FRA PARENTESI- Costanza Lindi: Gertrude Stein – Rose is a rose is a rose is a rose

gertrude stein e alice toklas

by Cecil Beaton, bromide print, 1939

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UNA CARAFFA, OVVERO UN BICCHIERE CIECO

Un genere in vetro che un cugino, uno spettacolo e niente di strano un solo colore ferito e un certo modo di disporre all’interno di un sistema che tende a indicare. Tutto ciò e non ordinario, non disordinato nel non assomigliare. La differenza si va diffondendo.

Gertrude Stein (1874-1946), autrice e poetessa statunitense, si veste di una poesia non convenzionale. Una struttura poetica svincolata da norme sintattiche, fonetiche, lessicali e qualsiasi norma associ il significante ad un significato.
La parola è scelta fra tante, afferrata, masticata e ingurgitata per poi farsi coagulo di significato all’interno del suo sentire.
Per Gertrude Stein la poesia:

Si occupa di usare di abusare, di prendere di desiderare, di negare di evitare di adorare di sostituire il sostantivo. Si preoccupa di questo di fare sempre questo, di fare questo e niente altro che questo. La poesia non è altro che usare perdere rifiutare e compiacere e tradire e carezzare i sostantivi. Ecco quello che fa la poesia, quello che la poesia deve fare non importa di quale tipo di poesia si tratti. E di poesia ce n’è di moltissimi tipi.

Il fonema è strumento malleabile, polifunzionale: il significato varia se letto nella mente, se letto ad alta voce, isolato o parte di un gruppo di suoni. La struttura apparentemente confusa delle sue poesie si fa pittura, si fa melodia confusa, si fa indole sovrastrutturale per implodere nell’assenza di parole e di significati.
Una personalissima conquista di libertà, propria della sua indole, lontana da obblighi e consuetudini, lontana da schemi che paralizzano.

 

picasso- gertrude stein

picasso-gertrude-stein

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(…) non serve a nulla non serve proprio a nulla l’odore, il gusto, i denti, il pane tostato, una cosa qualsiasi, non serve proprio a nulla e il rispetto è reciproco.
Perché mai quel che non è pari, quel che viene ripreso, quel che si può tollerare perché tutto questo dovrebbe somigliare a un odore, a una cosa esiste, fischia, non è più stretta, perché non c’è l’obbligo di stare lontano eppure il coraggio, il coraggio è dappertutto e il migliore rimane per sempre. (…)

Il principio della “scomposizione” affiora qua in un Cubismo della parola, per estrapolare tutte le essenze della realtà e della sua rappresentazione, o per lo meno la maggior parte. Non è un caso se Picasso le dedicò un quadro.
Luigi Ballerini scrive per introdurre il libro La sacra Emilia e altre poesie (Marsilio, 1998):
Per evitare di farsi risucchiare dalle deleterie rigidità della ripetizione basterà dunque decidere di non farne parte? Basterà liberare la scrittura da qualsiasi presunto (o malinteso) obbligo memoriale e immergerla invece totalmente nel dinamismo della produzione esistenziale (parlare e ascoltare)?

Poesia spericolata, volteggi da acrobata nel prendersi gioco del lettore superficiale e nell’affascinare e ruminare assieme a chi legge e rilegge avanti e indietro senza sosta. “Fra Parentesi” dunque la sua poetica, sconosciuta a molti, eccessiva e inaccessibile, dicono lettori e traduttori. Stancante!
Nulla è lasciato al caso e ciò che appare “sbagliato” è nella sua natura vero ed esistente… essenziale!

 

gertrude stein e alice babette toklas 

gertrude-stein12

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Una pièce

 

Vuoi farmi piacere.
Si.
Dubiti forse che il cibo e l’acqua abbiano qualche valore.
No di certo.
Ricordi qualche esempio che si possa ripetere facilmente.
Si e posso anche citarlo. Posso spiegare com’è che ripetendo due volte una cosa se ne cambia il significato se ne cambia il significato per davvero. Il che lo rende più interessante. Se l’attribuiremo a una persona cominceremo a rendercene conto.
Sostieni veramente di non aver preferenze.
Non riesco a immaginarmene la condizione.
Per quell’epoca sarò libero di annunciare che abbiamo fatto delle offerte per trovare il nome giusto di tutte le cose.
(…)

Costanza Lindi

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