Salvatore Adamo tra cultura e impegno civile – Francesco Piga

adamo

.

“Nulla è più caro della canzone grigia

in cui l’Indeciso si unisce al Preciso”

Verlaine , “Arte poetica”

 

In Sicilia, questa estate, Salvatore Adamo, cittadino onorario di Comiso, dove è nato, ha ricevuto il premio “Ragusani nel mondo”. In Belgio è stato eletto la personalità più popolare del Regno e insignito del titolo nobiliare di Cavaliere.Fra i tanti riconoscimenti vi sono quelli all’aspetto specificatamente letterario dei suoi testi. Adamo è dal 1987 “Commandeur des Arts et Lettres” in Francia.
Il bagaglio culturale di Adamo è composito: vi si trovano in prevalenza le letture di Prévert e dei poeti surrealisti, le suggestioni dell’arte figurativa belga, di Magritte e Delvaux, le melodie degli çhansonniers francesi e belgi, come Brassens e Brel, i canti della Sicilia e le romanze d’opera.
Nei baraccamenti di Jemappes, dove la famiglia Adamo si è trasferita dalla Sicilia negli anni difficili del dopoguerra, sente suo padre ricordare con nostalgia i canti della sua terra lontana, le arie delle romanze d’opera, con le voci di Beniamino Gigli, Enrico Caruso e Mario Lanza, su vecchi 78 giri, e le canzoni napoletane che conservano fra i loro tesori l’intensità del melodramma settecentesco. Strimpella su una vecchia chitarra, che gli arriva dalla Sicilia spedita dal nonno, le canzoni di Brassens e Brel.
Ascolta la madre cantare le nenie. Definirà uno dei suoi maggiori successi, “Cade la neve”, “una melodia in minore, alla siciliana” e ammetterà: “Sono consapevole che la mia maniera di cantare la devo a mia madre, alle sue intonazioni quando cantava le cantilene siciliane, con un po’ di lamento”.
Di educazione cattolica, avendo studiato fino a venti anni, grazie ai sacrifici economici del padre, nel Collegio dei “Frères des Ecoles Chrétiennes” di Tournai, dove i numi tutelari erano autori cattolici come Péguy, Claudel e Bernanos, sarà sempre rispettoso di quell’insegnamento per lui determinante, ma subentreranno i dubbi e uno spirito critico verso i dogmi e i totalitarismi religiosi, i pregiudizi e le verità rivelate. Considererà che tutti i conflitti sono guerre di religione e si chiederà come la ragione possa ammettere un Dio indifferente alle sofferenze umane (significativo in questo senso sarà il testo “En ton nom”).
Negli anni degli studi universitari di “humanités artistiques” , mentre approfondisce la preparazione musicale, legge con attenzione poeti e scrittori europei, ad iniziare da quelli censurati all’Ecole, come Prévert, Desnos, Vian. Alcune letture, in particolare “Il grande Meaulnes”, “Il Piccolo Principe” e “Alice nel Paese delle Meraviglie”, sono per lui una vera e propria rivelazione.
A trent’anni i suoi scrittori preferiti sono Joyce, Hesse, Beckett, O. Henry, Salinger. Ama le “finzioni fantasmagoriche” di Buzzati, ammira la trasparenza dello stile di Gerard de Nerval, in cui la poesia è inseparabile dalla musica.
Una lettura gli può ispirare direttamente una canzone, come un brano di René Char per “Lei”, o come in seguito un racconto di O. Henry per “Ils s’aiment”, o può dare delle suggestioni che vanno oltre il libro stesso. Altri suggerimenti verranno da una novella di David Keller e da un racconto di Saki. La canzone “Théorème” sarà dedicata a Neruda perché ispirata da un suo poema mentre in “Artiste” renderà omaggio a Fellini e in “Vincent” a Van Gogh.
Ascoltando soprattutto Brassens e Brel comprende l’importanza della canzone che si fa poesia e diviene veicolo efficace di idee, si rivolge alle coscienze esprimendo cose importanti nei pochi versi di un brano musicale. Se una canzone non può cambiare il mondo può comunque aiutare a riflettere, mettere in evidenza situazioni insostenibili, provocare una presa di coscienza.

.

.
Dai due çhansonniers, Adamo apprende l’anticonformismo, lo spirito libertario, la necessità di conservare dentro di sé l’innocenza e la capacità di meravigliarsi che sono proprie dell’infanzia (ama citare la frase di Brel: “Bisogna avere del talento per essere vecchi senza essere adulti”).
Attraverso Brassens e Brel, che considera maestri anche per la perfezione della scrittura e dell’espressione dei sentimenti, trova filtrati in canzoni molti temi ed espressioni dell’esistenzialismo francese, che con Camus e Sartre aveva avuto i suoi massimi rappresentanti.
Nelle canzoni di Brassens, che aveva la madre napoletana, Adamo risente certe musicalità partenopee, e trova le atmosfere dei valzer che caratterizzeranno molte sue canzoni.
Riascoltare Brassens e Brel sarà sempre per Adamo fonte di ispirazione.
Di pari passo, i quadri di Magritte, enigmatici e spiazzanti, con le prospettive falsate di realtà apparenti, quelli di Delvaux, immersi in una dimensione onirica, e poi altri pittori da Rousseau il Doganiere, a Dalì, a Van Gogh, gli dischiudono un’arte ricca di sollecitazioni culturali, soprattutto surrealiste e barocche. Vi è certamente un’assonanza con la tradizione barocca siciliana. Certe peculiarità della cultura siciliana, che si ritroveranno nella scrittura di Bufalino e nella pittura di Fiume, saranno sempre presenti, addirittura si rafforzeranno col tempo, nella poetica di Adamo, da buon siciliano ancorato ai valori della sua terra d’origine, la famiglia, l’amicizia, il senso della rettitudine e dell’onore. L’Italia bella e lontana, l’amata Comiso dell’infanzia: un canto nostalgico continuo da “Mon pays” a “Cara Italia”, a “Terra mia”.
Attento alla musica classica, gli piacerebbe emulare al pianoforte i suoi preferiti Vivaldi, Mozart, Bach, Chopin, Beethoven e Bartok.
Tutte queste esperienze culturali, l’attenzione ad un’arte che sa coniugare le reminiscenze della fantasia e del sogno con l’attenzione al mondo reale, sono determinanti per il giovane cantante che va scrivendo i suoi testi e componendo le sue musiche.

.

.
Sono gli anni della contestazione giovanile e della musica beat, e Adamo contro le mode e senza concessioni commerciali, impone uno stile molto personale, il proprio genere melodico con canzoni sentimentali, frammenti lirici di esperienze, ricordi ed emozioni in cui si riflette la sua vita, sospesa tra sogno e realtà.
La sua voce rauca e vellutata, inconfondibile e inimitabile, più adatta ad evocare sogni e fantasie, è dunque particolarmente efficace quando il tono si alza e si fa decisa per appuntarsi sulla realtà.
Nel 1965 Adamo entusiasma l’esigente pubblico dell’Olympia di Parigi, uno dei più celebri music-hall internazionali, ed ottiene un enorme successo che si farà sempre più clamoroso con le prime tournées all’estero.
Dopo averlo ascoltato all’Olympia, nel gennaio del 1967, François Mauriac scriverà: “Le sue canzoni partono dal cuore e arrivano al cuore”. Animato da profondo entusiasmo per il proprio mestiere, Adamo si sentirà soddisfatto quando una sua canzone toccherà il cuore della gente.
Attento ad ogni forma d’arte, avvantaggiato dalla conoscenza di molte lingue, continua a comporre canzoni sulle emozioni del suo mondo immaginario e sulle suggestioni che gli dà la realtà. Per colpa del suo mestiere, pensa di vivere fuori della realtà, ma sono proprio i frammenti di realtà, le molteplici situazioni sociali, quelle più diverse che vede viaggiando per tutto il mondo, prima di salire sulle scene dei teatri, a far nascere la riflessione e a far scattare l’ispirazione. I temi gravi, che il dovere etico impone di affrontare, sono poetizzati con metafore e allegorie.
Così compone “Inch’Allah”: è a Gerusalemme alla fine del ’66 in tournée e visita i luoghi santi. Nasce immediato un canto dal significato ecumenico, con parole-simbolo, che denunciano le assurdità dei conflitti in cui sono vittime soprattutto i più deboli, le donne e i bambini. Il testo resta un ricordo delle sofferenze e delle speranze.
.

.

.
E’ già presente dunque a metà degli anni Sessanta in “Inch’Allah” e in altre canzoni, per esempio in “On se bat toujours quelque part” (1967) contro la guerra, il suo profondo interesse civile, la passione per le cause umanitarie, la consapevolezza che un autore-compositore debba essere anche cronista del proprio tempo, testimone della propria epoca.
Altre volte sarà un articolo di giornale o un servizio televisivo a suscitare lo sdegno etico e civile del cantautore e spingerlo a comporre una canzone. L’incontro con un giornalista spagnolo, che era stato in carcere per aver pubblicato un articolo contro il dittatore Franco, lo porterà a comporre la canzone “Manuel”, un canto contro il franchismo così come è una denuncia dello stalinismo la canzone “Vladimir”, dedicata ad un cantante costretto nell’ex-URSS alla clandestinità. Contro ogni violenza e per la libertà di espressione. La tragica notizia, durante la guerra bosniaca, dell’uccisione di due giovani innamorati, lui serbo lei musulmana, mentre si incontrano sulla linea di confine, gli ispira “Dall’altra parte del ponte”. Una frase di Gandhi la canzone “La pauvreté”.
Di fronte a certe realtà di miseria e di degrado, si sente un borghese privilegiato con il suo mestiere di scrivere e cantare parole al vento.
Ma è soltanto un suo scrupolo, se si pensa che per gli italiani emigrati in Belgio il cantautore siciliano è anche simbolo di riscatto sociale.
Le sue canzoni degli anni Sessanta, a volte possono sembrare di un lirismo eccessivo ma è lì che riflettono la purezza e la semplicità con cui allora venivano esternati i buoni sentimenti.
Adamo mostra attenzione a tutte le arti, compreso il cinema: appassionato delle comiche di Charlot e dei film di Truffaut, si cimenta lui stesso con il cinema. E’ attore in due film “Les Arnaud” (1967), dove recita con Bourvil e in “L’Ardoise” (1969), tratto dal romanzo L’Ardoise d’un apache di Pierre-Vial Lesou, ed è regista de “L’Île de Coquelicots” (1971), in cui interpreta un ingenuo vagabondo che cerca di allontanare un’indossatrice, di cui si innamora, dall’ambiente fatuo della moda.
Gli anni Settanta iniziano per Adamo con un importante riconoscimento: la stampa francese, considerandolo il più vicino erede di Verlaine, gli assegna il “Poeta per eccellenza”. E’ stimato da scrittori di generazioni e formazione culturale diverse, da Mauriac come da Hervé Guibert. Si sente fiero quando il Presidente Senghor gli dice un giorno: “Sono felice di parlare da poeta a poeta”. Dino Buzzati progetta di far musicare ad Adamo Poema a fumetti e di scrivere per lui i testi di un LP.
Verlaine, al quale Adamo aveva dedicato la canzone “Pauvre Verlaine”, in italiano “Piangi poeta” (1969), rappresenta con Baudelaire e Mallarmé quel lirismo che il cantautore siciliano predilige, una poesia come canto melodico dove il sentimento, le passioni e i sogni prevalgono sulla ragione, dove con malinconia e pessimismo si tende a inventare un luogo mitico di illusorie felicità che sopravvive soltanto nel magico regno del canto. Nel viaggio all’indietro, nel recupero proustiano del tempo perduto, c’è sempre un rapporto di confronto fra passato e presente, la ragione resta tuttavia vigile, attento osservatorio su quegli aspetti del reale che indignano, che richiedono un giudizio morale. E’ allora che sentimento e razionalità sono complementari, si fondono in arrangiamenti musicali più complessi, in testi più ricchi di metafore e allegorie, in storie che esaltano gli alti ideali di amore e di libertà e, al tempo stesso, denunciano gli estremismi e le intolleranze, la mancanza di sogno e di fantasia. Si potrebbe citare la vasta produzione di canzoni in francese, ma per restare alle incisioni italiane, basterà ricordare gli LP “…E cogliere l’attimo fuggente” (1972) e “Felicità dove sei…” (1982).

Negli anni Settanta Adamo continua a far spettacoli in tutto il mondo con un successo costante. E’ il primo cantante europeo ad esibirsi in URSS, allo Stadio Lenin, davanti a 40000 persone. Canta per re e principesse, e in luoghi illustri come lo Stadio Olimpico di Atene, la Philharmonie di Berlino e la Carnegie Hall di New York.
Continua l’evoluzione musicale e testuale di Adamo che, da buon artigiano professionista coscienzioso, inquieto e anche ambizioso, sempre fedele al genere romantico e sempre ben ancorato ai valori e ai sentimenti più autentici, ricerca nuovi modi per cantare l’amore sotto tutte le forme. In un’epoca diversa anche nel linguaggio rispetto agli anni Sessanta, preferisce le espressioni che suggeriscono piuttosto delle parole dure e crude.
Avvia nuove sperimentazioni sonore con le apparecchiature molto sofisticate del suo Studio di registrazione, di cui è produttore dagli inizi degli anni Ottanta. Già nel 1967 con la canzone “Le neon” era emersa l’attenzione alla musica anglo-sassone, l’esigenza di nuove sonorità, che arrivano con tanghi, giave e fantasie siciliane, fino all’utilizzo di un’orchestra sinfonica in spettacoli come quello di quest’anno all’Olympia.
Nelle composizioni più recenti, dalle introspezioni e meditazioni più complesse, convergono vecchie e nuove esperienze culturali e si fondono con le memorie di certi momenti della sua vita, con gli sguardi sulla realtà; la sua natura mediterranea e l’immaginario della Sicilia, di Comiso “barocca e fiammeggiante” ora si accorda ora stride con le brume del Belgio.

Importante componente di questa poetica, originale mélange di immaginario e di reale, di fantasia e di realtà, è stato fin dall’inizio l’umorismo, a volte un po’ surrealista, usato nelle varie sfaccettature, dalla satira all’ironia. L’umorismo fa parte del suo carattere siciliano e, come forma di pensiero, è anche “un modo di dissimulare le sue angosce”. Umorismo e senso del dramma,della tragedia, nella cultura siciliana influenzata dalla tradizione greca, sono le due facce della stessa medaglia, fuse nel medesimo conio. Adamo le ha entrambe nella propria natura, le ritrova nei prediletti scrittori siciliani, come nei tanto ammirati saltimbanchi del cinema muto, Chaplin e Keaton. Un umor nero, che sa ridere della morte, e già dal 1963 in “Fais-toi coque-mort” e in “Creuson”.
A volte sembra che affiori l’ottimismo, ma resta apparente, esteriore, perché con le riflessioni su una realtà contemporanea sempre più afflitta dalle violenze e dalle ingiustizie, dalle sofferenze, non può che crescere la sua inquietudine, la messa in discussione di se stesso (“Je suis un homme de toutes les erreurs/Et j’ai peur”), la consapevolezza di avere dentro di sé molte contraddizioni comunque utili per trovare la nostra verità personale.
Cantare diviene dunque una missione etica quando il canto sa esprimere le ragioni del cuore e della coscienza e al tempo stesso si fa testimone accusatore contro l’indifferenza e il cinismo ed è capace di evidenziare i valori e le priorità della vita.
La poesia, come ogni opera d’arte, assume vita propria, viene letta e recepita anche al di là delle stesse intenzioni dell’autore: così avviene per i testi di Adamo.
Le scelte culturali e le attenzioni morali hanno portato “il tenero giardiniere della chanson fleur” attraverso un percorso più difficile perché tra i demoni del quotidiano, tra le visioni della realtà che non si vorrebbero avere, un percorso affrontato con grande coerenza e onestà perché l’impegno civile è per lui un’altra forma d’amore e di rispetto per tutto ciò che vive.
Si accentua il suo impegno civile con la carica nel 1993 di Ambasciatore dell’Unicef.
Visita ospedali di Paesi poveri con gravi problemi sanitari e alimentari e si prodiga in azioni umanitarie e di solidarietà per gli emarginati e i senzatetto, per i popoli oppressi dalle guerre, dalla fame e dalle malattie. Incide canzoni con diritti riservati all’Unicef.
Ha già al suo attivo l’inaugurazione in Vietnam di una pompa d’acqua potabile, una raccolta di fondi per acquistare la vitamina A, la cui mancanza provoca una forma di cecità fra i bambini vietnamiti.
Si impegna in favore della dignità degli altri, contro la prostituzione dei ragazzi nelle Filippine, la concezione dei ragazzi-soldato, il razzismo verso i sans-papiers. Partecipa nel 1996 alla marcia bianca di Bruxelles contro la pedofilia (nasce la canzone “Laissez rêver les enfants”). Nel 1999, durante la guerra in Kosovo, visita a Kukès i campi dei rifugiati (nasce “Le monde a mal”) e per quei bambini riesce a raccogliere in Belgio 15000 tonnellate di giocattoli. E’ a Comiso quando arrivano settemila rifugiati kosovari nell’ex base militare.
In quaranta anni di ininterrotta carriera internazionale, incide oltre 500 canzoni, perfino in greco, turco e coreano, vende ottanta milioni di dischi. In Giappone, dove le sue tourneés sono annuali, “Cade la neve”, in cinquecento versioni, appartiene al folklore locale. In Russia molti suoi poemi figurano nei manuali scolastici.
In Francia, dopo un libro di ricordi Salvatore par Adamo (1965, Verbeeck) e un altro di canzoni rivolto all’infanzia con le illustrazioni di Philippe Lorin, Chansons racontées aux enfants (1968/69, Hachette), alcuni suoi poemi di intonazione surrealista sono stati raccolti nei volumi Le charmeur d’océans, illustrato da Folon (1980, Editions de la Lande) e Les mots de l’âme (1994, Sigier).
Nell’eclettismo di Adamo rientra anche la sua ricerca pittorica, dove i colori consentono altre invenzioni, richiamano emozioni e fantasie diverse da quelle espresse con le canzoni, che certamente non dimenticano la tavolozza dell’arcobaleno (programmatica è “Un anno fa”).
E’ ora pubblicato in Francia il suo primo romanzo Le souvenir du bonheur est encore bonheur (2001, Albin).
I testi di Adamo sono dunque una lunga auto-confessione, una riflessione in forma di umanesimo, un richiamo alla dignità umana, a quei principi e valori essenziali che spesso la tecnologia non rispetta.
Nella sua visione esistenziale tutti gli esseri appartengono ad una immensa coscienza universale, l’anima è una molecola che fa parte di un universo cosmico; trova molto poetico pensare che un’anima potrebbe eventualmente ritrovarsi in un altro corpo.
Nei suoi testi, anche se il bilancio sull’attualità è negativo, si legge la speranza e la fiducia nelle capacità dell’uomo, il suggerimento, l’esortazione a far prevalere, anche nelle condizioni avverse, quelle scelte culturali e morali capaci di cambiare la realtà per costruire un  futuro migliore, per determinare un destino ancora da scrivere.
Francesco Piga

**

Note al testo

1-“I miei genitori soffrivano molto di nostalgia: il clima, la natura, la gente della Sicilia, tutto il calore del Sud, sembravano così lontani, irraggiungibili…Papà teneva vivo il ricordo della sua terra, cantando tutte le canzoni che sapeva. E io lo seguivo a ruota, cercando di imparare persino le romanze d’opera”, “Io proprio io”, in “Il Monello”, n.50, 11 dic. 1975.

2- “Noi siciliani ritroviamo in Adamo alcune caratteristiche tipiche di queste zone. Le sue canzoni rammentano certe nenie che i pescatori, la gente povera, una volta cantavano di notte. Avevi l’impressione, quando le sentivi, di ritrovarti in un deserto. Io provo la stessa sensazione ascoltando Adamo. Avverto il morso dell’antica solitudine siciliana, il senso del dolore, della disperazione. Adamo riflette in sé, magari senza rendersene conto, la sua natura tipicamente siciliana…”. Così il professor Salvatore Carnazza, allora Deputato all’Assemblea Regionale Siciliana e Commissario Straordinario al Comune di Comiso, nell’articolo “La Sicilia spera in Adamo” di Giuseppe Lugato, 1969.

3- Per le altre letture di questo periodo cfr. Salvatore Adamo di Yves Salgues, Ed. Seghers, Paris 1975, pp. 82-83. In seguito le preferenze andranno, tra altri, a John Fante, Richard Brautigan, Paulo Coelho, Andrea Camilleri.

4- Il brano di R.Char è “Allégeance” nel volume Fureur et mystère e il racconto di O. Henry è “Les cadeux inutiles” in New York Tic Tac.

5- E dunque anche con il surrealismo come si legge in La belle gigue di Thierry Colon, Ed. Luc Pire, Bruxelles 2001, p. 26: “Si Adamo se sent si bien dans la mentalité belge, c’est aussi parce que le Sicilien, à sa façon, est tres surréaliste. Plusieurs chansons traditionnelles siciliennes mettent en scène un être vivant avec un squelette. Ce dialogue à la Ghelderode, d’un surréalisme populaire, est très fréquent en Sicile, sous une forme naïve. Les marionnettes, les guerriers, l’influence mauresque… toutes ces images siciliennes rapprochent la Belgique de la terre natale d’Adamo”.

6-  La canzone, uscita nell’aprile del ’67, durante la guerra dei Sei Giorni in Medio Oriente, è male interpretata nel mondo arabo e viene considerata uno strumento di propaganda semita. Un giornale libanese incita ad affiggere le fotografie di Adamo come quelle di un criminale di guerra e a bruciare i suoi dischi sulla pubblica piazza e gli è persino proibito l’accesso nei Paesi Arabi. Adamo, dopo l’incontro nel 1993 tra Arafat e Rabin, modificherà il testo per ricordare le sofferenze e le speranze comuni ai due popoli.

7-  Anche di Buster Keaton, Waida e Jorodowsky. In seguito ammirerà molto, fra gli altri, Fellini e Woody Allen.

8-  L’ “Express” definirà questo film “un capolavoro di tenerezza e delicatezza”.

9- Maryse Tessonneau, Adamo, l’autre face, Dejaie éditions, Wépion- Namur 1978. Il volume è un’attenta analisi dello stile e dei temi delle canzoni francesi di Adamo. Con questa tesi Tessonneau si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Bordeaux III.

10- Così Brel lo definiva negli anni Sessanta.

11- Per caso questa canzone nella struttura ha la forma tradizionale dell’haïku, che si compone di versi alternati di cinque e sette piedi e che spesso parla di una stagione.

12- L’attenzione di Adamo pittore e collezionista d’arte è ora rivolta oltre che al surrealismo, a Degas e Matisse, all’astrattismo, a Mondrian, Klee, Pollock, ad altri pittori sperimentali come Hockney e Kitay.

Advertisements

Un pensiero su “Salvatore Adamo tra cultura e impegno civile – Francesco Piga

  1. E’ giusto collegare il successo di un cantante ad una prospettiva biografica più ampia, ai suoi riferimenti culturali, alle sue origini e al suo altro da sé. Ma a costo di apparire nostalgico, non posso non ricordare gli ascolti di me piccolo e di mia sorella più grande: ” Affida una lacrima al vento” era il titolo della canzone e l’esecutore mi incuriosiva per la sua faccia non sicuramente da star, per il suo timbro accorato e soprattutto perché si chiamava semplicemente Adamo. Fascino dei due tre minuti di una melodia, capaci di concentrare a volte vita vissuta e ricordi più della madeleine di Proust. Un bellissimo film in cui le canzoni fanno la storia e si sostituiscono alle parole dei protagonisti nei momenti topici è ” On connait la chanson ” di Resnais. Il ritornello della canzone rispecchia ciò che ciclicamente nella vita ‘ ritorna ‘ come un piccolo rigurgito di commozione, senza che per forza dobbiamo vergognarcene. ” Amor ch’a nullo amato amar perdona” per me vale quanto ” dal letame nascono i fior” di De André.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...