ISTANTANEE- Laura Bertolotti: Lettere dalla Siria di Freya Stark

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Freya Stark, viaggiatrice e scrittrice, si presta a essere accostata in modo non superficiale. Figlia di due artisti, un pittore e una pianista, crebbe poliglotta e nomade, quasi una conseguenza del suo nome conradiano. Scomparsa nel 1993, quindi contemporanea, una vita lunga un secolo, ha lasciato una fioritura di opere solo parzialmente tradotte in italiano, nonostante sia vissuta lungamente ad Asolo e lì vi sia sepolta.

Viaggiava in tempi in cui, come donna sola, non era semplice proporsi e in quell’Oriente che si pensava avvolto dal mistero, con infiniti permessi da acquisire, deserti da attraversare e guide affidabili da rintracciare.
Scritto tra il 1927 e il 1929, il suo Lettere dalla Siria documenta il viaggio, con partenza da Venezia, attraverso numerose tappe ad Atene, Rodi, Cipro e quindi a Beirut e, nei mesi invernali, nel villaggio di Brumana, allora compresi nel territorio della Grande Siria, sotto mandato francese, in seguito alla spartizione dell’impero ottomano, seguita alla Grande Guerra. Viaggio che prosegue verso Damasco e si conclude a Gerusalemme, non senza implicazioni avventurose per una concomitante rivolta dei Drusi in atto.
«Per studiare l’arabo», dice Freya, come si legge nel testo, destando lo stupore meravigliato delle persone, a cui segue il suo malcelato disappunto perché trova tale motivazione al viaggio più che sufficiente. Pubblicato nel 1942, a Londra, Letters from Syria divenne un bestseller nel dopoguerra. A metà tra diario riflessivo e testo comunicativo, le lettere raccontano un paese, successivamente smembrato e rinominato, attraverso le esperienze e gli incontri dell’autrice. Con un tono colloquiale e intimo, perché rivolto alla madre, al padre, a conoscenti vari e all’amica carissima, poi compagna di viaggio nell’ultima parte del percorso. Sono lettere che presentano buchi, in quanto riportano risposte a quesiti che non conosciamo ma, a parte questo aspetto, i giudizi di Freya sulle persone, i luoghi, la religione rimangono netti e precisi. Mai didascalica, sempre legata alla realtà osservata sui volti delle persone e nelle loro abitazioni, tesa a trovare il lato positivo anche nella quotidianità scomoda degli interni freddi e disadorni che la ospitano. Sinceramente attenta alle persone e fortemente motivata a capirle e a esprimersi nella loro lingua, da cui deriva il suo studio dell’arabo. Gratificata dai locali per il suo sforzo e il suo impegno, non cerca esclusivamente la compagnia degli europei, preferendo immergersi nelle abitudini e nelle tradizioni del luogo. Si firma «La tua amorevole Freya», oppure «Mai così tanto amore dalla tua Freya» e indirizza al «Mio carissimo papi», «Cara B, mio tesoro» se rivolta alla madre.
Ne risulta una sorta di romanzo epistolare, con svariati personaggi e personagge che si muovono in luoghi malinconicamente lontani per effetto del tempo e perché sappiamo essere, oggi, stravolti dalla devastazione in atto.

Laura Bertolotti
Verona,  luglio 2016

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cover

Freya StarkLettere dalla Siria (Letters from Syria)-  La Vita Felice 2004

traduzione  di Daria Angeli

 

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A proposito di Freya Stark

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