Ritratti e altri tratti- Veevera – A proposito di selfie

sergio albiac-i am

i am- sergio albiac

 

Seguo ormai da molto tempo un artista per il quale ho un amore particolare, è vario, è curioso e imprevedibile, riesce a registrare le variazioni della percezione e farne registri di ricerca per la sua arte grafica. Ultimamente ha preso come oggetto dei suoi studi la pratica diffusa e virale, termine di cui si abusa ma mette davvero in evidenza qualcosa di latente e oscuro, quel virus che imperversa in ciascuno di noi ed è un modo per farsi notare tra la massa senza volto e caotica in cui tutto è un sommerso paesaggio. Quando tutto, persino il malcostume è diffuso su larga scala, dove si vede la differenza? E questo risulta incombente, schiacciante,deviante e deformante.

In un tempo di post-selfie i cui algoritmi di apprendimento automatico trasformano in modo convincente le foto in capolavori imitatissimi, come può un codice, che fa funzionare i programmi del computer, essere usato come un mezzo per raccontare storie di una identità tutta umana e personalissima?- Questo si è chiesto Sergio Albiac  i cui ultimi lavori si basano appunto su codice, usano Internet come un deposito d’arte che alimenta la sua produzione: i dati grandi e piccoli, il cloud computing e i servizi di apprendimento automatico in tempo reale, vengono  combinati con il suo codice personalizzato che genera i processi del computer . Questo tipo di processo riesce a infondere, con un significante personale, qualsiasi lavoro si elabori facendone derivare una vera opera d’arte, in cui è evidente una specie di essenzialità sempre e ogni volta personale, risultante dall’approccio ai dati elaborati.
Prendo in prestito – dice Albiac-  il che significa uso direttamente i dati personali – acquisiti in rete- trasformando il ritratto in metafora di identità, recuperando il significato la dove può essere fatto.-

 

sergio albiac-i am

iam3

 

E’ sempre Albiac, nel suo sito personale, a spiegare l’iter progettuale.
Nel mese di aprile l’ 8 e il 9 aprile del 2016, nel periodo del week-end, attraverso Internet Età media, ho invitato molti assistenti a descrivere se stessi, parlando con la mia installazione artistica basata su cloud. Utilizzando l’API Web Discorso, ho trascritto le loro voci  in un testo. Poi, il testo è stato trasformato o completato con brani letterari o filosofici, che ho liberamente associato attraverso un’analisi semantica personalizzata. Tutto questo in un tempo quasi reale. I ritratti-collage generati contenevano un tessuto narrativo personale interrotto da: ispirazioni, associati ad  imprevisti e incidenti tipografici casuali.-  Il video proposto attraverso vimeo , che qui propongo, è una selezione dei 160 ritratti realizzati durante quel fine settimana.

Questo approccio, assolutamente diverso e innovativo, per trasformare i dati pressoché omogenei della rete, in un significato diversificato nel contesto della ritrattistica contemporanea sarà ampliato in lavori futuri, così ci fa sapere Albiac, che ha creato una piattaforma sperimentale chiamata beyApp ( “oltre l’apparenza”) che diventerà una sorta di ritratto in uno studio virtuale. Lui spera che questo progetto, detto  Art-as-a-Service, lo porti più vicino alla  visione che si è formato relativa ai “ritratti generativi” intesi come portali di identità umana. Come dire che gli automatismi che ora vediamo utilizzati per farsi foto coperti dalla bandiera di questo o quel paese, o altre diavolerie, avranno invece come sostanza qualcosa di noi, intima, profonda o leggera ma comunque apparterrà a noi, differenziandoci l’uno dall’altro, per questa impronta somatica in cui davvero nascondiamo la nostra personalità, la nostra individualità, dandoci l’opportunità di riconoscere caratteri condivisibili e, forse, aprendo porte ai contatti tra di noi senza remore o pregiudizi di nessuna specie o colore.

sergio albiac- generative art

 

Come primo esperimento su questa nuova piattaforma, esiste una versione modificata dei ritratti, che per ora è libera e aperta a tutti, per un tempo limitato. Oltre ad una analisi del sentire personalizzato e alle tecniche generative di cui si è detto, c’è anche l’intenzione di utilizzare le reti di apprendimento automatico dei dati messi in allineamento dall’autore, così che l’opera d’arte risultante non imiti gli stili di altri artisti, come  spesso si è visto in molti casi dai servizi di fotografia messi a disposizione per l’elaborazione di un ritratto, ma uno stile molto personale che è proprio a questo artista davvero molto attento alla contemporaneità e al sentire segreto delle persone. Lui si augura che ci sia molto presto un codice disponibile e nuove tecniche più raffinate in modo che le cose, che  a volte possono andare male da un punto di vista estetico, si risolvano al meglio.

Se anche voi volete creare il vostro ritratto direttamente dalle vostre parole chiedete un invito a www.beyapp.com. Come ha precedentemente fatto con il suo progetto Stardust,  ( http://www.sergioalbiac.com/wall/stardust.html  ; http://www.smithsonianmag.com/science-nature/cosmic-portraits-created-from-hubble-space-telescope-images-36/?no-ist ) anche questo progetto è gratuito e aperto a tutti, anche se gli inviti sono limitati.

 

A proposito di  Stardust, un esperimento  attraverso  generative portraiture (ritratto attraverso un processo generativo), Albiac scrive nel suo sito personale:
– La vita è finita. La creatività non lo è. Un artista ha in sé il potenziale per creare infinite opere d’arte, ma solo alcune di esse vedranno la luce a causa del vincolo di tempo. Che cosa succede se usiamo la tecnologia per esternare una creazione d’arte in modo che altri e si trasformino in potenziali migliori per eseguire opere d’arte? La modellazione delle decisioni artistiche attraverso il software fornirebbe all’artista un assistente generativo o generante che potrebbe sopravvivere all’artista nella realizzazione futura di opere significative di arte visiva. Questo progetto è un primo esperimento intorno a questo concetto. Alcuni modelli di creatività umana si possono descrivere come  un processo che produce nuove combinazioni di idee o di oggetti preesistenti. Abbiamo curato queste combinazioni nelle nostre menti, umane, e abbiamo interrotto le altre potenziali creazioni. Questo esperimento nella ritrattistica generativa sarà l’opposto: si darà alla luce il maggior numero di nuove combinazioni possibili, accettando anche  i rischi di una creazione non curata e sperimentando l’uso di strategie generative per creare opere d’arte assistite. Si deve anche sollevare la questione circa l’origine del valore dell’arte: cioè maestria agli occhi dello spettatore, originalità, paternità dell’opera e dell’idea, le mancanze nell’esecuzione. Come tema per questa serie di ritratti, ho scelto il concetto di nucleosintesi o processo di creazione di nuovi nuclei atomici dalla materia preesistente che si svolge su scala cosmica. Noi esseri umani, possiamo ritenerci come nuove combinazioni di polvere cosmica. Si potrebbe sostenere che l’intero universo è la più grande installazione di arte generativa in esecuzione ieri come oggi e così anche le nostre convinzioni personali dovrebbero determinarsi  pensando nello stesso modo generativo a chi sia l’artista .

Questo esperimento, con la partecipazione del pubblico di Internet, destinato a produrre il maggior numero di opere d’arte  possibile ha avuto  un tempo limitato, a partire dal 18 giugno 2013 al termine il 7 marzo 2014. Il processo ,automatizzato, ha creato ritratti umani come collage generativi, utilizzando come fonti alcune immagini dal telescopio spaziale Hubble.
I ritratti generati sono stati esposti alla mostra Ritratto flickr Stardust (https://www.flickr.com/photos/97510924@N04/ ). La partecipazione è stata gratuita e tutti sono stati invitati. Il progetto ha creato più di 15.000 ritratti e 14,317 di loro possono essere visti nella mostra ritratto flickr Stardust.

DUNQUE APPROFITTATE E SCOPRITE COSA SI ANNIDA NELLE VOSTRE PAROLE! Potrebbe essere una sorpresa inaspettata. Buona fortuna!

veevera

 

 

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