TESTI E PRETESTI – Paolo Gera: le frasi più belle del web. Suggestione.

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Cercare sulla Rete frasi ad effetto per risultare clamorosamente simpatici e irresistibilmente attraenti. Massime da snocciolare durante gli apericena o nelle pause pranzo, effusioni da ricopiare senza fatica sul bigliettino col mazzo di fiori o da consumare in uno spiccio e memorabile sms d’amore. All’origine di questa pratica ormai divenuta d’uso comune , due sono i pre-testi scritti in epoca non sospetta e due i ghostwriters , nel senso più stretto e letterale che potrei attribuire all’espressione, ‘ scrittori fantasmi’ perché defunti da un pezzo e perché hanno saputo leggere con preveggenza un fenomeno culturale di massa che nasceva ai loro tempi e che si è spiriticamente diffuso sino alla nostra epoca informatica. La morte con tutta questa faccenda ha in effetti una certa attinenza, se morte significa, incisione tombale, rigidità, contraffazione , freddo compiacimento, assenso forzato.
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Gli aforismi come forma letteraria non mi hanno mai convinto sino in fondo e in quest’epoca di infinita ridondanza anche quelli dotati di senso rischiano di affondare nel mare della banalità : che non si distingua più, insomma, l’oro vero dalla carta stagnola dorata che avvolge i bonbon, che sono appunto accompagnati da veline con soavi frasi ad effetto. Il bacio è un apostrofo rosa fra le parole t’amo. In effetti nel testo originale suona come: “ Un point rose qu’on met sur l’i du verbe aimer”. Maledizione. Sto rivelando un indizio prezioso per identificare almeno uno dei testi antesignani e uno dei signori scrittori fantasmi, mentre mi piacerebbe tenere in sospeso ancora per un po’ titoli e nomi. Prima vorrei offrire una significativa esemplificazione dell’attuale retorica per le masse, pensieri di sicura e accattivante profondità, testati da un pubblico dotato di pensiero mediamente profondo.
La corrente delle frasi segue due direzioni diametralmente opposte che poi si confondono nel golfo dove tutte le frasi si somigliano e fanno la palla come un branco di sardine addormentate, pronte alla facile pesca da parte dell’utente. La prima direzione va dall’alto verso il basso e riguarda frasi attribuite a poeti, scrittori, artisti, scienziati famosi che grazie ad una indiscutibile celebrità mediatica hanno avuto l’onore di vedere stampati i propri aforismi più o meno volontari sulle t-shirt di ogni parte del mondo. Alimentano il mercato di quelle persone che sentono l’esigenza di comunicare in maniera totalmente aleatoria il proprio grado di informazione intellettuale e l’ elevazione del proprio stato di semplice consumatore di magliette a quello di seguace di una visione del mondo certificata dal personaggio famoso e condensata nella frase da esibire. Io la chiamo la ‘magliettizzazione delle stelle ‘. Eccone di assai popolari:

. “ La misura dell’amore è amare senza misura” ( Sant’Agostino )

. “ Siamo della stessa sostanza dei sogni” ( W. Shakespeare)

. “ Scrivevo silenzi, notti. Annotavo l’inesprimibile. Fissavo vertigini” ( A. Rimbaud)

. “ Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante” ( F. Nietzsche)

. “ Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore che dura una vita“ ( O. Wilde )

. “ La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti” ( A. Einstein )

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L’altra direzione della corrente va dal basso verso l’alto. Si tratta di pensieri scritti da persone che non hanno raggiunto la fama dei precedenti e mai la raggiungeranno, ma che reclamano l’attenzione del pubblico per un’illuminazione poetica o una furbata intellettualistica, una boutade, mettendola a disposizione per un pronto riciclaggio e una fama che dovrà essere provata da un dato quantitativo espresso nei modi appropriati alla comunicazione su Internet: gli I like, le stelline, le faccine sorridenti o il semplice passamessaggio. Sono blogger, hashtaggari, fruitori dei più disparati social network.
E’ l’ ‘ empireizzazione degli orsi’.

. “ Sei la persona sbagliata arrivata nel momento sbagliato incontrata nel posto sbagliato. Le probabilità che mi innamori di te sono altissime “ ( @albertosorge )

. “ Dovremmo uscire di casa a giorni alterni. Un giorno io e un giorno la gente” ( a_luilla_)

. “ Nessuno ha il diritto di metterti i piedi in testa. Tranne tuo figlio nel tentativo di toccare le stelle” ( @alemarsia )

. “ Ti manca solo quella cosa che non potrai mai più riavere” ( Andrea )

. “ Le persone che fanno le docce lunghe si sentono sole” ( comeariagelida)

. “ Si resta sempre intrappolate nelle cose non vissute” (Massimo Bisotti )

. “ Leggere una frase e pensare “ cazzo, è proprio quello che sento io”. E capisci che le parole se sono vere diventano un po’ di tutti”. ( Alin – irimia )

Ecco, quest’ultima testimonianza, ad esempio, è profonda o è banale? Sfonda una porta aperta costruita dal senso comune o registra in maniera grezza, ma efficace, il passaggio emozionale che sta alla base della comunicazione tra lo scrittore e il lettore?
In questo pentolone di pensieri i grandi si avviliscono e vanno a fondo ? I piccoli diventano consistenti e salgono a galla? E’ la mediocrità a dare il sapore all’impasto o piuttosto il piatto servito è la dimostrazione che lo spirito umano ha una sua dimensione arguta a cui tutti possono attingere? Chi è che ha detto: “ Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana”? Albert Einstein o Samanthifera? Tutto si sovrappone, tutto si ingarbuglia. Tra cent’anni, quando la storia della cultura sarà definitivamente liquidata, le frasi scritte da Immanuel Kant o i tweet lasciati da un uccellino senza nome, non si distingueranno più. Sarà “ la notte in cui tutte le mucche sono nere”, citazione da G. W. F. Hegel. Il problema dell’attribuzione , che un tempo sarebbe stato fondamentale, sta perdendo del tutto valore. Chi dice cosa non ha più importanza. “L’ho trovato sul Web”, diventa una garanzia se non di qualità, perlomeno di attendibilità. Chi non ha parole proprie può usare quelle di un altro.

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il bacio è…uno scatto isolato… o foto di scena o…foto d’autore

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Brigitte Lacombe-Matt Damon Jude Law -‘The Talented Mr. Ripley-

henri cartier bresson e  robert doisneau

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Cristiano è bello, ma non sa creare frasi d’amore per Rossana che non si accontenta di complimenti comuni, ma è convinta che il vero sentimento dovrebbe stimolare l’intelligenza almeno quanto il cuore e i sensi. Cyrano possiede l’ esprit de finesse, ma è assolutamente inguardabile. Ecco il primo ghostwriter, Edmond Rostand, ed ecco il modello di ogni bella frase presa a prestito , “ Cyrano de Bergerac”, testo teatrale scritto e poi dato alle scene nel 1897.

Cristiano: – (…) io sono di quelli – lo so…e mi tormento – di quelli che non sanno parlare d’amore…

Cirano: – Ecco, lo dicevo! …Io invece, se fossi stato un po’ più bello, sarei di quelli che ne sanno parlare!

Cristiano:- Ah, poter parlare con grazia!

Cirano:- Poter essere un bel moschettiere che passeggia!

(E.Rostand, Cirano di Bergerac, Newton Compton, Roma, 1996, trad. di F.Cuomo, p. 53)

Alla fine si trova la soluzione. Sotto il balcone di Rossana, sarà Cirano, nell’ombra dove sofferenza e godimento si confondono, a suggerire le frasi appropriate a Cristiano, che ci mette la presenza e la faccia. Nella strana joint venture fondata dai due innamorati, Cirano è il copywriter, Cristiano il testimonial.

Cirano ( nascosto sotto il balcone, a Cristiano):- Bene, bene. Un po’ più piano.

Rossana:- No, andatevene. Parlate troppo male.

Cristiano:- Vi prego.

Rossana:- No. Voi non m’amate più.

Cristiano ( al quale Cirano soffia le parole):- Mi accusate di non amarvi più…quando più v’amo !

Rossana ( che stava per chiudere la finestra, fermandosi): Senti senti!…va meglio.

Cristiano ( come sopra ):- L’amore ha preso per culla il mio animo inquieto…e cresce , cresce.

Rossana ( sporgendosi dal balcone):- Va meglio! Ma perché, visto che vi tormenta, non lo strangolaste nella culla?

Cristiano ( come sopra ):- Ci ho provato, ma…nulla. Questo neonato è forte…come Ercole.

Rossana:- Meglio, sempre meglio.

Cristiano ( come sopra ):- Per cui …è lui che ha strangolato come niente i due serpenti…l’Orgoglio e …il Dubbio.

( ibid., p.61 )

Nell’assalto all’immenso balcone del Web non c’è più malizia e la cattiva fede viene facilmente perdonata. Se io scrivo una frase d’amore alla mia fidanzata estrapolandola da una ricerca Google, è molto probabile lei sappia che non si tratti di farina del mio sacco, tuttavia ne resterà lusingata. Si entra in un gioco in cui la finzione è condivisa, la recita è bipolare. Finito di fare l’amore si tornerà a tirare fuori la citazione come un gingillino prezioso per constatare come risalti bene e come rispecchi il sentimento comune.. a chi si potrebbe inviarla per testimoniarne la potenza?

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Il frammento è ingannevole. La rapidità di consultazione è già rapidità di lettura. I nuovi mezzi di comunicazione sono sintetici non analitici. Su Internet non si cercano pagine con argomentazioni complesse su cui meditare nel lungo periodo, ma un messaggio subitaneo che possa suggestionare nell’immediato. L’importante è rimanere impressionati. Ma l’estrapolazione di un pensiero dal suo contesto non lo fa brillare di più: con il consumo, lo uccide per implosione. Sarebbe come strappare un pezzetto di tessuto organico da un corpo vivente e pretendere che continui ad espletare le sue funzioni vitali, invece che rinsecchire dopo poco tempo. Le frasi sovraccariche mi danno l’idea della solitudine. Provo la stessa sensazione quando all’Ipercoop vedo aggirarsi i carrelli zeppi della spesa settimanale. Il passo di Nietzsche è solo un gaudioso calcio nel culo se lo si toglie dal lungo e tormentato cammino di Zarathustra. La poesia più bella è l’apice di un’esperienza vissuta, completa e profonda, per essere gemma ha bisogno del supporto biologico dell’albero intero.

Ho appena scritto una serie di frasi fatte, non so se ad effetto.

Ho trovato una frase di Gustave Flaubert di cui mi è difficile provare la veridicità. Mi manca il tempo e la voglia, lo confesso. Con tutte queste citazioni che girano, mi sono ammalato anch’io di immediatudine. La frase dice: “Nessuno, mai, riesce a dare l’esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un pentolino di latta su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle”. Bello. E’ l’esatto contrario di quanto sostenuto da Alin – irimia (vedi sopra). Gustave Flaubert è l’altro ghostwriter che sta dietro a tutta questa indefessa e immensa volizione: la raccolta di belle frasi. Il suo libro incompleto “ Bouvard e Pécuchet”, a cui lavorò dal 1874 al 1880, anno della sua morte, presagisce in modo sorprendente l’attitudine propria dei fruitori del Web a ricercare e a farsi suggestionare. Bouvard e Pécuchet sono due amici parigini che decidono, per una imprevista eredità di trasferirsi in campagna, dove sono preda di sempre nuovi e volatili entusiasmi nei confronti di ogni possibile branca dello scibile umano, dalla storia alla botanica, dalla tragedia alla ginnastica. Pécuchet rimprovera Bouvard di perdere il tempo della sua ricerca in cose di poco conto e Bouvard risponde:

“ – Inezie oggi, ma col tempo diventeranno documenti preziosi. –

E Pécuchet:

“ Ah, documenti! Io cerco qualche cosa che mi entusiasmi, che mi tiri fuori dalle miserie della vita!”

( G.Flaubert, Bouvard e Pécuchet, Einaudi, Torino,1996, trad di C. Sbarbaro, p.109 )

Pesante è il giogo della noia e la condizione normativa dell’uomo borghese è il tedio. Dunque Bouvard e Pécuchet hanno bisogno di essere colpiti periodicamente da una scoperta nuova che sconfessa la validità della precedente , ma che si fonda , con le sue molteplici e contraddittorie espressioni di sapienza, sulla glorificazione del vuoto. Flaubert elencando per ogni possibile argomento di conversazione le asserzioni più diffuse e poi i loro contrari crea un effetto di accumulo delirante e mortale. Ogni verità è smentita, resta uno stupefacente repertorio di vane chiacchiere. Sono i primi, Bouvard e Pécuchet, ad essere fortemente suggestionati dalla merda, merce corrente del XXI secolo.

“ Incitato da Pécuchet, si lasciò prendere dalla mania degli ingrassi. Nella fossa dei fertilizzanti accumulò alla rinfusa ramaglia, sangue, entraglie, piume, tutto quello che gli veniva a mano. Adoperò il liquore belga, il lizier svizzero, il ranno; aringhe affumicate, alga, stracci; fece venire del guano, cercò di fabbricarne; finché non tollerando più che, nonché lo sterco, l’orina andasse sprecata, abolì tutti i cessi. Nel cortile venivano scaricate carogne di animali da servire d’ ingrasso. Presto, di quelle carcasse fatte a pezzi il podere fu disseminato. In mezzo a quel fetore Bouvard sorrideva. Una pompa montata su un carretto rovesciava scolaticci di fogna sui raccolti. A chi si tappava il naso:- Ma è tant’oro! – Bouvard gridava, – tant’oro!
( ibid. , p.29)

la suggestione non ha nome

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Siamo tutti suggestionati. La suggestione in sé non è né buona né cattiva. L’amore principalmente è una questione di suggestione e dunque anche la vita. Sono le conseguenze della suggestione che sono pericolose, soprattutto, insegna la storia, quando siamo affascinati dalla politica e dai suoi leader. Lì diventa veramente questione di vita e di morte sapere distinguere il falso dal vero, sapere affidarci alla mente e non alla pancia.

Una mia alunna sedicenne ha confessato davanti a tutti i suoi insegnanti riuniti nel consiglio di classe, di essere stata oggetto di pesanti attenzioni sessuali da parte di un cugino. La squallida storia è iniziata quando lei era una bambina di sette otto anni. Tutto il corpo docente era stupefatto e toccato. Nessuno parlava e lei piangeva. Per confortarla e per lodare il fatto che aveva avuto il coraggio di parlare , non so da dove e non so come, mi è venuta alle labbra questa frase: “ Corpo e anima sono simili. Per far cicatrizzare le ferite aperte bisogna esporle all’aria”. In quel momento il pensiero sembrava adeguato, conforme, consolatorio. Luccicante. Ora che la ragazza è tornata a casa ed il consiglio si è sciolto, le stesse parole mi sembrano un cartoccino di rifiuti organici da gettare alla svelta là dove Bouvard e Pécuchet scambiano la merda per oro.

 

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Un pensiero su “TESTI E PRETESTI – Paolo Gera: le frasi più belle del web. Suggestione.

  1. Disamina acuta, come sempre, interessante e soprattutto rivelatoria per chi, come me, non ci pensa, ma è spessissimo protagonista degli usi, abusi, malusi citatori che qui si perseguono. Con la giusta dose di cattivissimo sarcasmo che serve a vedere nel consueto, scontato, abituale quotidiano. Illuminanti i riferimenti, le indicazioni, tanto che spero Gera non si fermi qui e riprenda ancora le sue notazioni. Personalmente mi hanno aperto a molte domande, riflessioni. E dubbi. Dubbiosissimi.

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