FRA PARENTESI- Patrizia Cavalli- Gioco al lamento: lettura critica di Costanza Lindi

alexandra levasseur

alexandra levasseur

 

Pigre divinità e pigra sorte
cosa non faccio per incoraggiarvi,
quante occasioni con fatica vi offro
solo perché possiate rivelarvi!


A voi mi espongo e faccio vuoto il campo
e non per me, non è nel mio interesse,
solo per farvi esistere mi rendo
facile visibile bersaglio. Vi do
anche un vantaggio, a voi l’ultima mossa,
io non rispondo, a voi quell’imprevisto
ultimo tocco, rivelazione
di potenza e grazia: ci fosse un merito
sarebbe solo vostro. Perché io non voglio
essere fabbrica della fortuna
mia, vile virtù operaia che
mi annoia. Avevo altre ambizioni, sognavo
altre giustizie, altre armonie: ripulse
superiori, predilezioni oscure,
d’immeritati amori regalie.

“Il mio è un lamento ironico, gioco al lamento, è un lamento che smentisce se stesso” queste sono le parole della poetessa Patrizia Cavalli durante un’intervista all’Istituto italiano di cultura di Parigi (gennaio 2015).
Nata a Todi e autrice di numerose raccolte pubblicate presso l’editore Einaudi, Patrizia Cavalli si fa genitrice di una poesia estremamente elegante nella sua ironica veste di donna che crede nelle parole che le arrivano alla mente.

Io so qual è la parola giusta.
Io lo so e tu non lo sai
non lo sai perché hai paura
io lo so perché ho il coraggio.
Non è mio questo coraggio
però è mio quando ce l’ho.

“Esistono le parole giuste” afferma lei stessa, esistono quegli elementi che sacralizzano e danno vita a soggetti sfuggenti e trasparenti, di una trasparenza tanto sottile da apparire inconsistente.
Il suo personalissimo “gioco” restituisce consistenza alle immagini, con un’estrema fiducia nella parola e nella sua funzione. Un far poesia accattivante, salace e allo stesso tempo estremamente analitico, nulla è lasciato al caso ed ogni suono è giustapposto in una tecnica estremamente curata anche nella poesia più breve, molto affine a quella classica con un lessico familiare e quotidiano.

Potremmo ragionare, no?
Si potrebbe ragionare. Sì.
Ma ormai c’è troppa folla in campo
C’è troppo  materiale. E poi le strade
Le poche strade che ci sono
Servono a scappare.

.

alexandra levasseur

alexandra levasseur2

 

Ella riflette costantemente intorno a qualcosa di comune e concreto, intorno a ciò che è consueto e chiaro, per lo meno in apparenza, rendendolo fonte di sussulti dell’animo ricchi di mistero e di fascino.
Nelle ultime due raccolte, Pigre divinità e pigra sorte (Einaudi, 2006) e Datura (Einaudi, 2013) c’è una poesia rapida ma non tormentata, frenetica ma non ossessiva, appassionata e garbata, all’interno di un’oasi di brusii, dove si aggiunge il suo verso, senza presunzione. Le mie poesie non cambieranno il mondo è il titolo di una raccolta pubblicata nel 1974 (Einaudi). Da una tale affermazione si genera la figura che Patrizia Cavalli rappresenta all’interno della poesia italiana contemporanea.

Una media di quattrocentottanta
miliardi di battiti al minuto.
E non ci metto gli animali
che non so contarli. E lascio stare gli anni,
e lascio stare i giorni e anche le ore.
Quattrocentottanta miliardi
di battiti mi bastano. Messi insieme
fanno un gran rumore, un rumore
infernale e nessuno se ne accorge.

La poesia vive nella velocità del pensiero, “mentre corre scavalca addirittura se stessa e arriva nei luoghi dove mai avrebbe pensato di arrivare” dice l’autrice. Il passaggio dal pensiero alla parola è una vera e propria corsa nella quale il poeta sorride e abbraccia la propria lentezza ammirando il moto straordinario della parola cui si affida costantemente. “Il poeta deve tornare indietro” deve osservare la strada con accuratezza e attenzione, deve analizzare il dettaglio.

Costanza Lindi

**

Patrizia Cavalli, Poesie– Einaudi 1974

Patrizia Cavalli, Pigre divinità e pigra sorte -Einaudi 2006

Patrizia Cavalli, Datura- Einaudi 2013

 

 

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2 pensieri su “FRA PARENTESI- Patrizia Cavalli- Gioco al lamento: lettura critica di Costanza Lindi

  1. Amo Patrizia Cavalli, tra l’altro sofferente della mia stessa patologia, che quindi sento molto vicina quando parla di un certo modo di assalire il corpo da parte della medicina, invece che sanare l’uomo nella sua più profonda sostanza e il suo modo di rapportarsi con i luoghi che abita.Amo il suo modo di mettere dentro la scrittura un’apertura particolare che è un taglio di quadro prospettico che offre immediatezze che dovrebbero essere le nostre risorse e invece ci lasciamo sfuggire per superficialità e pigrizia di elaborazione della lettura del mondo che a tutti viene offerta secondo chiavi che ognuno ha in sé.
    Grazie per queste scelte, davvero azzeccatissime.
    f.f.

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