Groundunderthirty- Veevera– Danielle Von Zadelhoff- Quando la fotografia …

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…è un nitido messaggio non verbale, ecco direi proprio così, a proposito delle opere di Danielle Van Zadelhoff, che conquistano proprio per questa loro capacità di parlarti, chiamandoti all’osservazione e più ancora all’ascolto. Ho trovato in rete le sue fotografie e sono rimasta catturata , così ho cominciato a seguirla e a leggere le interviste che rilasciava. Di queste riporto la sostanza che mi è rimasta, su cui, guardando le sue opere , ancora rifletto e in questo coinvolgo anche voi, lettori delle Carte- sensibili alla luce dell’arte.

<<E’ la gloria e il buono dell’arte che rimane Arte il solo modo possibile per parlare con verità – per una bocca come la mia, almeno. >>

Si esprime così Robert Browning (1812 – 1889) e Danielle van Zadelhoff, un’artista olandese,  è come se parlasse, attraverso la realtà delle sue immagini di oggi e di ieri, come se il tempo fosse un filo unico, un’irresistibile combinazione di caratteristiche in-vero-simili in cui si sente quasi il battere del cuore, ciò che è forte e ciò che è lieve, umile e sicuro un domino di emozioni che creano oltre l’immagine venendo ad abitarti, a metterti coi piedi per terra e l’anima in ascolto  con una apertura che solo la nitidezza e l’onestà concedono a chi guarda il mondo, le cose che lo abitano e ci tra-guardano.
Con le sue foto  la verità sembra esporsi, nuda, parlando dal cuore dell’ artista, dicendo con questa scrittura di silenzio la sua arte.

 

danielle van zadelhoff

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Guardare le sue immagini è, a mio parere, avere accesso ad un dialogo in cui il desiderio di comprendere l’altro passa per la conoscenza di se stessi, una specie di infinito finito che si affaccia dandoti una sensazione di fame di quella luce piena, di una completa apertura dello sguardo dentro l’immane o l’immenso che ognuno di noi è e lei fotografa in quei volti con gli occhi chiusi. L’esistenzialismo letto nei saggi di Sartre o Camus, la  comprensione profonda dell’umanità, il suo enigma catturato attraverso un paradosso, quella cattura del dilemma che attraversa la foto e rende la mente aperta, in agguato, attenta, in continua vigilanza  perché continuamente ti  fa tornare ad una fotografia di te stesso ed è su quello che si forma il riflesso di quella luce.

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Nelle interviste che ha rilasciato spesso Danielle  ha sostenuto che per lei, l’arte, è come respirare, e guardare l’altro , tutto il mondo, da una finestra aperta da cui entra l’aria, che ti rinnova, qualsiasi sia la tua esperienza personale. Respirare, profondamente e quindi anche espirare, cioè emettere. Quando si pensa al processo di respirazione,  sembra che questa attività sia molto semplice, istintivo. Ad ogni attimo si respira.Ma, se con attenzione si osserva tutta la sequenza, allargando come una lente di microscopio il nostro occhio, avvicinandoci quindi, ci si rende conto che lasciare penetrare l’aria dentro di noi, nei polmoni, è un evento magnifico poiché ad esso concorrono  tante cellule in sincronia e collaborazione perfetta, e i nostri muscoli, i nervi del corpo si mettono anch’essi all’opera perché questo è un gesto fondamentale per la nostra sopravvivenza. Noi respiriamo ma il nostro cervello a nostra insaputa governa questa azione, la esegue anche se siamo impegnati in altro. Ciò che ci sembra banale è in realtà un’azione complicata, complessa. Forse la stessa cosa vale nell’osservare le fotografie dell’artista olandese, in cui la luce attraversa i corpi catturati nell’inquadratura e anche noi, che li guardiamo, non da fuori  ma come fossimo dentro, all’interno di quella luce, come un respiro che ci accomuna. Semplice e complessa allo stesso tempo c’è una semplicità inquietante che porta alla complessità nella percezione emotiva. Le immagini, oltre a riprodurre ritratti di giovani e ragazzi, con abiti che richiamo un altro tempo o contemporanei, hanno qualcosa, oltre quegli indizi degli abiti, come se la tessitura dell’immagine si trovasse non solo all’interno di un’unica immagine, ma abitasse e vivesse nella luce e l’ombra di tutte le fotografie.

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Una ricchezza di significati può scaturire allora  da un aspetto estetico filtrato da uno spirituale, intellettivo. Un agire simile a quello con cui ci giunge la musica, la musica classica intendo. All’inizio ci sembra sfocata, forse anche perché molti sono i suoni che percepiamo da più parti, oggi, ma con un minimo di attenzione eccola, si sente la melodia, come se i timbri e le note da luci si facessero suoni, i nostri suoni profondi, armonicamente risuonati dal corpo in ascolto.Una speciale alchimia di ruoli che si sovrappongono, trasmigrano per renderci possibile un viaggio, in una cascata di emozioni. E tutto questo in un esteso silenzio.

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Come ci trovassimo all’origine del tempo, dentro l’uovo, noi tuorlo e orlo, il limite profondo in cui tutto ciò che è possibile si fa rotondo e cosmo, il nostro, vivibile, visibile, godibile e anche fratturabile perché fragile e senza reale protezione. Le cose accadono, la successione in-pre-vedibile è quanto ci lega l’uno all’altro senza disperderci, senza impaurirci. Dentro l’albume della vita nulla è davvero e solo nelle nostre mani.

 Non so voi ma personalmente il lasciar andare che le cose vadano come devono andare, accettare la realtà, non è stato una cosa facile da vivere, non dico comprendere, ma sento, con più chiarezza di una volta  che le emozioni sono solo emozioni  e la tristezza è una velatura con cui dipingo il mondo non il mondo dipinge me. Tutto ciò che accade nella nostra vita e accade nel mondo parimenti è un gioco in cui spesso cadiamo ma di cui non siamo registi, solo comparse, tutte, e tutti senza guscio.  L’arte non ci offre protezione né ci offre un abito o una modalità per comprendere, è come respirare l’aria, quell’aria fresca.  che Margaret Atwood, poeta canadese, dice  che si abita  solo per un attimo, in un attimo  inosservato ma necessario .

 

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Danielle Van Zadelhoff – NUNC  Galleria Contemporanea Belgio (www.nunc-contemporary.be), Fotogalerie Utrecht (www.fotogalerieutrecht.nl) o il sito ufficiale dell’artista (www.daniellevanzadelhoff.com)

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4 pensieri su “Groundunderthirty- Veevera– Danielle Von Zadelhoff- Quando la fotografia …

  1. grazie…immagini stupende….desidererei condividerle sul mio diario di facebook come posso fare? Se sei iscritta, per cortesia, inviamele sul mio diario. Merci e mille sorrisi

  2. tutti gli scritti che inviate e che abbiamo la fortuna di leggere sono veramente belli. Questo sulla fotografia di Danielle Von Zadelhoff  scritto da  Fernirosso è meraviglioso!grazie di averlo scritto e condivisoMarisa Madonini

  3. fernirosso è il nickname dell’amministratrice del sito che non sempre è l’autrice degli articoli. In questo caso l’articolo appartiene a Veevera, una delle nostre collaboratrici redattrici, come si legge nel titolo del post e poi a fine articolo attraverso la firma.A nome suo grazie. fernirosso-fernanda ferraresso

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