E’ IL TEMPO DELLE DONNE – Vittoria Ravagli: è il tempo di Federica Trenti

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Cara Federica, tu lo sai, sei una delle persone che sento più vicine. Tante le sintonie. Le tue radici forti affondano nella terra e crescono rigogliose e ti portano in alto, bella e severa, con uno spirito che canta ed una mente che esige studio e comprensione profonda. Sei una donna di terra e di cielo.

Mi avvicino a te con un poco di timore perché ti so selvatica. Arrivo piano e ti chiedo.

– parto dalla terra- Il tuo lavoro, quello che fai per vivere, è un lavoro agricolo. Quale il motivo della tua scelta?

Cara Vittoria, intanto grazie per questa presentazione così particolare. Mi piace quando scrivi che sono selvatica, mi hai sorpresa con questa parola e mi hai messa a mio agio, mi sento proprio così. Questa è la prima volta che mi viene fatta un’intervista, come Federica intendo, non come “campione” per un’indagine di mercato per fascia d’età, sesso, tipo di lavoro. Eh sì, la terra, proprio l’altro giorno una ragazza mi ha telefonato da parte dell’Università di Bologna per farmi tante domande sul mio lavoro e la mia azienda agricola, tante domande che non finivano più. Le ho risposto volentieri ma più volte le ho anche detto che a certe domande non aveva molto senso rispondere con un’opzione prestabilita, o con un voto da 0 a 10. Lei pazientemente mi ascoltava, poi mi suggeriva quale poteva essere una possibile risposta, ma a me non andava mai bene e ne sceglievo un’altra, anche se poco convinta.

Come sai produco frutta: pere, prugne, mele, duroni. Ho continuato su una strada già tracciata, questa terra è della mia famiglia; mio nonno paterno, divenuto anziano, chiese a mio padre di curarne la produttività e papà, pur impegnato in un altro lavoro fatto di turni e di traffico, è riuscito a mantenere la vocazione frutticola di questa terra di pianura. Quando ho finito gli studi, lui ha chiesto a me se volevo continuare e farne il mio lavoro, cominciando un’altra storia, perché se fino a quel momento tutto era proporzionato al tempo e alle energie che aveva a disposizione, ora bisognava fare sul serio, fare un’impresa agricola. Non sono mai stata sola in questo, c’era il sostegno della famiglia al completo e la passione e l’impegno di Michele, il mio compagno, che poi è diventato mio marito.

– nella mia esperienza personale il lavoro sulla terra, con gli animali, mi ha cambiata profondamente, umanizzata, arricchita. Non sentivamo la stanchezza, il lavoro era la vita.

Tu come vivi questa esperienza?

Io specialmente d’estate la stanchezza la sento, ma è di quelle stanchezze che passano con una doccia e non è cosa da poco. Però spesso mi sento diversa, non riesco per esempio a conciliare le esigenze del lavoro con i tempi degli altri, il lavoro si concentra tra aprile e ottobre; mi capita di pensare che in una famiglia numerosa sarebbe più facile, ci si darebbe il cambio e si potrebbe fare un salto al mare o comunque staccare con la tranquillità che natura, stagioni e persone collaborano comunque insieme secondo un ritmo che è dettato dalla natura e dal clima, ma non è semplice. È difficile. È impegnativo, una scelta di vita. E in questa scelta devo tutti i giorni, avere cura del rapporto e del reciproco scambio col luogo in cui vivo, anche se magari è un giorno di pioggia o di nebbia fitta come oggi.

– sei certo collegata con altre agricoltrici: quale ruolo hanno le donne giovani oggi in quel mondo? hanno voce?

Sì, conosco parecchie aziende agricole che vanno avanti grazie alle donne, donne di tutte le età, spesso figlie, sorelle, ma anche donne che vengono da altri settori -come l’artigianato- che colgono l’opportunità di trarre il proprio guadagno da un lavoro legato alla terra. Ma pur essendo legate alla terra, sono in realtà molto libere e tenaci, determinate nello stare al passo col mondo, che si parli delle tecnologie legate al lavoro o delle esigenze della società, di come cambiano i consumi. Bisognerebbe parlare a lungo del loro impegno per tutto quanto riguarda l’aspetto sindacale e politico, il tempo e la rappresentanza nelle amministrazioni. Per cinque anni ho fatto anch’io queste esperienze, ma non mi sento portata sinceramente, non ho abbastanza vocazione per questo. Invece ce ne sono di brave sul serio, capaci, e non si fermano mai per fortuna. Lo dimostra anche come sono in grado di reagire, reinventarsi, reinventare le aziende agricole, creare lavoro, fare rete.

– lavoro manuale e lavoro intellettuale sono complementari: la vita ha bisogno dell’uno e dell’altro e tutto diventa più vero se corpo e mente si esercitano insieme. La tua vita è così. Quando ti ho conosciuta ad uno spettacolo in una corte nel centro di Bologna, si recitavano poesie di Joyce Lussu, si parlava di lei. Senza esserci mai viste prima, cominciammo a parlare di Joyce sospinte dalla nostra passione, dall’interesse per quella donna di cui tu hai scritto una splendida biografia che di per sé dà il segno di chi tu sei. Ora vai avanti tu…

Eh sì, ci conosciamo da quella sera in cui ci siamo sedute accanto. Era il recital di Isabella Carloni per la regia di Marco Baliani, uno dei primi lavori su Joyce Lussu che con una certa emozione vedevo dopo aver fatto la tesi in storia su di lei. Mi ricordo che quella sera tu parlavi con Ermanno ed io mi sono infilata nei vostri discorsi rispondendo a non ricordo cosa. Non sapevo di essermi seduta accanto ad una delle donne più stimolanti, ricchissime d’iniziative, che faceva della poesia il filo rosso di così tanti progetti. Non mi sarei mai immaginata che stava per cominciare una collaborazione che avrebbe dato un importante contribuito agli studi su Joyce Lussu.

– da qualche anno non facciamo più insieme iniziative su Joyce Lussu, eppure mai come ora è il suo momento. Da qualche mese penso a “L’acqua del 2000” e potremmo di nuovo ritrovarci con “le giovani” e parlarne, pubblicamente.

Sì, non facciamo iniziative da un po’ ma ho la sensazione che è come essere ancora in un flusso di cose nuove che vengono avanti, perché il lavoro che abbiamo fatto noi ha permesso alla curiosità di altre donne di approfondire, conoscere, raccontare ancora. Penso alle studentesse che hanno usato gli Atti dei convegni o la biografia 1)che mi hai aiutato a pubblicare, ai contatti, a certi fili che non si spezzeranno più. È un flusso costante, proprio come la linea dell’acqua di cui parla Joyce. È comunicazione, sono parole che prendono forma in altri progetti realizzati con la positività di chi non si arrende e non si abbatte, nonostante tutto.

Nelle tue radici è forte la memoria del passato, da non disperdere, da coltivare. E’ così?

Sì, indubbiamente. Ma mi piace pensare che tutte queste radici si cercano, silenziosamente, invisibili, intrecciandosi con altre. Sotto al mio “tronco” mi piace pensare che c’è un mondo. Sono stanziale come i miei alberi, mi muovo poco, viaggio poco, ma cerco di non rinchiudere il mio sguardo nei confini del campo, andrei contro la mia natura. Forse questo gioca anche a mio sfavore perché magari mi ritrovo con la testa fra le nuvole. Ma non posso farci niente, ho bisogno delle radici ma qualche volta anche di un vaso, per -ora cito Alessandro Bergonzoni- affacciarmi sul davanzale del mondo.

– A volte mi sento come sospinta, portata a fare, come fosse un bisogno di cui non ho precisa coscienza .Ti succede? tra le persone che hai conosciuto, da bambina o da adulta, hai avuto qualche “spirito guida”?

Eh sì, mi succede. Mi succede e per fortuna trovo persone più decise e pragmatiche di me che rendono le cose possibili, perché io a volte penso, immagino, poi ho paura ad agire. Invece sono stata molto fortunata in questo, ringrazio certi incontri che hanno liberato belle energie e mi hanno insegnato tanto. Sto parlando al passato ma in realtà mi riferisco al presente, o giusto a ieri sera, a oggi o al progetto di domani. E mi hanno insegnato tanto anche certi errori, certi impegni presi per compiacere qualcuno che infatti mi hanno affaticata, messo addosso una stanchezza brutta. Ma è vero che tutto serve, anche il disincanto. Però adesso trovo importante saper dire dei no. Io credo di aver imparato a rispettare i segnali e le sensazioni con cui il corpo mi parla, a dargli la precedenza rispetto a quello che mi dice la mente, che è sempre un po’ condizionata e vorrebbe fare perché è giusto, fare perché va fatto, per senso civico. Ma anche fare per dimostrare che faccio. Invece credo di avere dei limiti e in questo momento della mia vita ho bisogno di rispettarli.

– Tra i tuoi doni hai quello della voce, della bella recitazione. Quando leggi ti vedo ispirata, come se il recitare fosse un canto dell’anima. Ricordo un’immagine di te, Gea e Gressi. Voi leggevate e Gressi suonava e tutto era così armonioso da fermarsi in me come qualcosa di perfetto, che non si cancellerà nel tempo. Cosa stai portando in giro con la tua voce?

Mi è sempre piaciuto leggere, mi piaceva un sacco poter leggere ad alta voce a scuola, anche il libro di geografia o di scienze. Sì, leggere mi è sempre riuscito facile, abbastanza fluido e l’ho sempre vissuto come un divertimento, un piacere fin dalle elementari. In realtà mi è capitato pochissimo di farlo. Ma da grande questo gioco lo faccio più di allora, ed anche in compagnia. Non sono un’attrice, ho fatto il corso di teatro per diversi anni ma tra farlo nel tempo libero e farlo di professione c’è una grande differenza, compreso il fatto che se hai problemi di tempo o altro puoi semplicemente fare il saggio a primavera e non iscriverti al corso in autunno. Ma è una passione che se ti prende non ti lascia più, ti tenta in continuazione, gioca con le corde dell’anima. Con la mia amica Ilaria Turrini da un anno ci divertiamo a fare delle letture, di solito nei centri sociali, che sono per lo più frequentati da anziani, ma che in realtà sono una fucina di attività grazie all’impegno dei volontari che gestiscono questi luoghi.

– Ti occupi anche di politica attiva. In realtà la facciamo tutte, noi che organizziamo iniziative e che senza visibilità o quasi portiamo idee e parole. Un diverso modo di seminare, quello che è più nell’indole delle donne. Come vivi il tuo attivismo nella vita politica?

Vengo spesso associata ad un ruolo politico ma io non faccio politica attiva, sono stata consigliere comunale a Crespellano e nella giunta della Confederazione italiana agricoltori di Bologna, ma entrambe queste esperienze si sono chiuse e non ho voglia di riaprirle, anche se resto attenta e per esempio partecipo al consiglio provinciale del mio sindacato, alle attività del Comune e di diverse associazioni. Ma la politica in senso stretto non fa per me. In realtà faccio molta fatica a fare tutto quello che mi lega ad una tessera, ma penso vada fatto, e con serietà, perché il nostro vivere è regolato anche da queste cose, dai confronti, dalla partecipazione, dalle proposte e da come si portano avanti le cose o si lascia che finiscano.

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– A tutte le donne che intervisto chiedo di regalarci la poesia che più amano. Qual è la tua Federica?

Da un po’ di settimane ho trovato questa, non la conoscevo. Ora, dopo tante cose belle ma anche tristezze e importanti appuntamenti mancati, sento moltissimo questa di Erich Fried, un poeta austriaco di origine ebraica. Fa parte della sua raccolta “Poesie d’amore di paura di collera”. É quel che è.
Grazie, Vittoria.

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É assurdo
dice la ragione
É quel che è
dice l’amore
É infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
É vano
dice il giudizio.
É quel che è
dice l’amore
É ridicolo
dice l’orgoglio.
É avventato
dice la prudenza.
É impossibile
dice l’esperienza.
É quel che è
dice l’amore.

– Grazie Federica, continuiamo insieme a camminare, restiamo vicine e sarà tutto più facile.

La “sorellanza” di cui spesso parlo, è quella che ci unisce, credo.

 

Vittoria Ravagli

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1) Il Novecento di J.Salvadori Lussu – Vita ed opere di una donna antifascista – Le Voci della Luna – Sasso Marconi, 2009

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Di sé scrive Federica: Sono nata ormai quarantadue anni fa ed ho sempre vissuto dove vivo ora, magari ho cambiato casa e frazione, ma ho sempre abitato qui, tra la via Emilia e l’Appennino Tosco Emiliano. Ho studiato all’istituto agrario di Castelfranco Emilia, poi però mi sono iscritta alla facoltà di Storia dell’università di Bologna. In me c’erano entrambi questi mondi e ci sono ancora.
Ho studiato la figura di Joyce Lussu quando la sua storia si stava dimenticando, ed ho avuto la fortuna di conoscere altre donne (senza nulla togliere agli uomini, ma è un dato di fatto: ci siamo incontrate tra donne) con le quali abbiamo reso delle scintille un bel fuoco acceso, che non si è più spento.
Di lavoro faccio la frutticoltrice, i mesi trascorrono tra alberi spogli che poi germogliano e danno ciliegie, prugne, pere, mele e da un po’ succhi di frutta e marmellate. Sono sposata con Michele e abbiamo molti animali che hanno bisogno di noi, e noi di loro.
Sono iscritta all’ANPI e continuo ad interessarmi di storia, anche se non ho il tempo di fare ricerche approfondite.
Ho voglia di scrivere ancora.

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Riferimenti in rete alla nota 1)

https://cartesensibili.wordpress.com/2012/11/12/tempiquieti-vittoria-ravagli-perche-ancora-una-giornata-su-joyce-prima-parte/

https://cartesensibili.wordpress.com/2012/11/25/tempiquieti-vittoria-ravagli-perche-ancora-una-giornata-su-joyce-seconda-parte/

https://cartesensibili.wordpress.com/2012/05/08/tempiquieti-v-ravagli-joyce-lussu-sibilla-del-900-a-cento-anni-dalla-nascita/

https://cartesensibili.wordpress.com/2012/10/25/tempiquieti-nel-mattino-federica-trenti

 

 

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