INTERSEZIONI- Cristiana Pagliarusco: NICKOLE BROWN,le caramelle non bastano più

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È abitudine americana che all’insediamento di ogni nuovo presidente eletto una voce della poesia contemporanea dedichi alla figura, al ruolo, al simbolo della democrazia degli Stati Uniti un componimento. Lo hanno fatto Robert Frost nel 1961 per Kennedy, Maya Angelou per Clinton nel 1993, Elizabeth Alexander per Obama nel 2009. Poesie originali, scritte per l’occasione, o componimenti cari ai nuovi eletti. I neo presidenti non sono però stati sempre ben accolti: per Eisenhower Robert Lowell scrisse una canzoncina in rima molto amara qualche giorno dopo l’elezione mentre l’anno successivo, con “Inauguration Day: January 1953,” il poeta espresse tutta la sua paura per quell’ “Ike” dal nome che evocava più una personalità televisiva che un uomo e presidente. Con Eisenhower ci furono solo citazioni bibliche durante la cerimonia inaugurale, un’altra forma di poesia sicuramente che invece è mancata del tutto lo scorso gennaio con l’inizio della presidenza di Donald Trump.
Al posto di una voce, il giorno successivo l’insediamento di Trump il mondo intero ha ascoltato cori di voci in armonia e contrappunto in marcia non solo a Washington ma in molte città statunitensi e del globo. Tra le tante voci, la poesia di Nickole Brown si alza con la forza raffinata di una donna che nonostante tutto non smette di celebrare la speranza, la libertà, l’uguaglianza e l’amore, quello vero. E se, come scrive Robert B. Shaw in “A Paper Cut,” il lavoro dei poeti può anche non far sanguinare ma trafigge, Nickole ci lascia una testimonianza di un momento storico nel quale ciò che paralizza sta in realtà mobilitando. E se, parafrasando Adrienne Rich, una poesia non può dire chi o quando colpire, cosa e quando bruciare o anche come pensare, essa ti ricorderà sempre dove, quando e come stai vivendo e come potresti vivere. Nickole fa sua l’idea di Audre Lorde per la quale la poesia non è un lusso ma un invito, un incoraggiamento a trasformare insieme un’idea in possibilità, un ostacolo in un esercizio di superamento e cambiamento. Non ci sono edulcoranti, non ci sono “alternative facts” a nascondere l’amarezza, quando in bocca, il gusto è tristemente quello di una realtà che speravamo superata e che invece ci si ritrova nuovamente a contrastare, difficile da ingoiare e da digerire.

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Le Tic Tac di Trump

-“Farei meglio a mangiare qualche Tic Tac in caso dovessi iniziare a baciarla. …Mi capita
spesso di iniziare a baciarle. È una cosa che mi attira. Solo baciarle. Non riesco
nemmeno ad aspettare. E
quando sei una star, te lo lasciano fare. Puoi fare tutto.”

 

La notte dopo che il mio paese ti ha caricato
nel suo gabinetto e alzato il grilletto
di quel lungo fucile puntandolo dritto verso
casa mia, mia moglie e io eravamo bloccate
in una coda quasi distopica nel traffico
immobile. E visto che lo zucchero la conforta
si sparava quelle caramelle per metà dietetiche
in bocca ed era pronta a mangiarsi
la scatola intera finché ha tirato fuori
dall’astuccio di plastica rigida quelle all’arancia
solo per me.

Vedi, Donald, questa gran donna,
mi ama. E lei sa come mi fa sentire
il gusto di arancia artificiale—
sicura—mi fa ricordare le febbri interrotte
dal mandarino gessato di aspirine per bimbi,
le coperte fresche su di me, e un delicato toc toc
alla porta a dire, Piccola, non alzarti;
la mamma viene solo a darti un’occhiata di nuovo.
Era ancora quando un altro uomo
non così diverso da te era insicuro quel tanto
da pensare che era anche meglio rinfrescarsi prima
di afferrarmi, e a oggi
non ricordo molto eccetto: Non preoccuparti.
Mi sono fatto la doccia, è pulito.

Donald, le notizie che vengono dalla radio
mi fanno vomitare. Abbiamo dovuto spegnere.
Guidavamo bloccate, in colonna
in silenzio, incapaci di parlare, specie
di te. Eppure tu eri sempre lì,
un rantolo sotto la mia lingua—quelle tre caramelle
all’arancia ora micro proiettili, pillole dal gusto polveroso
mai davvero gustose ma solo sciocche, come droga
così altamente chimiche, dannatamente incapaci di far un che
per addolcire l’alito di alcuno. Non sono riuscita a sputare
e non riuscivo a mandar giù e impotente
l’ho lasciata sciogliere in bocca.

Cristiana Pagliarusco

 

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   Nickole Brown, nativa del Kentucky,  è sposata con Jessica Jacobs. Nickole è poeta, appassionata insegnante e curatrice. I suoi corsi promuovono una letteratura che riaccende la storia e risveglia la coscienza sociale. Impegnata nelle questioni dei diritti civili per le comunità afro-americane e queer, Nickole ha insegnato alla Bellarmine University, a Louisville, all’Università di Antioch e alla University of Arkansas a Little Rock.

Brown, Nickole, “Trump’s Tic Tacs,” in Truth To Power: Writers Respond To The Rhetoric of Hate & Fear e  If You can Hear This: Poems in Protest of an American Inauguration, 2017.

Rich, Adrienne, What Is Found There: Notebooks on Poetry and Politics New York, W. W. Norton & Company, 2003.

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Riferimenti in rete:

http://siblingrivalrypress.bigcartel.com/product/if-you-can-hear-this-poems-in-protest-of-an-american-inauguration

https://www.facebook.com/Cutthroat-a-Journal-of-the-Arts-121434811269838/

http://www.nickolebrown.com/about

https://www.poetryfoundation.org/poetrymagazine/browse?contentId=39833

 

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