J’aime la poésie- Note di Alessia Bronico

ana kapor-il grande carrubo

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C’è bisogno di poesia, di occhi nuovi da cui vedere il mondo, di parole come oggetti che rimbalzino nel tempo, lasciando buchi, spazi di luce, grotte in cui nascondersi dalla violenza della vita.

Jaime Andrés De Castro è un giovane poeta colombiano che vive e lavora a Milano, del quale ho già parlato ne La Felicità ha le scarpe rotte, e che non mi stanco di leggere.

Secondo posto nella ventesima edizione del Concorso “Ossi di Seppia”; terzo classificato nella prima edizione del concorso nazionale di poesia “La Bormida al Tanaro sposa”; menzione speciale nella prima edizione del “Premio nazionale di Poesia Terra di Virgilio”.  

I suoi testi, anche quando affrontano temi di cruda attualità, sono sempre musicali e morbidi. Jaime ci insegna i riti della speranza: essiccare i fiori di basilico ad esempio, toccare la terra. C’è bisogno di poesia e di riti che ci rendano liberi. C’è bisogno di frugare le tasche e trovare la polvere, piantare radici. C’è bisogno d’avere paura, paura di scrivere. C’è bisogno della pioggia, del sole, delle nuvole e di lucciole rimaste accese. Vivere. C’è bisogno di poesia perché «Lei può sdraiarci, /obbligarci a rendere omaggio/ alla pazienza del suolo», e c’è bisogno di poeti che scrivano di giorni in cui potersi riconoscere. Vivere e alleviare la pena, a volte, d’una faticosa esistenza: c’è bisogno di poesia e ve la propongo di seguito.
Buona lettura.

Alessia Bronico

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ana kapor- storie intrecciate

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Per sperare
basta lasciare essiccare
i fiori di basilico
in un giorno che sia sabato
di un mese di ritorno,…
toccare con mani
certe di normalità
il fondo della Terra,
e tremare,
per pochi minuscoli secondi.
E mentre perdere
diventa rosa acido odio,
lasciare è sperare
nel fiorire d’una minuscola crosta
sulla ferita salata
da poter decorare.

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ana kapor- ai confini dei due mondi

ana kapor

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Non esiste stanza di soffio e lamento. Fruga nelle tasche
cercando un centesimo di polvere
da riporre a terra e rendere radice,
è inumana quella finestra e quel ghiacciaio
è plastica in pentola a fuoco lento, si squaglia e si allunga…
nel ricordo.
Musica di ancore, sonagli e zingari felici
senza un noi di nome e di fatto, sempre
tu ed io, una d eufonica per unire il separato.
Oggi un sole maestro sopra le nuvole
volerà rasente al suolo, lasciando nel sonno profondo
un suono nuovo che gli psicologi
bolleranno come voglia di pioggia e paura di scrivere.

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ana kapor-silenziosi equilibri

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Blu [lento]

Lei può toccarci,
inserirsi fra i nostri denti,
succhiarci via la lingua…
e pennellarci il palato d’amaro.
Lei può sdraiarci,
obbligarci a rendere omaggio
alla pazienza del suolo,
farci crollare dal sonno
ai bordi dei letti
e legarci le braccia
con parole sue
ma voce nostra.
Lei può bruciare
i fiori piantati con cura
tutt’intorno a noi
e passa di vita in vita
ad estinguere
le lucciole
rimaste accese.
Lei può infilarci
un panno sotto pelle
fra naso e occhi,
per stenderci,
infine,
come riusciamo.

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