E’ IL TEMPO DELLE DONNE – Vittoria Ravagli: il tempo di Carmela

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Carmela Gardini vive a Sasso Marconi. Se penso a lei mi viene in mente la terra, la solidità, la concretezza, la costanza. Ma lei è anche leggera, schiva, sensibile e profonda. La riconosco tra le “combattenti”, donne sorelle che procedono per la loro strada chiaramente tracciata, fermandosi a brevi tratti per riprendere il respiro e poi via di nuovo sollevando la testa piegata per un attimo, e vanno, incuranti della stanchezza…
Tra le donne che ho imparato a conoscere a Sasso, è una di quelle che mi ha insegnato molto: a tramandare, a lottare, a credere nel prossimo, ad essere disponibile anche in momenti di difficoltà personali…a vivere senza perdere la speranza, la luce…

– Certo sono importanti le tue radici? quali? dove?

Le mie radici sono semplici e modeste. Sono nata a Sasso Marconi a Palazzo Rossi, nel 1953; la mia mamma proveniva da Sperticano di Marzabotto, il mio babbo era anch’egli nato a Palazzo Rossi, così come suo padre. Sono figlia del dopoguerra, del lavoro duro di mio padre idraulico e dell’ infinito amore dei miei genitori verso di me. Il loro progetto era quello di migliorare le condizione di vita, farsi la casa e dare un futuro di sicurezza a me. Si viveva in ristrettezze economiche: le poche entrate dovevano garantire il pagamento dei prestiti ed il mangiare. Di quei tempi la raccomandazione di mio padre rivolta a mia madre era: ”comprale ben dei libri e delle bistecche!”.
Con mia madre il rapporto era quasi simbiotico: io e lei abbiamo vissuto sempre insieme nell’attesa del ritorno di mio padre che, ultimato il lavoro, andava al bar. Il sentimento da parte di mio padre nei miei confronti l’ho percepito da adulta: mai una carezza o un abbraccio, eppure, se avevo un semplice mal di pancia, piangeva. Ho mangiato pane e politica: in casa nostra non è mai mancata l’Unità che veniva letta dalla prima all’ultima riga. Ho cominciato a diffonderla da bambina. Ho sempre amato ascoltare gli adulti e gli anziani. Non ho conosciuto i miei nonni ma ne ho avuti tanti di putativi.

– Ti ho conosciuta meglio frequentando con te il gruppo che ha dato alle stampe la Guida sentimentale delle Donne di Sasso Marconi (2014). In quel libro ci sono alcuni scritti indicati sotto la voce “Memoria”: pagine emozionanti, ricordi come immagini forti, che hanno trovate unite donne con idee anche politiche molto diverse, affascinate dalla tua passione, dalla tua coerenza, quasi la tua fosse una “missione”.

Cosa ti ha portato e ti porta in tutti questi anni a tenere vivo il ricordo di quanto successo nell’ultima guerra e dopo, delle persone “giuste” che hai conosciuto o di cui ti hanno parlato, andando a cercarne le testimonianze?

Mia madre mi ha sempre raccontato come era stata la sua vita di bambina e adolescente, così diversa dalla mia. Ricordo il suo incanto quando mi raccontava del suo lavoro infantile nel portare le mucche al pascolo e dopo aver bevuto l’uovo che la nonna le aveva dato, usare il guscio nel quale era stato praticato un foro per berlo e mungervi dentro un poco di latte da bere. Il bosco, la sorgente, i fiori, ogni dettaglio era rimasto nella sua memoria di bambina orfana di madre che incontrerà poi una nuova mamma che ha adorato. Poi i racconti del massacro di Marzabotto. La guerra, il terrore, le perdite di scampata alla strage. Sia io che Francesca, mia figlia, manteniamo vivissimi i ricordi delle sue ansie, il suo dolore, i drammi, il terrore per l’assillante presenza nazista; il fascismo, il padre antifascista, che non le comprò la divisa, il suo sentirsi diversa senza capirne il perché, tanto da rifiutare la scuola. Ho iniziato la militanza politica molto presto, scegliendo di schierarmi sempre dalla parte dei più deboli. Nelle sezioni del PCI ho incontrato donne e uomini che, indifferentemente dal ceto o dal grado di istruzione, praticavano la politica con una competenza impressionante; magari si sbagliava un accento o non veniva pronunciato correttamente un termine straniero, ma la conoscenza delle proposte politiche era curata con intelligente lucidità. Fu alla fine degli anni ’90 che incontrai ANPI, quando fra i primi atti che sembrava voler assumere la giunta Guazzaloca fu proporre la modifica dello Statuto comunale di Bologna, togliendo quanto scritto a proposito di antifascismo e Resistenza. Partecipai ad una manifestazione indetta dagli studenti e vidi davanti al Sacrario un uomo che aveva puntato sul petto un foglietto con su scritto: “ora e sempre Resistenza”: era il Vice Presidente del parlamento europeo Renzo Imbeni. Tornai a Sasso e cercai i partigiani rendendomi disponibile a fare quello che potevo. Ho avuto la fortuna di conoscere le partigiane e i partigiani bolognesi che non avevano mai interrotto il loro sforzo di trasmissione di memoria e fra questi Bruno Monti che mi ha insegnato a guardare avanti e ad avere piena fiducia nei giovani.

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– Tua figlia segue il tuo stesso cammino…

Francesca ha sicuramente raccolto il testimone delle nonne. Anche per lei come per me e per suo padre, nella famiglia la politica ed il fare politica sono stati sempre presenti. Abbiamo cercato di fornirle gli strumenti per formarsi proprie idee. Ha avuto la fortuna di incontrare un professore al liceo che sicuramente le ha aperto la mente verso orizzonti indipendenti. La sua passione per la lettura, la curiosità, le hanno permesso di consolidare le sue conoscenze. Poi ci sono altri fatti importanti successi che hanno segnato le sue scelte: suo nonno paterno è stato fra i civili prigionieri di Colle Ameno e vide uccidere tanti innocenti, suo padre bambino ha vissuto la guerra e ancora oggi fra i suoi incubi ci sono i nazisti, la sua nonna paterna é stata un’attivista meravigliosa, una donna coraggiosa e generosa. Credo di poter dire che per lei sia stato naturale impegnarsi nel gruppo25aprile (fatto per lo più da giovani, con finalità riconducibili a quelle dell’ANPI) ed in ANPI.

– La tua attività instancabile come ANPI ha coinvolto molti di noi, singolarmente e come associazioni, specialmente nei rapporti con le scuole. L’ANPI è sempre stata presente, coinvolgente Come lo spieghi a chi ci legge?

Sasso Marconi ha avuto una presenza partigiana forte e prestigiosa. La scelta coraggiosa dell’associazione nazionale di modificare il proprio Statuto allargando le iscrizioni ai non partigiani, ha aperto le porte a molti democratici e particolarmente ai giovani, permettendo così di continuare il lavoro di trasmissione della memoria. Purtroppo la caduta di interesse e fiducia verso la Politica con la P maiuscola ha fatto sì che per alcuni ANPI rappresenti un rifugio valoriale ed ideale sostitutivo dei partiti. Questo sentire è sbagliato. Il movimento partigiano era unito nel combattere il nazifascismo e contemporaneamente diviso politicamente. La forza della Resistenza fu l’essere uniti nelle diversità contro un unico nemico e uniti negli stessi obiettivi: la Libertà e la Pace. Oggi più che mai difendere la democrazia, i diritti, la pace, la libertà deve essere un sentire di tanti, comunque la pensino politicamente, purché non fascisti o razzisti. Ho creduto in questo.

– E’ bella questa idea che ANPI si riempie via via di giovani donne e uomini che raccolgono la staffetta dei vecchi partigiani e con loro e dopo di loro si impegnano per agire nella società, che partecipano ad iniziative nelle scuole, con i migranti, con le donne. Ci parli di questa esperienza?

Quando nel 2001 proposi alla Sindaca Marilena Fabbri di scommettere sui giovani e il 25 aprile svolgemmo la prima Memoria in Staffetta uscendo dal cliché della sterile commemorazione, fu davvero emozionante. Avevo trovato l’interesse di giovanissimi nipoti di partigiani, di mia figlia, della scuola, la fiducia dei partigiani. I ragazzi furono stupendi, podisti, lettori, musicisti, una festa della Liberazione nella quale ricordare i caduti cercando nella nostra storia i collegamenti con l’attualità. Tutto molto artigianale, ma rigorosamente legato a fonti, testimonianze e tanto impegno. Da allora si sono avvicendati decine e decine di ragazzi del gruppo25aprile e centinaia di ragazzi delle scuole, così come si sono moltiplicate le iniziative sempre aperte e rivolte alla memoria, alla solidarietà e per la pace. Ci hanno accompagnato nel percorso storici quali Cinzia Venturoli. Chiedemmo poi all’amministrazione comunale di realizzare un luogo di memoria del campo di prigionia e smistamento per rastrellati destinati al lavoro forzato che nel ’44 era situato a Colle Ameno e barbaramente condotto dalle SS. E’ stato molto gratificante partecipare alla realizzazione dell’Aula della Memoria di Colle Ameno durante il recupero del Borgo e ora gestirne le visite anche con le scolaresche; importanti le commemorazioni informali ai cippi, l’attenzione ai luoghi di memoria; siamo stati i primi in Italia a realizzare il 25 luglio la pastasciutta antifascista, chiedendo a Casa Cervi l’autorizzazione a replicare l’iniziativa ideata in quel giorno del ’43 dai fratelli Cervi: ora la rete delle pastasciutte è diffusa in tutta Italia. Siamo poi stati fra i fondatori della rete dei Paesaggi di Memoria nazionale. Negli ultimi anni abbiamo avuto incontri con i giovani profughi ospiti a Villa Angeli… Ho scritto del molto lavoro di tanti e ve ne è tanto da fare, per tanti ancora.

– Ora sei in pensione, Come è stato il tuo lavoro? Come lo conciliavi con il volontariato e con la famiglia?

I 41 anni di lavoro nel settore pubblico sono stati una grande scuola ed un grande arricchimento. La prima esperienza durata 10 anni nella Scuola dell’Infanzia mi ha davvero formato, era la realizzazione dei miei studi, nel periodo di esplosione nella nostra Regione della nascita dei Servizi da parte dei Comuni, nel pieno delle scelte politiche che portarono al passaggio dall’Asilo alla Scuola dell’Infanzia. Dopo la statalizzazione delle scuole comunali, i 31 anni come amministrativa all’ufficio casa del comune sono stati anch’essi di grande formazione anche se inizialmente e per diversi anni mi sono sentita inadeguata al nuovo lavoro e triste per aver perduto la mia professionalità. Erano gli anni della Legge dell’equo canone e l’inizio del fenomeno degli sfratti: non è stato semplice. Ho sempre amato il lavoro rivolto al pubblico.
Come ho potuto conciliare il lavoro e il volontariato con la famiglia? Ho spudoratamente sfruttato quella intelligentissima e splendida donna di mia madre. Mi costa molto dirlo, ma è la verità. Così come ho goduto delle affinità che mi hanno legato al mio compagno/marito.

– Da poco hai una nipotina. Si è aperto un mondo nuovo vero?

Sì, prima la gioia per la gioia di mia figlia, poi l’ansia durante la gravidanza, infine l’arrivo di questo enorme/minuscolo esserino. Felicità pura senza ansia. A differenza della maternità, che mi ha dato una emozione e delle sensazioni indimenticabili ed irripetibili, ma che mi ha caricato di un senso di responsabilità e di ansia enormi, essere nonna l’ho vissuto da subito in assoluta serenità. Ogni momento con la bimba è una libera esplosione di gioco sfrenato e ricerca di reciprocità; se poi aggiungi il fatto che lei è incredibilmente interattiva…. ci divertiamo da morire!

– Oggi vivi un’esperienza personale non facile eppure continui ad aiutare gli altri, ad essere attiva e combattiva, la Carmela di sempre… Come fai?

Credo che tu esageri, ma posso dire che essere attiva mi fa sentire viva. Quello che io chiamo il mostro, è subdolo e vigliacco perché asintomatico. Per me è come vivere in due mondi paralleli: quello di sempre e quello della cura e della paura. In questa vicenda ho con me ancora tanto amore, ho vicino tante energie positive. Nessuno oggi può sapere se il mostro sarà sconfitto. Devo dire che vivere qui, in questa parte del mondo e d’ Italia fa una grande differenza. Dopo la diagnosi sono stata velocemente operata e perfino coccolata in ospedale, ho fatto e sto facendo terapie che rispondono ai protocolli più avanzati e tutto questo gratuitamente. Non credi che fin che il fisico te lo permette sia importante impegnarsi perché queste conquiste, che vengono da lontano, siano vissute con consapevolezza e non con distrazione quasi, come erroneamente si pensa, banalmente dovute?
Poi debbo dirti che l’aver maturato negli anni l’importanza del valore della fratellanza e della sorellanza mi ha permesso di essere accompagnata, sia nei momenti belli che in quelli tristi, da molte sorelle e alcuni fratelli: per una figlia unica, non è male.

– Anche a te chiedo una poesia, uno scritto poetico, che ti piace, importante per te

Recentemente un’amica ha chiesto a me e a Francesca un commento ad una bella poesia di Roberto Roversi (da “ L’Italia sepolta sotto la neve. Parte quarta: Le trenta miserie d’Italia”, AER edizioni, 2010) e devo dirti che, indubbiamente, per ragioni mie molto intime, sono stata fortemente toccata dalle poche righe scritte da Francesca:

“Mia figlia vedrà la primavera.
Oggi l’inverno brina il Mediterraneo e i fiumi dei Balcani, le tarme rovinano il blu della bella bandiera. Ma sul suo sorriso piccolo e nuovo spuntano denti come crochi nella neve.
Enrico e io le insegneremo a impastare nel suo pane di domani intransigenza verso i torti agli oppressi e innocenza, grazia e leggerezza. Le insegneremo a ricordare anche l’inverno. Le insegneremo a pretendere, ogni giorno, anche le rose.”

– Grazie Carmela per queste tue risposte sincere e appassionate. Stupendo lo scritto di Francesca.
Noi ci teniamo in contatto, come sempre…

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carmela gardini e la nipotina

Carmela

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3 pensieri su “E’ IL TEMPO DELLE DONNE – Vittoria Ravagli: il tempo di Carmela

  1. Bella intervista! Quando incontro la Carmela il tempo non basta mai per chiacchierare di tutto quello che porta avanti: cose che le arricchiscono la vita di contenuti culturali (la storia, i beni artistici, la memoria) e di rapporti umani profondi (i bambini stranieri che segue, come una zia vera). Però vive tutto in modo naturale, con un interesse che le dà piacere, e alla fine per parlare del “mostro” non resta mai tempo.

  2. Partecipata quest’intervista e ricca di spunti e riflessioni per chi, come me, è sulla stessa frequenza del sentire.
    Grazie ancora a Vittoria per questo tempo ritrovato a favore di noi tutte.

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