TRASMISSIONI DAL FARO N.80- Anna Maria Farabbi: Isolatria. Viaggio nell’arcipelago della Maddalena di Antonella Anedda

sardegna – isola di budelli

budelli

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E’ sempre un’occasione importante cogliere il lavoro di Antonella Anedda, qualunque sia la sua diramazione, tra traduzione, saggistica, poesia, narrativa: si entra in una qualità eccellente, originale, colta, in essenzialità, rovesciamento del punto di vista ordinario, drammatizzazione dell’esistente vissuto tra le orbite del silenzio, espresso con appena un filo di voce o un viaggio di un  rigo.

Questa sua identità era già perfettamente compiuta fin dall’esordio editoriale con la splendida Residenze Invernali. Negli ultimissimi anni, la sua scrittura lascia maggiormente tracce autobiografiche, segna esposizioni di pensiero, attenzione ambientale, solidarietà,  responsabilità verso eredità di radici culturali. La sua prosa mantiene intensità in una tensione narrativa dentro cui odora la poesia, in intimi affacci. L’opera assume questo ventaglio ricchissimo di registri e si offre indispensabile sia come viatico per conoscere l’arcipelago della Maddalena, sia per i lettori affezionati della scrittrice, sia per qualunque occhio che voglia imparare approcci inusuali della letteratura da viaggio (inteso anche come viaggio interiore).

Il titolo Isolatria irradia una luce di significati suscitati. Si propone fin da subito calamita a chi desidera incontrare segreti di questa costellazione di isole. Non sono prospettive e attraversamenti consueti, propri di un turismo superficiale e consumistico, ma orme meditate, discrete, affascinate, lente, femminili, quasi feline, proprie  di una donna che ha sangue e anima coniugate ai quei venti, a quelle acque, a quelle piccole terre galleggianti, a quelle sonorità isolane, a quelle soglie in cui le esistenze e gli elementi si fondono in modo incantatorio e inquietante, malgrado  certe apparenze di levità.

Così Anedda esce dall’ultimo capitolo, tornando in continente, come verso una transitoria salvezza.  

anna maria farabbi

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sardegna – isola di budelli

Budelli- sardegna

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 Tratte da Isolatria. Viaggio nell’arcipelago della Maddalena, di Antonella Anedda-  Laterza nella collana “Contromano.

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La prima lezione delle isole è che non puoi andartene a piedi. Acqua, aria, vento, onde, corde, bitte, sartie. Devi prendere una nave o un aereo. Devi correre in cerchio come un cane. Conosci la protezione ma anche il massimo dell’esposizione. Circondata da un elemento instabile, il mare, l’isola coincide con le forze opposte del rifugio e della minaccia. Respira con il tempo atmosferico, continuamente disorientata da nuvole, uccelli, traghetti che per una tempesta improvvisa rischiano di naufragare sugli scogli e non riescono ad attraccare nei porti se non dopo lunghe manovre.

La costrizione dello spazio lo dilata, lo spalanca per tutti i quattro punti cardinali, non smette di farci sognare quello che c’è oltre il mare. Da un’isola si immaginano i continenti, le terre distese, percorribili. La costrizione aumenta il desiderio della distanza. Da un’isola il Continente rappresenta la salvezza. Si tocca davvero la terra, una terra ampia che non ha conosciuto lo slittamento, la separazione, ma ha resistito. Non si è sbriciolata.

Avevo questo sentimento quando prendevo il battello da Dover a Calais e arrivavo in Francia. Volendo da lì sarei potuta andare ovunque, solo con i miei piedi: verso Santiago di Compostela e a Finisterre, più a sud in Andalusia, a nord in Bretagna, raggiungere a oriente la Russia e poi, fantasticavo, la Mongolia, il Tibet, la Cina.

L’ammaestramento del paesaggio di un’isola coincide con lo spezzarsi di ogni abitudine. L’orizzonte deve essere ogni volta ridefinito, ogni volta il corpo deve modularsi su uno spazio e un tempo senza certezze. Ogni volta siamo in balia di elementi diversi, di diverse condizioni. Alcune parole che a volte usiamo per la meteorologia possono applicarsi agli stati d’animo: calmo, agitato, sereno. È un ammaestramento di solitudine e, attraverso il vento, di modestia. Il vento ci dice che siamo instabili, che basta una raffica a scardinarci e non siamo al centro di nulla.

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maddalena-cala spinosa

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Ci deve essere stato un momento in cui queste isole si sono divise, frastagliate, in cui le rocce si sono decomposte come profili di cani lasciati agli angoli delle autostrade, in cui l’acqua ha formato canali, in cui il vento e il tempo hanno raggruppato alcune e allontanato altre.

Santo Stefano è un geco sollevato sulle zampe posteriori, una piccola iguana, Barretti e Barrettini due mosche di pietra, Spargi un ragno e le tre isole più lontane, Santa Maria, Razzoli e Budelli, una stella marina con tre punte sfrangiate che potrebbero anche ricordare un anemone. Un arcipelago d’insetti. Le luci si riaccendono, stiamo per attraccare. Chi ha la macchina accende il motore. La Maddalena scintilla, si fa sempre più reale. Sulla mappa ha la forma di una fiamma pietrificata con le lingue del fuoco diramate verso l’alto…

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caprera- cala napoletana

Cala Napoletana 006

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Oggi siamo andati a fare un bagno al Villaggio Piras. È un centro residenziale tra l’uscita del paese e l’insenatura di Spalmatore, fatto di ville, bouganville, strade curate, molte zanzare. credo sia il primo villaggio di questo tipo nell’isola, costruito durante il boom economico e faticosamente conservato in seguito. Si arriva superando il comando della Marina e, girando a sinistra, imboccando la strada con il segnale che recita «panoramica». Gli edifici brulli e disordinati fanno dubitare del nome quando ecco, quasi a sorpresa nei varchi lasciati dalle case, si spalanca un panorama di acque diverse mischiate dalla luce, fatto di rocce che affiorano e rocce appiattite, grigio scuro e rosso. Tutto l’arcipelago sembra un giardino giapponese appena posato sull’acqua. Spariti nella distanza i condomini con le piscine vuote, le ringhiere scrostate, i mattoni a vista. Man mano che si sale, e le presenze umane si diradano, ci sono solo molti mari diversi moltiplicati dalle insenature. Pochi chilometri e appare la prima baia di Spalmatore, chiamata così perché essendo riparata dai venti veniva usata per calatafare le barche con il catrame. Chi non conoscesse il resto dell’isola e le spiagge di Caprera potrebbe comunque restare abbagliato, soprattutto al mattino, quando è intatta, si può fare il bagno e prendere un caffè al bar sotto una tettoia di paglia. È uno dei rari posti con un po’ di acqua. Lo si deduce dal canneto e dai pioppi e dalle dalie nelle aiuole, l’ora perfetta di Spalmatore si ferma alle nove e mezza-dieci, la cala è tanto facile da raggiungere da diventare la meta preferita delle famiglie. Da qualche anno ci sono gli ombrelloni e i lettini, i bagni e persino gli spogliatoi.
Tra Spalmatore e quello che chiamo Spalmatore Due, con una spiaggia attrezzata per i disabili e un fondale tra i più belli dell’arcipelago, ci sono piccole, a volte minuscole, cale segrete, nascoste dalla vegetazione, basta addentrarsi anche poco e si arriva all’acqua bassa e limpida come se tra i lecci ci fosse una fontana.
Ci si può sedere all’ombra, il tempo si azzera, il corpo è nascosto quel poco che serve a scoraggiare altri turisti. Sono cale monouso, chi arriva prima le occupa e generalmente non viene disturbato. Ho trascorso intere mattine così, a volte leggendo, il più delle volte dormendo un sonno interrotto solo dai bagni che avvenivano quasi per inerzia, in uno slittamento dalla terra all’acqua.

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cover anedda

Antonella Anedda, Isolatria. Viaggio nell’arcipelago della Maddalena- Editori Laterza

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Altri riferimenti in rete:

http://www.leparoleelecose.it/?p=12069

http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1197&Itemid=101

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-07-14/roveto-scogli-142310.shtml?uuid=AbC9o9DI&refresh_ce=1

http://www.arabeschi.it/tag/isolatria-viaggio-nellarcipelago-della-maddalena/

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