Gabriele Borgna poeta allo specchio- Note di lettura di Alessia Bronico

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Tre inediti di Gabriele Borgna, poeta ligure, che ho avuto il piacere di conoscere e ascoltare di persona. Un animo delicato che viene fuori dai suoi versi di disperazione e speranza, facce d’una stessa medaglia. Gabriele ci racconta della sospensione del tempo, della quotidianità, quello in cui si vive. Sono versi d’amore, ed il tempo è di «istanti», «logorante» e «irreversibile». È un attimo, una sospensione lunghissima poi l’elemento che riporta il poeta, ma anche il lettore, nella realtà, il telefono squilla e tutto torna a fluire: «riparte l’orologio». Leggiamo un amore sofferente, «bugiardo» e «sconosciuto», che si riflette tale in uno specchio che costringe al riconoscimento, alla verità. È la verità che ferisce, che rende vivi, deboli di fronte ai gesti della vita, una pasta che si fredda nel logorio di un rapporto umano. Le grida, i richiami che giungono nel silenzio.

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In attesa

E’ un succedersi tra istanti
logorante. Inesorabile. E un’ansia irreversibile.
Poi il telefono squilla e riparte l’orologio,
fermo dalla sera in cui
assassinai il mio orgoglio
nel timore che parlasse
confessando il vero.

Amore sconosciuto e bugiardo il nostro,
specchio a figura intera
in cui abbiamo dovuto riconoscerci
per come gli altri ci vedono.
Nulla avrebbe potuto farci più male,
offenderci di più
di quell’immagine riflessa
che non volevamo essere noi.

Chissà chi dipingeva
gli sguardi complici ed i gesti
nella cucina dove il cibo si freddava,
ora che lì ogni grido si strangola
e i richiami ammutoliscono.

Eravamo disperatamente
soli – ognuno con le proprie miserie
nascoste alle periferie del cuore.
E in fondo, forse, lo siamo ancora,
soli, disperatamente soli,
se ora con la tua voce rompi il silenzio.

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La solitudine torna in “Ora bugiarda”. Qui il poeta è capace di dipingere la scena, la rende visibile, come pure si fanno reali i profumi di cui ci parla. È bravo Gabriele, sa creare l’atmosfera. Nelle prime due strofe mi sono adagiata e d’improvviso il grido del rapace, il cambiamento, riaprire gli occhi: è la spina di memoria, la consapevolezza del nulla, la solitudine.

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Ora bugiarda

Come dev’essere semplice sentirsi sereni
in questo tramonto chiacchierato dai merli
mentre il giorno agonizza e si stempera
a poco a poco al di là della collina.

Aculei pungenti nell’aria,
frutti del primo autunno.
Note di legna
che arde in un remoto
anonimo camino.

Ma il grido all’improvviso d’un rapace
è già una spina di memoria,
un pungolo nel niente che mi resta,

io, solo, qui,
in questa atroce solitudine.

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silvana ph.

silvana

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Nel terzo inedito «l’apolide ritrova la patria», il poeta è rieducato alle carezze attraverso le mani dell’amata, lei che è il «senso della vela per il viaggio», la scrittura s’apre alla speranza e noi godiamo immaginando un mare salvifico.

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Tesoro mio

Atollo del bene, terra
per tutti nei naufragi.
Albero del pane, acqua pura
per fuggiaschi e sognatori.
Ombra e lenimento.
I tuoi fiori delicati
rieducano le mani
a carezze più vere.
Nel tuo esiguo perimetro l’apolide
ritrova la patria e la bandiera.
Ma più d’ogni altro tesoro
vale il clima nuovo che dài,
la brezza che rinnovi,
il senso della vela per il viaggio
che ha rotta nel tuo nome.

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cattura

Note relative all’autore

Gabriele Borgna nasce a Savona nel 1982, vive a Porto Maurizio – Imperia. È parte dell’associazione Mondo Fluttuante con sede in Sanremo.

 

Alessia Bronico

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