunistica orbita relazionale, per aver dedicato assoluta concentrazione alla sua ricerca artistica fuori dal canone, Gabriela Maleti è rimasta negli anni appartata, come del resto altre personalità simili e di altrettanta qualità.  Nota sì, ma non diffusa come avrebbe dovuto e meritato.   

Sarà quindi utile e urgente raccogliere, ordinare, meditare il lavoro di tutte le sue pubblicazioni, prima di tutto la sua fotografia e video.

Nata a Marano sul Panaro nel 1943, ci ha lasciato a Firenze anno scorso. Dopo aver lavorato e vissuto a Milano, nel 1981 si trasferì a Firenze. Con Mariella Bettarini ha condiviso la cura della rivista L’area di Broca e le Edizioni Gazebo.

Qui, nelle carte, io stessa ho elogiato la sua opera. Qui, la sua interezza di artista. E qui invito testimonianze che aggiungano luce al suo lavoro.    

Anna maria Farabbi

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Riferimenti in cartesensibili e in rete

http://www.emt.it/broca/broca103/broca103.pdf

http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Recensioni&Id=1015

https://cartesensibili.wordpress.com/2014/07/20/trasmissioni-dal-faro-n-66-a-m-farabbi-prima-o-poi-poesie-di-gabriella-maleti/

http://www.emt.it/broca/broca74/maleti.html

 

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Un pensiero su “ISTANTANEA- Anna Maria Farabbi: Gabriella Maleti

  1. Abbiamo a Castelfranco E. una piccola Casa editrice no profit, legata ad un circolo culturale. Si è voluto mettere insieme, nel maggio 2015, un’antologia di poeti modenesi, escludendo volutamente i più ‘nomati’, per dare attenzione a quelli meno conosciuti nel territorio, ma non per questo meno bravi. Quasi casualmente si è venuti in contatto con Gabriella, e si è stati un po’ indecisi ad interpellarla, perchè, seppur poco conosciuta ‘a casa sua’ tra Secchia e Panaro, era però una figura molto importante nel panorama letterario italiano (e già altri, che si ritenevano troppo per la piccola antologia, ci avevano detto di no). Invece lei ci disse subito subito di sì e ci consegnò testi di una eccezionale portata umana ed emozionale, certamente degni di ben più prestigiosi tipi editoriali. Questo è un segno bellissimo di lei, che fa solco nella sua terra. Vorrei proporre qui due di quei testi. Il primo è compreso nella cosiddetta presentazione poetica che di sè si chiedeva all’autore:
    “Poi la misera bega,/ la codardìa del vivere tace./ E tutto quello che sento,/ sento./ E’ questa la condanna?/ O è una remissione?/ Ma quale, non certo quella/ della desolazione, poiché/ tutto, seppur molesto,/ s’aggiunge al poco e fa di sé/ monumento,/ e la ripetizione, l’emulazione di me stessa/ è vigoroso catalizzante…”. Il secondo fa parte di un piccolo gruppo di testi in cui la morte dei genitori è potentemente ancorata al presente da un ricordo di forte tensione emotiva e critica. “Quando trovai mio padre a bocca spalancata che,/di sbieco sulla seggiola, fissava morto la televisione accesa,/ e quando lo riponemmo vestito a festa,/ proprio allora, già composto, infilai nel suo taschino/ una fotografia di mia madre,/ che già da molto sorbiva la luce tetra o/ tenerella delle stelle.// Pensai: unitevi ora, ché in vita/ la vita vi ha dispersi./ E la coazione a volere unire/riunire,/ mi è rimasta come piaga,/ o dovere o lama. O presunzione.// Quella che non vedesti, e ti apparve incompresa,/ fu comprensione./ In realtà, era costernata afflizione.”

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