Deborah Žerovnik, INDEKS – Lettura di Fernanda Ferraresso

z. beksinski

beksinski

 

Si presenta in abito giallo, un tuorlo vivissimo e, come il germe nell’uovo, appare un filo rosso di scrittura che dissolve le lettere maiuscole di COMETE. Si tratta di una pubblicazione della Matisklo, nella collana appunto citata. Mi ha sempre affascinato la parola comete, non tanto come definizione dell’astro luminoso con la coda, quella scia luminosa che lascia bruciando nel viaggio, ma perché indicazione di una meta, co-meta, in cui dirigersi, forse raggiungere da parte di noi tutti.

Il viaggio è l’indicazione principale, mettersi in viaggio, e noi lo siamo sempre, anche quando stiamo fermi, in una terra che diciamo natale, in casa nostra, dentro il nostro corpo come stanza abitata e percorsa, con migliaia di sensazioni, di percezioni che ci arrivano da fuori e verso cui viaggiamo, sempre: olfatto, vista tatto, udito e il nostro sangue che porta ogni elemento, persino tutto quanto è sconosciuto e non percepito, in circolo, in ogni parte del corpo, facendone vita, la nostra vita più interiore e segreta, ammalandoci o immunizzandoci, uccidendoci o salvandoci. E il libro visualizza la parola al plurale, dunque non una meta, ma molteplici luoghi come  possibilità verso cui inoltrarci. L’autrice, Deborah Žerovnik, è per me sconosciuta. Eppure, appena apro il libro e leggo, sento con chiarezza qualcosa, una presenza che mi prende  inoltrandomi in un oltre, oltre il mio confine.  Altra parola che amo moltissimo, perché con-tiene in sé più memorie contemporaneamente. E’ quel con, il latino cum, che indica la compagnia, l’insieme con, e quindi non ha mai valore di individualità semplicemente, anche se è un solo soggetto a parlare, a raccontare, a testimoniare o a svelare. Il con-fine è anche tutto ciò che ha una fine ma indica anche un altro inizio: ne è l’indizio. E anche qui, in questo libro, raccolti, stanno inizi ed indizi, confini che sono il nostro essere umani, e vivi per tutto ciò che ha fine, oltre che inizio.L’autrice guarda dentro questo territorio dei luoghi e ne fa un indice di relazione, nella mancanza come nella condivisione lei sente con chiarezza il suo percorso di cui lascia un netto connotato già nelle prime pagine,depositando qualcosa di intimo, l’anima di chi l’ha scritto, che spesso manca in molti libri ormai che sono solo un gironzolare leggero intorno alle parole degli altri e non c’è niente che dica dell’autenticità del contenuto.

Così m’incammino, come in un sentiero, ben tracciato e  all’imbocco trovo la dichiarazione che mi fa sentire l’appartenenza, contrariamente a quanto le parole testimoniano. Le ascolto dentro di me, portate da tutte le eco delle voci per cui profuga mi sento anch’io, in tutta la mia sostanza, profuga dell’insignificanza, dice l’autrice e in me non fa che registrare,  un nome e un cognome preciso, che tutti ci naturalizza in terra, una sola terra, una sola famiglia e lo stato di provenienza, o il transito. Insomma me lo dico subito, e poi continuo fino alla fine a crederlo, che questo libro è praticabile, ci posso appoggiare il piede e non andare sbilenca, posso sentire i sassi e l’erba, la salita e la fragranza di ogni corpo vivo che l’autrice incontra e per il quale si duole o si rallegra, come corpo di qualcuno che le è famiglia e di cui trattiene una memoria, onesta, fresca come le foglie della menta, quando si sfiora con le mani, quando per un attimo la si trattiene camminando nei campi e nei prati e in quelle piante sento tutti i corpi, anche quelli dei morti,caduti in guerre  e massacri umani, finalmente senza confini, finalmente risorti.

fernanda ferraresso

 

z. beksinski

beksinski mare

 

 

Da INDEX , di Deborah Žerovnik
profuga dell’insignificanza

 

1

Parla piano, sottovoce, anche la rosa, stanotte, è sveglia.
Sarei dispiaciuta, non vorrei sentisse
-a goderne la fragranza-
che la vita è breve e dolente
e nel coglierla, la spina,
il palmo mi trafisse.

 

2

Una volta ho visto
occhi occhiaie, facce annerite
da macerie ed insonnia
e la stanchezza tutta.
Fuori, la notte cadeva a terra,
pugni salivano al cielo
stringendo fumo ai piedi della morte
vicino ai villaggi, città, fiumi e foreste.
Facendo un passo verso l’ignoto
l’alba arrivava a tremare
agli occhi pieni di lacrime
accogliendo il respiro di un nuovo giorno
e strofinando gli occhi
annebbiati nel tempo sgualcito
pallida, spaventata,
i brividi ricevuti come grazia,
salutavo con passione la mia carne
e gli spasmi a colpire il cervello
per quel flebile respiro.
Non ho ricordi
di tutte le vite
solo l’odore,
nella mano serrata,
delle foglie di menta.

 

3

Poi la bocca scuote l’addio,
la notte nei villaggi è in fuga e
ogni ombra nasconde corpi sgualciti
superando il compianto gli occhi vedranno
che eventuali macchie possono essere rimosse
ripetendo che non è sempre necessario
piangere perseguitati a causa di difetti
ma comprendendo pensieri prima di parole,
la verità si trova nella carne, è il silenzio
sulle mani a spazzare via ogni tessuto di libertà.

 

 

7

Si racconta in una smorfia il mio viso spento,
qualche parola nuovadi
straordinaria promessa
e poi vecchio fato in cordoglio
che svolge il respiro
continuando il servigio
per la meretrice di tutti;
una cagna che ride annoiata.

 

8

Una strada, un po’ di data di scadenza
qualche granello d’oro tra la polvere della memoria
per salvare l’inespresso che si dissolve
scrollato come sedimento sul fondo dei giorni.
Quanto vuoto ad agganciare l’immaginazione
per continuare le incompiute migrazioni antiche;
fuorvianti quanto la presenza
sovrapposta a movimenti di esperienza;
modificando ogni mio atto
per la trasformazione del mio tempo
e segrete speranze a costruire ponti
fuori dal mondo delle ombre, sotto strane nuvole,
sopra plancton elettrico di parole,
sorrisi che rivelano gengive armate
nell’incontro di albe pungenti, feroci, immobili
bagnate da lacrime verdi di muffa,
stampa di labbra concepite per il vetro
e abiti di tutti i volti simili.
Uguale è forza sanguinosa,
uguale è solo ignoranza e poi dimenticanza,
deserto e sabbia che scricchiola in bocca e vento,
vento di occhi e di quelle mani che sono sbagliate.

 

14

Mi turbano sempre le parole
come ostacoli insormontabili
in cerca di dire verità umane,
non ho ancora imparato
ad ascoltarle pur vivendoci
accanto, frugo in cerca
di abitudini, rincorrendo
schemi che collassano
mentre il pensiero corre
in confini sicuri bruciando
presenze.
Né in me, né in chi circonda
questo luogo muto e solitario
e irrefrenabile la mano afferra
la parola che rimane immobile.

 

17

Ed eravamo tutti occhi grandi,
cuori pieni e fantasia di marmocchi,
fucili e pidocchi e trincee piene di fango
con radici di piombo nei campi di grano
e bestemmie miste a sangue e polvere da sparo
mentre gli imperatori giocavano alla guerra
noi contavamo i risorti, perché non si può
[così ci dissero] contare i morti.
Non pentitevi per le persone, per i villaggi
la guerra è sangue [ci dissero] e sei il prescelto,
uccidi Caino fratello cecchino [dissero]
e noi cantavamo “Per la patria pronti”
ed eravamo tra i diciannove e i venti,
stupidi marmocchi combattenti
maledetti testimoni alla resa dei conti
del “o siamo o non siamo” che fa Storia
di cadaveri putrefatti al sole, ossari
e in fosse comuni, cosparsi di calce viva,
sepolti, corpi morti.
Ed eravamo doni interrotti, regali amputati,
deflagrazioni senza suono
su ali di Enola Gay e l’amore di Hiroshima
in sanatori dall’odore di noia
e cure senza tempo, con braccia tese
e dolore sotto le ossa, nel cuore granate,
in una mano benzina nell’altra fiamme,
marmocchi con fantasia del marcio ideale,
bambini di questa generazione nucleare.

 

47

dall’inizio alla fine…
la fine è inesistente
perché l’inizio è una frode,
anche l’altezza è una frode,
si sta molto più in basso, la vita è dura
ti cattura e ti spezza il collo
mentre cadi a un milione all’ora…

 

**

 

Deborah Žerovnik- Nativa di Pola (1968), di origine serbo-croata, la sua ‘multietnicità’ si estende per diverse aree slavo-balcaniche fino a comprendere un addentellato Rom-macedone.

.

 

cover index

Deborah Žerovnik, INDEKS – Matisklo Edizioni 2016

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3 pensieri su “Deborah Žerovnik, INDEKS – Lettura di Fernanda Ferraresso

  1. felice di vedere carte sensibili di nuovo attivo con articoli interessanti e ricchi di ogni luogo interiore. Sono di corsa ma torno. per ora un grazie a Fernanda e un abbraccio a tutti.

  2. modalità vacanze…molto tempo a disposizione! Ma …è già finito ora il tempo degli impegni di lavoro tiranneggerà il tempo migliore!
    Ciao, a presto. f

  3. Splendida recensione, Fernanda. Quale modesto curatore di questo libro di esordio che reputo importante sono davvero orgoglioso. Grazie, anche a nome dell’Autrice.

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