NELLA CRUNA DI UNA TESI CON…Cristiana Pagliarusco- Intervista di Anna Maria Farabbi

georgia o’keeffe-lake george

Georgia O'Keeffe-lake george

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The Radicant Artist: Echoes of Georgia O’Keeffe in Contemporary Poetry

Dottoranda  Cristiana Pagliarusco

Docente relatrice prof.ssa Giovanna Covi

Coordinatrice del dottorato Elvira Migliario

Università di Trento
Dipartimento di Lettere e Filosofia Dottorato di Ricerca in studi umanistici Indirizzo studi letterari e linguistici XXVIII ciclo

accademico 2014-2015

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La prima domanda apre, come di consueto, il mio colloquio con chi ha lavorato in ricerca per comporre una tesi di laurea. L’interrogativo che pongo non è banale: cerca di individuare la provenienza dell’oggetto di studio, se questo viene im/posto dal docente o è lo stesso studente o studentessa che si autoinveste della propria direzione di studio.

Cristiana, come è avvenuta la tua assegnazione di tesi di laurea? Conoscevi già l’artista?

Conoscevo l’artista da oltre un ventennio. Per anni ho cercato di capire la sua arte riproducendo copie delle sue opere, seguendone le forme, i segni e soprattutto la materia del colore. All’inizio ero interessata solo al suo lavoro, poi per caso ho letto la sua autobiografia tradotta in italiano e pubblicata da Abscondita (l’editing del testo non rende onore al testo originale). Da quel momento l’interesse è progressivamente aumentato. Mi sono interessata sempre di più alle sue intricate e controverse relazioni che intrecciava con il mondo letterario, artistico e intellettuale americano del XX secolo, mio argomento di studio all’Università. Attirata da questa figura, ho cercato di capire le ragioni per cui la cultura popolare americana l’avesse eletta icona della pittura americana dando origine a una vasta letteratura intorno alla sua persona e alla sua opera (fino a quel momento in prosa). Mi sono accorta che la poesia restava in disparte, quasi rispettosa, forse per un equivoco legato a un’affermazione della stessa O’Keeffe sulla difficoltà di rapportarsi con il genere poetico. Questo, insieme al mio interesse per la poesia ecfrastica, ha stimolato la mia curiosità e l’occasione per andare più in profondità si è presentata nel Settembre del 2012 con il bando per il XXVIII ciclo della Scuola di Dottorato dell’Università di Trento. Ho presentato solo una bozza del vero e proprio oggetto della ricerca su O’Keeffe e le relazioni con la letteratura angloamericana. Seppur ancora impreciso e ingenuo, il progetto è piaciuto alla commissione esaminatrice e mi è stata data la possibilità di svilupparlo nei tre anni (e mezzo) di dottorato seguita dalla mia supervisora, la prof.a Giovanna Covi, docente di Lingua e Letteratura Angloamericana e Studi di Genere presso la Facoltà di Lettere e Filosofia a Trento.

Prima di entrare nella sua vita e nella sua opera, vorrei che portassi sinteticamente ai lettori, il suo splendore. In che cosa e perché questa autrice merita la nostra sosta, la nostra stupefazione?

Georgia O’Keeffe è una vera pioniera del mondo dell’arte del Novecento. Nata nel 1887 a Sun Prairie, nel Midwest americano del Wisconsin, ha percorso un secolo di rivoluzioni e cambiamenti di cui è stata attrice in prima persona conquistando con i suoi modi spesso poco convenzionali il mondo dell’arte governato da regole prettamente maschili, ma soprattutto appassionando il popolo americano maschile e femminile. O’Keeffe merita la nostra attenzione per diversi motivi. Se si pensa alle rivoluzioni dell’arte pittorica del Novecento, O’Keeffe ha aperto la via verso l’astrattismo già prima degli Anni Venti, quindi precedendo nomi risonanti e acclamati dalla critica storica (cito Jackson Pollock, solo per ricordare forse il più riconoscente del valore di O’Keeffe). O’Keeffe ha potenziato il modo di guardare la natura più semplice e scontata che ci circonda con feroci zumate fotografiche che ancora sfondano e rompono i confini delle sue tele permettendoci di immaginare un soggetto sempre più inclusivo e costringendoci a vederne la bellezza. Ha portato la gente comune al museo, prima incuriosita nel vedere la novità di una donna tra i grandi della pittura americana, e poi affascinata dalla schietta semplicità della sua pittura. La Beinecke Rare Book & Manuscript Library di Yale ha digitalizzato centinaia di lettere di casalinghe, insegnanti, madri, compagni che hanno voluto rendere partecipe la stessa artista della loro ammirazione e ispirazione. O’Keeffe ha sempre risposto fino alla fine dei suoi giorni, quando si è spenta a Santa Fe, nel New Mexico a novantanove anni nel marzo del 1986.

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Narraci a larghe maglie la sua vita e i nodi fondamentali della sua evoluzione artistica.

O’Keeffe ha speso la sua vita nel perseguimento di un obiettivo, ovvero diventare una grande pittrice dando una fondamentale lezione di determinazione, coraggio e tenacia. O’Keeffe trova prima ispirazione nelle classi di William Merritt Chase a New York nel 1907 e poi di Alon Bement in Texas, un maestro che avvicina la pittrice alle idee di Arthur Wesley Dow. Per O’Keeffe è fondamentale percorrere strade mai percorse, cercare quello che Kandinskij definiva “lo spirituale nell’arte.” Queste due ragioni iniziano O’Keeffe all’astrattismo, a quei carboncino (Black Lines e Blue Lines) che conquisteranno Alfred Stieglitz tanto da esporli nella sua Galleria 291 a New York, accanto ad Arthur Dove, John Marin, Marsden Hartley e molti altri. Il secondo elemento essenziale che rende unica la sua opera arriva con l’accostamento all’arte della fotografia di Stieglitz e di Paul Strand. La loro tecnica contribuirà a dare vita alle macro nature floreali che hanno reso famosa O’Keeffe. Centrale per O’Keeffe è riuscire ad esprimere attraverso colore e forma l’emozione scaturita dal confronto con le cose e trovare quindi, come avrebbe definito il poeta William Carlos Williams, la poesia delle cose, “the poetry of things.”

Mi interessa molto che ci narri l’attenzione femminista di O’Keeffe.

È un argomento molto complesso. La figura di O’Keeffe rappresenta l’incarnazione del successo del modello americano di autonomia e indipendenza (self-reliance e self-made wo/man sono le espressioni che meglio descrivono ancora oggi l’ideale prototipo del cittadino americano) e come tale più di un movimento politico, artistico, intellettuale e sociale se ne è approfittato. Successe nelle prime campagne del National Woman’s Party (sorto nel 1916), quando a Washington nel febbraio del 1926 O’Keeffe parlò di diritto al voto, di parità di diritti, di indipendenza, di auto-responsabilizzazione. Successe negli anni ’70 quando le femministe la elessero a porta vessillo del movimento di arte femminista. O’Keeffe ha sempre reagito in maniera brusca a queste etichette preferendo una forma di attivismo femminista più intimo ma non per questo meno lucido e determinato, anzi, per questa ragione, ancor più “irriverente e libero,” citando il modello di femminismo contemporaneo proposto da Barbara Bonomi Romagnoli (Irriverenti e libere. Femminismi nel nuovo millennio 2014). O’Keeffe ha continuato a riconoscere ed evidenziare “l’innata differenza tra l’esperienza maschile e femminile,” citando le parole di tratte da una sua biografia (Robinson 292). Le poesie che ho esaminato offrono molteplici prospettive e interpretazioni, riflessi delle esperienze intime e personali dei loro autori/autrici che aiutano ancor più a capire come il miglior femminismo sia vivo e plurimo.

Quali sono i passaggi cruciali della sua autobiografia? Passaggi che tu reputi fondamentali, originali, stimolanti sia da un punto di vista esistenziale che letterario.

I punti cruciali della sua biografia sono gli spostamenti, le sue migrazioni, e più avanti negli anni, il viaggio. Fondamentale è per O’Keeffe lo spostamento—un tratto che la poeta Maxine Kumin individua con chiarezza nella sua poesia ispirata all’artista “A Calling” (1989). Quindi, sempre in movimento, O’Keeffe percorre in lungo e in largo la sua terra americana, un po’ come una Walt Whitman della pittura. Dal Wisconsin alla Virginia, dal Texas a New York, da Lake George al New Mexico, O’Keeffe spazia e raccoglie emozioni e cose che traduce in quadri e molte parole—quelle contenute nelle migliaia di lettere e poi nel 1976 nella sua originale autobiografia Georgia O’Keeffe. Non parlerei quindi di avvenimenti cruciali, anche se incontrare Stieglitz è stato sicuramente un momento focale della sua esistenza anche artistica e professionale. Ho preferito concentrarmi sul suo essere nomade, sempre disposta a mescolarsi con l’ambiente in cui si è trovata a stare, e sulle relazioni che lì ha saputo creare, sulle influenze transnazionali da esse generate in primis sui poeti che l’hanno voluta celebrare.

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georgia o’ keeffe- portrait by alfred stieglitz

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Alfred Stieglitz- portrait georgia-okeeffe-

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Sempre dentro la sua autobiografia si coglie l’attenzione di O’Keeffe nel conoscere i paesi e la cultura Navajo. Narraci questa forte relazione.

La terra e l’acqua sono elementi fortemente contradditori e insieme complementari nel deserto del New Mexico. Pregni di una sacralità sopravvissuta a spietate colonizzazioni in nome di altre divinità, i luoghi calpestati giorno dopo giorno per miglia e miglia da O’Keeffe sono abitati da un pueblo sincero e onesto come piace alla pittrice. Le culture dei Nativi sono in contatto continuo con la Terra dalla quale devono spremere lo spremibile. Ne conoscono ogni risorsa in virtù proprio delle sue mancanze. Questo affascina la pittrice più delle modaiole ed eccentriche colonie di artisti che girano intorno a città come Taos o Santa Fe. O’Keeffe vive ed entra con curiosità rispettosa nelle vite delle persone che lavorano con lei nelle sue due case a Ghost Ranch e ad Abiquiu. È fondamentale per O’Keeffe conoscere i ritmi di una terra dove esistono solo due stagioni, quella della vita (l’estate) e della morte (l’inverno), entrambe risvolti della stessa esistenza. Lo raccontano bene i dialoghi della pittrice con il romanziere, poeta e accademico Scott Momaday il quale, durante un seminario a Mosca, reminiscenze di Auerbachiana memoria, scrive una poesia a ricordo delle loro chiacchierate, cene e passeggiate. Il rapporto di O’Keeffe con i Nativi diventa quindi di reverente appartenenza, nella consapevolezza della propria diversità.

O’Keeffe è stata e continua a essere un centro magnetico di straordinaria ispirazione: fotografi, pittori, poeti hanno interagito e interagiscono con la sua opera, innestandosi alla sua creatività e alla sua forte identità. Vorrei che narrassi questa singolare sinergia e ci annunciassi gli esiti artistici che con gli anni si sono magnificamente succeduti. Di fatto, la tua tesi è centrata su questo argomento.

La mia ricerca è focalizzata sullo studio della letteratura angloamericana, e nello specifico della poesia. La mia formazione è infatti prettamente letteraria avendo conseguito una laurea in lingue e letterature straniere a indirizzo letterario (quelle di vecchio ordinamento, per intenderci) a Ca’ Foscari più di vent’anni fa. Mi limito quindi a parlare di contaminazioni di idee tra letterati e artisti che si sono succeduti nel ventesimo secolo fino a toccare le ultime produzioni artistiche del nuovo millennio, proprio fino alle prime pubblicazioni del 2016, ma mi guardo bene dall’affrontare qualsiasi discorso di critica artistica. Il mio sguardo è rivolto semmai alle intersezioni tra i vari linguaggi, in special modo visivo e verbale, o alle transcodificazioni tra linguaggi. Le contaminazioni e sinergie tra artisti puramente visivi e O’Keeffe, per quanto affascinanti, non sono di mia competenza, mentre mi sono soffermata sulle affinità di O’Keeffe con scrittori come Jean Toomer, Sherwood Anderson, o Williams. Tali affinità e le relazioni affettive intercorse sono state la scintilla di questa intrigante ricerca.

Hai scritto:

  I have offered the definition of O’Keeffe as a radicant artist to underscore how persistently she set her own expressive sources in motion and staged them in heterogeneous contexts and formats with an attitude of open exchange. O’Keeffe’s diverse approaches to art have shown her generosity in the translation of ideas, transcodification of images, and transplanting of new behaviors. She shared her openhandedness with the community of artists she affiliated with, and which, eventually, became itself radicant, in the sense that it reflected a comparable urgency to create new ways of making art or writing about art. 

[Ho proposto per O’Keeffe la definizione di artista radicante per sottolineare come l’artista abbia continuato a mettere in moto con persistenza le sue fonti espressive e le abbia rappresentate in contesti e formati eterogenei sempre in un atteggiamento di aperto scambio. Gli svariati approcci all’arte di O’Keeffe dimostrano la sua generosità nel tradurre idee, transcodificare immagini e trapiantare nuovi comportamenti. O’Keeffe ha condiviso la sua liberalità con la comunità di artisti con cui si è affiliata, comunità che alla fine è essa stessa divenuta radicante nel senso che ha riflesso un’analoga necessità di creare nuovi modi di fare arte o di scriverne.]

Mi sembra un cuore nevralgico del tuo pensiero interpretativo. Ce lo puoi narrare?

È così infatti. Il paragrafo estrapolato dalla tesi (che in nota ho tradotto) racchiude due dei quattro punti chiave della mia ricerca. L’idea dell’artista radicante è di Nicolas Bourriaud, controverso critico d’arte contemporanea e curatore museale francese conosciuto per la sua teoria dell’arte relazionale e dell’artista radicante, appunto. Ho pensato alle sue teorie estetiche dopo aver a lungo ragionato sugli scritti di Edward Said, lo scrittore e teorico statunitense, conosciuto per le sue prime letture critiche postcoloniali. La sua teoria sugli intellettuali e artisti modernisti occidentali contenuta nel saggio “Secular Criticism” (1983) sviluppa un concetto fondamentale per capire O’Keeffe e gli artisti che hanno percorso tutto il Ventesimo Secolo. Parlo del concetto di affiliazione, dell’importanza cioè delle relazioni sociali sulle relazioni naturali, del valore dell’apertura che tale orizzonte relazionale può aprire in favore di uno sviluppo delle arti e dell’umanesimo sempre più transnazionale, positivamente inclusivo e radicante.  

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georgia o’ keeffe- le relazioni

copertina

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Vorrei che entrassi più in dettaglio nella relazione di O’Keeffe e della sua opera  con fotografi, poeti, e altri artisti in genere, in modo tale che il lettore ne percepisse la portata e la singolarità.

O’Keeffe vive accanto a Stieglitz al quale si deve riconoscere il merito di aver raccolto intorno a sé tutti i maggiori esponenti della pittura e fotografia occidentale e di aver spostato l’orizzonte verso un mondo intellettuale senza confini geografici. Nella sua cerchia ruotano poeti come Williams, pittori come Matisse e artisti come Duchamp. La presenza femminile di O’Keeffe apre all’interesse femminile e stimola la curiosità di altre donne artiste che sono incoraggiate dalla sua forza creativa. Penso alle sorelle Stettheimer, a Frida Kahlo, a Emily Carr. La volontà di fare come O’Keeffe si legge nelle corrispondenze intercorse tra l’artista e le donne citate, insieme a molte altre. O’Keeffe sta accanto ad Andy Warhol negli anni ’70 perché entrambi riconoscono il valore delle rispettive arti, mentre passa una vita a discutere di arte, fotografia e ambiente con l’amico di sempre Ansel Adams. Accoglie poeti affascinati da una riproduzione di un suo quadro in bianco e nero su un manuale di storia dell’arte ricevuto in regalo per il loro diciottesimo compleanno—e qui parlo della splendida relazione affettiva con il poeta inglese Charles Tomlinson. Potrei andare a avanti a parlare per ore di tutto questo.

   Pensi di approfondire ulteriormente questo studio e portarlo in    pubblicazione?

Negli Stati Uniti, O’Keeffe è una figura di spicco e ancor più attraente perché polarizza l’attenzione del pubblico comune e del mondo artistico più preparato. Sto quindi lavorando sulla possibilità di presentare la mia tesi anche lì. Il Georgia O’Keeffe Museum Research Center ne è già al corrente. Speriamo vada a buon fine. L’interesse è alto, vedremo cosa ne sarà. Nel frattempo studierò ancora più in profondità il legame di O’Keeffe con Williams e altri letterati del suo tempo.

   A che cosa stai lavorando ora? Quali progetti, nel tuo futuro?

Al momento sto completando la prima antologia di poesia ispirata alle opere e alla vita dell’artista dal titolo “Dangerous Daughters/Figlie Pericolose.” Si tratta di un percorso spesso autobiografico di molte poete americane e non solo che hanno tessuto un dialogo intimo e personale con la pittrice. Sono poete con cui ho discusso, scritto, scambiato idee durante tutto il lungo processo di scrittura della tesi. Le relazioni che sono scaturite sono diventate parte integrante del mio studio e sicuramente hanno, per riflesso, contribuito a consolidare i quattro concetti chiave su cui appunto si fonda la mia tesi cioè sull’idea di arte radicante e relazionale (Bourriaud), sulle teorie di affiliazione artistica di Edward Said e delle comunità affettive di Leela Gandhi. La traduzione delle poesie rientra proprio in questo atto di traduzione delle idee e di transcodificazione dei mezzi espressivi. L’ecfrasi, ovvero quella strategia retorica di ben scrivere di un oggetto che si osserva con attenzione maggiore dell’usuale, permette infatti di porre i propri sistemi espressivi in moto e di rappresentarli in contesti e forme eterogenee aprendoci a nuovi sguardi. Tradurre è un po’ come “trapiantare,” proseguendo nel gergo botanico che ha contraddistinto il mio lavoro, sulle orme delle teorie rizomatiche di Deleuze e Guattari. L’antologia ci permette di conoscere un numero di poete anglofone straordinarie che allargano il cuore sull’ eredità di una letteratura angloamericana di poesia al femminile potente (e qui penso alla Dickinson).

Un altro progetto futuro e più ambizioso riguarda invece l’idea di pubblicare una selezione delle oltre 500 poesie studiate in un’altra antologia poetica questa volta non solo femminile. Confrontare le emozioni che lo stesso quadro o gli stessi passaggi biografici della pittrice hanno suscitato in una prospettiva di genere è una sfida non da poco e necessita ancora tanto studio.

Altro progetto sarebbe riuscire pubblicare una selezione con traduzione delle lettere più belle tra O’Keeffe e gli amici, i suoi fan, le donne importanti (Eleanor Roosevelt, per esempio) e le casalinghe pittrici per diletto e amore. Si imparerebbe molto circa l’importanza dell’arte, della letteratura per una socialità migliore, più aperta e riflessiva.

Da parecchi anni cerco anche di pubblicare la traduzione di un libro importante su O’Keeffe, ma il mondo dell’editoria e della traduzione non ha ancora prestato attenzione al mio lavoro.

anna maria farabbi

3 pensieri su “NELLA CRUNA DI UNA TESI CON…Cristiana Pagliarusco- Intervista di Anna Maria Farabbi

  1. quando ci sono lavori, che possono ampliare la conoscenza e aprire lo sguardo su personaggi che crediamo di conoscere, ma solo per tagli di prospettiva particolari, cartesensibili è sempre disponibile alla presentazione ai suoi lettori. Grazie a entrambi.

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