ISTANTANEE- L’ORFANO di Marco Pelliccioli- Note di lettura di Fernanda Ferraresso

joachim beuckelaer

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La Patirazza
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I – Presso la Mörla

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Nico

Nico sistema la frutta, le casse,
da poco hanno steso lenzuola
qualcuno brandelli strizzati nel gelo.
Per strada hanno aperto i cancelli
il vigile urbano evapora grappa

 due nomadi slavi all’uscita del bar.
Corrono tutti a quest’ora
Nico pulisce, saluta, rincuora chi passa,
il cappello, i guanti, le lenti appannate,
il coltivatore che scarica a terra il fresco raccolto:
le bucce, le arance, i ciuffi arruffati,
le casse, i finocchi, l’uva, la terra:
“Questa è speciale, la vuoi assaggiare?”
e l’acino è in mano, sfregato su un panno,
un soffio, poi in bocca.
A volte mi chiedo cosa lo renda così reale,
forse suo padre appeso in cornice
o i settant’anni di questo negozio
forse il quartiere, ma se varchi la soglia
e senti l’orda dei forti sapori
la terra, la frutta, le casse,
comprendi che lui è quella terra
le mani, la faccia, le rughe
solchi e sentieri…

Marco Pelliccioli, L’orfano – LietoColle 2016

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Voci, della memoria, con cui l’autore dialoga e s’interroga, non solo voci del o dal passato, ma voci che crescono dentro di lui conformando il suo viso, il visus,  ciò che a poco a poco riconosce come volto comune di questo presente, perché nel presente affondano le nostre radici. Storia di tutte le storie, la vita di chi sembra essere ai margini forma invece la quotidianità in cui ci ritroviamo, immersi negli stessi bisogni, sogni, necessità. L’orfano siamo noi tutti perché ogni giorno perdiamo qualcosa di noi e possiamo ritrovarlo in colui o colei che ci viene incontro lungo la via che percorriamo, il tram che usiamo ogni giorno, il quartiere che percorriamo lasciando le nostre impronte dovunque, invisibili ma vive, presenti in quelle dismesse periferie di cui noi siamo, come molti altri immigrati e altri che arriveranno, come i figli dei figli di quelli arrivati dal sud, o da altre nazioni, come i neonati, o noi nuovi nati in un mondo che sembra dimenticarci e dividerci. Anche noi orfani delle scelte che non ci considerano perché fuori dai grandi giri d’affari ma orfani soprattutto di una relazione che ci partecipava tutti come umanità. Ecco, di questo anche si occupa il libro e, a suo modo, attraverso i sentieri che traccia nelle pagine  e in noi, porta al dialogo con se stessi, alla necessità di rivolgere a sé le domande importanti che riguardano la vita e questo lo fa in passaggi particolari del libro, come addensandosi là dove c’è necessità di riconoscersi.

Così la voce della poesia si unisce alle altre, si fa voce di tutte le quelle che stanno lontane, ai bordi della nostra quotidianità, mentre in realtà sono la materia viva della vita di ciascuno di noi, di cui la poesia di Pelliccioli è pienamente consapevole, attraverso il recupero dei legami, che sono gli accenti delle voci, le domande e le esclamazioni che abbiamo ancora in noi, sono il nostro neo-nato futuro, ogni giorno.
Da leggere e poi di nuovo rileggere. Lo consiglio vivamente.

fernanda ferraresso

 

joachim beuckelaer

Allegory of Negligence - Joachim Beuckelaer

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Da L’ORFANO, di  Marco Pelliccioli

Non solo la morte, sai, mi spaventa

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Non solo la morte, sai, mi spaventa
ma questo eterno, imperante presente
che fagocita i padri, le radici, la storia
con un paio di clic
e lascia me padre, il figlio nel ventre di lei
orfani, soli…
…………Cocci, detriti, vesti, fruscii,
la terra spaccata:
………..“Chi siamo?”
mi chiedi ora tu…

 

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La Patirazza

I – Presso la Mörla

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La Patirazza

Se sgretoli il muro puoi sentirle ancora
trasuda dai suoi pori il nome
voci di pestilenze, orfani, colera:
la Patirazza, molino o patior, campo santo…
Ne senti anche il fetore dal letto della Mörla
come se ogni impronta impressa sull‟asfalto
svelasse ora voci, imputridite e sante,
che una fogna aperta si porta via con sé…

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Catafam*

Scrostava il paiolo all’acquaio
le mani tagliate, i calli
staccava la ruggine, croste,
per i sette figli affamati.

Non brillano stelle dorate
nella valle buia del Serio
né dolce è il fluire della Mörla, o la luna:
il giallore ha paura e muore in silenzio
la nebbia è scesa in pance ormai vuote.

Si raccontano fiabe ai figli al camino,
– la madre che scrosta, le mani di sangue -,
sono fiabe d’orrore: la Maria senza gamba
spegne la fame col suo arto d’oro nascosto in soffitta…
tra brandine di paglia conviene dormire.

Chissà se domani verranno i soldati
a portarci i saponi da vendere al borgo,
ci sarà un po’ di latte a mischiare le croste
per vedere nel volto di nostra madre
il riflesso del pesco sbocciare nell’aia.

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*Catafam
: nome di un vecchio cascinale bergamasco, in prossimità del fiume Mörla, che accoglieva i senzatetto; Maria senza gamba d’oro: riferimento alla favola nera bergamasca “Maria dalla gamba d’oro”.

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joachim beuckelaer

Joachim Beuckelaer

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IV- L’orfano

Lavatoi

Superato l’acqua park, mio padre mi racconta
le estati nella valle, i tuffi giù nel fiume
nell’acqua congelata: chi risale a galla
un buco nella fronte, chi coi borfadèi*
il cuore si è fermato,
e poi le biciclette, le madri un po’ vedette,
la cesta con i panni, la gonna stretta in vita.
Pare che l’Angiolina lo trasse un po’ in inganno
dicendo ai lavatoi ci fosse una piscina
e lui che prima d’ora ancora non sapeva
gli occhi spalancati, le scale a più non posso.
Come saltò dentro nel lavatoio vuoto
i sandali slacciati, le mosche sul sapone,
poi quando l’Angiolina lo cominciò a lavare
l’acqua così fredda che gli mancò il respiro
le dita congelate, le mani strofinate contro le braccia
e ancora, la bambola di pezza, appesa, le tovaglie,
lo spago, le mollette, le api, l’erba fina…
Così passavi estate, il clacson ci risveglia
in coda all’autostrada: l’Angiolina, l’Oscar
in fila per le scale, le mani, i ballatoi,
il cesso del palazzo.

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* borfadèi (dialettale): minestra di farina, acqua e latte.

 

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Matteo

II- Cometa

 

Ecografia (II)

“Come batte il cuore”, dice lei,
un treno, una locomotiva,
uno spartito che chiede a noi parole
ma non sappiamo dire
e tu, che sbatti le gambine,
muovi i pianeti, la mano di lei protesa verso te,
balzi, ti muovi, forse ci saluti,
ci salvi da mia madre, suo padre,
dal dolore per chi, forse,
voleva solo amarci, come non poteva?

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La tua domanda

Ora che i cocci hanno spogliato le pareti
aperto infiniti cerchi sul corso della Mörla,
ora che le voci dei morti, quelle dei vivi,
hanno tentato la loro comunione,
le vesti, i tram, comete, scafi,
il loro nome,
straripa per le vie la piena della Mörla
inonda case, tetti, sottoscala:
prima che il sole asciughi
porgi alla foschia umida sui prati
la tua domanda…

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joachim beuckelaer

Joachim Beuckelaer _Groentenver

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Note relative all’autore

MARCO PELLICCIOLI è nato a Seriate nel 1982. Ha pubblicato “C’è Nunzia in cortile” (LietoColle, 2014), finalista al Premio internazionale di letteratura Città di Como, ai Premi Mauro Maconi e Mario Pannunzio, vincitore del Premio AlberoAndronico di Roma. Vapore metropolitano (Albatros, 2009), terzo classificato al Premio Mario Pannunzio di Torino. A due passi dal treno (Eclissi, 2015) romanzo segnalato dal Premio Italo Calvino 2014. Un dandy a teatro. Oscar Wilde e Woody Allen (MEF, 2008). La Patirazza, sezione iniziale di questo libro, ha vinto il Premio Inedito Colline di Torino 2015.

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