L’Iliade in controluce – Poesie inedite di Anna Zoli

diego fernandez

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Quando Troia era solo una città” di Mirella Santamato  è stato il movente e il promotore  di questi testi di Anna Zoli che ci dice di essere stata predisposta a questa specie di cattura da parte del libro citato, anche a causa di alcune mostre sulla ‘civiltà della dea madre che negli anni passati erano state organizzate da Armonie, a Bologna, e non ultimo per i vari saggi sulle civiltà matrilineari letti in più occasioni.
Essendo inoltre una pacifista convinta, Anna guarda con favore a tutto ciò che si oppone all’idea che la guerra sia sempre esistita e sia connaturata all’umano.
Secondo Anna ci si trova proprio sulla linea di pensiero che prende spunto dagli studi di Maria Gimbutas e, sorprendentemente, la particolare lettura che Mirella  Santamato dà del poema omerico, fornirebbe una credibile prova scritta della validità delle ipotesi della studiosa sull’esistenza di fiorenti civiltà matrilineari precedenti alle invasioni degli Achei di cui Troia era solo la città più importante. In mancanza di scritture decifrate, questa potrebbe essere considerata quasi una testimonianza. Secondo l’ipotesi di  Santamato l’Iliade mette in scena un momento, forse il momento culminante, del lungo periodo di transizione in cui si è attuata la sopraffazione di queste nuove civiltà patriarcali violente nei confronti delle precedenti civiltà pacifiche e egualitarie. Quello che appare fra le righe è proprio quanto lancia un messaggio che ci fa assumere una visione rovesciata rispetto alla lettura ufficiale che abbiamo imparato a scuola. E’ sempre Anna Zoli che lo dice: – Le mie poesie hanno raccolto questo messaggio. Spero ora sia condivisibile. –
Che ne dite?

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L’Iliade in controluce

rullino indietro
al tempo della scuola
forse ginnasio o forse scuola media
le classi femminili
i maschi separati di là dal corridoio
si leggeva l’ Iliade
poema epico dell’età degli eroi
avvolto nel mistero

la classe già spaccata
in due partiti
Ettore e Achille
io – grembiule nero calzettoni chiari
schierata col perdente
per le antenne sensibili
la mente inconsapevole
avversa già al maschile
all’eroe muscoloso
l’olimpo dalla sua (ah l’ingiustizia)

Ancora non sapevo la sua ira
per il possesso del corpo
di una donna
anzi una schiava
come l’inizio di ogni male
passato poi nel cuore degli uomini
che uccidono le donne “per amore”

Ecco che cacciatori di verità nascoste
rileggendo quei versi in filigrana
riscoprono nel mito il senso vero
rovesciando il mistero
sotto metafora

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diego fernandez

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Rullino indietro per andare avanti

rullino indietro molto indietro
in epoche remote
prima della scrittura decifrata
prima della storia

non la caverna non la clava
della preistoria
ma fiorenti città con
regge istoriate variopinte mura
Troia Cnosso
per millenni impegnate
a conservare i cicli della vita

sogno a occhi aperti
gente pacifica occupata
in normali attività della giornata
attrezzi sparsi armi per la caccia
non per la guerra
le donne al centro della cura
come dea la natura

è questa la salvezza
l’utopica visione per gli anni a venire?

tu dici il tempo va avanti
non va indietro
io dico un solco di passato
spinge avanti il futuro
ma so bene che
se nuvole nere impediscono allo sguardo
di proiettare l’antico nel futuro
il rischio c’è
di affondare l’utopia nella paura

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diego fernandez

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l’Iliade in filigrana

affiora fra le righe di quel poema antico
tutto un mondo perduto

flash lampi sprazzi
di civiltà più antiche
appaiono e scompaiono
la vita coi suoi cicli
il femminile sacro
i beni condivisi
valori sopraffatti
da forze patriarcali

il sole il fuoco il maschile aggressivo
mette semi violenti negli uteri indifesi
e si acclama chi uccide più nemici

ma quel mondo pacifico
sappiamo che è esistito
la forza degli affetti
più forte del denaro
i legami di sangue
più forti del potere

tutto sparito

testimonianze sono nelle tombe
i reperti gli scavi
ma i nostri occhi annebbiati
da un opposto modello
non vogliono vedere
guardano dove ci porta l’abitudine
e tutto il resto è favola
una cosa da nulla che non vale
in confronto ai millenni
di questa nostra storia patriarcale

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diego fernandez

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Donne di Troia

Le voci ancestrali di viscere di donne
sono urla strazianti che perforano il cielo
oppongono alla guerra il legame di sangue
dare vita e nutrire si rifiuta alla morte

ma il passaggio di epoche chiede dolore e sangue

finito il tempo della pace che accoglie
inizia il tempo della guerra che strazia

un tempo che perdura e non si estingue

 

Anna Zoli– da L’iliade in controluce, poesia inedita

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